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Bolletta acqua: prova i consumi?

3 Luglio 2019
Bolletta acqua: prova i consumi?

Come si contesta una bolletta dell’acqua per consumi eccessivi, per perdite dei tubi o rottura del contatore.

Hai ricevuto la bolletta dell’acqua: i consumi che ti vengono addebitati sono eccessivi. Forse il contatore è stato manomesso o forse c’è una perdita. Fatto sta che non è logicamente ipotizzabile, anche sulla scorta delle precedenti bollette, che tu possa aver consumato tutta quest’acqua. Apri un reclamo telefonando al fornitore e poi inviando una lettera formale di contestazione. Ma le tue rimostranze non sortiscono effetti: secondo la società la bolletta acqua prova i consumi. E tanto basta ad addebitarti i relativi costi. È davvero così? Chi ha ragione?

La questione, di particolare rilevanza, è stata affrontata dalla Cassazione in una recente ordinanza [1]. Alla Corte è stato chiesto che valore ha una bolletta dell’acqua e se questa è sufficiente a dimostrare, anche in un eventuale giudizio contro il consumatore, l’utilizzo della fornitura da questi effettuato. In tal caso, come può difendersi l’utente da una bolletta esagerata? Che strumenti ha in mano per contestare le risultanze di un contatore manomesso o guasto o di una tubatura con perdite? La bolletta acqua prova i consumi? Ecco le risposte che stai attendendo da tempo a tutti i tuoi dubbi.

La bolletta prova l’erogazione dell’acqua?

L’acqua non ha sapore, ma il pagamento della bolletta è certamente amaro. Per fortuna, secondo la Cassazione, la bolletta o la fattura non prova il servizio di erogazione dell’acqua e soprattutto le quantità utilizzate dall’utente.

Con la firma del contratto di utenza, il consumatore si impegna a riconoscere la fondatezza e la veridicità della bolletta, che, pertanto, è il primo punto di riferimento per l’addebito dei consumi. 

Senonché l’utente ha sempre la possibilità di contestare le risultanze delle bollette che ritiene non dovute o eccessive; in tale ipotesi, egli non deve fornire la prova delle ragioni per cui gli importi fatturati sono esorbitanti rispetto all’effettivo consumo, non avendo la possibilità e/o capacità di controllare eventuali perdite agli impianti o altri difetti di funzionamento (come ad esempio quelli del contatore). Tuttavia il consumatore deve quantomeno fornire degli “indizi”, delle presunzioni di non corrispondenza della bolletta all’effettivo consumo. 

Tali indizi possono essere ad esempio il confronto con le bollette precedenti (si pensi a una persona che si è sempre vista fatturare un determinato importo e, d’un tratto, riceve una bolletta pari al triplo delle pregresse mensilità), l’utilizzo dell’immobile (in una civile abitazione è inverosimile consumare il quantitativo d’acqua di un locale commerciale adibito, ad esempio, a lavanderia), il periodo di fatturazione (in un periodo estivo, in cui la casa è disabitata, è certamente meno intenso l’utilizzo dell’utenza rispetto agli altri mesi), il numero di persone che utilizzano la fornitura (una utenza monopersonale non potrà segnare consumi superiori a quelli di una famiglia con svariati membri), ecc.

La Cassazione ricorda che le bollette, in quanto documenti di provenienza unilaterale della stessa parte che le ha redatte (ossia la società fornitrice) e in presenza di una oggettiva contestazione in ordine all’effettiva erogazione del servizio da parte dell’utente, non sono sufficienti per l’effettiva dimostrazione del credito. 

Che succede se non pago una bolletta dell’acqua?

La bolletta dell’acqua ritenuta incongruente deve essere immediatamente contestata. Diversamente, l’emissione della fattura da parte della società fornitrice consente a quest’ultima di richiedere al giudice l’emissione di un decreto ingiuntivo. Tuttavia, in tal caso, è facoltà dell’utente presentare opposizione entro 40 giorni dalla notifica del decreto stesso. Nel giudizio di opposizione la fattura non è più prova dell’esistenza del credito: spetterà alla società fornitrice quindi fornire ulteriori elementi. Tanto è stato chiarito dalla Cassazione nella pronuncia in commento e in numerose altre occasioni [2].

Quando si prescrive la bolletta dell’acqua 

Le bollette emesse dopo il 2 gennaio 2020 si prescrivono dopo 2 anni. Quelle anteriori si prescrivono dopo 5 anni. Ciò vale anche per i relativi conguagli (con riferimento alla data di emissione).

La prescrizione può essere sempre interrotta da una raccomandata a.r. di diffida con la richiesta del pagamento.

Bolletta acqua: obbligo di lettura del contatore

La lettura del contatore deve essere effettuata almeno una volta all’anno da addetti del fornitore o da personale incaricato dallo stesso. Quando non è possibile eseguire la lettura, il personale lascia nella cassetta della posta apposita cartolina per l’autolettura. In assenza di una lettura del contatore ogni 12 mesi, l’eventuale conguaglio può essere contestato. Leggi Obbligo lettura contatore acqua. Difatti, è stato chiarito [3] che la pretesa del Comune (o ente gestore), basata su un consumo minimo di acqua presunto o a forfait è illegittima. Il prezzo della fornitura deve essere commisurato all’effettivo consumo e non può essere fissato secondo criteri presuntivi che prescindano totalmente dalla situazione reale e si appalesino, pertanto, illogici.

Che succede se l’acqua non è potabile o è inquinata?

La giurisprudenza ha chiarito che se il Comune o l’ente gestore fornisce acqua non potabile perché inquinata, l’utente ha diritto alla riduzione del corrispettivo dovuto per il consumo per il periodo di mancata utilizzazione dell’acqua nonché al risarcimento dei danni patiti.

Il ragionamento dei giudici è il seguente: poiché il corrispettivo dovuto al Comune per l’erogazione dell’acqua ad uso domestico non è una imposta o tassa, ma è la controprestazione di un servizio reso su richiesta dell’utente, se il servizio non viene reso correttamente si configura un inadempimento contrattuale. Ciò fa scattare il diritto alla riduzione del corrispettivo (per ridotta utilità del bene) ed, eventualmente, il risarcimento del danno (danni conseguenti alle differenti forme di approvvigionamento dell’acqua cui ha dovuto far ricorso il consumatore).

Perdite tubi di acqua: chi paga la bolletta?

In caso di perdita occulta di acqua dai tubi, la bolletta si paga? Secondo la giurisprudenza [4] no. Conta infatti la buona fede del proprietario dell’appartamento: è vero che questi è il titolare dei tubi dell’acqua inerenti al suo appartamento e che su di lui ricadono tutte le responsabilità per i danni da essi derivanti (ad esempi le infiltrazioni nell’appartamento di sotto), ma è anche vero che non è un tecnico in grado di comprendere, in anticipo (ossia prima dell’arrivo della bolletta sproporzionata) la possibilità di un consumo occulto.

Pertanto, proprio tale consumo esagerato non può essere posto a carico dell’utente, ma del gestore, il quale ha omesso di rispettare gli obblighi contrattuali, come integrati dalla normativa di settore [5] nonché il dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto.


note

[1] Cass. ord. n. 17659 del 2.07.2019.

[2] Cass. sent. n. 5915/2011. 

[3] Trib. Napoli 21 novembre 2001, Giud. Pace Nocera Inferiore 16 febbraio 2009, Giud. Pace Castellammare del Golfo 16 luglio 2004.

[4] GdP Cassino, sent. n. 4811/18. GdP Brindisi, sent. n. 8888/17.

[5] DPCM del 29.04.1999.


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