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Pensione: come calcolare gli anni

2 Luglio 2019 | Autore:
Pensione: come calcolare gli anni

Come sapere quanti sono gli anni di contributi utili per aver diritto alla pensione nelle gestioni previdenziali amministrate dall’Inps.

Calcolare quanti anni di contributi si hanno alle spalle per il diritto alla pensione spesso risulta un’operazione complessa. Come dici? Nei periodi in cui hai lavorato continuativamente dal 1° gennaio al 31 dicembre conti un anno di contributi?

Purtroppo, non sempre chi ha lavorato in modo continuativo per 365 giorni all’anno può far valere un’annualità intera di contribuzione: se, ad esempio, hai un contratto part time, e la tua retribuzione non raggiunge il minimale necessario per l’accredito di un anno di contributi, i contributi ti vengono ridotti dall’Inps in proporzione. Può dunque accadere che, nonostante tu abbia lavorato un anno intero, ti ritrovi con 10 mesi di contributi accreditati nell’estratto conto previdenziale. Lo stesso accade se hai lavorato per lunghi periodi come collaboratore, ma con compensi bassi, sotto il minimale della gestione Separata.

Ma i problemi, per il calcolo dei periodi contribuiti, non sono solo questi. Ai fini della pensione anticipata, per esempio, devi totalizzare almeno 35 anni di versamenti senza contare i periodi di disoccupazione e malattia. Se hai un’invalidità dal 75% hai diritto a una maggiorazione di 2 mesi, ogni 12 mesi di effettivo lavoro.

Devi anche sapere che non in tutte le gestioni dell’Inps un anno vale 12 mesi: presso alcuni fondi, bastano addirittura 180 giorni di lavoro per aver diritto a un anno di contributi. Per non parlare dei casi in cui devi totalizzare, cumulare o ricongiungere la contribuzione versata in più casse.

Proviamo allora a fare chiarezza sulla pensione: come calcolare gli anni di contributi, le maggiorazioni, le riduzioni, quali sono le unità di misura di riferimento nelle principali ipotesi.

Ricorda, poi, che determinati periodi possono essere utili al solo diritto alla pensione, ed altri alla sola misura, cioè al solo importo del trattamento. Un calcolo sbagliato dei requisiti per la pensione può comportare conseguenze gravissime, come lasciare il lavoro senza aver diritto ad alcun trattamento.

Anche le conseguenze del calcolo sbagliato dell’importo della pensione sono, comunque, molto gravi: uscire dal lavoro aspettandosi un assegno di 1500 euro al mese dall’Inps, e scoprire di aver diritto a mille euro può causare uno scompenso economico alla famiglia difficilmente recuperabile. Ecco perché è fondamentale valorizzare gli anni di contributi in modo corretto e, se si hanno dei dubbi, o ci sono delle questioni particolari sul calcolo del trattamento, insistere con i funzionari della propria sede Inps sinché non si ricevono chiarimenti esaustivi. Ma procediamo per ordine.

Dove trovo i miei contributi?

Se sei iscritto presso una delle gestioni amministrate dall’Inps (fondo pensione lavoratori dipendenti, gestione separata, gestione artigiani o commercianti…) trovi i tuoi contributi nell’estratto conto dell’Inps, o estratto conto previdenziale.

L’estratto conto dell’Inps è, infatti, il documento in cui sono contenuti tutti i contributi previdenziali accreditati presso le gestioni Inps.

I contributi valorizzati nell’estratto conto possono essere obbligatori, volontari, risultare dal recupero di un determinato periodo (ad esempio riscatto degli anni di laurea), o essere stati ricongiunti da un’altra gestione, o ancora, essere stati accreditati dall’Inps figurativamente, cioè senza versamenti da parte del datore di lavoro.

Come si calcolano i contributi?

Per quanto riguarda il calcolo dei contributi, generalmente, nell’estratto conto dell’Inps, la contribuzione è segnata in settimane, ma può essere indicata anche in mesi o in giorni, a seconda della gestione alla quale appartiene il dipendente.

Normalmente è necessario considerare i seguenti coefficienti di trasformazione, per capire quanti anni di contributi si possiedono:

  • 1 anno= 52 settimane;
  • 1 mese= 4,333 settimane.

I coefficienti sono differenti in alcune gestioni particolari, oppure se la contribuzione deve essere trasferita dalla gestione Inps ordinaria ad un fondo diverso (ad esempio Enpals, gestione lavoratori agricoli…).

Come si sommano i contributi accreditati in casse diverse?

I periodi di contribuzione appartenenti a diverse gestioni possono essere sommati:

  • gratuitamente, nel caso in cui si richieda la totalizzazione dei contributi, il cumulo o il computo;
  • a titolo oneroso, se si chiede la ricongiunzione dei contributi presso un’unica gestione.

I periodi coincidenti vanno contati una sola volta ai fini del diritto alla pensione.

Se non si devono sommare, i contributi di ogni gestione devono essere considerati separatamente, per verificare il diritto ad un’autonoma pensione, o a un’eventuale pensione supplementare o supplemento di pensione (per approfondire: pensione supplementare, supplemento della pensione, ricalcolo e ricostituzione della pensione).

