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Quanti farmaci può prescriverci il medico?

3 Luglio 2019
Quanti farmaci può prescriverci il medico?

> Salute e benessere Pubblicato il 3 Luglio 2019



Il paziente può ottenere fino a 2 confezioni del farmaco prescritto sulla ricetta medica, ma per le patologie croniche il limite sale fino a 3. Infine, in alcuni casi eccezionali, è possibile prescrivere fino a 6 confezioni dello stesso farmaco sulla medesima ricetta.

Uno dei motivi per cui più frequentemente ci rechiamo dal nostro medico di fiducia è per farci prescrivere dei farmaci. Nel momento in cui il medico di base rilascia la ricetta (o prescrizione) per l’acquisto di medicine possiamo recarci in farmacia per ottenere la confezione del medicinale di cui abbiamo bisogno. Talvolta, sono farmaci occasionali, come ad esempio un antibiotico o un antidolorifico, altre volte farmaci che assumiamo quotidianamente.

La maggior parte della popolazione italiana che assume giornalmente farmaci, necessita di medicinali per l’ipertensione o per curare l’ipercolesterolemia. La prescrizione ha validità di trenta giorni. Ciò significa che dal trentunesimo giorno quella ricetta sarà nulla e non valida ai fini dell’erogazione del farmaco. Molto spesso, i quantitativi di farmaci presenti in una confezione non sono sufficienti per soddisfare i bisogni del paziente per l’intera cura. Sarà, pertanto, necessario recarsi nuovamente in farmacia prima della fine della cura. Quanti farmaci può prescriverci il medico? Per scoprirlo, continua a leggere questo articolo.

Qual è il numero massimo di confezioni sulla stessa ricetta?

A tal proposito, ci saremo accorti che il nostro medico di famiglia non prescrive quasi mai più di due confezioni sulla stessa ricetta. Ci sono però numerose situazioni in cui il quantitativo di farmaco presente in una singola confezione – così come venduta dalla casa farmaceutica – non è sufficiente per l’intera cura, sicché già sai in partenza che, a breve, dovrai nuovamente presentarti in farmacia per comprare ulteriori unità dello stesso prodotto. Ma è possibile ottenere, già dal primo acquisto, e con la medesima ricetta medica, più confezioni? Quante medicine si possono avere con una ricetta? Prima di rispondere dobbiamo chiarire che il riferimento è alla ricetta medica Ssn sulla quale vengono prescritti i farmaci non a pagamento.

Da circa tre anni (precisamente dal marzo 2016) il vecchio ricettario “bianco e rosso” è stato sostituito dalla c.d. ricetta elettronica [1]. Il nostro medico prescrive la ricetta telematicamente e ci rilascia un promemoria su carta bianca (da non confondere con la “ricetta bianca” per i farmaci a pagamento) da presentare in farmacia. Esso contiene, oltre ai dati del paziente (nome, cognome, codice fiscale ed indirizzo di residenza) i farmaci prescritti ed eventuali esenzioni.

Inoltre, ed è questa la vera “rivoluzione digitale” messa in atto dal Sistema sanitario nazionale, riporta anche un vero e proprio codice a barre necessario ad identificare quella determinata prescrizione in maniera univoca e a livello nazionale. Il farmacista, attraverso un apposito sistema telematico, tramite il codice identificativo riportato sul promemoria, riuscirà a risalire direttamente alla prescrizione. La sostituzione del ricettario Ssn “bianco e rosso” con la c.d. ricetta elettronica o dematerializzata ha la finalità di eliminare del tutto, in futuro, la ricetta cartacea.

Il principale vantaggio della ricetta elettronica è quello di essere valida a livello nazionale, molto utile soprattutto se si va in vacanza fuori dalla regione di provenienza. Un altro vantaggio della ricetta telematica è quello di poter inviare e ricevere le ricette via email [2].

Il medico di famiglia, infatti, quando aprirà sul desktop la prescrizione, potrà scegliere se stamparla oppure inviarla tramite email. Il paziente impossibilitato a raggiungere lo studio medico avrà, quindi, la possibilità di ricevere copia della ricetta richiesta sulla propria casella di posta elettronica. Naturalmente, ciò è possibile soltanto per la prescrizione di quei farmaci già presenti nel piano terapeutico di ogni paziente, che non richiedono una visita diretta da parte del dottore.

In ogni modo, che sia ricetta “bianca e rossa” o che sia ricetta elettronica, il dottore di famiglia normalmente prescrive soltanto due confezioni sulla stessa ricetta. Solo in alcuni casi eccezionali, qualora abbiate patologie croniche confermate dall’apposita esenzione, il medico potrà prescrivere più confezioni dello stesso farmaco sulla stessa ricetta. Nel caso, appunto, di patologie croniche il limite sale a tre confezioni del medesimo farmaco.

Infine, nell’ipotesi di malattie invalidanti o rare, oppure se si tratta di antibiotici iniettabili, soluzioni per fleboclisi e iterferoni iniettabili, è possibile acquistare fino a sei confezioni del medesimo farmaco con la stessa ricetta medica [3].

Si può acquistare, con la ricetta per un farmaco, un altro di tipo generico?

Immaginiamo che il paziente, una volta in farmacia con la ricetta ove è indicato il nome di uno specifico farmaco, venga a sapere dal farmacista che ne esiste un altro – di tipo generico (o meglio detto «equivalente») – con le medesime caratteristiche, ma di diversa marca, che costa di meno. Può, in questo caso, valersi della prescrizione del medico curante per ottenere la medicina generica, sebbene diversa da quella prescritta? La risposta è sì, salvo che il medico abbia indicato sulla ricetta la seguente dicitura «Farmaco non sostituibile».

