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Busta paga: ultime sentenze

1 Marzo 2022
Busta paga: ultime sentenze

Sottoscrizione busta paga e prova dell’avvenuta consegna; insussistenza del carattere di quietanza; valore probatorio contro il datore di lavoro.

La firma apposta dal lavoratore sulla busta paga è prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione? La sottoscrizione per ricevuta sulla busta paga non implica l’effettivo pagamento della retribuzione. Il lavoratore ha l’onere di dimostrare la non corrispondenza tra gli importi percepiti e quelli che sono stati riportati in busta paga.

Sottoscrizione di busta paga

La sottoscrizione “per ricevuta” apposta dal lavoratore alla busta paga non implica, in maniera univoca, l’effettivo pagamento della somma ivi indicata, sicché la regolare tenuta della relativa documentazione da parte del datore di lavoro non determina alcuna conseguenza circa gli oneri probatori gravanti sulle parti.

Tribunale Vibo Valentia sez. I, 17/06/2021, n.398

Prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione

In tema di lavoro subordinato, la prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione, dunque anche del TFR – che ha natura di retribuzione differita all’atto della risoluzione del rapporto di lavoro -, è particolarmente rigorosa. Le buste paga, ancorché sottoscritte dal lavoratore con la formula “per ricevuta”, costituiscono prova solo della loro avvenuta consegna ma non anche dell’effettivo pagamento, della cui dimostrazione è onerato il datore di lavoro, attesa l’assenza di una presunzione assoluta di corrispondenza tra quanto da esse risulta e la retribuzione effettivamente percepita dal lavoratore, il quale può provare l’insussistenza del carattere di quietanza delle sottoscrizioni eventualmente apposte, fermo restando che l’accettazione senza riserve della liquidazione da parte di quest’ultimo al momento della risoluzione del rapporto può assumere, in presenza di altre circostanze precise, concordanti ed obiettivamente concludenti dell’intenzione di accettare l’atto risolutivo, significato negoziale.

Pertanto neanche la consegna al lavoratore della busta paga, ossia del prospetto contenente l’indicazione di tutti gli elementi costitutivi della retribuzione, ai sensi della L. 5 gennaio 1953, n. 4, art. 1, prova l’avvenuto pagamento, ove il lavoratore ne contesti la corrispondenza alla retribuzione effettivamente erogata; e l’onere dimostrativo di tale non corrispondenza può incombere sul lavoratore soltanto in caso di provata regolarità della documentazione liberatoria e del rilascio di quietanze da parte del dipendente, spettando in caso diverso al datore di lavoro la prova rigorosa dei pagamenti in effetti eseguiti.

Tribunale Castrovillari sez. I, 16/06/2021, n.1108

Avvenuto pagamento in forza di una sentenza provvisoriamente esecutiva

La domanda di restituzione delle somme versate in esecuzione di una sentenza poi cassata va proposta, ex art. 389 c.p.c., allegando e provando il pagamento, al giudice del rinvio, che opera come giudice di primo grado, in quanto la domanda non poteva essere formulata in precedenza.

Nel contesto di tale azione restitutoria, l’avvenuto pagamento può essere desunto anche dal comportamento processuale delle parti, alla stregua del principio di non contestazione che informa il sistema processuale civile e di quello di leale collaborazione tra le parti, manifestata con la previa presa di posizione sui fatti dedotti, funzionale all’operatività del principio di economia processuale.

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che aveva negato valenza probatoria alla busta paga non quietanzata, senza tenere in conto che la controparte non aveva negato il pagamento, ma solo contestato l’importo chiesto in restituzione, perché al lordo e non al netto delle ritenute fiscali).

Cassazione civile sez. lav., 27/04/2021, n.11115

Sottoscrizione della busta paga “per ricevuta-quietanza”

La sottoscrizione della busta paga con la dicitura “per ricevuta-quietanza” fa gravare sul lavoratore l’onere della prova della non corrispondenza tra le annotazioni ivi riportate e la retribuzione effettivamente corrisposta; né alla suddetta dichiarazione può applicarsi il canone interpretativo di cui all’art. 1370 c.c., non potendo essere assimilata a una clausola inserita nelle condizioni generali di contratto o in moduli o formulari ex artt. 1341 e 1342 c.c.

Cassazione civile sez. lav., 03/12/2020, n.27749

Busta paga: natura di confessione giudiziale

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo l’opposto assume la posizione sostanziale di attore, mentre l’opponente riveste la posizione sostanziale di convenuto. Secondo i principi generali in materia di onere della prova, il creditore che agisce per la risoluzione del contratto, per il risarcimento del danno ovvero per l’adempimento deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto e il relativo termine di scadenza ma non l’inadempienza dell’obbligato, potendosi limitare alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, spettando, invece, al debitore convenuto l’onere di provare il fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento.

