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Busta paga: ultime sentenze

26 Luglio 2019
Busta paga: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: sottoscrizione busta paga; prova dell’avvenuta consegna della busta paga; retribuzione percepita dal lavoratore; insussistenza del carattere di quietanza; busta paga come apprendista; valore probatorio contro il datore di lavoro.

La firma apposta dal lavoratore sulla busta paga è prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione? La sottoscrizione per ricevuta sulla busta paga non implica l’effettivo pagamento della retribuzione. Il lavoratore ha l’onere di dimostrare la non corrispondenza tra gli importi percepiti e quelli che sono stati riportati in busta paga.

Prova dell’avvenuta consegna della busta paga

La sottoscrizione costituisce prova solo dell’avvenuta consegna della busta paga, ma non del pagamento della cifra indicata.

Tribunale Bari sez. lav., 13/05/2019, n.2047

Firma della busta paga e pretese retributive

In tema di buste paga, non esiste una presunzione assoluta di corrispondenza della retribuzione percepita dal lavoratore rispetto a quella risultante dai prospetti di paga ed è sempre possibile l’accertamento dell’insussistenza del carattere di quietanza anche delle sottoscrizioni eventualmente apposte dal lavoratore sulle buste paga, che non hanno valore confessorio e non possono impedire al lavoratore di azionare le proprie pretese retributive, non contenendo la suddetta sottoscrizione alcuna volontà abdicativa all’esercizio dei diritti.

Tribunale Reggio Calabria sez. lav., 16/01/2019, n.63

Busta paga: ha valore probatorio?

Le risultanze delle buste paga hanno pieno valore probatorio contro il datore di lavoro ai sensi dell’art. 2709 c.c., inquadrandosi le relative annotazioni nella categoria delle confessioni stragiudiziali, non revocabili se non in caso di errore di fatto o violenza, ai sensi dell’art. 2732

Tribunale Bergamo sez. lav., 29/11/2018, n.777

Buste paga sottoscritte dal lavoratore

Non esiste una presunzione assoluta di corrispondenza tra la retribuzione percepita dal lavoratore e quella risultante dai prospetti di paga. Pertanto, è sempre possibile l’accertamento dell’insussistenza del carattere di quietanza anche delle sottoscrizioni eventualmente apposte dal lavoratore sulle buste paga, le quali – dunque – non assumono carattere di confessione.

Il lavoratore ha il diritto di azionare le proprie pretese retributive, non contenendo la suddetta sottoscrizione alcuna volontà abdicativa all’esercizio di tale diritto, ma grava sullo stesso l’onere di dimostrare che le somme percepite a titolo di retribuzione sono inferiori a quelle indicate in busta paga.

Tribunale Reggio Calabria sez. lav., 21/11/2018, n.1598

Busta paga: ha valore di prova solo se chiara e non contraddittoria

La busta paga ha valore di piena prova circa le indicazioni in essa contenute, sempre che sia chiara e non contraddittoria; diversamente, ove in essa risulti la indicazione di altri fatti tendenti ad estinguere gli effetti dei credito del lavoratore riconosciuto nel documento, essa è una fonte di prova soggetta alla libera valutazione del giudice, che dovrà estendersi al complesso dei fatti esposti nel documento.

Tribunale Velletri sez. lav., 13/11/2018, n.1488

Prospetto paga per il periodo relativo alla prestazione lavorativa resa

Costituisce dovere legale del datore di lavoro di rilasciare al dipendente regolare prospetto paga per il periodo relativo alla prestazione lavorativa resa, costituendo, la busta paga, la prova principale per il datore di lavoro per provare la circostanza relativa al pagamento delle somme (che infatti ben può avvenire in contante) dovute al lavoratore.

La firma per quietanza del lavoratore percipiente non è in sé elemento necessario per la regolarità del documento, ma ne discende che, ove sorga contestazione, l’onere di provare il mancato pagamento (o la non corrispondenza tra erogazioni e buste paga) può incombere sul lavoratore solo in caso di provata regolarità della documentazione liberatoria e del rilascio di quietanze da parte del dipendente. In caso diverso, spetta al datore di lavoro la prova rigorosa dei pagamenti eseguiti.

