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Danno all’immagine: ultime sentenze

20 Luglio 2019
Danno all’immagine: ultime sentenze

Danno alla reputazione e all’immagine; risarcibilità del pregiudizio non patrimoniale; criteri per la determinazione dell’indennizzo; requisiti per l’applicabilità dell’attenuante per fatti di particolare tenuità.

Lesione dell’immagine: natura del danno e risarcibilità

La fattispecie del danno da lesione all’immagine rientra nell’ipotesi di danno non patrimoniale ai sensi dell’art. 2059 c.c. Si configura la risarcibilità del danno non patrimoniale allorquando il fatto lesivo incida su una situazione giuridica della persona giuridica o dell’ente che sia equivalente ai diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione, e fra tali diritti rientra quello relativo all’immagine, quando si verifichi la sua lesione. In tali casi, oltre al danno patrimoniale, se verificatosi, e se dimostrato, è risarcibile il danno non patrimoniale costituito, come danno c.d. conseguenza.

Tribunale Gorizia, 12/06/2018, n.242

Danno alla reputazione e all’immagine: prova

Il danno alla reputazione e all’immagine è un danno – conseguenza che richiede la specifica prova da parte di chi ne invoca il risarcimento e ciò in quanto il danno non patrimoniale non può mai ritenersi in re ipsa, ma deve essere debitamente allegato e provato da chi lo invoca, non risultando ammissibile una richiesta risarcitoria che si limiti ad allegare il danno alla reputazione subito, quale affermato professionista, senza dimostrare i pregiudizi ricollegabili all’attività professionale svolta.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 15/10/2018, n.9984

Danno recato all’immagine della pubblica amministrazione

In tema di reati contro la pubblica amministrazione, l’attenuante speciale prevista dall’art. 323-bis c.p. per i fatti di particolare tenuità, diversamente da quella comune di cui all’art. 62, comma primo, n. 4 c.p., ricorre quando il reato, valutato nella sua globalità, presenti una gravità contenuta, dovendosi a tal fine considerare non soltanto l’entità del danno economico o del lucro conseguito, ma ogni caratteristica della condotta, dell’atteggiamento soggettivo dell’agente e dell’evento da questi determinato.

(Fattispecie in cui la Corte, in tema di corruzione e accesso abusivo a un sistema informatico, ha ritenuto esente da censure la decisione con cui era stata negata tale attenuante per l’oggettiva gravità del danno recato all’immagine della pubblica amministrazione e alla segretezza delle indagini della polizia giudiziaria).

Cassazione penale sez. VI, 09/11/2018, n.8295

Danno all’immagine subito dalla PA: è risarcibile?

Il danno subito dalla pubblica amministrazione per effetto della lesione all’immagine è risarcibile anche qualora derivi dalla commissione di reati comuni posti in essere da soggetti appartenenti ad una pubblica amministrazione.

(Fattispecie in tema di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche).

Cassazione penale sez. II, 20/06/2018, n.41012

Lesione all’immagine dell’ente pubblico

È risarcibile il pregiudizio non patrimoniale consistente nel danno all’immagine dell’ente pubblico per il discredito dell’Amministrazione derivante dal ritardo nella consegna degli alloggi di edilizia popolare. Ciò sulla base di un’interpretazione costituzionalmente orientata del combinato disposto degli artt. 1218 e 2059 c.c., quale pregiudizio di natura non patrimoniale, derivante dalla lesione di un diritto della persona costituzionalmente garantito ex art. 2 Cost. , quale è il diritto all’immagine di un ente giuridico.

Tribunale Gela, 29/01/2019, n.42

Riparazione per ingiusta detenzione

In relazione alla riparazione per ingiusta detenzione, il giudice non può dare un indennizzo simbolico, né seguire il criterio strettamente matematico della giornata di lavoro persa da parte del soggetto ingiustamente privato della sua libertà personale.

Nella valutazione pesa anche il danno all’immagine, che può essere amplificato dal clamore mediatico della notizia e dall’eco che questa può avere nel settore professionale di competenza della persona interessata.

