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A 16 anni si puo decidere con quale genitore stare?

6 Agosto 2019 | Autore:
A 16 anni si puo decidere con quale genitore stare?

Questo articolo spiega in che modo un sedicenne, in caso di separazione dei genitori, può scegliere se vivere con la madre o con il padre.

Stai per separarti da tua moglie. Avete una figlia di 16 anni, alla quale sei molto legato. Non siete riusciti a trovare un accordo che vi consentisse di ricorrere alla procedura consensuale: tua moglie, infatti, pretende da parte tua un assegno di mantenimento che ti sembra eccessivo. Saranno quindi i giudici a decidere sui vari aspetti della vostra separazione, tra i quali va considerato anche l’affidamento di vostra figlia. Questo ti preoccupa più delle questioni economiche: infatti, anche se ti dispiace constatarlo, tua moglie si è rivelata una pessima madre, distratta e poco attenta alle esigenze della ragazza. Quest’ultima ti ha detto chiaramente che desidera vivere con te. Ma tu ti chiedi se a 16 anni si può decidere con quale genitore stare. In questo articolo ti spiegherò quando ciò può avvenire e con quali limiti.

Quando due persone si separano, si pone la delicata questione dell’affidamento degli eventuali figli minori della coppia. Se la separazione avviene consensualmente, in linea di massima non vi sono problemi: saranno gli stessi coniugi a concordare con chi dei due i figli debbano abitare, e le modalità di incontro con l’altro genitore. Il tribunale farà comunque un controllo su tali accordi, per accertare che essi non contrastino con gli interessi dei minori. Se, invece, marito e moglie non sono d’accordo sui contenuti della separazione, saranno i giudici a decidere riguardo ad essi, anche per quello che riguarda  la scelta del genitore con i quale vivranno i figli.

Come funziona l’affidamento dei figli nella separazione?

Quando due persone si separano, il tribunale decide sull’affidamento dei figli soltanto se questi ultimi sono  minorenni, quindi se non hanno ancora compiuto i 18 anni. Superata questa età, infatti, i ragazzi, anche se probabilmente immaturi e non autosufficienti,  sono maggiorenni e possono liberamente scegliere il genitore con il quale abitare: al limite, se sono in grado di farlo possono anche decidere di vivere per conto proprio.

Per decidere i giudici tengono conto principalmente dell’interesse del minore, che prevale su tutto. Pensa a come deve sentirsi un bambino o un ragazzo i cui genitori si separano: certamente si tratta di un trauma, perché il desiderio di ogni figlio è di vivere in una famiglia unita e serena. Purtroppo questo non sempre è possibile, ed assistere a continui litigi o addirittura a scene di violenza è certamente peggio che avere i genitori separati. La legge vuole quindi che i giudici, ai fini della loro decisione, tengano conto dell’esclusivo interesse morale e materiale del figlio, per consentirgli di superare, per quanto possibile, il trauma della disgregazione della famiglia.

Per raggiungere questo scopo, la regola generale è quella dell’affidamento condiviso [1]: il minore viene affidato ad entrambi i genitori, che devono occuparsene mantenendo con lui un rapporto sereno ed equilibrato. In particolare, padre e madre devono continuare a garantirgli cura, educazione ed istruzione, ed agevolare i rapporti con i componenti delle rispettive famiglie di origine: nonni, zii e cugini.

Quindi, se ti stai separando e dal tuo matrimonio sono nati dei figli ancora minorenni, devi sapere che con ogni probabilità i giudici decideranno che sia tu che il tuo coniuge dovrete continuare ad occuparvene esattamente come avveniva prima della separazione.

Questo tuttavia non avviene sempre. Infatti, se il giudice ritiene che l’affidamento condiviso sia contrario agli interessi del minore, può decidere di affidare quest’ultimo ad uno soltanto dei genitori. Pensa al caso di un padre o una madre che hanno compiuto, prima della separazione, atti di violenza familiare, che hanno coinvolto anche il figlio; oppure al caso di un genitore che abbia delle cattive frequentazioni, che potrebbero turbare la serenità del bambino o del ragazzo e dargli un cattivo esempio; oppure, ancora, a casi di malattia psichica che rendono impossibile a uno dei genitori di occuparsi del figlio. In ipotesi come queste, il tribunale dispone l’affidamento esclusivo del minore al genitore che viene ritenuto idoneo [2], spiegando le ragioni della propria decisione.

Diverso dall’affidamento è il collocamento dei figli: occorre, infatti, decidere presso quale dei due genitori essi dovranno vivere.

Come funziona il collocamento dei figli nella separazione?

Se i figli sono stati affidati esclusivamente a uno dei genitori, non vi sono dubbi: dovranno vivere presso quest’ultimo. In caso di affido condiviso, invece, occorre decidere presso quale dei genitori i figli dovranno abitare.

