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Appropriazione indebita conto corrente: ultime sentenze

25 Luglio 2019
Appropriazione indebita conto corrente: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: appropriazione indebita; amministratore di condominio; assegno in bianco; ricettazione; trattenere sul proprio conto corrente parte del risarcimento del danno spettante al cliente; appropriazione di somme di denaro.

L’appropriazione indebita si consuma prima o dopo la cessazione della carica di amministratore? Il dipendente di una società che si impossessa di denaro sottraendolo dal conto aziendale commette furto aggravato.

Assegno bancario oggetto di furto: l’uso integra il reato di ricettazione

Sussiste il delitto di ricettazione, e non l’appropriazione indebita di cosa smarrita, laddove il soggetto agente utilizzi un assegno bancario, già oggetto di furto, poiché lo stesso è riconducibile al legittimo possessore attraverso il numero di conto corrente di riferimento.

Tribunale Roma sez. VI, 01/03/2016, n.3214

Accredito sul proprio conto corrente di somme superiori a quelle necessarie per il mandato

Commette il delitto di appropriazione indebita il mandatario che, violando le disposizioni impartitegli dal mandante, si appropri del denaro ricevuto, utilizzandolo per propri fini e, quindi, per scopi diversi ed estranei agli interessi del mandante.

(Fattispecie relativa a rapporto di amministrazione e gestione di beni, nel corso del quale l’autore del reato, compilando assegni in bianco rilasciatigli dalla vittima, accreditava sul proprio conto corrente somme di denaro di entità superiori a quelle necessarie all’espletamento del suo mandato).

Cassazione penale sez. II, 25/11/2015, n.50156

Particolare tenuità dell’offesa

In tema di appropriazione indebita (art. 646 c.p.), deve ritenersi sussistente la particolare tenuità dell’offesa laddove il soggetto agente, dopo essersi indebitamente appropriato, riversandola in altro conto corrente, della somma giacente nel conto corrente già intestato a soggetto defunto, in relazione al quale risulti titolare di procura ad operare, provveda poi a rimettere la medesima somma nel conto corrente di provenienza.

Tribunale Perugia, 22/07/2015, n.1234

Fraudolento rinnovo di libretti di deposito in assenza del titolare

Il cassiere di banca, in quanto destinatario dell’obbligo di custodia di danaro, valori e titoli in dotazione alla cassa, è titolare del possesso di essi e come tale, qualora disponga in proprio favore di somme depositate sul conto corrente, risponde di appropriazione indebita in danno della banca e non già di delitti in danno del correntista. (In applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto responsabile di appropriazione indebita, aggravata ex art. 61, n. 11, c.p. e non di truffa, il cassiere di banca che, mediante il fraudolento rinnovo in assenza del titolare di libretti di deposito a risparmio nominativi, successivamente indebitamente estinti, si era appropriato delle relative somme di denaro).

Cassazione penale sez. II, 18/06/2015, n.28786

Amministratore trasferisce sul suo conto le somme depositate dagli inquilini

Integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell’amministratore di condominio che trasferisce sul proprio conto corrente le somme depositate dagli inquilini per ottenere un tasso di interesse migliore.

Lo precisa la Cassazione che non accoglie il ricorso dell’amministratore secondo cui la somma sottratta, pur non essendo destinata a fare fronte a spese condominiali, era stata depositata su altro conto a titolo di investimento nell’interesse esclusivo del condominio amministrato.

Cassazione penale sez. II, 25/05/2016, n.33547

Amministratore condominiale e appropriazione indebita

Nel caso in cui l’amministratore del condominio cessato dalla carica abbia emesso a proprio favore e incassato un assegno bancario tratto dal conto corrente del condominio dopo la cessazione alla carica di amministratore del condominio, non ricorre un caso di ripetizione di indebito in senso proprio, dato che nessun pagamento (quindi nessun implicito riconoscimento di debito) è stato effettivamente eseguito dal condominio in favore dell’amministratore cessato; ricorre invece un caso di appropriazione indebita, posta in essere dall’amministratore cessato, dato che quest’ultimo, alla data dell’assegno, non ricoprendo più la carica di amministratore del condominio, non era più autorizzato a trarre assegni dal conto corrente condominiale per pagare chicchessia.