Calcolo contributi agricoli

Un anno di contributi, per i lavoratori agricoli a termine, si raggiunge, ai fini del diritto e della misura della pensione, con 270 giornate annue di contribuzione effettiva, volontaria o figurativa: questo requisito vale per la generalità delle pensioni, escluse quelle anticipate e di anzianità. Sono escluse dal conteggio dei contributi utili, ai fini del diritto, le giornate di disoccupazione e malattia.

Per ragguagliare la contribuzione agricola e non agricola, i coefficienti di trasformazione sono:

  • 5,1923 giornate per ogni settimana di contributi;
  • 4,333 (52/12) settimane per ogni contributo mensile;
  • 0,19259 settimane per ogni contributo giornaliero.

Infatti, 5,1923 × 52 (settimane nell’anno) equivale a 269,99 giornate (arrotondato 270) e 270 giornate, moltiplicate per 0,19259, equivalgono a 51,99 settimane (arrotondato 52).

Per la pensione anticipata dei lavoratori agricoli bastano, invece, 156 giornate l’anno (compresa la contribuzione figurativa accreditata per disoccupazione speciale agricola  e integrazione salariale agricola); il coefficiente di trasformazione dei periodi è dunque differente, e deriva dal rapporto fra 52 e 156:

  • una giornata corrisponde a 0,333 settimane;
  • il coefficiente 0,19259 è comunque utilizzato, ma determina unicamente l’anzianità contributiva utile alla misura della pensione.

Le eccedenze possono essere utilizzate per coprire i periodi non contribuiti di altri anni. Inoltre, i periodi precedenti al 1984 vanno rivalutati. Per approfondire: Calcolo contributi lavoratori agricoli.

Calcolo contributi spettacolo e sport

I calcoli sono differenti anche presso le gestioni spettacolo e sport: per capire come collocare le giornate di contribuzione possedute presso l’ex Enpals bisogna sapere che sino al 1997, a seconda della categoria d’inquadramento, si poteva rientrare nel gruppo A o B, indicati anche come 1 o 2. Dal 1997 è stata creata la fascia C, entro la quale sono confluiti tutti i dipendenti a tempo indeterminato.

Chi si è ritrovato dapprima nella fascia B, poi nella C, per ottenere un anno intero di contributi deve maturare:

  • 180 giorni per ciascuna annualità, sino al dicembre 1992;
  • 260 giornate annue dal 1993;
  • 312 giornate annue dall’ottobre 1997.

Per il gruppo A i requisiti sono:

  • 60 giorni per ciascuna annualità, sino al dicembre 1992;
  • 120 giornate annue dal 1993.

Calcolo delle maggiorazioni

Hai prestato servizio con un’invalidità superiore al 74%, oppure all’estero o come militare, in alcune situazioni particolari? Forse non sai che ti può essere riconosciuto il diritto alla maggiorazione dei periodi contribuiti.

In pratica, con le maggiorazioni dei contributi, o maggiorazioni convenzionali dell’anzianità contributiva, sono riconosciuti dei contributi aggiuntivi, come se avessi lavorato di più, rispetto al servizio effettivo prestato. In questo modo, puoi arrivare prima alla pensione.

Per saperne di più: Pensione, tutte le maggiorazioni dei contributi.

Calcolo della retribuzione minima per l’accredito di un anno di contributi

Perché in un anno tutte le 52 settimane siano riconosciute ai fini del diritto alla pensione, è necessario raggiungere una retribuzione minima, che deve essere pari al 40% del trattamento minimo.

Per il 2019, il valore della retribuzione minima per l’accredito “intero” dei contributi è pari a 205,20 euro a settimana; in un anno è necessario raggiungere uno stipendio, al lordo dei contributi, di 10.670,40 euro.

In caso contrario, l’anno lavorato non vale per intero ai fini della pensione (come se il lavoratore non avesse prestato la propria attività per tutto l’anno). Il datore di lavoro, infatti, mentre è obbligato al calcolo dei contributi sul minimale, non è obbligato anche al loro calcolo sulla retribuzione minima per l’accredito di un anno di contribuzione:

  • se il lavoratore svolge la propria attività a tempo pieno non ci sono problemi, perché il rispetto del minimale contributivo giornaliero garantisce sempre l’accredito di una settimana di contributi;
  • se il rapporto è part time, invece, considerando che il minimale è orario, può accadere che non si raggiunga l’accredito integrale; i contributi sono allora accreditati in proporzione a quanto versato, e il lavoratore si può veder riconosciute meno di 52 settimane nell’anno, pur avendo avuto un contratto di una durata pari a 12 mesi.

Il lavoratore può comunque versare i contributi volontari sulle settimane scoperte o procedere al riscatto.

Quanti anni ci vogliono per la pensione?

I requisiti per la pensione cambiano a seconda della tipologia di prestazione, della categoria di appartenenza e della gestione previdenziale che riconosce il trattamento.

In alcuni casi, è sufficiente il solo requisito contributivo: per la pensione anticipata ordinaria, ad esempio, basta avere alle spalle 42 anni e 10 mesi di contributi, per gli uomini, o 41 anni e 10 mesi di contribuzione, per le donne, senza limiti di età.

In altri casi, come per la pensione di vecchiaia, oltre a un requisito contributivo minimo si richiede anche un’età minima, l’età pensionabile.

Se vuoi conoscere tutti i requisiti previsti per le diverse tipologie di pensione: Quali sono i requisiti per il pensionamento.



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