Quindi, in generale, il paziente può ottenere, con la medesima prescrizione, anche due confezioni di medicine equivalenti. Anzi, il farmacista per legge deve sempre informare il paziente dell’eventuale esistenza di un farmaco generico avente il medesimo principio attivo e il malato può acconsentire di ricevere il medicinale equivalente al posto di quello di marca.

Com’è noto, la precedente normativa in materia [4] non permetteva al paziente, né al farmacista di sostituire il prodotto prescritto dal medico. Ciò poteva accadere soltanto in casi tassativamente stabiliti nell’ambito del Ssn per il rimborso del sistema di riferimento, o in particolari casi di urgenza assoluta. Attualmente, con la normativa vigente [5] è, invece, possibile la sostituzione. Ciò è permesso qualora il medicinale prescritto sia irreperibile nel normale ciclo distributivo o la farmacia ne risulti momentaneamente sprovvista.

Nei predetti casi, il farmacista consegna al paziente un altro medicinale di uguale composizione (avente lo stesso c.d. principio attivo) e con le stesse indicazioni terapeutiche. Il malato, informato dal farmacista della indisponibilità del medicinale prescritto e della possibilità di ottenerne un’altro corrispondente in sostituzione, è libero di accettare o rifiutare l’offerta del farmacista.

Dunque, la ricetta medica costituisce l’autorizzazione all’uso del medicinale e comporta una doppia responsabilità: quella del medico e quella del farmacista. Il primo è responsabile relativamente al medicinale prescritto. La responsabilità del farmacista, invece, attiene alla perfetta corrispondenza del medicinale dispensato con quello prescritto dal medico. La responsabilità professionale del farmacista pertanto, si limita alla corrispondenza tra quanto ordinato dal medico e quanto dispensato. Gli eventuali effetti collaterali del medicinale, qualora l’erogazione del farmaco sia stata corretta, ricadono esclusivamente sul medico.

Acquisto di medicine senza ricetta

In determinati casi di particolare necessità e urgenza, il malato può acquistare in farmacia medicine senza ricetta [6]. In tali ipotesi, la legge prevede che il farmacista non possa rifiutare di consegnare all’assistito, anche in assenza di prescrizione medica, i farmaci che di norma avrebbero bisogno della ricetta medica.

Si tratta del caso in cui il malato, dimesso il giorno precedente dall’ospedale, richiede al farmacista un cortisonico iniettabile mostrando la documentazione ospedaliera che raccomanda il trattamento con quel tipo di farmaco. Oppure quando il paziente chiede al farmacista un farmaco per il quale è già presente in farmacia una ricetta non anteriore a sei mesi, con la stessa prescrizione. Il farmacista deve, comunque, documentare in apposito registro questi casi eccezionali.

Il farmacista potrà consegnare solo la confezione con il più basso numero di unità di farmaco. Questa facoltà non vale per i farmaci stupefacenti o psicotropi, mentre le altre tipologie di medicinali per malattie croniche potranno essere dispensate senza ricetta medica solo se il paziente esibirà in farmacia un documento che confermi la patologia per cui è indicato il farmaco oppure se in farmacia risultano altre precedenti ricette analoghe dello stesso paziente o se il paziente esibisce una ricetta scaduta da non oltre trenta giorni o per conoscenza diretta delle condizioni di malattia dell’assistito da parte del farmacista.

In conclusione, il medico di famiglia potrà prescrivere al massimo due confezioni sulla stessa ricetta (non necessariamente dello stesso farmaco, è possibile anche avere due farmaci diversi, naturalmente in quel caso una confezione ciascuno).

In caso di patologie croniche, documentate dall’apposita esenzione regolarmente registrata presso le Asl locali, il dottore potrà prescrivere fino a 3 confezioni e, eccezionalmente, anche 6 confezioni.

note

[1] D.L. n. 179 del 2012.

[2] La trasmissione della ricetta all’assistito, attraverso sistemi telematici, deve avvenire nel rispetto dei dati sensibili del paziente e previo il suo consenso informato.

[3] Art. 9 L. 405/2001: «1. Fermo restando quanto previsto dal comma 12 dell’articolo 85 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, la prescrizione dei medicinali destinati al trattamento delle patologie individuate dai regolamenti emanati ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124, e’ limitata al numero massimo di tre pezzi per ricetta. La prescrizione non può comunque superare i sessanta giorni di terapia.

2. Sono abrogati il comma 6 dell’articolo 1 del decreto-legge 30 maggio 1994, n. 325, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 467, nonché il primo e il secondo periodo del comma 9 dell’articolo 3 del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124.

3. Limitatamente ai medicinali a base di antibiotici in confezione monodose, ai medicinali a base di interferone a favore dei soggetti affetti da epatite cronica e ai medicinali somministrati esclusivamente per fleboclisi e’ confermata la possibilita’ di prescrizione fino a sei pezzi per ricetta, ai sensi dell’articolo 9, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724. 4. Per i farmaci analgesici oppiacei, utilizzati nella terapia del dolore di cui all’articolo 43, comma 3-bis, del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, e’ consentita la prescrizione in un’unica ricetta di un numero di confezioni sufficienti a coprire una terapia massima di trenta giorni».

[4] D.L. n. 87 del 2005.

[5] DPR 371/98, art.6.

[6] D.L. del 30.03.2008.


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