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Naspi quando arrivano i soldi

5 Luglio 2019
Naspi quando arrivano i soldi

La legge italiana tutela i lavoratori in caso di perdita del lavoro garantendo loro una somma di denaro mensile. Questa forma di tutela a favore del disoccupato si chiama Naspi.

Nel nostro ordinamento, il lavoro rappresenta un valore fondamentale che viene addirittura considerato il pilastro su cui si fonda la Repubblica. Il motivo di questa altissima considerazione del lavoro deriva dal fatto che è con il lavoro che la persona umana può emanciparsi, affermare la propria personalità, realizzare il proprio io e guadagnarsi le risorse necessarie a condurre una vita dignitosa, per sé e per la propria famiglia.

Quando si perde il lavoro, il lavoratore viene privato di tutto questo e si ritrova senza un reddito. Per questo, lo Stato eroga al disoccupato un’indennità mensile detta Naspi. Molti si chiedono, tuttavia, una volta che gli è stata accetta la domanda di Naspi quando arrivano i soldi.

In questo articolo, cercheremo dunque di capire innanzitutto che cos’è la Naspi e come funziona. Infatti, prima di chiedersi quando arrivano i soldi, è bene capire se si ha davvero diritto alla Naspi, posto che questo strumento non tutela tutte le categorie di lavoratori, ma solo alcune. Inoltre, la Naspi, come vedremo, non scatta in ogni ipotesi di perdita del lavoro, ma solo se la cessazione del rapporto di lavoro è avvenuta in determinate forme.

Che cos’è la Naspi?

La nostra Costituzione, oltre a considerare il lavoro un’attività fondamentale per la vita di ogni persona e dell’intera Nazione, disciplina anche l’ipotesi in cui il cittadino non possa lavorare e non sia, dunque, in condizione di procacciarsi in modo autonomo le risorse necessarie a vivere.

In particolare, la Costituzione [1] si occupa di alcuni eventi della vita che privano il lavoratore delle possibilità di lavorare e cioè:

  • malattia;
  • maternità;
  • vecchiaia;
  • inabilità al lavoro;
  • disoccupazione involontaria.

In tutti questi casi, la Costituzione prevede che lo Stato debba farsi carico delle risorse necessarie alla vita della persona la quale non può lavorare e guadagnarsi da vivere, così rischia di cadere in povertà e nell’esclusione sociale.

In concreto, questo compito viene svolto dall’Istituto nazionale di previdenza sociale (meglio noto come Inps) che eroga varie forme di sostegno alle persone che si trovano in queste situazioni come:

  • indennità di malattia;
  • indennità di maternità;
  • pensione di inabilità al lavoro;
  • pensione di vecchiaia;
  • indennità di disoccupazione oggi nota come Naspi.

Nel corso degli anni, l’indennità che viene erogata a chi perde il lavoro ha assunto varie denominazioni: indennità di disoccupazione, Aspi, Miniaspi e, infine, Naspi.

Per tutti gli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati dopo il 1° maggio 2015 [2], abbiamo la Naspi, che sta per Nuova assicurazione sociale per l’impiego. 

La Naspi è, dunque, l’attuale assegno che viene erogato alle persone che perdono involontariamente il lavoro.

Naspi: a chi spetta?

La Naspi non è una forma di tutela universale. Infatti, non tutti i lavoratori italiani sono assicurati, dal punto di vista previdenziale, all’Inps. Molti sono iscritti a forme di previdenza sociale privata. Si pensi agli avvocati, ai commercialisti, agli architetti, etc.. Tutti questi professionisti sono iscritti alle proprie Casse previdenziali di riferimento e non possono, dunque, ricevere la Naspi così come le altre provvidenze sociali erogate dall’Inps.

La Naspi viene erogata unicamente ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione, ivi compresi:

  • lavoratori assunti con contratto di apprendistato;
  • soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le stesse cooperative;
  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  • dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

Sono, invece, esclusi dalla possibilità di fruire della Naspi:

  • dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni;
  • operai agricoli sia a tempo determinato che a tempo indeterminato;
  • lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale;
  • lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
  • lavoratori titolari di assegno ordinario di invalidità, a meno che non optano per la Naspi.

Naspi: quanto spetta?

Chiarito a chi spetta, cerchiamo di capire a quanto ammonta l’assegno Naspi che verrà pagato mensilmente dall’Inps.

L’ammontare della Naspi varia a seconda di vari fattori.

In particolare:

  • se la retribuzione del dipendente è inferiore a un determinato importo di riferimento stabilito dalla legge e rivalutato annualmente sulla base della variazione dell’indice Istat e reso noto annualmente dall’Inps con una propria circolare (per l’anno 2019 questo valore è 1.221,44), l’assegno Naspi ammonta al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni;
  • se la retribuzione media è superiore all’importo di riferimento annuo di cui abbiamo appena parlato (ossia, come detto, euro 1.221,44 per l’anno 2019), la misura dell’assegno Naspi sarà pari al 75% dell’importo di riferimento annuo stabilito dalla legge sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e il suddetto importo stabilito dalla legge.

