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Debiti di gioco: come uscirne?

1 Luglio 2019
Debiti di gioco: come uscirne?

I debiti di gioco sono obbligazioni naturali: con chiunque contratta l’obbligazione non c’è obbligo di pagare. Ma una volta emesso l’assegno non può più essere restituito.

C’è un aspetto psicologico che lega il giocatore alla scommessa: viene detta ludopatia ed è una forma di vera e propria dipendenza mentale. È l’incapacità di resistere all’istinto compulsivo, persistente e irrefrenabile di partecipare a giochi di azzardo, anche con la consapevolezza delle gravi conseguenze che potrebbe comportare. Ma c’è anche un aspetto legale che scaturisce dalla “giocata” e dal conseguente debito: quello dell’obbligazione nei confronti dell’altro giocatore o del titolare del casinò. Sicché sempre più spesso chi ha sfidato la sorte senza successo si chiede come uscire dai debiti di gioco?

Il Codice civile detta, a riguardo, regole ben precise che, di recente, sono state oggetto di interpretazione da parte di numerosi giudici, a dimostrazione di come il fenomeno sia in forte crescita. Di tanto parleremo in questo articolo. Se anche tu, pertanto, ti sei fatto prendere la mano da una roulette, dalle scommesse, dalle slot machine e ti sei poi chiesto come uscire dai debiti di gioco ecco una buona notizia che fa al caso tuo.

Come prevenire i debiti di gioco?

Oggetto di questo articolo è spiegare quale tipo di tutela prevede la legge per chi si è già indebitato per colpa del gioco. Ma esiste anche una tutela preventiva e vogliamo comunque accennarla. Si tratta della nomina di un «amministratore di sostegno» che può essere richiesta dallo stesso ludopatico o dai suoi familiari fino al 4° grado, coniuge compreso. L’amministratore accompagnerà il “dipendente da gioco” nelle scelte più delicate della sua vita quotidiana, quelle cioè che potrebbero compromettere il suo patrimonio, con particolare riferimento proprio alla necessità di tenere il ludopatico lontano dalle scommesse.

Maggiori approfondimenti in Come impedire il gioco d’azzardo a chi soffre di ludopatia.

Bisogna pagare i debiti di gioco?

Prima di chiederti come uscire dai debiti di gioco è bene che tu ti ponga un’altra e più importante domanda: i debiti di gioco vanno pagati? Forse potrà sembrarti strano e insolito, ma la risposta è «no»: chi contrae un’obbligazione per una scommessa o per qualsiasi altro gioco (sia esso gioco d’azzardo o meno) non è tenuto ad adempiere. Se decide di farlo non è certo perché la legge glielo impone, ma perché ne sente l’esigenza personale. In pratica, si tratta di un “debito d’onore”; si parla infatti, a riguardo, di obbligazioni naturali, nelle quali l’ordinamento non entra.

Dall’altro lato, ciò implica l’impossibilità per il creditore di rivendicare il pagamento: questi non può cioè agire in tribunale, con un decreto ingiuntivo e un successivo pignoramento per recuperare le somme che gli sono dovute. Neanche se è stato firmato un contratto tra le parti.

Non importa con chi hai assunto il debito da gioco: si può trattare di un privato (ad esempio un amico o un conoscente), di un casinò, di una sala di slot machine, di un centro scommesse sul calcio, sull’ippica, ecc.

Insomma, se non lo hai ancora capito, la regola è molto semplice: se sei pieno di debiti di gioco fino al collo e non sai come liberartene, non devi porti questo problema poiché è come se questi debiti non esistessero affatto. Puoi, quindi, ritenerti libero da ogni obbligo, senza temere il rischio di trovare un giorno l’ufficiale giudiziario a casa o il conto corrente bloccato.

Se vuoi avere maggiori informazioni su questo argomento leggi il nostro approfondimento: Debiti di gioco: si è obbligati a pagarli?

Chi lo dice che i debiti di gioco non si devono pagare?

Lo dice il Codice civile. Forse la norma ti sarà passata inosservata perché viene usato un linguaggio tecnico. In particolare, si afferma che:

«Non è ammessa la ripetizione di quanto è stato spontaneamente prestato in esecuzione di doveri morali o sociali, salvo che la prestazione sia stata eseguita da un incapace».

