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L’ufficiale giudiziario avvisa prima di venire?

3 Luglio 2019
L’ufficiale giudiziario avvisa prima di venire?

False dichiarazioni a pubblico ufficiale: chi nasconde beni o tace in merito ad altre disponibilità commette reato solo se c’è l’intimazione espressa dell’ufficiale giudiziario.

Ti è stato notificato un atto di precetto: te lo ha inviato l’avvocato di una persona a cui non hai pagato un assegno. Ora hai 10 giorni di tempo per saldare il debito; dopodiché scatterà probabilmente il pignoramento.

Già sai che non potrai rischiare un pignoramento immobiliare, non avendo alcuna casa o terreno intestato. È improbabile anche un pignoramento presso terzi: la tua pensione è molto bassa e il conto corrente sempre in rosso. Immagini quindi che il creditore avvierà nei tuoi confronti un pignoramento mobiliare e che, a tal fine, ti invierà a casa l’ufficiale giudiziario per prelevare arredi e altri oggetti di valore. Ti chiedi però se c’è modo di sapere in anticipo quando ciò avverrà. Sai bene, infatti, che il pignoramento immobiliare e quello dei crediti presso terzi sono anticipati dalla notifica di un atto apposito (appunto l’atto di pignoramento), cosa che però non avviene nel caso del pignoramento mobiliare. Sai anche che l’ufficiale giudiziario non può bussare alla porta in qualsiasi orario, dovendo rispettare il riposo. Ed allora ben potrebbe essere che, in quel momento, tu non ci sia (magari sei ancora al lavoro). Cosa succede in queste ipotesi? L’ufficiale giudiziario avvisa prima di venire? Ecco alcuni chiarimenti che fanno al caso tuo.

Nel rispondere a questo comune interrogativo, commenteremo anche una interessante sentenza della Cassazione [1] che si è occupata di chiarire cosa si rischia a dire bugie all’ufficiale giudiziario e a nascondere a questi eventuali valori o altri beni.

I due argomenti – inutile negarlo – sono strettamente correlati. Se infatti ti sei domandato se l’ufficiale giudiziario avvisa prima di venire è probabilmente perché stai pensando di “giocare d’anticipo” e portare via da casa gli oggetti di maggior valore (magari la televisione nuova, il tappeto persiano che ti ha regolato tua madre, i gioielli di tua moglie). Ed allora in quel caso devi sapere a cosa vai incontro se ti comporti in questo modo. Ma procediamo con ordine.

Quando viene l’ufficiale giudiziario?

Ti anticipo subito: l’ufficiale giudiziario non ti avverte prima di venire a casa, non fissa appuntamenti, non stabilisce un orario ben definito. Tuttavia hai la possibilità quantomeno di restringere il campo.

Partiamo dai giorni. L’ufficiale giudiziario non può arrivare prima di 10 giorni da quando ti è stato consegnato l’atto di precetto, né può arrivare dopo 90 giorni, termine dopo il quale il precetto “scade”. Dunque, in tutto ci sono 80 giorni di tempo, da quando hai ricevuto la notifica di tale atto per ricevere la visita dell’ufficiale giudiziario.

Una volta scaduto il precetto, il creditore però te ne può inviare uno ulteriore. Ognuno di questi atti interrompe i termini di prescrizione.

Inoltre l’ufficiale giudiziario può effettuare il pignoramento solo nei giorni feriali: quindi non riceverai mai la sua visita la domenica o nei giorni “rossi” del calendario (ad esempio Natale, Pasqua, Capodanno, Ferragosto, ecc.).

Per legge sono giorni festivi: tutte le domeniche, il 1° gennaio (primo giorno dell’anno), il 6 gennaio (epifania), il 25 aprile (anniversario della liberazione), il lunedì dopo Pasqua, il 1° maggio (festa del lavoro), il 2 giugno (data di fondazione della Repubblica), il 15 agosto (assunzione di Maria), il 1° novembre (tutti i santi), l’8 dicembre (Immacolata Concezione di Maria), il 25 dicembre (Natale) e il 26 dicembre (S. Stefano).

Vediamo ora gli orari. L’ufficiale può venire solo tra le 7 di mattina e le 21 di sera. Il pignoramento iniziato nelle ore prescritte può essere proseguito fino al suo compimento.

