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Opposizione a decreto ingiuntivo: ultime sentenze

26 Luglio 2019
Opposizione a decreto ingiuntivo: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: proposizione dell’opposizione a decreto ingiuntivo; ordinario giudizio di cognizione; pronuncia della sentenza; pagamento di diritti ed onorari di avvocato; onere probatorio a carico del professionista.

Opposizione a decreto ingiuntivo

Ove sulla domanda di condanna proposta con il ricorso per decreto ingiuntivo si costituisca il rapporto processuale, ancorché su iniziativa della parte convenuta (in senso sostanziale), il giudice adito ha il potere-dovere di decidere anche sulla fondatezza della pretesa avanzata dal creditore ricorrente.

La proposizione dell’opposizione determina, infatti, l’insorgere del dovere di provvedere con le regole della cognizione piena su quanto è stato richiesto con il decreto ingiuntivo, atteso che la cognizione del giudice dell’opposizione non è limitata al solo controllo sulla legittimità o meno dell’emissione del provvedimento monitorio ma, introdotta l’opposizione, tale controllo si estende automaticamente alla sussistenza della relativa pretesa creditoria.

Va quindi evidenziato che nel corso dell’ordinario giudizio di cognizione che si instaura a seguito dell’opposizione, il creditore opposto conserva la qualità di parte attrice in senso sostanziale sulla quale grava il relativo onere probatorio: ciascuna delle parti viene ad assumere la propria naturale posizione sostanziale, nel senso che la qualità di attore spetta al creditore che ha richiesto l’ingiunzione (convenuto in opposizione) e quella di convenuto al debitore opponente (attore in opposizione), con la conseguenza che l’onere della prova del credito incombe al creditore opposto, mentre all’opponente spetta solo di provare, secondo le regole generali (art. 2697 c.c.), i fatti estintivi, modificativi o impeditivi.

Tribunale Milano sez. VI, 05/06/2019, n.5355

Opposizione al decreto ingiuntivo e ordinario giudizio di cognizione

L’opposizione al decreto ingiuntivo instaura un ordinario giudizio di cognizione, nel quale il giudice non deve limitarsi ad esaminare se l’ingiunzione sia stata legittimamente emessa, ma deve procedere ad una autonoma valutazione di tutti gli elementi offerti sia dal creditore per dimostrare la fondatezza della propria pretesa dedotta con il ricorso sia dall’opponente per contestarla e, a tal fine, non è necessario che la parte che ha chiesto l’ingiunzione formuli una specifica ed espressa domanda di pronuncia sul merito della pretesa creditoria, essendo sufficiente che resista all’opposizione e chieda conferma del decreto opposto.

(Nella specie, la S. C. ha cassato con rinvio la decisione di merito che si era limitata a revocare il decreto ingiuntivo, senza emettere sentenza di condanna al pagamento della minore somma risultata dovuta, in quanto l’opposto, nel costituirsi, aveva chiesto solo la conferma dell’ingiunzione e non anche l’accertamento del credito per un importo minore).

Cassazione civile sez. VI, 28/05/2019, n.14486

Decreto ingiuntivo per pagamento prestazioni professionali

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo avente ad oggetto il pagamento di prestazioni professionali, ogni contestazione, anche generica, in ordine all’espletamento e alla consistenza dell’attività (come, nella specie, di inesistenza del mandato), è idonea e sufficiente ad investire il giudice del potere-dovere di verificare anche il quantum debeatur, senza incorrere nella violazione dell’art. 112 c.p.c..

In tale procedimento, peraltro, la parcella corredata dal parere del competente Consiglio dell’ordine di appartenenza del professionista non ha valore probatorio, di talché, ove vi sia contestazione da parte dell’opponente in ordine alla effettività ed alla consistenza delle prestazioni eseguite o all’applicazione della tariffa pertinente ed alla rispondenza ad essa delle somme richieste, il creditore, assumendo la veste sostanziale di attore, è gravato dai relativi oneri probatori ex art. 2697 c.c..

(Nel caso concreto, in virtù delle eccezioni del debitore e della documentazione prodotta dal professionista, il decreto opposto va revocato con riconoscimento in favore dell’istante di un credito di importo minore a quello fatto oggetto di ingiunzione).

Tribunale Nola sez. I, 23/05/2019, n.1167

Riparto dell’onere probatorio

Con il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo non si impugna il decreto, ma si opera al fine di non far conseguire definitività a quanto in esso sancito in via temporanea. Ne consegue, allora, la necessità di verificare, anche indipendentemente dalla legittimità dell’emessa ingiunzione, il rapporto controverso: in altre parole, poiché il giudizio di opposizione instaura un normale giudizio di cognizione, soggetto alle ordinarie regole relative all’istruzione probatoria, le eventuali insufficienze probatorie riscontrabili nella fase monitoria restano superate dall’accertamento dell’esistenza del credito, accertamento cui è possibile giungere anche in ragione dell’integrazione istruttoria di parte opposta.

Tribunale Pistoia, 20/05/2019, n.305

Mutamento del rito e persistenza delle preclusioni già verificatesi

In caso di mutamento del rito ex art. 4 del d.lgs. n. 150 del 2011, restano ferme le preclusioni già verificatesi secondo le norme del rito prescelto e, pertanto, l’incompetenza per materia, per valore o per territorio inderogabile non può essere rilevata d’ufficio nella prima udienza successiva a detto mutamento, posto che tale meccanismo non comporta una regressione del processo ad una fase anteriore a quella già svoltasi, ma serve esclusivamente a consentire alle parti di adeguare le difese alle regole del rito da seguire.

