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L’usufrutto è pignorabile?

3 Luglio 2019
L’usufrutto è pignorabile?

Come tutelare la casa dai creditori cedendo la nuda proprietà e riservandosi l’usufrutto. L’azione revocatoria e la simulazione. 

Hai intenzione di cedere a tuo figlio la nuda proprietà della casa in cui vivi riservandoti però l’usufrutto. Lo fai, da un lato, per anticipare la divisione del tuo patrimonio e non lasciare nulla in sospeso per quando dovrai lasciare questa vita. Dall’altro lato, poiché hai dei debiti che non sei mai riuscito a saldare, vuoi evitare che i tuoi creditori possano avviare nei tuoi confronti un pignoramento immobiliare. Cedendo invece la proprietà dell’abitazione non dovresti rischiare nulla.

Prima però di spendere soldi tra notaio e tasse varie, ti chiedi se l’usufrutto è pignorabile. Cosa potrebbero fare nei tuoi confronti i creditori nel momento in cui si dovessero accorgere che non sei più proprietario della casa?

Ti anticipo: non sei il solo ad aver pensato a questo stratagemma per non pagare i debiti e non rischiare di essere espropriato dall’appartamento in cui vivi e che hai comprato con il frutto dei risparmi di una vita. Tuttavia, ci sono delle cose che devi sapere prima di firmare il rogito dal notaio. Attento, dunque, a quello che ti sto per dire.

Non mi limiterò a spiegarti se l’usufrutto è pignorabile o meno, ma cercherò anche di darti qualche consiglio pratico su come evitare ulteriori problemi giuridici che potrebbero porsi in tali situazioni. Ma procediamo con ordine.

Cessione nuda proprietà: vendita o donazione?

Se hai intenzione di cedere la nuda proprietà della casa in cui vivi a tuo figlio, devi stabilire se intendi vendergliela o donarla. La vendita offre meno problemi della donazione che, invece, è attaccabile sia dai creditori che dagli eredi (vedi successivi paragrafi). Tuttavia, la vendita è più costosa sotto un profilo fiscale e presenta il problema di dover documentare il passaggio di denaro.

Bisogna, però, stare attenti anche alle false vendite, ossia alle donazioni simulate. È questo il caso in cui, ad esempio, si stipula una vendita, ma il prezzo non viene mai versato dall’acquirente o viene pattuito un corrispettivo irrisorio, più simile a una donazione che a una vendita (ad esempio viene ceduto un immobile del valore di 150mila euro a 10mila euro).

In tali casi, la simulazione può essere contestata da chiunque (quindi anche da creditori ed eredi) fino a 10 anni dopo. È facile dimostrare l’intento simulatorio delle parti se non è mai partito alcun bonifico dal conto del compratore o se il valore di mercato dell’immobile è di gran lunga superiore rispetto a quello riportato nel rogito (col rischio peraltro di trovarsi alle calcagna la Finanza per evasione dell’imposta di registro).

Leggi sul punto Finta compravendita immobiliare tra parenti e L’erede e la prova della simulazione.

La cessione della nuda proprietà è revocabile

Se ti spogli di una parte consistente del tuo patrimonio, tanto da lasciarti privo di beni pignorabili, il creditore può esercitare nei tuoi confronti la cosiddetta azione revocatoria. Si tratta di una causa volta a rendere inefficace, nei suoi confronti, la cessione dell’immobile.

La revocatoria deve però essere intrapresa entro massimo cinque anni e può essere avviata solo da chi aveva un credito nei tuoi confronti nato prima dell’atto di cessione della casa.

È più facile revocare una donazione che una vendita

Nella donazione, il creditore deve limitarsi a dimostrare che il tuo patrimonio, all’esito della cessione, è rimasto privo di altri beni che, se pignorati, potrebbero garantire la sua soddisfazione (ad esempio, se hai un debito di 100mila euro e doni la tua unica casa che ne vale 200, la revocatoria è possibile; ma se hai altre proprietà immobiliari di pari o superiore valore, la revocatoria non può essere accolta).

Nella vendita, invece, il creditore deve dimostrare un’ulteriore circostanza: che il terzo acquirente era a conoscenza del debito già contratto dal venditore (cosa facile da dimostrare se si tratta di un familiare convivente ma quasi impossibile se si tratta di un estraneo).

In più, nel caso di donazione della nuda proprietà, se il creditore trascrive l’atto di pignoramento nei 12 mesi successivi alla stipula del rogito notarile, la casa può essere pignorata anche in capo al nuovo intestatario senza bisogno di revocatoria.