Il collocamento può essere di tre tipi:

  • collocamento prevalente. In questo caso il minore ha la residenza prevalente presso uno dei genitori, che viene considerato più idoneo a garantirgli una vita domestica serena.  Questo genitore viene detto “collocatario”, e spesso (sia pure con delle eccezioni) si tratta della madre.  Questa è la soluzione che viene adottata più frequentemente dai giudici, perché garantisce al bambino o al ragazzo una certa stabilità. Infatti si ritiene, giustamente, che il minore si troverebbe disorientato se dovesse continuamente spostarsi tra le abitazioni dei genitori. Naturalmente, l’altro genitore ha il diritto di incontrare il figlio e di trascorrere del tempo con lui: riguardo a questo saranno i giudici a stabilire i tempi e le modalità di incontro. Se durante la causa i coniugi hanno mostrato una certa ragionevolezza, il tribunale si limiterà a dare delle indicazioni di massima, e poi essi potranno regolare i loro rapporti con il figlio concordandone i dettagli. Se, viceversa, durante la causa i coniugi hanno mostrato conflittualità, per evitare problemi i giudici stabiliranno nel dettaglio i giorni e gli orari in cui il coniuge non collocatario potrà incontrare i figli, la durata degli incontri, i giorni in cui egli potrà tenere il minore con sé, quanto tempo il bambino o ragazzo possa restare con lui. Inoltre, il tribunale deciderà anche con chi il minore debba trascorrere le vacanze natalizie, pasquali ed estive e i fine settimana;
  • collocamento alternato. In questo caso il minore vive alternativamente con ciascuno dei genitori:  ad esempio un mese con il padre e un mese con la madre. Come ti dicevo, questo sistema non è molto adoperato, perché si ritiene che il bambino o ragazzo possa disorientarsi trasferendosi spesso da un’abitazione all’altra. Egli deve avere infatti un ambiente domestico stabile e degli spazi propri nei quali studiare, riposare, giocare, ricevere gli amici;
  • collocamento invariato. In questo caso il figlio abita stabilmente quella che era la residenza familiare, e i genitori si alternano a vivere con lui: ad esempio, una settimana la madre e una il padre. Questa soluzione è praticabile soltanto se i coniugi sono d’accordo, ed ha il vantaggio di evitare al minore spostamenti, consentendogli di vivere sempre nello stesso ambiente e di conservare le sue abitudini. Il genitore che per un certo periodo coabita con il minore deve naturalmente consentire all’altro di incontrare il figlio, e terminato il periodo di coabitazione deve lasciare subito l’abitazione all’altro genitore perché subentri.

Il figlio minore può decidere con quale dei genitori abitare?

Se la separazione è giudiziale, è il tribunale a decidere sia sull’affidamento che sul collocamento dei figli minori della coppia. La decisione si basa su diversi elementi di valutazione, raccolti durante la causa: il comportamento dei coniugi, le ragioni che hanno portato alla separazione, l’attività svolta da ciascuno di essi, e così via.

Ma la volontà del minore, che è il diretto interessato, non conta? In particolare un sedicenne, che non è più un bambino e che quindi dovrebbe essere in grado di scegliere con un certo giudizio, può decidere con quale genitore stare?

La legge prevede che il giudice, ai fini della decisione, ascolti il figlio minore della coppia che abbia compiuto i 12 anni di età [3].  Non solo: egli può ascoltare anche il bambino che abbia un’età inferiore, se lo ritiene capace di discernimento. Con questa espressione si intende la capacità del minore di capire le situazioni e gli eventi, di ragionare in modo autonomo e di formarsi una propria opinione. Come fa il giudice a capire se il minore ha capacità di discernimento? Se lo ritiene opportuno egli può disporre un primo colloquio del bambino con un esperto, ma non è tenuto a farlo. La Corte di Cassazione [4] ha infatti affermato che l’accertamento tecnico non è indispensabile, e che può essere lo stesso giudice, sentito il minore, a valutare la sua capacità di discernimento.

Come vedi, sia la legge che la giurisprudenza tengono in grande considerazione l’opinione dei figli nelle cause di separazione che riguardano i genitori. Se i giudici devono tener conto delle preferenze di un ragazzino di 12 anni, e possono sentire anche bambini di età inferiore, a maggior ragione sarà importante il parere di un sedicenne che dichiara di preferire di vivere con l’uno o con l’altro genitore.

Naturalmente, come ti ho detto all’inizio, il tribunale deve avere come obiettivo la realizzazione dell’interesse morale e materiale del minore, e non è detto che quest’ultimo coincida con le preferenze del ragazzo. Ad esempio, un sedicenne potrebbe dichiarare di voler vivere con il padre, perché quest’ultimo gli consente di non studiare e di fare tardi la sera. Oppure una ragazzina potrebbe preferire di abitare con la madre, che è spesso assente da casa, sapendo che potrebbe avere maggiore libertà senza essere controllata. In casi come questi i giudici, se le situazioni descritte sono emerse nel corso della causa, prenderanno decisioni diverse rispetto alla volontà dei ragazzi.

Quindi sia chiaro: l’opinione dei figli è importante, ma non è vincolante per i giudici. Questi ultimi, tuttavia, se decidono di affidare il ragazzo a un genitore diverso rispetto a quello che avrebbe preferito, devono motivare la loro decisione. La Cassazione, inoltre, ha stabilito che la motivazione deve essere proporzionale alla capacità di discernimento del minore [5].

Quindi, più quest’ultimo si mostra ragionevole e maturo, più i giudici sono tenuti a dare conto, in maniera dettagliata, delle ragioni della propria decisione.

Come vedi, a 16 anni si può decidere con quale genitore stare. Molto spesso la preferenza manifestata dal ragazzo verrà accontentata; questa però non è una regola assoluta, perché quello che veramente conta è realizzare il suo vero interesse. Egli potrebbe non gradire una decisione del tribunale contraria ai suoi desideri, per poi comprenderne le ragioni da adulto.

note

[1] Art. 337-ter cod. civ.

[2] Art. 337-quater cod. civ.

[2] Art. 337-octies cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 752/2015.

[5] Cass. sent. n. 16658/2014.


1 Commento

  1. Il giudice è straordinariamente ben pagato per potersi prendere le proprie responsabilità, anziché disinvoltamente scaricarle sul minore sedicenne.

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