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Dimissioni per giusta causa: ultime sentenze

23 Luglio 2019
Dimissioni per giusta causa: ultime sentenze

Dimissioni per giusta causa; onere della prova; inadempimento dell’obbligazione retributiva; recesso immediato del lavoratore; condanna al risarcimento del danno biologico.

Il reiterato mancato pagamento delle voci retributive legittima il lavoratore al recesso per giusta causa? Il lavoratore può rassegnare le dimissioni in tronco? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze sulle dimissioni per giusta causa.

Giusta causa delle dimissioni: quando è esclusa?

Sebbene la mancata corresponsione della retribuzione per un periodo significativo possa costituire giusta causa di dimissioni, tuttavia la stessa è da escludere nel caso in cui il lavoratore, manifestando la volontà di dimettersi, abbia consentito a continuare l’attività per tutto o per parte del periodo di preavviso. In tal caso, infatti, è lo stesso comportamento concludente del lavoratore ad escludere la ravvisabilità di circostanze tali da impedire la prosecuzione anche soltanto temporanea del rapporto.

Cassazione civile sez. VI, 20/03/2019, n.7711

Reiterato mancato pagamento di voci retributive

Il lavoratore può rassegnare le dimissioni in tronco – e dunque senza preavviso – quando si sia verificata una causa che non consenta la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto. Nel caso in cui il recesso sia stato determinato da un fatto colpevole del datore di lavoro (come il mancato pagamento delle retribuzioni), il lavoratore che receda per giusta causa conserva comunque il diritto a percepire l’indennità sostitutiva del mancato preavviso. Tale indennità spetta al lavoratore a titolo di indennizzo per la mancata percezione delle retribuzioni per il periodo necessario al reperimento di una nuova occupazione, tenuto conto che l’interruzione immediata del rapporto è, in realtà, imputabile al datore di lavoro.

Il reiterato mancato pagamento di voci retributive legittima il lavoratore al recesso per giusta causa esonerandolo dall’obbligo di preavviso e la configurabilità delle dimissioni per giusta causa può sussistere anche quando il recesso non segua immediatamente i fatti che lo giustificano.

Corte appello Milano sez. lav., 18/01/2019, n.1788

Dimissioni per mutamenti organizzativi

L’indennità di cui all’art. 22 del CCNL Dirigenti di imprese dei servizi di pubblica utilità (che prevede un trattamento pari all’indennità sostitutiva del preavviso spettante in caso di licenziamento, incrementata di un ulteriore importo pari a un terzo dell’indennità supplementare massima di cui all’art. 29), spetta al dirigente dimissionario laddove ricorra una obiettiva modificazione sostanziale del rapporto di lavoro e ciò indipendentemente dal verificarsi di un demansionamento a norma dell’art. 2103 c.c. che fonderebbe una giusta causa di recesso per dimissioni.

Pertanto, la suddetta indennità spetta al dirigente che si dimette a seguito di mutamenti organizzativi che incidono sulla sua posizione anche se legittimamente assunti nell’ambito del potere di libertà imprenditoriale del datore di lavoro.

Tribunale Taranto sez. lav., 27/11/2018, n.4072

Illegittimità di un licenziamento: onere probatorio

Il lavoratore, che agisca in giudizio per la dichiarazione dell’illegittimità di un licenziamento, ha l’onere di provare l’esistenza del licenziamento medesimo (e non la sola circostanza della cessazione di fatto del rapporto), spettando al datore di lavoro la prova della giusta causa o del giustificato motivo oppure della riconducibilità del recesso alle dimissioni del lavoratore stesso.

Tribunale Trapani sez. lav., 25/10/2018, n.840

Giusta causa di dimissioni e diritto alla percezione del mancato preavviso

La società, gravata dal relativo onere, non ha affatto dimostrato di avere assegnato all’appellante mansioni confacenti al livello di inquadramento ed all’esperienza professionale maturata, nonostante le varie sollecitazioni del medesimo a vedersi assegnate mansioni adeguate.

