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Disturbo della quiete pubblica in condominio

1 Luglio 2019
Disturbo della quiete pubblica in condominio

Quanto forti devono essere i rumori per far scattare il reato? Se il vicino fa schiamazzi e rumori molesti notturni chi chiamare?

Se intendi comprare casa in condominio, accertati prima di chi vive al piano di sopra. Perché se c’è qualcosa da cui è davvero difficile difendersi sono i rumori in condominio. Chi nasce tondo può morire al massimo ovale: il che, tradotto in ambito condominiale, significa che chi è maleducato dalla nascita difficilmente cambierà, anche dopo un ordine del giudice o di una denuncia penale. Ed allora, se sopra di te hai un suonatore di violino o un tifoso sfegatato delle partite di mezzanotte, sappi che ti tocca aprire un libro (o questo sito internet) per scoprire cosa dice la legge in merito al disturbo della quiete pubblica in condominio.

Ora, siccome non sei probabilmente un avvocato o un esperto di legge, ma vuoi comunque sapere, in modo semplice e sintetico, come difendersi dai rumori del vicino di casa, ti tocca trovare la pazienza – almeno questo – di leggere il seguente articolo. Partendo, infatti, da una recentissima sentenza della Cassazione [1] (non sarà né l’ultima né la prima sull’argomento) ti forniremo una guida sul disturbo della quiete pubblica in condominio, dimodoché tu sappia come comportarti e, magari, raggiungere il tuo obiettivo – la silenziosa pace – nel più breve tempo possibile.

Fare rumore è reato?

Fare rumore non è sempre reato. Lo è solo quando le onde sonore sono tali da raggiungere un numero ampio di persone. Non sempre però ciò dipende dall’entità del suono, ma anche da quanto è popolata una determinata zona. Ad esempio, un rumore forte in una zona campagnola, dove vivono poche persone, non può integrare il reato. Lo è, invece, un rumore molto più lieve in un centro abitato, dove la concentrazione di persone molestate è più ampia.

La potenziale propagazione del suono, in un contesto di tensione abitativa, è quindi elemento essenziale per parlare di reato.

Dice la Cassazione: affinché si configuri il reato di disturbo della quiete pubblica occorre che le emissioni sonore siano, anche solo potenzialmente, idonee a disturbare un numero indeterminato di persone. Vedremo a breve come questa regola si atteggia in ambito condominiale.

Dopo quale soglia un rumore è reato?

Non esiste un limite di decibel, fissato dalla legge, a partire dal quale il rumore si considera reato. Come detto, tutto dipende dal numero di persone potenzialmente raggiungibili con il rumore.

Il Codice civile [2], tuttavia, stabilisce che il rumore si considera illecito quando diventa insopportabile ossia supera la «normale tollerabilità». Può sembrare un’affermazione tanto ovvia quanto scontata. Ma, in realtà, il legislatore ha voluto rimettere ogni valutazione nelle mani del giudice, consentendo a questi di valutare ogni singolo caso in base alle circostanze concrete. Normale tollerabilità significa, innanzitutto, mettersi nei panni di una persona «normale» ossia media, né quella particolarmente suscettibile ai rumori, né il vecchietto duro di udito.

Nello stesso tempo, il rumore si può considerare intollerabile in base a una serie di parametri:

  • l’orario in cui viene prodotto: ciò che molesta la notte non dà fastidio durante il giorno;
  • la persistenza del rumore: un condizionatore vecchio è più intollerabile di un aspirapolvere acceso solo per pochi minuti;
  • l’intensità del rumore: quanto più è forte, chiaramente, tanto più il rumore è molesto;
  • la collocazione del rumore: in un ambito cittadino, dove il rumore di fondo proveniente dalla strada, è più alto rispetto a una zona residenziale, è più difficile avvertire un rumore di media intensità;
  • la volontarietà del rumore: a tutti è capitato di lasciar cadere un piatto o un bicchiere e, per quanto il rumore sia forte, non può tuttavia considerarsi illecito. Al contrario, sbattere i tappeti alle 8 di sera può essere certo vietato.

Valutati questi parametri il giudice può definire se un rumore è lecito o illecito. Ma un rumore illecito non è necessariamente disturbo alla quiete pubblica. Esso è, certamente, un illecito civile che garantisce il risarcimento del danno (sempre a condizione che un danno possa essere dimostrato).

Per il reato, come detto, è necessario che ad essere molestate siano molte persone e non solo il vicino di casa.