La traduzione in linguaggio comune può essere questa:

«Non si può chiedere la restituzione di quanto è stato pagato spontaneamente in esecuzione di un dovere morale o sociale, come nel caso di debiti di gioco. Il che significa che i debiti di gioco, se non sono stati ancora pagati, non possono essere pretesi dal creditore».

Non lo sapevo! Ora posso avere la restituzione di quello che ho pagato per errore?

Se hai già pagato una parte dei tuoi debiti di gioco, purtroppo non hai alcuna possibilità di recuperare i tuoi soldi. La norma che abbiamo appena riportato stabilisce infatti che, se da un lato è vero che non è obbligatorio pagare i debiti di gioco, dall’altro non è più possibile ottenere la restituzione di quanto è stato spontaneamente versato. Salvo per gli incapaci! Chi dimostra di aver contratto un debito di gioco in una situazione di incapacità di intendere e volere (ad esempio perché minorenne, ubriaco, sotto effetto di droga, interdetto o inabilitato) può ottenere indietro i suoi soldi.

Ho emesso un assegno per debiti di gioco: che posso fare?

Se hai già emesso un assegno e questo assegno è “coperto”, non puoi più farci nulla. Se, infatti, dovessi denunciarne lo smarrimento, potresti essere querelato per calunnia (poiché il creditore verrebbe inquisito per ricettazione).

Se, invece, l’assegno è scoperto perché non hai soldi a sufficienza sul conto per pagare il titolo, non preoccuparti: non puoi essere protestato o, se dovessi essere protestato, potresti fare opposizione.

Debiti per fiches al casinò

Il casinò non può recuperare l’eventuale prestito fatto al proprio cliente per spingerlo a continuare nel gioco. Secondo la Cassazione, anche se la puntata è avvenuta fuori dall’Italia, non c’è modo per il locale di citare in giudizio il debitore che, avendo ottenuto un prestito di fiches, non ha poi pagato o lo ha fatto con un assegno scoperto.


note

[1] Art. 2034 c.c. obbligazione naturale

[2] Art. 644 c.p. usura: chiunque fuori dai casi espressamente previsti dalla legge in cambio di promette denaro o altra utilità vantaggi usurari è punti con la reclusione. Per il contenuto completo dell’articolo si rimanda alla lettura dello stesso nel codice penale.


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3 Commenti

  1. La criminalità organizzata è il primo soggetto ad avere interessi nel settore perché risulta essere un modo efficace per riciclare denaro sporco, ma negli anni Novanta e nei primi anni Duemila i diversi governi che si sono succeduti, indipendentemente dal colore politico, hanno incrementato il mercato introducendo nuovi giochi e consentendo la diffusione del gioco. Era un modo per incrementare le entrate. Spesso si trattava di una modalità utile a far fronte alle emergenze, come ad esempio raccogliere fondi per rispondere alle calamità naturali. Ora la politica si è ricreduta e ha cominciato a lavorare in direzione opposta, con l’obiettivo di ridurre il gioco d’azzardo.

  2. Fino agli anni Novanta il problema era molto circoscritto, c’erano pochi giocatori e il rischio era più limitato, ma da quel momento è stata la politica ad incrementare le opportunità di gioco d’azzardo. Si è riusciti in questo modo a diffondere sul territorio gli strumenti per consentire alle persone di scommettere e di rischiare i propri risparmi con l’illusione di poter vincere del denaro e cambiare il proprio tenore di vita. Questo genere di attività ha cominciato a far parte della quotidianità di una sempre crescente parte della popolazione. Ciò ha portato molta gente al fallimento. Le persone hanno perso somme ingenti, hanno registrato delle vere e proprie patologie legate al gioco compulsivo ed è aumentata anche la spesa pubblica sanitaria per fornire cure e supporto alle vittime del gioco d’azzardo.

  3. L’organizzazione di tornei di poker nella variante del “Texas Hold’Em” costituisce esercizio di gioco d’azzardo nel caso in cui, considerate le concrete modalità di svolgimento, risulta preponderante l’alea sull’abilità del giocatore e la finalità di lucro rispetto a quella prettamente ludica.

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