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Prescrizione cartella previdenziale: ultime sentenze

1 Luglio 2019
Prescrizione cartella previdenziale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: previdenza ed assistenza; contributi assicurativi; mancata opposizione cartella esattoriale; termine di prescrizione quinquennale; cartella esattoriale per contributi previdenziali; diritto alla contribuzione previdenziale.

La scadenza del termine perentorio per proporre opposizione alla cartella di pagamento determina l’irretrattabilità del credito contributivo. E’ possibile convertire il termine di prescrizione breve in quello ordinario solo con titolo giudiziale definitivo.

Recupero di crediti previdenziali non opposti

La cartella esattoriale non opposta non può assimilarsi a un titolo giudiziale, poiché l’incontestabilità del diritto di credito in essa contenuto non deriva da un provvedimento di natura giurisdizionale e non può, quindi, applicarsi a siffatto credito la prescrizione decennale conseguente ad una sentenza di condanna passata in giudicato.

Di conseguenza l’azione esecutiva rivolta al recupero del credito previdenziale non tempestivamente opposto non è soggetta al termine decennale di prescrizione dell’actio iudicati di cui all’art. 2953 c.c., ma al termine proprio della riscossione dei contributi e quindi al termine quinquennale introdotto dalla legge n. 335/1995.

Tribunale Catania sez. lav., 14/12/2018, n.5181

Termine di prescrizione quinquennale e contribuzione previdenziale

In tema di prescrizione applicabile quando non sia stata opposta la cartella di pagamento, una volta intervenuta la cartella di pagamento, non trova più applicazione il termine di prescrizione quinquennale relativo alla contribuzione previdenziale, bensì quello decennale dell’actio iudicati.

Tribunale Velletri sez. lav., 18/09/2018, n.1165

Opposizione alla cartella esattoriale: ente previdenziale

In materia di opposizione alla cartella esattoriale, l’ente previdenziale ben può versare in atti l’estratto del ruolo dal quale è agevole verificare l’eventuale presenza di atti interruttivi della prescrizione del diritto di riscossione (nel caso di specie, è stata respinta la richiesta di chiamata in causa del concessionario alla riscossione, Equitalia, da parte dell’ente previdenziale INAIL a causa della sua mera valenza esplorativa in assenza, nell’apparato probatorio, dell’estratto ruolo).

Tribunale Milano sez. lav., 05/07/2018, n.1854

Opposizione a cartella di pagamento: scadenza del termine perentorio

La scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui all’art. 24, comma 5, del d.lgs. n. 46 del 1999, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo l’art. 3, commi 9 e 10, della l. n. 335 del 1995) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c..

Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che, dall’1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto.

Tribunale Modena sez. lav., 15/04/2019, n.40

Crediti previdenziali: quali sono gli effetti della mancata opposizione alla cartella esattoriale?

Nella disciplina della riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, il termine per proporre opposizione alla pretesa contributiva, che dall’art. 24 dello stesso D.L. 24 settembre 2002, n. 209 è fissato in quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento, deve ritenersi perentorio, perché diretto a rendere non più contestabile dal debitore il credito contributivo dell’ente previdenziale in caso di omessa tempestiva impugnazione ed a consentire così una rapida riscossione del credito medesimo.

Ne consegue che, una volta divenuta intangibile la pretesa contributiva per effetto della mancata proposizione dell’opposizione alla cartella esattoriale (come avvenuto nel caso di specie), non è più soggetto ad estinzione per prescrizione il diritto alla contribuzione previdenziale di che trattasi e ciò che può prescriversi è soltanto l’azione diretta all’esecuzione del titolo così definitivamente formatosi; riguardo alla quale, in difetto di diverse disposizioni (e in sostanziale conformità a quanto previsto per l’actio iudicati ai sensi dell’art. 2953 c.c.), trova applicazione il termine prescrizionale decennale ordinario di cui all’art. 2946 c.c..

