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Denuncia abuso edilizio: è segreta?

2 Luglio 2019
Denuncia abuso edilizio: è segreta?

Sopralluogo vigili urbani per presunto abuso edilizio e diritto di accesso agli atti amministrativi per sapere chi ha sporto denuncia.

Immagina di ricevere a casa una visita dei vigili urbani. Sono stati allertati da un vicino – che preferisce rimanere anonimo – secondo cui avresti eseguito dei lavori abusivi sul terrazzo. Dopo essere entrati, gli agenti ti chiedono gli originali delle pratiche amministrative e delle autorizzazioni edilizie che ti sono state rilasciate dal Comune. Prima di consegnare loro la documentazione in tuo possesso, pretendi di sapere chi è stato a denunciarti. A detta dei vigili, però, si tratta di informazioni segrete, coperte da privacy. Risultato: non puoi sapere chi è la “spia”. Insistere non ti serve a nulla. Così decidi di rivolgerti direttamente all’ufficio del Comune. A tuo avviso, infatti, il diritto alla difesa – tutelato dalla Costituzione – si può esplicare solo nella misura in cui si possa conoscere il nome e cognome del proprio avversario. È davvero così? La denuncia di abuso edilizio è segreta? La questione è stata analizzata da una recente sentenza del Tar Liguria [1].

È possibile una denuncia anonima?

Secondo i giudici amministrativi, in Italia «non esistono denunce segrete». Non si può tutelare, quindi, la privacy di chi segnala all’ente locale la presenza di un abuso edilizio.

Il presunto colpevole, che riceve il sopralluogo della municipale, ha diritto a sapere da chi è partita la segnalazione o l’esposto. Per farlo può presentare un’istanza di accesso agli atti amministrativi presso il Comune da cui è partitolo il sopralluogo dei vigili. Ed il Comune non ha giustificazioni: deve rispondere.

Nella pronuncia in commento, il Tar Liguria – d’accordo con altre e numerose sentenze che già in passato hanno affrontato il medesimo tema – sostiene che al privato deve essere consegnata un copia dell’esposto presentato contro di lui anche se la verifica ha avuto esito negativo e non è stato rilevato alcun abuso edilizio.

In buona sostanza, responsabile o meno, chi è stato incolpato di un abuso edilizio deve sapere chi lo ha denunciato.

Detto in termini giuridici e più tecnici, il cittadino è portatore di un «interesse qualificato» a conoscere il nome di chi lo accusa: il Comune ha venti giorni di tempo per tirare fuori le carte. Non ha diritto alla riservatezza chi assume iniziative che comunque incidono sulla sfera giuridica di terzi. Il nostro ordinamento, scrivono i giudici, è ispirato a principi democratici di trasparenza e responsabilità che impediscono di tenere nascosto il nome dell’autore di denunce, segnalazioni o esposti.

La denuncia di un abuso edilizio non è un atto privato: esso esce dal controllo dell’autore una volta entrato nella sfera di conoscenza dell’amministrazione ed è anche il presupposto dell’attività ispettiva. Poiché qualsiasi attività amministrativa deve rispettare il principio di trasparenza, il privato ha diritto a sapere da cosa e da chi è stato originato il controllo.

Se la denuncia è anonima che succede?

Certo, la possibilità di rivelare il nome e cognome del soggetto da cui è partita la segnalazione di abuso edilizio trova un ostacolo insormontabile nel caso in cui questi ha fatto partire una lettera anonima, non essendo l’amministrazione in grado di risalire alla sua identità. Tuttavia, a riguardo, come chiarito dalla Cassazione [2], la denuncia anonima non ha alcun valore sotto un aspetto processuale: essa può servire al massimo a stimolare il potere di indagine degli inquirenti. Tuttavia, una “denuncia anonima” non può essere posta a fondamento di atti “tipici di indagine” e, quindi, non è possibile procedere a perquisizioni, sequestri e intercettazioni telefoniche, trattandosi di atti che implicano e presuppongono l’esistenza di indizi di reato. Comunque, gli elementi contenuti nelle “denunce anonime” possono stimolare l’attività di iniziativa del pubblico ministero e della polizia giudiziaria al fine di assumere dati conoscitivi, diretti a verificare se dall’anonimo possano ricavarsi estremi utili per l’individuazione di un crimine [3].

Il vicino di casa può accedere alla licenza edilizia 

Se trasparenza amministrativa deve essere, lo è per tutti. Quindi, come chi è stato denunciato per abuso edilizio ha diritto a sapere da chi è partita la segnalazione, al pari il suo vicino di casa può accedere agli atti per verificare la regolarità della costruzione limitrofa e scoprire se questa è stata autorizzata o meno, se conforme alla licenza edilizia o presenta delle diversità. Anche sul punto, la giurisprudenza è stata chiara [4]: spetta il diritto di accesso agli atti nel caso di istanza presentata dal proprietario di un terreno attiguo onde verificare la presenza di eventuali abusi edilizi.

In materia edilizia, insomma, non esiste un diritto alla riservatezza in capo, fatta salva la semplice curiosità non supportata da uno specifico interesse alla tutela della proprietà privata.

note

[1] Tar Liguria sent. n. 510/2019.

[2] Cassazione penale , sez. IV , 28/04/2016 n. 39028.

[3] Cassazione penale , sez. VI , 22/04/2016 , n. 34450

[4] Tar Ancona , sez. I , 07/11/2014 , n. 923.


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