Quanto esposto è sufficiente a ritenere, diversamente dalla gravata sentenza, la sussistenza della lamentata violazione dell’art. 2103 c.c. così come lamentato dall’appellante nella comunicazione delle proprie dimissioni per giusta causa. Un tale inadempimento innanzitutto supporta la giusta causa delle rassegnate dimissioni, trattandosi di un inadempimento che per intensità e durata è grave e tale da legittimare il recesso immediato del lavoratore.

Ne consegue, pertanto, che l’appellante non solo ha diritto a vedersi restituita l’indennità di mancato preavviso illegittimamente decurtata dalla società all’atto di erogazione delle competenze di fine rapporto, ma, in ossequio al disposto 2119 c.c., ha altresì diritto all’erogazione a suo favore di detta indennità.

Corte appello Roma sez. lav., 18/01/2018, n.5393

Contratto di agenzia: dimissioni per giusta causa

Se nel rapporto di lavoro l’inadempimento dell’obbligazione retributiva da parte del datore di lavoro può assumere di per sé, ove non del tutto accidentale o di breve durata, una gravità sufficiente a giustificare le dimissioni per giusta causa del lavoratore, nel rapporto di agenzia a giustificare un recesso senza preavviso dell’agente, è richiesto un inadempimento colpevole e di non scarsa importanza che leda in misura considerevole l’interesse dell’agente medesimo.

Tribunale Lecce sez. lav., 28/04/2019, n.953

Differenze retributive, interessi e rivalutazione monetaria

In assenza della prova della sussistenza di un contratto di appalto tra le società convenute, e dunque della responsabilità solidale ai sensi dell’art. 29, d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, la sola società datrice di lavoro deve essere condannata al pagamento in favore del ricorrente delle differenze retributive richieste nel ricorso, oltre interessi e rivalutazione monetaria, oltre che del risarcimento del danno dovuto in ragione delle dimissioni per giusta causa, rese ante tempus, e parametrato alle retribuzioni che il ricorrente avrebbe percepito fino alla scadenza del contratto.

Tribunale Milano sez. lav., 12/05/2017, n.756

Dimissioni e danno esistenziale

Il danno esistenziale, liquidato in via equitativa, rientra nella categoria generale del danno non patrimoniale e non consente duplicazioni risarcitorie.

Esso può derivare anche da inadempimenti ad opera del datore di lavoro, non integrando necessariamente mobbing, ma costituendo giusta causa nelle dimissioni (nella specie, una lavoratrice presso un centro di riabilitazione sanitaria si vedeva riconosciuta la giusta causa delle dimissioni, a causa della molteplicità di inadempimenti della società datrice nell’organizzazione del lavoro, tra cui vari ritardi nel pagamento delle retribuzioni, nonché modifiche illegittime di orario e turni di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 19/04/2017, n.9873

Recesso unilaterale dal rapporto di lavoro e prova di giusta causa di dimissioni

In assenza di prova in concreto di una giusta causa di dimissioni, nessun diritto al trattamento di disoccupazione può pretendere il lavoratore che sia unilateralmente receduto dal rapporto di lavoro o vi abbia comunque posto negozialmente fine.

Cassazione civile sez. lav., 24/08/2016, n.17303

Molestie sessuali del titolare dell’azienda

Sussiste una discriminazione per ragioni di sesso con violazione dell’art. 2087 c.c. in caso di ripetute molestie sessuali, verbali e fisiche, accertate anche in sede penale, da parte del padre della legale rappresentante della società datrice di lavoro, che di fatto operava come titolare dell’azienda, con conseguente giusta causa di dimissioni e condanna al risarcimento del danno biologico e non patrimoniale da discriminazione ex art. 38, d.lg. n. 198/2006.

Tribunale Firenze, 20/04/2016


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