Il creditore pignorante può tuttavia chiedere l’autorizzazione del presidente del tribunale o di un giudice da lui delegato a fare eseguire il pignoramento fuori dagli orari previsti quando ad esempio vi sia ragione di ritenere che il debitore, in tali frangenti, non si trovi mai a casa.

Che succede se l’ufficiale giudiziario non ti trova a casa?

Se quando arriva l’ufficiale giudiziario tu non sei a casa, questi prova un secondo o un terzo accesso entro i limiti di validità del precetto (ossia nei 90 giorni). Resta ferma la possibilità per il creditore di chiedere al Presidente del tribunale un accesso anche in orari notturni come detto in precedenza.

Che fa l’ufficiale giudiziario se non trova beni da pignorare?

Passiamo ora al secondo aspetto citato in apertura. Immaginiamo che arrivi l’ufficiale giudiziario e non trovi alcun bene da pignorare. In questi casi, ti chiederà di riferire a verbale se possiedi altri beni utilmente pignorabili che non sono presenti nella tua abitazione [2]. A questa domanda dovrai rispondere con sincerità: se cioè hai automobili, gioielli, conti in banca, cassette di sicurezza, casseforti, finanche denaro contante nel portafogli o quant’altro possa essere considerato di valore, dovrai dirlo. Se menti o taci sull’esistenza di altri beni commetti reato.

In particolare, la violazione dell’obbligo di cooperazione che incombe sul debitore comporta sanzioni penali: l’omissione o la falsa dichiarazione viene punita con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 516 [3].

Nella sentenza in commento la Cassazione ha però detto che il reato a carico di chi non collabora con l’ufficiale giudiziario scatta solo se quest’ultimo ha avvisato la “vittima” del pignoramento delle conseguenze di un comportamento simile. In pratica, l’invito dell’ufficiale giudiziario rivolto al debitore di indicare cose e crediti pignorabili deve contenere espressamente l’avvertimento della sanzione penale per l’omessa o falsa dichiarazione, nonché il termine entro il quale rendere quest’ultima, costituendo requisito essenziale ai fini della condotta omissiva prevista dal Codice penale.

Gli Ermellini osservano che il citato avvertimento deve essere espresso.


note

[1] Cass. sent. n. 28516/19 del 1.07.2019.

[2] Art. 492 cod. proc. civ.

[3] Art. 388 cod. pen.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 30 aprile – 1 luglio 2019, n. 28516

Presidente Mogini – Relatore Calvanese

Ritenuto in fatto

1. E.A. , a mezzo del suo difensore, ha proposto ricorso avverso la sentenza in epigrafe indicata con la quale è stata confermata parzialmente la sentenza del Tribunale di Macerata che lo aveva dichiarato responsabile del reato di cui all’art. 388 c.p., comma 6, condannandolo alla pena ritenuta di giustizia e alle statuizioni in favore della parte civile.

All’imputato era stato contestato di aver omesso, per sottrarsi agli obblighi nascenti da un procedimento civile, di rispondere nel termine di legge all’invito dell’ufficiale giudiziario di indicare cose e crediti pignorabili (fatti del 18 marzo 2011).

La Corte di appello riteneva sufficiente che l’invito fosse stato lasciato al consulente della società esecutata presso la sede legale di quest’ultima e che nell’ultima pagina, ancorché risultassero sbarrate alcune parti, vi fosse comunque la dicitura “ho lasciato l’avviso con l’invito all’esecutato di ottemperare agli adempimenti di cui all’art. 492 c.p.c.”.

2. Nel ricorso si deducono i motivi di seguito enunciati nei limiti di cui all’art. 173, disp. att. c.p.p..

2.1. Vizio di motivazione in ordine alla sussistenza del reato contestato.

L’invito dell’ufficiale giudiziario – in quanto la relativa parte contenuta nel modello era stata sbarrata – non conteneva l’avvertimento espresso al debitore tra l’altro non presente al momento della notifica – della sanzione per l’omessa o falsa dichiarazione, come prescrive l’art. 492 c.p.c., comma 4, né il termine per formulare la dichiarazione.

