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Consorzio di urbanizzazione: regole assemblea

13 Luglio 2019
Consorzio di urbanizzazione: regole assemblea

Sono socio di un consorzio di urbanizzazione e si è tenuta di recente l’assemblea annuale ordinaria. L’assemblea poteva deliberare sull’esonero di uno dei soci dal pagamento dei contributi consortili? Posso contestare la delibera?

I consorzi di urbanizzazione rappresentano una figura contrattuale “atipica” che non trova una disciplina specifica nel nostro ordinamento. Per tale ragione la giurisprudenza ha di volta in volta individuato le regole applicabili in base allo statuto o, in mancanza, in base all’assimilazione del consorzio alle associazioni non riconosciute o al condominio.

L’assimilazione genera tuttavia molteplici dubbi interpretativi, visto che, affinché si possa considerare il rapporto tra consorziati come comunione/condominio o come associazione (dove in linea generale, nel primo, prevale il carattere reale e, nel secondo, quello personale) resta comunque determinate la volontà delle parti, individuabile mediante l’interpretazione delle regole statutarie.

La Cassazione ha affermato che il consorzio di diritto privato è un’associazione di persone fisiche o giuridiche e che il consorzio di urbanizzazione tra proprietari di immobili va generalmente considerato un’associazione non riconosciuta.

Sempre la Cassazione ha però specificato che non esistono schemi obbligati per i consorzi costituiti tra i proprietari di immobili per la gestione di parti e servizi comuni, che possono essere disciplinati in modo diverso: per esempio, secondo le regole del condominio, laddove lo statuto preveda che per la partecipazione alle assemblee e l’esercizio del diritto di voto, occorre riferirsi alle quote di valore del territorio consortile e non al numero dei consorziati, sì da sottolineare il carattere di realità. In tale ipotesi la giurisprudenza ha tratto la conseguenza che deve trovare applicazione, quanto alle maggioranze necessarie per l’approvazione delle delibere assembleari, l’art. 1136 comma 3, cod. civ., dettato in materia di condominio.

La Cassazione, con una recente pronuncia, ha quindi espresso il seguente principio di diritto: i consorzi di urbanizzazione consistenti in aggregazioni di persone fisiche o giuridiche, preordinate alla sistemazione o al miglior godimento di uno specifico comprensorio mediante la realizzazione e la fornitura di opere e servizi – sono figure atipiche, nelle quali i connotati delle associazioni non riconosciute si coniugano con un forte profilo di realità, sicché il giudice, nell’individuare la disciplina applicabile, deve avere riguardo, in primo luogo, alla volontà manifestata nello statuto e, solo ove questo non disponga, alla normativa delle associazioni o della comunione.

Premesso quanto sopra, e venendo al Suo quesito, occorrerebbe innanzitutto verificare come lo statuto disciplina i contributi consortili e soprattutto con quali maggioranze l’assemblea può legittimamente modificare il regime di pagamento o esonerare uno o più consorziati. Occorrerebbe anche verificare se lo statuto esclude il diritto di voto e in quali casi (non essendo automatica l’esclusione del voto per il solo fatto che la società facente parte del consorzio sia fallita).

Difatti, vista la particolare natura del consorzio, ibrido tra condominio e associazione, è alla volontà delle parti, formalizzata nello statuto, che occorre fare riferimento per stabilire la disciplina organizzative e regolamentare.

Per esempio, lo statuto potrebbe aver richiamato le regole dettate dalla legge in materia associazioni non riconosciute, per cui: le deliberazioni dell’assemblea sono prese a maggioranza di voti e con la presenza di almeno la metà degli associati. In seconda convocazione la deliberazione è valida qualunque sia il numero degli intervenuti. Per modificare l’atto costitutivo e lo statuto, se in essi non è altrimenti disposto, occorrono la presenza di almeno tre quarti degli associati e il voto favorevole della maggioranza dei presenti.

Nell’ipotesi in cui Lei ritenga che l’adozione della delibera assembleare sia illegittima per mancato rispetto delle maggioranze o perché il delegato era sprovvisto di delega per la votazione o per altri ragioni contrastanti con lo statuto, potrà impugnare la delibera assembleare dinanzi al Tribunale competente.

Articolo tratto da una consulenza dell’Avv. Maria Monteleone


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