Tribunale Roma sez. lav., 13/03/2018, n.1889

Sanzioni amministrative

In tema di termini di prescrizioni relativamente a sanzioni amministrative, una volta intervenuta la cartella di pagamento, non trova più applicazione il termine di prescrizione quinquennale relativo alla contribuzione previdenziale, bensì quello decennale dell’actio iudicati.

Tribunale Velletri sez. lav., 27/02/2018, n.326

Irretrattabilità del credito contributivo

La scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui all’art. 24, comma 5, D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale secondo l’art. 3, commi 9 e 10, L. n. 335/1995) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c..

Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato.

Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che dal 1° gennaio 2011 ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (art. 30, D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla L. n. 122/2010).

È di applicazione generale il principio secondo il quale la scadenza del termine perentorio stabilito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito ma non determina anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c..

Tale principio, pertanto, si applica con riguardo a tutti gli atti – comunque denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Con la conseguenza che, qualora per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo.

Cassazione civile sez. un., 17/11/2016, n.23397

Imprescrittibilità del diritto alla contribuzione previdenziale

In tema di debiti contributivi e Cassa Forense, il termine di prescrizione per la contribuzione previdenziale “de qua” è fissato in cinque anni (art. 3, comma 9, l. n. 335 del 1995). Nella disciplina della riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali (di cui al d.lg. n. 46 del 1999), il termine perentorio per proporre opposizione alla pretesa contributiva è fissato in quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento ed una volta divenuta intangibile la pretesa contributiva per effetto della mancata proposizione dell’opposizione alla cartella di pagamento, non è più soggetto ad estinzione per prescrizione il diritto alla contribuzione previdenziale in esame e ciò che può prescriversi è soltanto l’azione diretta all’esecuzione del titolo così definitivamente formatosi.

Tribunale Roma sez. lav., 08/09/2016, n.7312

Intangibilità della pretesa creditoria

Nel caso di mancata proposizione di opposizione a cartella esattoriale la pretesa contributiva previdenziale ad essa sottesa diviene intangibile e non più soggetta ad estinzione per prescrizione, potendo prescriversi soltanto l’azione diretta all’esecuzione del titolo così definitivamente formatosi che, in difetto di diverse disposizioni e in sostanziale conformità a quanto previsto dall’art. 2953 c.c., è soggetta al termine decennale ordinario di cui all’art. 2946 c.c.

Cassazione civile sez. lav., 15/03/2016, n.5060

Cartella esattoriale non opposta: natura

La cartella esattoriale non opposta riveste natura di titolo esecutivo assimilabile alla sentenza passata in giudicato; ne consegue che, una volta divenuta intangibile la pretesa contributiva per effetto della mancata opposizione alla cartella – come nel caso di specie – il diritto alla contribuzione previdenziale non è più soggetto ad estinzione per prescrizione, potendosi prescrivere unicamente l’azione diretta all’esecuzione del titolo, riguardo alla quale trova applicazione il termine di prescrizione decennale ex art. 2953 c.c.

Tribunale L’Aquila sez. lav., 08/05/2015, n.127

Ripetizione di indebito oggettivo

Laddove l’Ente previdenziale agisca per il recupero di sgravi illegittimamente fruiti dalle imprese non si versa in tema di ripetizione di indebito oggettivo, dovendosi invece accertare la sussistenza o meno del diritto al relativo beneficio con conseguente inapplicabilità del termine prescrizionale previsto per la fattispecie di cui all’art. 2033 c.c.

In assenza di specifiche previsioni, deve ritenersi applicabile l’ordinario termine di prescrizione decennale previsto dall’art. 2946 c.c. (nella specie, la vertenza aveva ad oggetto una cartella esattoriale per il recupero delle agevolazioni contributive fruite, tra il 1995 ed 2001, in relazione a sgravi riconosciuti per contratti di formazione e lavoro, ritenuti aiuti di Stato incompatibili con il mercato comune dalla Commissione Europea in data 11 maggio 1999).

Cassazione civile sez. lav., 03/05/2012, n.6671



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