Cassazione penale sez. IV, 05/12/2018, n.58298

Danno non patrimoniale da diffamazione a mezzo stampa

Il danno non patrimoniale derivante da diffamazione a mezzo stampa, includendo anche una componente di danno all’immagine, va riconosciuto e risarcito sub specie di danno morale soggettivo perché si identifica con la sofferenza interiore, il patema d’animo, il turbamento, che originano da un fatto illecito integrante gli estremi di un reato o, comunque, da un fatto lesivo di interessi costituzionalmente rilevanti e il suo ammontare viene determinato equitativamente dal giudice, avendo riguardo alla gravità del fatto illecito, da cui origina il danno, all’intensità delle sofferenze patite dall’offeso ed a tutti gli elementi peculiari del caso concreto.

Tribunale Firenze sez. II, 12/10/2018, n.3103

Danno all’immagine subìto dal condominio

In caso di danni cagionati da un amministratore al condominio a causa di malversazioni sul conto corrente condominiale il risarcimento deve essere quantificato solo sull’ammontare dei fondi distratti e non anche constare di una componente di danno non patrimoniale e danno all’immagine.

Tribunale Massa sez. un., 17/08/2018

Erronea iscrizione nella centrale rischi

Non è censurabile in sede di legittimità la decisione del giudice del merito che abbia respinto la richiesta di danno extrapatrimoniale dell’avvocato che si sia limitato ad allegare il danno all’immagine e alla reputazione per errata iscrizione nella “centrale rischi”, ove non siano stati dimostrati pregiudizi concreti ricollegabili all’attività professionale svolta, occorrendo prove dirette o indizi gravi, precisi e concordanti per riconoscere un pregiudizio risarcibile derivante dalla lesione di un diritto costituzionalmente protetto.

Cassazione civile sez. III, 19/07/2018, n.19137

Reato di peculato

In tema di peculato ex art. 314 c.p., non è risarcibile né il danno morale né il danno all’immagine in assenza di un quadro probatorio sufficiente a dare conto del venir meno della fiducia da parte di istituzioni pubbliche o soggetti privati nei confronti di un concessionario di pubblico servizio.

Corte appello L’Aquila, 22/05/2018, n.1214

Domanda risarcitoria infondata

Nel caso di specie, pertanto, la Corte è chiamata a valutare la fondatezza della domanda risarcitoria proposta dalla società, sotto il profilo della sussistenza di un condotta illecita dolosa o colposa attribuibile ai convenuti dipendenti, derivante dal reato di cui al D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 53 -bis (concorso in attività organizzate per traffico illecito di rifiuti), dalla risoluzione del contratto di appalto con siglato con il Comune e che abbia cagionato alla società attrice un danno patrimoniale o non patrimoniale, e del nesso di causalità tra la condotta e l’evento lesivo.

Premesso che il giudice di rinvio, nell’ipotesi di proscioglimento degli imputati per avvenuta estinzione del reato per prescrizione, non è vincolato nella ricostruzione del fatto a quanto accertato dal giudice penale, la società attrice non ha per nulla assolto l’onere probatorio su di essa gravante, né con riferimento al danno all’immagine e alla reputazione, né in riguardo del danno patrimoniale, in tesi conseguente alla risoluzione del contratto di appalto e alla perdita di chances connessa alla sua esclusione dalle ulteriori gare indette dal Comune.

Corte appello Palermo sez. I, 11/04/2018, n.778

L’onere probatorio per l’accertamento dell’illegittimità dell’atto

Ai fini di una pronuncia sulla mera illegittimità degli atti impugnati ai sensi dell’art. 34, comma 3, c.p.a., è necessario che la parte prospetti almeno per sommi capi il danno di cui intende chiedere il ristoro in separato giudizio, tramite la deduzione, quantomeno in nuce, degli elementi strutturali della fattispecie di danno ingiusto, sotto il profilo sia soggettivo che oggettivo, dovendo comunque allegare e provare l’interesse concreto a una pronuncia ai soli fini di un futuro giudizio risarcitorio,

Tale onere probatorio non può dirsi assolto nel caso in cui la parte si limiti a dedurre genericamente un danno all’immagine patito a seguito del provvedimento comunale impugnato.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. III, 26/03/2018, n.341


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