La busta paga, in sintesi, ha valore di piena prova circa le indicazioni in essa contenute, sempre che sia chiara e non contraddittoria; diversamente, ove in essa risulti la indicazione di altri fatti tendenti ad estinguere gli effetti dei credito del lavoratore riconosciuto nel documento, essa è una fonte di prova soggetta alla libera valutazione del giudice, che dovrà estendersi al complesso dei fatti esposti nel documento.

Tribunale Velletri sez. lav., 06/11/2018, n.1445

Effettivo pagamento: deve essere provato dal datore di lavoro

Le buste paga sottoscritte dal lavoratore con la formula “per ricevuta” costituiscono prova solo della loro avvenuta consegna e non anche dell’effettivo pagamento, che deve essere provato dal datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 06/09/2018, n.21699

Corrispondenza della retribuzione percepita rispetto a quella risultante dai prospetti paga

In tema di valore probatorio dei prospetti paga in ordine all’effettivo pagamento degli emolumenti retributivi in essi annotati, l’adempimento dell’obbligo del datore di lavoro di consegnare ai lavoratori dipendenti, all’atto della corresponsione della retribuzione, un prospetto contenente l’indicazione di tutti gli elementi costitutivi della retribuzione medesima, non equivale alla prova del pagamento, dì talché, ove il lavoratore contesti che le annotazioni rispecchino la reale situazione di fatto, il relativo onere grava sul datore di lavoro.

Siffatto onere può essere assolto anche mediante la normale documentazione liberatoria offerta da regolamentari buste paga recanti la firma dell’accipiente che dichiari di aver ricevuto una certa somma di denaro. La sottoscrizione del lavoratore, anche se “per quietanza”, lungi dal creare una presunzione assoluta di corrispondenza della retribuzione percepita rispetto a quella risultante dai prospetti paga, lascia sempre al prestatore la possibilità di fornire la prova di detta non corrispondenza, anche con testimoni.

Tanto più la sottoscrizione “per ricevuta” non implica, in maniera univoca, l’effettivo pagamento della somma indicata sulla busta paga. Infatti, la dicitura “per ricevuta” può anche significare la avvenuta consegna della sola busta paga e non anche del denaro. Pertanto, anche nel caso di produzione da parte del datore di lavoro di buste paga firmate per ricevuta, è sempre possibile espletare accertamenti diretti a stabilire se il lavoratore abbia effettivamente riscosso le somme.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. lav., 24/05/2018, n.1443

Non corrispondenza tra gli importi percepiti e quelli riportati in busta paga

Spetta al lavoratore dimostrare che le somme percepite a titolo di retribuzione sono inferiori a quelle indicate nelle buste paga; infatti, se è vero che i prospetti sottoscritti dal dipendente non costituiscono quietanza in ordine al pagamento delle somme di denaro in essi indicati, allo stesso tempo non implicano automaticamente la non veridicità degli importi menzionati. Di conseguenza, grava sul lavoratore, e non sul datore, l’onere di provare la non corrispondenza dei due importi.

Tribunale Salerno sez. lav., 21/02/2018, n.567

Illegittimità dell’inquadramento dell’appellato in busta paga come apprendista

L’appellato ha lavorato svolgendo sempre le mansioni di “pasticciere”, ma lamentando di essere stato retribuito in costanza di rapporto come “apprendista pasticciere”. A tal fine, è necessaria la corrispondente attività di insegnamento da parte del datore, da effettuarsi con le modalità che meglio si conciliano con le esigenze aziendali purché l’attività d’insegnamento sia effettiva.

Nessuno dei testi ha riferito di alcuna circostanza in cui il ricorrente avrebbe svolto l’attività di formazione, onde risulta dimostrata la illegittimità dell’inquadramento dell’appellato in busta paga come apprendista, non essendo mai avvenuta realmente alcuna attività di apprendistato.

Corte appello Salerno sez. lav., 04/10/2017, n.685



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