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Adeguata verifica della clientela: chi deve trasmetterla?

13 Luglio 2019
Adeguata verifica della clientela: chi deve trasmetterla?

Ho chiesto il riscatto anticipato di una polizza vita e l’accredito del valore attuale su un conto corrente di Poste Italiane, intestato a me e mia moglie. Tra i documenti richiesti dalla società assicuratrice c’è il Questionario di Adeguata Verifica. L’Ufficio postale dove è radicato il mio conto me l’ha rilasciato, compreso del codice identificativo della direttrice, e l’ho inoltrato via PEC all’assicurazione. Questa mi ha risposto che il Questionario deve essere spedito via PEC o raccomandata direttamente dall’Ufficio Postale rigettando così quello da me inoltrato. Il direttore, al quale ho fatto leggere la lettera dell’assicurazione,  mi ha risposto che non spetta alle Poste inviare il Questionario. Cosa devo fare per portare a buon fine il riscatto della polizza e relativo accredito?

Il quesito posto dal lettore è così riassumibile: il questionario sull’adeguata verifica della clientela deve essere trasmesso all’impresa assicuratrice direttamente dal cliente oppure dall’istituto (banca o Poste) presso cui i soldi del riscatto assicurativo verranno depositati?

Si ritiene che la società assicuratrice abbia ragione: devono essere le Poste ad inviare il modulo di adeguata verifica della clientela. Questo perché la legge (d. lgs. 231/2007) impone agli intermediari finanziari di sottoporre il questionario ai propri clienti: sono loro, infatti, ad essere vincolati dalla normativa antiriciclaggio. Un modulo di adeguata verifica compilato e inviato dal cliente stesso non avrebbe senso.

D’altronde, le condizioni contrattuali imposte dalla società assicuratrice sono molto chiare: sono gli intermediari finanziari a dover raccogliere presso la clientela il suddetto modulo, e sono sempre loro a doverlo trasmettere. Il modulo deve essere firmato dall’Intermediario Finanziario, che attesta in questo modo le informazioni contenute nel modulo stesso. Non si può quindi considerare valido un modulo firmato solo dal cliente o dal beneficiario.

La firma del rappresentante dell’intermediario certifica che il modello è stato compilato dal cliente, così come identificato dalla documentazione prodotta. È chiaro, poi, che se è firmato dal rappresentante dell’intermediario, è anche da questi inviato.

L’adeguata verifica del cliente è pertanto onere che incombe su professionisti e intermediari finanziari e serve a combattere i fenomeni di riciclaggio e di finanziamento delle attività terroristiche.

Il d.lgs n. 90/2017 specifica ancor più gli obblighi in materia di antiriciclaggio, stabilendo che l’obbligo di adeguata verifica del cliente e del titolare effettivo scatta, fra le altre ipotesi:

  • in occasione dell’instaurazione di un rapporto continuativo o del conferimento dell’incarico per l’esecuzione di una prestazione professionale;
  • in occasione dell’esecuzione di un’operazione occasionale, disposta dal cliente, che comporti la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari o superiore a 15.000 euro, indipendentemente dal fatto che sia effettuata con una operazione unica o con più operazioni che appaiono collegate per realizzare un’operazione frazionata ovvero che consista in un trasferimento di fondi superiore a 1.000 euro.

Per le banche, le Poste Italiane S.p.A., gli istituti di moneta elettronica e di pagamento, gli obblighi di adeguata verifica della clientela devono essere comunque osservati quando agiscono da tramite o siano comunque parte nel trasferimento di denaro contante o titoli al portatore, in euro o valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, di importo complessivamente pari o superiore a 15.000 euro.

In sintesi, dunque, ritengo corretto quanto sostenuto dall’assicurazione. Per sbloccare la situazione, si suggerisce al lettore di rivolgersi nuovamente al direttore delle Poste specificando che sono gli intermediari finanziari (e i professionisti, in determinati casi) ad occuparsi dell’adeguata verifica del cliente e che, pertanto, spetta loro l’invio ad altro istituto di credito. Questo perché la normativa sull’antiriciclaggio onera suddetti istituti ad effettuare i controlli sulla clientela. Tra l’altro, il rifiuto di inviare tale documentazione costituirebbe anche inadempimento delle Poste agli obblighi imposti per legge.

Se anche così dovesse rifiutarsi, non resta che affidarsi ad un legale perché diffidi formalmente l’ufficio postale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva


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