La Naspi, in ogni caso, non può essere più alta di una somma massima fissata dalla legge e rivalutata annualmente sulla base della variazione dell’indice Istat. Anche questo tetto massimo viene reso noto ogni anno dall’Inps con apposita circolare pubblicata sul sito.

Nel 2019, il massimale della Naspi ammonta ad euro 1.328,76 euro.

L’importo della Naspi non è stabile nel tempo, ma tende a ridursi.

Lo Stato, infatti, non vuole assistere il disoccupato a vita: la Naspi è un sostegno momentaneo che deve essere accompagnato dalla ricerca attiva di una nuova occupazione.

Per questo, a partire dal primo giorno del quarto mese di fruizione, l’assegno Naspi si riduce del 3% per ciascun mese.

Inoltre, se il disoccupato svolge altre forme di lavoro dalle quali ricava un reddito che non comporta la revoca della Naspi, in ogni caso l’assegno Naspi si riduce.

Per quanto concerne le modalità di pagamento, l’assegno Naspi può essere riscosso tramite accredito su conto corrente bancario o postale, su libretto postale o tramite bonifico presso ufficio postale nel luogo di residenza o domicilio del richiedente.

Naspi: quando arrivano i soldi

Una volta che la domanda di Naspi è stata accettata dagli uffici Inps, il disoccupato si chiede quando iniziano ad arrivare i soldi.

Vediamolo nel dettaglio.

L’indennità di disoccupazione Naspi spetta al lavoratore che ha perso involontariamente il lavoro a partire:

  • dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro, se il lavoratore presenta la domanda entro l’ottavo giorno;
  • dal giorno successivo alla presentazione della domanda, se il lavoratore presenta la domanda dopo l’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro, ma entro i termini di legge;
  • dall’ottavo giorno successivo al termine del periodo di maternità, malattia, infortunio sul lavoro e/o malattia professionale o preavviso, se il lavoratore presenta la domanda entro l’ottavo giorno;
  • dal giorno successivo alla presentazione della domanda, se presentata dopo l’ottavo giorno ma entro i termini di legge;
  • dal trentottesimo giorno successivo al licenziamento per giusta causa, se la domanda viene presentata entro il trentottesimo giorno;
  • dal giorno successivo alla presentazione della domanda, se presentata oltre il trentottesimo giorno successivo al licenziamento, ma entro i termini di legge.

E’, dunque, compito del lavoratore essere il più celere possibile nella presentazione della domanda al fine di ottenere la Naspi e cominciare a prendere i soldi il prima possibile. Resta inteso che anche se dovessero esserci dei ritardi nell’erogazione dell’assegno, i periodi in cui si ha diritto alla Naspi non può metterli in discussione nessuno e verranno pagati tutti insieme quando il pagamento verrà effettuato.

Naspi: come fare domanda

La domanda di Naspi deve essere presentata dal lavoratore che ha perso involontariamente il lavoro all’Inps unicamente per via telematica e deve essere depositata, a pena di decadenza, entro 68 giorni. Questo termine decorre:

  • dalla data di cessazione del rapporto di lavoro;
  • dalla cessazione del periodo di maternità indennizzato nel caso in cui la maternità sia insorta durante il rapporto di lavoro successivamente cessato;
  • dalla cessazione del periodo di malattia indennizzato o di infortunio sul lavoro e/o malattia professionale, se infortunio o malattia sono insorti durante il rapporto di lavoro successivamente cessato;
  • dalla risoluzione della vertenza sindacale o dalla data di notifica della sentenza emessa dall’autorità giudiziaria;
  • dalla cessazione del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate;
  • dal trentottesimo giorno dopo la data di cessazione, in caso di licenziamento per giusta causa.

La domanda di Naspi deve essere presentata, come detto, esclusivamente in via telematica attraverso l’apposito servizio dedicato.

Se vuoi evitare di commettere errori o di sbagliarti nella compilazione della domanda di Naspi, prima di accedere al servizio, puoi scaricare e consultare direttamente dal portale Inps il tutorial “Naspi: invio domanda” che ti fornirà delle precise istruzioni sulla compilazione dei vari campi di cui si compone la domanda.

Se hai problemi ad inoltrare telematicamente la domanda, l’Inps ti offre due possibili alternative:

  • tramite il Contact center Inps al numero 803 164 (la chiamata è gratuita da rete fissa) oppure al numero 06 164 164 se si chiama da rete mobile;
  • tramite enti di patronato e intermediari dell’Inps, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Nei consueti tempi tecnici, gli uffici Inps prenderanno in carico la domanda e verificheranno il possesso di tutti i requisiti necessari per ottenere la Naspi. Se è tutto a posto a stretto giro riceverai l’accettazione della domanda di Naspi con le relative informazioni.

Assegno di disoccupazione con soli due mesi di lavoro: è possibile? GUARDA IL VIDEO


note

[1] Art. 38, Cost.

[2] Art. 1, 4 marzo 2015, n. 22.


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