Corte appello Milano sez. I, 09/04/2019, n.1596

Amministratore e conto corrente condominio

L’utilizzo delle somme versate nel conto corrente da parte dell’amministratore durante il mandato non profila l’interversione nel possesso che si manifesta e consuma soltanto quando terminato il mandato le giacenze di cassa non vengano trasferite al nuovo amministratore con le dovute conseguenze in tema di decorrenza dei termini di prescrizione.

E difatti avendo l’amministratore la detenzione nomine alieno delle somme di pertinenza del condominio sulle quali opera attraverso operazioni in conto corrente, solo al momento della cessazione della carica si può profilare il momento consumativo dell’appropriazione indebita poiché in questo momento rispetto alle somme distratte si profila l’interversione nel possesso.

Cassazione penale sez. II, 11/05/2016, n.27363

Furto aggravato e conto aziendale

Risponde del reato di furto aggravato, e non di appropriazione indebita, la dipendente di una società, incaricata di provvedere ai pagamenti in nome della stessa, che si impossessi di somme di denaro sottraendole dal conto corrente aziendale.

(Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva escluso che l’imputata avesse la disponibilità del denaro sottratto solo perché disponeva della “password” per operare sul conto corrente della società, rilevando che la facoltà dell’imputata di effettuare pagamenti non le conferiva una signoria autonoma sui conti correnti, trattandosi di facoltà vincolata alle istruzioni e alle direttive impartitele dai vertici societari, e che la provvista depositata sui conti correnti era sempre rimasta nella piena disponibilità dell’ente titolare).

Cassazione penale sez. IV, 31/01/2019, n.8128

Appropriazione indebita di somme di denaro spettanti al cliente

E’ integrato il reato di appropriazione indebita di somme di denaro spettanti al cliente trattenere sul proprio conto corrente una parte del risarcimento del danno spettante al cliente, in quanto consegnato al legale dalla compagnia di assicurazione per un sinistro.

(Nel caso di specie era stato trattenuto l’importo di Euro 15000,00 a fronte di un risarcimento del danno di Euro 35000,00).

Tribunale Pescara, 13/03/2018, n.159

Assegno in bianco: può ritenersi cosa smarrita?

L’assegno in bianco non può ritenersi cosa smarrita, agli effetti di cui all’art. 647 c.p., contenendo chiari ed intatti i segni esteriori pubblicitari di un possesso legittimo altrui. Infatti, ai fini dell’integrazione dell’appropriazione indebita di cosa smarrita è necessario che la cosa sia uscita definitivamente dalla sfera di disponibilità del legittimo possessore e che questi non sia in grado di ripristinare su di essa il primitivo potere e, poiché è sicuramente e agevolmente possibile risalire alla titolarità del conto corrente indicato nell’assegno bancario, chi se ne impossessa commette o il reato di furto ovvero quello di ricettazione.

Tribunale Frosinone, 27/07/2017, n.951

Iscrizione a ruolo straordinario dell’integrale quantum accertato e poi intimato

Sussistendo il periculum in mora, è legittima l’iscrizione a ruolo straordinario dell’integrale quantum accertato e poi intimato dall’Agente della riscossione quando l’importo della relativa imposta risulti considerevole, il maggior reddito accertato trovi origine nell’imputazione al contribuente del reato di appropriazione indebita avente ad oggetto gioielli e il giudice tributario abbia autorizzato il sequestro conservativo degli importi presenti nel conto corrente del contribuente fino alla concorrenza delle somme iscritte a titolo straordinario.

In caso di sequestro conservativo, la conseguente iscrizione a ruolo straordinario non integra una duplicazione di sanzioni.

Comm. trib. prov.le Lecco sez. I, 19/05/2017, n.117



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