Nella specie, come noto, la busta paga ha natura di confessione stragiudiziale, sicché, giusta gli artt. 2734 e 2735 cod. civ., ha piena efficacia di prova legale, vincolante quanto alle indicazioni ivi contenute. Grava sul datore di lavoro ex art. 2697 cod. civ. l’onere di provare la corresponsione di quanto dovuto al dipendente a titolo di retribuzione.

Tribunale Modena sez. lav., 05/03/2020, n.98

Sottoscrizione busta paga: prova il pagamento dei relativi importi?

La sottoscrizione da parte del lavoratore della busta paga “per ricevuta” non fornisce la prova del pagamento dei relativi importi.

Corte appello Catanzaro sez. lav., 27/01/2020, n.25

Estinzione del debito del datore di lavoro

La mera sottoscrizione delle buste paga non è idonea di per sé sola a provare, neppure in via presuntiva, il pagamento, ben potendo la firma del lavoratore significare l’avvenuta consegna della sola busta paga.

Tribunale Paola, 05/12/2019, n.487

Busta paga: quando ha valore di piena prova?

Dalla attribuzione ai prospetti paga della natura di confessione stragiudiziale deriva, in applicazione degli artt. 2734 e 2735 c.c. (capo V – della confessione), che la piena efficacia di prova legale è circoscritta ai soli casi in cui la dichiarazione, quale riconoscimento puro e semplice della verità di fatti sfavorevoli alla parte dichiarante, assume carattere di univocità ed incontrovertibilità, vincolante per il giudice. Altrimenti, in mancanza di siffatte connotazioni, il giudice deve apprezzare liberamente la dichiarazione, nel quadro della valutazione degli altri fatti e circostanze tendenti ad mutare od attenuare l’efficacia dell’evento confessato.

La busta paga, dunque, ha valore di piena prova circa le indicazioni in essa contenute solo quando sia chiara e non contraddittoria; diversamente, ove risultasse l’indicazione di altri fatti tendenti ad estinguere gli effetti del credito del lavoratore riconosciuto nel documento essa è fonte di prova soggetta alla libera valutazione del giudice, che dovrà estendersi al complesso dei fatti esposti nel documento.

Corte appello Genova sez. lav., 01/07/2019, n.236

Prova dell’avvenuta consegna della busta paga

La sottoscrizione costituisce prova solo dell’avvenuta consegna della busta paga, ma non del pagamento della cifra indicata.

Tribunale Bari sez. lav., 13/05/2019, n.2047

Firma della busta paga e pretese retributive

In tema di buste paga, non esiste una presunzione assoluta di corrispondenza della retribuzione percepita dal lavoratore rispetto a quella risultante dai prospetti di paga ed è sempre possibile l’accertamento dell’insussistenza del carattere di quietanza anche delle sottoscrizioni eventualmente apposte dal lavoratore sulle buste paga, che non hanno valore confessorio e non possono impedire al lavoratore di azionare le proprie pretese retributive, non contenendo la suddetta sottoscrizione alcuna volontà abdicativa all’esercizio dei diritti.

Tribunale Reggio Calabria sez. lav., 16/01/2019, n.63

Busta paga: ha valore probatorio?

Le risultanze delle buste paga hanno pieno valore probatorio contro il datore di lavoro ai sensi dell’art. 2709 c.c., inquadrandosi le relative annotazioni nella categoria delle confessioni stragiudiziali, non revocabili se non in caso di errore di fatto o violenza, ai sensi dell’art. 2732

Tribunale Bergamo sez. lav., 29/11/2018, n.777

Buste paga sottoscritte dal lavoratore

Non esiste una presunzione assoluta di corrispondenza tra la retribuzione percepita dal lavoratore e quella risultante dai prospetti di paga. Pertanto, è sempre possibile l’accertamento dell’insussistenza del carattere di quietanza anche delle sottoscrizioni eventualmente apposte dal lavoratore sulle buste paga, le quali – dunque – non assumono carattere di confessione.

Il lavoratore ha il diritto di azionare le proprie pretese retributive, non contenendo la suddetta sottoscrizione alcuna volontà abdicativa all’esercizio di tale diritto, ma grava sullo stesso l’onere di dimostrare che le somme percepite a titolo di retribuzione sono inferiori a quelle indicate in busta paga.

Tribunale Reggio Calabria sez. lav., 21/11/2018, n.1598

Busta paga: ha valore di prova solo se chiara e non contraddittoria

La busta paga ha valore di piena prova circa le indicazioni in essa contenute, sempre che sia chiara e non contraddittoria; diversamente, ove in essa risulti la indicazione di altri fatti tendenti ad estinguere gli effetti dei credito del lavoratore riconosciuto nel documento, essa è una fonte di prova soggetta alla libera valutazione del giudice, che dovrà estendersi al complesso dei fatti esposti nel documento.

