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Varata la rottamazione di multe, bollo auto, Imu e Tasi

4 Luglio 2019
Varata la rottamazione di multe, bollo auto, Imu e Tasi

A Regioni, Province e Comuni la possibilità di sfruttare la pace fiscale per entrate tributarie e non tributarie.

Dopo tante voci di corridoio, finalmente la conferma: il Decreto Crescita ha varato una nuova rottamazione per multe, bollo auto, Imu e Tasi. Si tratta della rottamazione delle imposte locali relative ai Comuni che non hanno, negli anni passati, affidato la riscossione ad Equitalia o ad Agenzia Entrate Riscossione (Ader). Per questi ultimi, infatti, la rottamazione era già stata disciplinata dalla precedente legge statale, quella che ha disciplinato la cosiddetta “pace fiscale”. Invece, per gli enti locali che hanno preferito affidarsi a una società di riscossione privata, lo Stato non poteva entrare con un proprio provvedimento. Di qui, la previsione contenuta nell’articolo 15 del decreto legge n. 34/19 (cosiddetto «Decreto Crescita») che ha riproposto la rottamazione delle ingiunzioni degli enti territoriali (Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane), mutuando la vecchia disciplina e lasciando libera l’amministrazione di scegliere se aderire o meno.

In questo modo, vengono eliminate le differenze di trattamento tra i contribuenti residenti in quei Comuni che hanno scelto la strada della riscossione esattoriale in proprio o tramite concessionari privati rispetto a quelli che invece sono gestiti da Agenzia Entrate Riscossione. 

Ecco perché ora la palla spetta ai Comuni, Regioni e Province che hanno avuto 60 giorni di tempo, a decorrere dall’entrata in vigore del decreto legge 34/19, per comunicare sul proprio sito se intenderanno attuare la rottamazione di multe, bollo auto, Imu e Tasi. Nel caso dei Comuni, che costituiscono la platea più numerosa dei soggetti interessati, è stato richiesto un regolamento che deve essere approvato con delibera consiliare.

Quali sono le imposte rottamate

Ad essere interessate dalla nuova rottamazione sono le cartelle esattoriali e le ingiunzioni notificate dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, sia di natura tributaria che non tributaria. Si parla, quindi, di tutte le imposte locali con le seguenti esclusioni:

  • le somme a titolo di recupero di aiuti di Stato illegittimi;
  • i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei Conti; 
  • le sanzioni propriamente penali;
  • le sanzioni diverse da quelle contributive e tributarie.

Ad esempio, non possono essere rottamate le sanzioni per violazioni ai regolamenti, irrogate ai sensi dell’articolo 7 bis del Testo unico degli enti locali (ad esempio, le sanzioni in materia di Tia puntuale e di imposta di soggiorno). 

Cosa non si paga con la nuova rottamazione

Ad entrare nella rottamazione sono le sanzioni e gli interessi.

Un caso a parte meritano le multe stradali per le quali la rottamazione comporta solo l’azzeramento degli interessi di mora; resterà da pagare il capitale, ossia la sanzione vera e propria.

Come fare per aderire alla rottamazione

Il Dl Crescita affida ai Comuni il compito di disciplinare gli aspetti applicativi della sanatoria, quali ad esempio: 

  • il termine per la presentazione della domanda; 
  • il numero delle rate, fermo restando che la scadenza finale non può superare settembre 2021; 
  • il termine entro il quale l’ente o il concessionario deve comunicare al debitore gli importi dovuti. 

Pagamenti in ritardo

Non sarà tollerato alcun ritardo nel pagamento delle rate. Sarà, pertanto, sufficiente un solo giorno per perdere tutti i benefici di legge. 

Inoltre, in caso di decadenza non potrà essere concessa una ulteriore dilazione del debito residuo.


1 Commento

  1. Di nuovo la Rottamazione viene ampliata (D.L. 34/2019) però continua ad escludere dal beneficio tutta una vasta serie di sanzioni amministrative regolate dalla legge 689 del 1981: ad es. sanzioni dell’Ispett. Lavoro per adempimenti formali effettuati in ritardo (non parlo di evasione contributiva!!), sanzioni delle Camere di commercio, sanzioni della Banca d’Italia.– E’ davvero così? E’ giusto? Ma qual è il motivo?

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