(Nella specie, la S.C. ha escluso che, a fronte del mutamento di rito ex art. 4 cit., disposto in ordine ad un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo in materia di onorari di avvocato introdotto con citazione, sia possibile sollevare d’ufficio, nella prima udienza successiva a detto mutamento, la questione dell’incompetenza territoriale inderogabile – nella specie, in relazione al foro del consumatore – dovendosi ritenere la “prima udienza”, rilevante ai fini dell’art. 38, comma 3, c.p.c., esaurita con il provvedimento di mutamento del rito).

Cassazione civile sez. VI, 18/05/2019, n.13472

Onere di contestazione gravante sul convenuto

L’onere di specifica contestazione è applicabile anche nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, che, nel sistema delineato dal codice di procedura civile, si atteggia come un procedimento il cui oggetto non è ristretto alla verifica delle condizioni di ammissibilità e di validità del decreto stesso, ma si estende all’accertamento, con riferimento alla situazione di fatto esistente al momento della pronuncia della sentenza.

Tribunale Nola sez. I, 17/05/2019, n.1130

Fattura commerciale: riveste idoneità probatoria nel giudizio civile di merito?

In tema di prova documentale, la fattura, ove proveniente da un imprenditore esercente attività commerciale o professionale e relativa fornitura di merci o prestazioni di servizi, rappresenta idonea prova scritta del credito quale richiesta “ex lege” per l’emissione di un decreto ingiuntivo, sempre che ne risulti la regolarità amministrativa e fiscale.

La stessa fattura, invece, non può rappresentare nel giudizio di merito, né in quello di opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto in base ad essa, prova idonea in ordine alla certezza, alla liquidità e alla esigibilità del credito dichiaratovi, né ai fini della dimostrazione del fondamento della pretesa, inquadrandosi, essa, tra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, in quanto consiste nella dichiarazione indirizzata all’altra parte di fatti concernenti un rapporto già costituito, per cui quando tale rapporto sia contestato tra le parti, la fattura, ancorché annotata nei libri obbligatori, proprio per la sua formazione a opera della stessa parte che intende avvalersene, non può assurgere a prova del contratto, ma, al più, può rappresentare un mero indizio della stipulazione di esso e dell’esecuzione della prestazione.

Tribunale Napoli sez. XI, 16/05/2019, n.5110

Sospensione necessaria del giudizio: lo scopo

La sospensione necessaria del giudizio, ex art. 295 c.p.c., ha lo scopo di evitare il conflitto di giudicati, sicché può trovare applicazione solo quando in altro giudizio debba essere decisa con efficacia di giudicato una questione pregiudiziale in senso tecnico-giuridico, non anche qualora oggetto dell’altra controversia sia una questione pregiudiziale soltanto in senso logico, soccorrendo in tal caso la previsione dell’art. 336, comma 2, c.p.c. sul cd. effetto espansivo esterno della riforma o della cassazione di una sentenza sugli atti e i provvedimenti (comprese le sentenze) dipendenti dalla sentenza riformata o cassata.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto la pregiudizialità soltanto logica tra il giudizio sull’inefficacia della cessione di “leasing” ed il riconoscimento di parte del risarcimento per il godimento del bene da restituire e l’opposizione a decreto ingiuntivo, fondato sulla pronuncia di inefficacia del contratto, concernente altra parte delle somme dovute per la mancata restituzione del bene).

Cassazione civile sez. I, 15/05/2019, n.12999

Controversia per la liquidazione delle prestazioni professionali

A seguito dell’entrata in vigore dell’art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, la controversia per la liquidazione delle prestazioni professionali può essere introdotta con ricorso per decreto ingiuntivo e la relativa opposizione va proposta con ricorso ex art. 702-bis c.p.c., così pure l’attività di costituzione dell’opposto.

Nel caso in cui l’opposizione sia stata proposta con citazione, la congiunta applicazione dell’art. 4 del d.lgs. n. 150 del 2011 prevede che il giudice debba disporre il mutamento del rito e, in tale evenienza, gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono secondo le norme del rito seguito prima del mutamento, restando ferme le decadenze e le preclusioni maturate secondo le norme del rito seguito prima del mutamento.

Cassazione civile sez. II, 14/05/2019, n.12796

Opposizione a decreto ingiuntivo: funzione impugnatoria

L’opposizione a decreto ingiuntivo, anche se trasforma in un giudizio cognitorio ordinario il processo promosso nelle forme speciali, facendole rientrare in un’ulteriore fase di svolgimento, a cognizione piena, si connota comunque per una funzione impugnatoria rispetto al decreto ingiuntivo opposto, che comporta la declaratoria di inammissibilità dell’opposizione medesima quando questa sia stata proposta in maniera irrituale ed irricevibile, per mancata sottoscrizione dell’atto di opposizione.

Tribunale Nola sez. I, 09/05/2019, n.1059

Pagamento degli onorari

In tema di opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento di diritti ed onorari di avvocato o procuratore, la contestazione comunque mossa dell’opponente circa la pretesa fatta valere dall’opposto sulla base della parcella corredata dal parere del Consiglio dell’Ordine non deve necessariamente avere carattere specifico, essendo sufficiente una contestazione anche di carattere generico ad investire il giudice del potere-dovere di dar corso alla verifica della fondatezza della contestazione e, correlativamente, a determinare l’onere probatorio a carico del professionista in ordine tanto all’attività svolta quanto alla corretta applicazione della pertinente tariffa. Da ciò consegue che, pur a fronte di siffatta contestazione generica, il professionista è, comunque, tenuto ad assolvere il relativo onere probatorio inerente tanto all’an che al quantum.

Cassazione civile sez. VI, 06/05/2019, n.11790



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