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Coltivazione cannabis: ultime sentenze

3 Maggio 2021
Coltivazione cannabis: ultime sentenze

In questo articolo, potrai leggere le ultime sentenze su: vendita di infiorescenze di cannabis sativa; quantità di principio attivo; idoneità a produrre la sostanza per il consumo; soglia di tolleranza di THC; responsabilità penale; preparazioni di origine vegetale a base di cannabis.

Per la coltivazione di piante da cui è possibile ricavare stupefacenti, rileva la conformità della pianta al tipo botanico previsto, la sua attitudine a giungere a maturazione e a produrre la sostanza. Per saperne di più, leggi le ultime sentenze sulla coltivazione di cannabis.

Esclusione della responsabilità per le attività di coltivazione di minime dimensioni

Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo estraibile nell’immediatezza, bastando la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza ad effetto stupefacente. Tuttavia, non integra il reato, per mancanza di tipicità, una condotta di coltivazione che, in assenza di significativi indici di un inserimento nel mercato illegale, denoti un nesso di immediatezza oggettiva con la destinazione esclusiva all’uso personale, perché svolta in forma domestica, utilizzando tecniche rudimentali e uno scarso numero di piante, da cui ricavare un modesto quantitativo di prodotto (nella specie, la condotta dell’imputato si era risolta in una coltivazione domestica destinata all’uso personale del coltivatore avente ad oggetto due sole piante di cannabis con produzione di 47 dosi droganti).

Cassazione penale sez. VI, 12/01/2021, n.5626

Quando la coltivazione di piantine di cannabis integra reato?

La coltivazione di piante di cannabis integra il reato di cui all’art. 73 DPR 309/90 se viene accertata la capacità drogante delle foglie presenti. (Nel caso di specie , si trattava di 5 piantine di cannabis in fioritura per un peso, una volta espiantate, di grammi 1205 circa, piantine dalle quali sono ricavabili grammi 226 netti marijuana (terzo superiore fiorito di tutte le 5 piante ) e grammi 169 netti di marijuana (insieme foglie basali di tutte le 5 piante), con principio attivo totale pari a 15413 mg di Delta – 9 THC puro, quantitativo dal quale erano ricavabili 616,5 dosi medie singole).

Tribunale La Spezia sez. uff. indagini prel., 17/06/2020, n.110

Anche la coltivazione di piccole piantine di cannabis integra il reato previsto dall’art. 73 DPR 309/90. (Nel caso di specie , si trattava di 5 piantine di cannabis in fioritura   per un peso, una volta espiantate, di grammi 1205 circa, piantine dalle quali sono ricavabili   grammi  226 netti marijuana  (terzo superiore fiorito di tutte le 5 piante ) e grammi 169 netti di marijuana  (insieme foglie basali di tutte le 5 piante), con principio attivo  totale pari a 15413 mg di Delta – 9 THC puro, quantitativo dal quale erano ricavabili  616,5 dosi medie singole).

Tribunale La Spezia sez. uff. indagini prel., 17/06/2020, n.110

Reato di coltivazione non autorizzata di piante da cui sono estraibili stupefacenti

Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.

Cass., sez. un., ud. 19 dicembre 2019, informazione provvisoria n. 27

Coltivazione di piante da cui ricavare stupefacenti

Ai fini della punibilità della coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, l’offensività della condotta consiste nella sua idoneità a produrre la sostanza per il consumo, sicché non rileva la quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, ma la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre la sostanza stupefacente, cosicché l’offensività deve essere esclusa soltanto quando la sostanza ricavabile risulti priva della capacità ad esercitare, anche in misura minima, l’effetto psicotropo (nella specie, relativa alla coltivazione di due piantine di tipo cannabis, la Corte ha confermato le decisione dei giudici del merito, atteso che, stante la conformità delle piantine sequestrate al tipo botanico previsto per la produzione di sostanza stupefacente e la loro attitudine a produrre quantitativi di droga non minimi, la ritenuta configurabilità del reato contestato appariva immune da censure).