In ogni caso, visto che non è facile considerare tutti questi elementi per valutare la liceità o meno del rumore, i giudici hanno adottato un criterio pratico: tutti i rumori che superano di 3 decibel quelli che provengono da fuori le finestre di casa (il cosiddetto «rumore di fondo») si considerano illegali.

Orari di rumore in condominio

Solo il regolamento di condominio approvato all’unanimità può stabilire degli orari di massimo silenzio, all’interno dei quali è inibito svolgere determinate attività (pulizie, suonare strumenti, fare festicciole, ecc.). Fuori da questa ipotesi, comunque, resta fermo il rispetto della normale tollerabilità stabilita dal Codice civile.

Rumore: chi chiamare?

Chiaramente, a seconda che il rumore sia reato o meno cambia anche l’autorità da chiamare.

Se il rumore integra il disturbo alla quiete pubblica è possibile chiamare carabinieri o polizia: si tratta, infatti, di un reato procedibile d’ufficio.

Se, viceversa, il rumore rientra in una semplice orbita civilistica, l’unica tutela è rivolgersi al giudice civile per ottenere una inibitoria (ossia l’ordine di cessare i rumori) e il risarcimento del danno (sarà però necessario dimostrare un pregiudizio alla salute).

Disturbo alla quiete pubblica in condominio

In ambito condominiale, il reato di disturbo alla quiete pubblica si verifica solo quando i rumori vengono avvertiti da tutti (o quasi tutti) gli inquilini del palazzo, a prescindere poi da quanti concretamente si lamentano o decidono di sporgere denuncia. In buona sostanza, se il rumore si sente in tutti i piani sussiste il reato. Se, invece, il rumore si sente solo nell’appartamento dello stesso pianerottolo o in quelli dei piani adiacenti non c’è più reato.

Per integrare il reato di disturbo alla quiete pubblica in condominio non basta, quindi, che il disturbo interessi una sola persona.

La giurisprudenza sul tema ha più volte rilevato che sebbene la prova di ciò possa desumersi con ogni mezzo, anche sulla base di una valutazione di carattere logico fondata sul dato obiettivo della loro intensità, la rilevanza penale delle emissione sonore richiede che queste siano, anche solo potenzialmente, idonee a disturbare un numero indeterminato di persone, anche se le stesse abitino lo stesso complesso residenziale.

Inquilino rumoroso: che fare?

Se sei in affitto e un vicino di casa è tanto rumoroso da impedirti di vivere serenamente, puoi disdire l’affitto per giusta causa dando preavviso di sei mesi.

Al contrario, se sei tu l’inquilino in affitto che procura disturbo alla quiete condominiale, il padrone di casa può sfrattarti per violazione delle regole condominiali e del vivere civile.


note

[1] Cass. sent. n. 27968/19 del 26.06.2019.

[2] Art. 844 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 28 marzo – 26 giugno 2019, n. 27968

Presidente Aceto – Relatore Gentili

Ritenuto in fatto

Il Tribunale di Brindisi, con sentenza del 8 marzo 2018, ha condannato N.L. e N.A. alla pena di giustizia, avendoli riconosciuti responsabili, in concorso fra loro, del reato di cui all’art. 659 c.p., per avere, utilizzando gli apparecchi televisivi e radiofonici ad alto volume in ora della tardissima sera e della prima notte e movimentando i mobili all’interno del loro appartamento, cagionato immissioni sonore tali da disturbare il riposo e la quiete delle persone.

In particolare il capo di imputazione fa riferimento alla condizione di tale M.A. e dei genitori di costei, occupanti l’appartamento ubicato al piano sottostante quello degli imputati.

Avverso la predetta sentenza ha interposto ricorso per cassazione il solo N.L. osservando che il Tribunale di Brindisi avrebbe fatto cattivo governo della normativa vigente in materia, posto che per la integrazione del reato non è sufficiente che a subire il disturbo sia una sola persona.

Ha aggiunto il ricorrente che il Tribunale non ha svolto alcun accertamento in ordine alla intensità dei rumori in questione, anche al fine di verificarne la efficacia diffusiva.

Infine ha contestato la motivazione della sentenza in relazione al trattamento sanzionatorio ed in particolare riguardo alla mancata concessione, ingiustificata, delle circostanze attenuanti generiche.

Considerato in diritto

Il ricorso è fondato e la sentenza impugnata deve, pertanto, essere annullata.