Dopo aver ritenuto necessario ai fini della configurabilità del reato che l’invito debba contenere il suddetto avvertimento, la Corte di appello avrebbe ritenuto in modo illogico che l’avviso, ancorché sbarrato nelle parti rilevanti, lasciato a persona diversa dal debitore esecutato e neppure sottoscritto dal ricevente, fosse idoneo ai fini dell’art. 492 c.p.c., perché la frase scritta a mano “corrispondeva” a quella descritta nella parte sbarrata, che faceva riferimento anche alle sanzioni penali.

2.2. Vizio di motivazione in ordine alla sussistenza del reato contestato.

La Corte di appello, nel motivare come sopra indicato, non avrebbe neppure risposto a quanto evidenziato dalla difesa nell’appello e nella memoria depositata in ordine alle carenze dell’invito de quo.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato.

2. Va preliminarmente rilevato che il reato, commesso il 18 marzo 2011, è oramai prescritto. Peraltro, stante le statuizioni di condanna in favore della parte civile, il ricorso va in ogni caso esaminato agli effetti civili.

3. L’art. 388 c.p., prevede all’comma 8 (comma 6, all’epoca dei fatti) la punizione della condotta del debitore che “invitato dall’ufficiale giudiziario a indicare le cose o crediti pignorabili, omette di rispondere nel termine di 15 giorni o effettua una falsa dichiarazione”.

Tale previsione è stata introdotta dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52, che ha riformato le esecuzioni mobiliari, modificando l’art. 492 c.p.c., sulla forma del pignoramento, che risulta così espressamente coordinato con l’art. 388 c.p..

In particolare, tra gli adempimenti esecutivi è previsto dall’art. 492 c.p.c., che l’ufficiale giudiziario, quando per la soddisfazione del creditore procedente i beni assoggettati a pignoramento appaiano insufficienti ovvero per essi appaia manifesta la lunga durata della liquidazione, inviti il debitore “ad indicare ulteriori beni utilmente pignorabili, i luoghi in cui si trovano ovvero le generalità dei terzi debitori, avvertendolo della sanzione prevista per l’omessa o falsa dichiarazione”.

Secondo la pacifica giurisprudenza di legittimità, ai fini della sussistenza del reato previsto dal comma 6 (ora ottavo) dell’art. 388 c.p., l’invito dell’ufficiale giudiziario al debitore deve contenere “espressamente” l’avvertimento della sanzione penale per l’omessa o falsa dichiarazione nonché l’indicazione, anche essa espressa, del termine entro il quale tale dichiarazione deve essere resa (Sez. 6, n. 41682 del 23/10/2012, Gambirasio, Rv. 254117; Sez. 6, n. 26060 del 26/04/2012, Braini, Rv. 253230; Sez. 6, n. 39218 del 09/04/2013, Triolo, non mass.; Sez. 6, n. 42914 del 12/06/2018, Massoni, Rv. 274218).

Si è condivisibilmente osservato che la norma incriminatrice non può che essere letta in logica correlazione con la parallela e contestualmente introdotta norma di cui all’art. 492 c.p.c., che prevede espressamente che l’invito deve contenere il detto avvertimento. Senza tali contenuti verrebbe meno il senso della previsione della doverosità dell’avvertimento in questione.

Quindi l’avvertimento, di cui al combinato disposto dell’art. 492 c.p.c., e dell’art. 388 cit., costituisce un requisito essenziale della specifica procedura esecutiva incidentale e condizione di apprezzabilità penale della condotta omissiva o mendace del destinatario dell’intimazione-invito dell’ufficiale giudiziario.

4. Venendo al caso in esame, la Corte di appello, pur ammettendo che l’ufficiale giudiziario avesse annullato, sbarrandole, le parti del modulo contenenti l’avvertimento circa le conseguenze penali derivanti dalla omessa dichiarazione, ha ritenuto in modo illogico che tale avvertimento fosse comunque presente nel testo del modulo utilizzato per l’invito.

Difettando quindi un avvertimento espresso nel senso precisato dalla giurisprudenza di legittimità era assente un presupposto essenziale del reato.

Pertanto, pur in presenza della maturazione del termine di prescrizione del reato contestato, sussistendo i presupposti per il proscioglimento nel merito dell’imputato, la sentenza va annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste, restando per l’effetto assorbite dall’annullamento le questioni civili.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.


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