Tribunale Velletri sez. lav., 13/11/2018, n.1488

Prospetto paga per il periodo relativo alla prestazione lavorativa resa

Costituisce dovere legale del datore di lavoro di rilasciare al dipendente regolare prospetto paga per il periodo relativo alla prestazione lavorativa resa, costituendo, la busta paga, la prova principale per il datore di lavoro per provare la circostanza relativa al pagamento delle somme (che infatti ben può avvenire in contante) dovute al lavoratore.

La firma per quietanza del lavoratore percipiente non è in sé elemento necessario per la regolarità del documento, ma ne discende che, ove sorga contestazione, l’onere di provare il mancato pagamento (o la non corrispondenza tra erogazioni e buste paga) può incombere sul lavoratore solo in caso di provata regolarità della documentazione liberatoria e del rilascio di quietanze da parte del dipendente. In caso diverso, spetta al datore di lavoro la prova rigorosa dei pagamenti eseguiti.

La busta paga, in sintesi, ha valore di piena prova circa le indicazioni in essa contenute, sempre che sia chiara e non contraddittoria; diversamente, ove in essa risulti la indicazione di altri fatti tendenti ad estinguere gli effetti dei credito del lavoratore riconosciuto nel documento, essa è una fonte di prova soggetta alla libera valutazione del giudice, che dovrà estendersi al complesso dei fatti esposti nel documento.

Tribunale Velletri sez. lav., 06/11/2018, n.1445

Effettivo pagamento: deve essere provato dal datore di lavoro

Le buste paga sottoscritte dal lavoratore con la formula “per ricevuta” costituiscono prova solo della loro avvenuta consegna e non anche dell’effettivo pagamento, che deve essere provato dal datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 06/09/2018, n.21699

Corrispondenza della retribuzione percepita rispetto a quella risultante dai prospetti paga

In tema di valore probatorio dei prospetti paga in ordine all’effettivo pagamento degli emolumenti retributivi in essi annotati, l’adempimento dell’obbligo del datore di lavoro di consegnare ai lavoratori dipendenti, all’atto della corresponsione della retribuzione, un prospetto contenente l’indicazione di tutti gli elementi costitutivi della retribuzione medesima, non equivale alla prova del pagamento, dì talché, ove il lavoratore contesti che le annotazioni rispecchino la reale situazione di fatto, il relativo onere grava sul datore di lavoro.

Siffatto onere può essere assolto anche mediante la normale documentazione liberatoria offerta da regolamentari buste paga recanti la firma dell’accipiente che dichiari di aver ricevuto una certa somma di denaro. La sottoscrizione del lavoratore, anche se “per quietanza”, lungi dal creare una presunzione assoluta di corrispondenza della retribuzione percepita rispetto a quella risultante dai prospetti paga, lascia sempre al prestatore la possibilità di fornire la prova di detta non corrispondenza, anche con testimoni.

Tanto più la sottoscrizione “per ricevuta” non implica, in maniera univoca, l’effettivo pagamento della somma indicata sulla busta paga. Infatti, la dicitura “per ricevuta” può anche significare la avvenuta consegna della sola busta paga e non anche del denaro. Pertanto, anche nel caso di produzione da parte del datore di lavoro di buste paga firmate per ricevuta, è sempre possibile espletare accertamenti diretti a stabilire se il lavoratore abbia effettivamente riscosso le somme.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. lav., 24/05/2018, n.1443

Non corrispondenza tra gli importi percepiti e quelli riportati in busta paga

Spetta al lavoratore dimostrare che le somme percepite a titolo di retribuzione sono inferiori a quelle indicate nelle buste paga; infatti, se è vero che i prospetti sottoscritti dal dipendente non costituiscono quietanza in ordine al pagamento delle somme di denaro in essi indicati, allo stesso tempo non implicano automaticamente la non veridicità degli importi menzionati. Di conseguenza, grava sul lavoratore, e non sul datore, l’onere di provare la non corrispondenza dei due importi.

Tribunale Salerno sez. lav., 21/02/2018, n.567

Illegittimità dell’inquadramento dell’appellato in busta paga come apprendista

L’appellato ha lavorato svolgendo sempre le mansioni di “pasticciere”, ma lamentando di essere stato retribuito in costanza di rapporto come “apprendista pasticciere”. A tal fine, è necessaria la corrispondente attività di insegnamento da parte del datore, da effettuarsi con le modalità che meglio si conciliano con le esigenze aziendali purché l’attività d’insegnamento sia effettiva.

Nessuno dei testi ha riferito di alcuna circostanza in cui il ricorrente avrebbe svolto l’attività di formazione, onde risulta dimostrata la illegittimità dell’inquadramento dell’appellato in busta paga come apprendista, non essendo mai avvenuta realmente alcuna attività di apprendistato.

Corte appello Salerno sez. lav., 04/10/2017, n.685



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