Effettivamente, secondo quanto lamentato dal ricorrente, la sentenza impugnata non fornisce alcun elemento dimostrativo in ordine alla intensità delle immissioni sonore promananti dalla sua abitazione ed in relazione alla loro, sia pur solo potenziale, idoneità ad arrecare disturbo alla quiete ed al riposo di una indeterminata aliquota di individui.

Sul punto la giurisprudenza di questa Corte ha più volte rilevato che, sebbene la relativa prova possa essere desunta con ogni mezzo (Corte di cassazione, Sezione III penale, 16 marzo 2015, n. 11031), quindi anche sulla base di una valutazione di carattere logico fondata sul dato obbiettivo della loro intensità, la rilevanza penale delle immissioni sonore, secondo la previsione di cui all’art. 659 c.p., comma 1, impone che queste siano, sia pure solo potenzialmente, idonee ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone, anche se, per ipotesi, le stesse siano abitanti di un unico complessi residenziale (Corte di cassazione, Sezione III penale, 2 maggio 2018, n. 18521; idem Sezione I penale, 13 novembre 2013, n. 45616).

Nel caso di specie la verifica di tale situazione, che ancora di recente è stata ulteriormente ribadita da questa Corte nei termini secondo i quali, sebbene – trattandosi di reato di pericolo presunto – ai fini della integrazione del reato de quo, non vi è la necessità che sia fornita la prova dell’effettivo disturbo patito da più persone, occorre tuttavia che sia dimostrata la idoneità della condotta posta in essere a pregiudicare la quiete ed il riposo di un numero indeterminato di soggetti (Corte di cassazione, Sezione III penale, 9 ottobre 2018, n. 45262), è stata del tutto omessa dal Tribunale brindisino, il quale ha, illogicamente, fatto derivare la idoneità delle immissioni sonore di cui al capo di imputazione a cagionare un generalizzato disturbo dalla circostanza, di per sé neutra, che le stesse erano state prodotte in un ambiente condominiale, frequentato ed abitato da un rilevante numero di individui, senza in alcun modo aver valutato che, solamente laddove le stesse avessero avuto una rilevante intensità, le medesime avrebbero avuto quella idoneità a diffondersi, tale da cagionare la potenziale diffusa molestia; in realtà, potrebbe, anzi, sostenersi che proprio il fatto che, pur in un ambiente densamente popolato, le lamentele in ordine alla predette immissioni abbiano avuto una unica e numericamente assai limitata fonte, avrebbe dovuto indurre il giudicante ad una più scrupolosa indagine riguardante la loro idoneità a diffondersi, apparendo singolare che, pur in una situazione di possibile generalizzata molestia, le effettive lamentele siano state poi concentrate nei soli soggetti, proprio perché più prossimi alla loro origine, potevano subirne gli effetti, quand’anche le stesse non avessero una particolare capacità di diffondersi.

Con un tale rilievo non si vuole, evidentemente, porre in dubbio la effettività del disturbo in ipotesi patito dai denunzianti, quanto evidenziarne, in assenza di una più approfondita indagine in ordine alla sua attitudine a colpire una indifferenziata massa di persone, la esclusiva rilevanza civilistica, nell’ambito del regolamento dei rapporti e degli eventuali conflitti di vicinato, e la non integrazione attraverso di esso degli estremi del fatto penalmente significativo.

– La sentenza impugnata, assorbita la doglianza avente ad oggetto la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, deve essere, pertanto, annullata (estendendosi gli effetti dell’annullamento anche nei confronti del coimputato non impugnante), con rinvio al Tribunale di Brindisi che, in diversa composizione personale, rivaluterà, avvalendosi ove necessario degli opportuni strumenti tecnici, la idoneità della lamentate immissioni sonore a costituire disturbo alla quiete ed al riposo di un numero indeterminato di persone, posto che solo ricorrendo la predetta condizione, allo stato non adeguatamente verificata, risulterebbe integrato il reato di cui in contestazione.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata, con rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Brindisi.

Motivazione semplificata.


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1 Commento

  1. Leggendo e rileggendo, e dopo una vita sessantennale in condominio, continuo a restare della mia vecchissima teoria: l’unica soluzione è FARSI GIUSTIZIA DA SOLI, sic! Provare per credere… La casistica è ormai “quasi” una Treccani… Provate… provate a rivolgervi alle cosiddette autorità costituite… Mi viene da dire: vai avanti tu che mi vien da ridere…

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