La cessione della nuda proprietà: cosa possono dire gli eredi?

La donazione presenta dei problemi con gli eredi che potrebbero contestare la divisione del patrimonio quando lede le quote di legittima. Questo potere è, però, in mano solo al coniuge e ai figli (o, in loro assenza, ai genitori). Se dovesse risultare che la donazione ha determinato una violazione delle regole sulla successione necessaria, gli eredi legittimari hanno 10 anni di tempo per impugnare la donazione. In questo caso, il genitore che vuole cedere la nuda proprietà a un solo figlio può far firmare agli altri eredi un atto di rinuncia alla contestazione della legittima.

Si può pignorare l’usufrutto?

Veniamo, infine, all’usufrutto. L’usufrutto è uno dei cosiddetti «diritti reali» ossia un diritto su una “cosa” (in latino, la parola “cosa” si diceva res). Tra tutti i diritti reali, il più noto è la proprietà. In quanto tale, l’usufrutto può essere pignorato. Il creditore può cioè sottoporre ad esecuzione forzata il diritto di usufrutto che vanta il debitore e metterlo in vendita tramite un’asta giudiziaria. Le regole sul pignoramento sono le stesse di quelle previste per qualsiasi altro pignoramento immobiliare.

Attenzione però: la durata dell’usufrutto, anche a seguito di aggiudicazione dopo il pignoramento, resta sempre quella indicata nel contratto di cessione dell’usufrutto stesso o, se non specificata, è pari alla vita dell’usufruttuario. Non è cioè possibile un usufrutto che prosegua dopo la morte dell’usufruttuario originario.

Così, ad esempio, qualora l’usufrutto dovesse essere venduto tramite l’asta, l’aggiudicatario sarà comunque costretto a lasciare l’immobile alla morte del debitore pignorato. Si tratta, quindi, di un tipo di contratto “rischioso” (in termini giuridici si dice “aleatorio”) in quanto la sua utilità è legata a un evento incerto e futuro.

In sintesi, l’eventuale acquirente nel corso della procedura espropriativa potrà godere di quanto acquistato all’asta solo per il tempo per cui l’usufrutto è stato costituito (quindi, nel caso di usufrutto vitalizio, sino alla morte del debitore sottoposto al procedimento esecutivo). Con la conseguenza che, se l’usufruttuario ha un’età avanzata è molto probabile che nessuno vorrà acquistare, nell’esecuzione forzata, il suo diritto di usufrutto (che ormai volge a scadenza) e le aste andranno deserte.

Pignorare l’usufrutto può avere una sua utilità: innanzitutto perché il debitore è costretto a lasciare l’immobile, viene cioè sostanzialmente «sfrattato». In questo modo, potrebbe essere portato a trovare un accordo con il creditore. In secondo luogo, non è così improbabile l’acquisto di un usufrutto all’asta: l’eventuale aggiudicatario, infatti, potrebbe essere intenzionato a mettere a frutto l’immobile tramite dei contratti di locazione.

Come evitare il pignoramento dell’usufrutto?

In verità, non c’è modo di evitare il pignoramento dell’usufrutto, anche se è una forma di pignoramento piuttosto rara (tanto più se l’usufruttuario è anziano: come detto, infatti, alla sua morte cesserebbe ogni diritto per l’aggiudicatario).

Al debitore che intende mettere al riparo l’immobile dai creditori conviene allora riservarsi – piuttosto che l’usufrutto – il cosiddetto diritto di abitazione che, invece, non è pignorabile.

In una precedente guida, abbiamo già affrontato i vantaggi connessi alla scelta di vendere (o donare) la nuda proprietà di una casa, riservandosi nello stesso tempo il diritto di abitazione (leggi l’articolo: No al pignoramento casa se c’è il diritto di abitazione). Infatti, proprio perché il Codice civile [1] vieta la cessione o qualsiasi altro tipo di trasferimento – sia volontario che forzoso – del diritto di abitazione, quest’ultimo non può essere neanche pignorato dai creditori.

La giurisprudenza dominante ritiene, infatti, impignorabile il diritto di abitazione, nonostante si tratti (nei fatti) di un diritto analogo all’usufrutto; dal punto di vista del diritto, però, esso ha natura diversa, essendo fondato sulla necessità di assolvere le esigenze abitative della famiglia del suo titolare.



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