Cassazione penale sez. III, 08/02/2019, n.24635

È esente da responsabilità penale solo il coltivatore della cannabis sativa consentita

In tema di stupefacenti, in base alla legge 2 dicembre 2016, n. 242, che stabilisce la liceità della coltivazione della cannabis sativa L con THC superiore a 0,2 ma inferiore a 0,6 per finalità espresse e tassative, deve ritenersi esente da responsabilità penale ai sensi dell’art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, il solo agricoltore e non anche l’acquirente o il trasportatore. (Fattispecie in tema di sequestro probatorio di sostanze stupefacenti, in cui la Corte ha rigettato il ricorso con cui veniva fatta valere la circostanza che il THC presente nella sostanza sequestrata era inferiore al massimo di principio attivo che la legge 242 del 2016 consente di coltivare).

Cassazione penale sez. IV, 13/06/2018, n.34332

La coltivazione di piantine di cannabis

La coltivazione di piantine di cannabis integra il reato di coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti indipendentemente dal principio attivo. (Nel caso di specie, si trattava della coltivazione di nove piantine di cannabis all’interno di un maneggio dell’altezza di Charles di 17 cm).

Tribunale S.Maria Capua V., 11/10/2018, n.5019

Cannabis light: soglia di tolleranza di THC

È spaccio vendere infiorescenze di “cannabis sativa”, la cosiddetta “cannabis light”, legalizzata dalla legge 242/2016, con THC superiore allo 0,2%, anche se entro il limite dello 0,6%. In altri termini la “soglia di tolleranza” di THC dallo 0,2% (limite di legge) allo 0,6%, prevista per l’agricoltore, che trova fondamento nella incontrollabilità del “ciclo colturale”, non si applica anche al commercio della pianta che, dunque, può essere sequestrata.

La cannabis light la legge 242/2016 delinea una disciplina eccezionale rispetto all’articolo 73 del Dpr 309/1990solo per l’attività di coltivazione e utilizzo derivati, nei limiti del parametro massimo di THC pari allo 0,2% (con tolleranza sino allo 0,60). Se il valore è superiore allo 0,6% se ne può disporre il sequestro, pur sussistendo entro tali margini una causa dì non punibilità per il coltivatore che comunque abbia rispettato le prescrizioni di legge. Non è punibile il coltivatore che abbia rispettato le prescrizioni di legge.

Cassazione penale sez. III, 07/12/2018, n.10809

La liceità della coltivazione della cannabis light

Alla luce della disciplina introdotta dalla legge n. 242 del 2016, che rende lecita la coltivazione della cannabis contenente Thc in misura non superiore allo 0,6%, deve ritenersi consentita la commercializzazione dei prodotti da essa ricavati, comprese le infiorescenze, per fini connessi all’uso che l’acquirente riterrà di farne e che potrebbero riguardare l’alimentazione (infusi, tè, birre), la realizzazione di prodotti cosmetici, ma anche il “fumo”. Ciò in ossequio al principio generale secondo il quale la commercializzazione di un bene che non presenti intrinseche caratteristiche di illiceità deve, in assenza di specifici divieti, ritenersi consentita nell’ambito del generale potere della persona di agire per il soddisfacimento del proprio interesse.

Cassazione penale sez. VI, 29/11/2018, n.4920

Coltivatore di cannabis sativa L con THC superiore al 6%

In tema di stupefacenti, la esenzione da responsabilità penale di cui alla legge 2 dicembre 2016, n. 242, relativa alla coltivazione della cannabis sativa L con THC superiore al 6%, deve ritenersi applicabile, ai sensi dell’art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, al solo coltivatore e non anche a tutti i soggetti che intervengono successivamente nella filiera, acquistando e rivendendo la sostanza.

Cassazione penale sez. VI, 10/10/2018, n.52003

Punibilità della coltivazione di cannabis

In tema di stupefacenti, ai fini della punibilità della coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, è richiesta l’idoneità della condotta a produrre la sostanza per il consumo, con la conseguenza che non è rilevante la quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, ma la conformità della pianta al tipo botanico previsto, nonché la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre la sostanza stupefacente.

Nel caso di specie, è stata confermata la condanna per un uomo trovato in possesso di una pianta e numerosi vasetti contenenti sostanza stupefacente del tipo marijuana, con principio attivo assai ridotto, ma potenzialmente capaci di costituire una vera e propria piantagione.

Corte appello Palermo sez. III, 20/03/2017, n.1247

Produzione di farmaci cannabinoidi

È legittimo il provvedimento del Ministero della salute con cui si attribuisce allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze la produzione di sostanze a base di cannabis a scopo terapeutico, in aggiunta agli altri soggetti che siano autorizzati ai sensi della normativa di riferimento a coltivare, raccogliere, detenere tale pianta per uso medico; né quindi l’attività in parola può essere affidata o svolta da soggetti singoli a meno di non impugnare nelle sedi opportune l’art. 27 d.P.R. n. 309 del 1990, che prevede la coltivazione e la trasformazione della cannabis solo a cura dei soggetti autorizzati, il cui elenco è stato di recente ridefinito con d.m. 28 ottobre 2016, comprendente anche lo Stabilimento Farmaceutico insieme a numerose altre ditte autorizzate.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 03/03/2017, n.3074

Stabilimento militare chimico di Firenze per la coltivazione della cannabis

Considerata l’impugnazione del decreto ministeriale con cui il Ministero della salute ha individuato lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze quale organismo statale deputato alla coltivazione di piante di cannabis per la produzione di medicinali di origine vegetale a base di tale pianta, in quanto apparirebbero non autorizzabili – e ciò in contrasto con quanto previsto dall’Accordo tra il Ministero della salute e il Ministro della difesa del 18 settembre 2014 sull’avvio del Progetto Pilota per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis – né gli auto coltivatori, né altri soggetti (al di fuori del Progetto Pilota), si rende necessario acquisire una compiuta relazione da parte dei Ministeri della salute e della Difesa sull’argomento, che chiarisca i predetti profili sollevati con ricorso.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 05/07/2016, n.7739



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4 Commenti

  1. Coltivare la cannabis in casa non costituirà più reato, purché ciò avvenga in minime quantità. Lo ha stabilito una decisione delle Sezioni unite penali della Cassazione. Per la prima volta, si è sentenziato che “non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica” e “per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore”. In sostanza, il principio che emerge è chiaro: d’ora in poi, chi coltiva per sé non compie più reato. Viene sostenuta così la tesi per cui il bene giuridico della salute pubblica – messo in pericolo, secondo la tesi tradizionale, dall’incremento della sostanza stupefacente ottenuto attraverso la coltivazione – non viene pregiudicato o messo in pericolo dal singolo assuntore di marijuana che decide di coltivarsi per se’ qualche piantina.

    1. Inoltre nel caso in cui si vogliano prendere in considerazioni le conseguenze economiche, allora bisogna sottolineare come sebbene, in modiche quantita’, con questa condotta si sottragga un ulteriore guadagno alla criminalita’ organizzata.

  2. Il farmacologo più famoso d’Italia, Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche ‘Mario Negri’, ha detto che: “Al di là delle polemiche di stampo politico, la cosa più importante è che l’Italia manda un cattivo messaggio, che non giova all’educazione che dovremmo dare ai giovani sui pericoli della droga. Che riguardi la cannabis o qualsiasi altra sostanza, questo continuo cambiare le leggi, allargando o stringendo le maglie a seconda dei casi, dà veramente una cattiva impressione”.

  3. Secondo la comunità di San Patrignano, coltivare lecitamente in ambiente domestico una sostanza stupefacente inciderà negativamente sull’educazione dei minori che cresceranno, sempre di più, nella convinzione che l’utilizzo di cannabis sia innocuo e socialmente condiviso nello strisciante e progressivo percorso verso la legalizzazione che da anni è ormai in corso nel nostro Paese tutto ciò quando le evidenze scientifiche hanno ormai ampiamente dimostrato le conseguenze negative sulla salute della popolazione e, in particolare, sullo sviluppo cerebrale in età evolutiva

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