Diritto e Fisco | Articoli

Il procedimento sommario di cognizione

9 Agosto 2019 | Autore:
Il procedimento sommario di cognizione

Rito sommario di cognizione nel processo civile: cos’è e come funziona. Come si prepara il ricorso e come deve costituirsi la controparte? Come decide il giudice?

Il processo civile italiano è una selva costituita da una fitta serie di norme: se ci si avventura all’interno senza le giuste conoscenze, il rischio è di perdersi (e, di conseguenza, di perdere la causa). Per essere condotti all’interno di questa giungla e uscirne indenni occorre affidarsi ad un esperto: un avvocato, nello specifico. Devi sapere che, nel momento in cui decidi da far valere le tue ragioni in tribunale, davanti a te si prospettano diverse vie: se le tue pretese sono evidentemente fondate e si tratta solamente di una questione giuridica, quello che puoi fare è affidarti al procedimento sommario di cognizione. Cos’è? Di cosa si tratta?

Il procedimento sommario di cognizione è uno speciale rito previsto dalla legge che consente di addivenire ad una decisione finale in poco tempo: in maniera impropria, possiamo dire che il procedimento sommario di cognizione è il rito abbreviato del processo civile. Con questo articolo vorrei illustrarti ciò che c’è da sapere in merito al rito sommario di cognizione. Se hai dieci minuti di tempo, siediti e prosegui nella lettura.

Cos’è il procedimento sommario di cognizione?

Il rito sommario di cognizione è un procedimento speciale previsto dal codice di procedura civile che trova applicazione nelle ipotesi in cui la questione sottoposta al giudice sia di non complessa soluzione, cioè sia tale da poter essere decisa in modo veloce, non essendo necessario ricorrere alla normale istruzione probatoria tipica del processo ordinario di cognizione.

In pratica, dunque, chi ricorre al procedimento sommario di cognizione lo fa perché non ritiene che debba sentire testimoni o allegare un impianto probatorio corposo: perciò, questo rito speciale è ideale nel caso in cui debba essere risolta una questione di mero diritto, oppure quando i fatti non sono del tutto contestati.

Pensa, ad esempio, alla pubblicazione non autorizzata di una foto su un giornale: il giudice dovrà solamente decidere se, in assenza di esplicito consenso della persona ritratta, la pubblicazione è lecita o meno; oppure, pensa al risarcimento del danno che è pacificamente riconosciuto da tutte le parti ma di cui è controversa solamente la quantificazione.

Cosa significa procedimento sommario?

Perché il rito speciale di cui parliamo si chiama procedimento sommario? A cosa fa riferimento questa denominazione? Il rito è sommario proprio perché non è prevista una vera fase istruttoria, salvo, come vedremo, il mutamento del rito nel caso in cui il giudice ritenga necessario un approfondimento maggiore.

La sommarietà riguarda soltanto la celerità che caratterizza tale procedimento, poiché il giudizio è in realtà un processo a cognizione piena in ragione del fatto che svolge in ogni caso la funzione di accertare definitivamente chi ha ragione e chi ha torto tra le parti, diversamente dagli altri procedimenti sommari, come ad esempio quello che sfocia nell’emissione del decreto ingiuntivo.

Nel procedimento di ingiunzione, infatti, il giudice emette un decreto con cui dà ragione al ricorrente senza contraddittorio tra le parti; solo successivamente all’opposizione dell’ingiunto il procedimento da sommario si estenderà e diverrà a cognizione piena.

Nel caso del procedimento sommario di cognizione, invece, il contraddittorio si integra sin dall’inizio, solamente che il giudice decide sulla scorta della documentazione prodotta inizialmente dalle parti, senza dover cominciare una fase istruttoria vera e propria.

Come si prepara il ricorso per il rito sommario?

Vediamo ora come funziona il procedimento sommario di cognizione. Innanzitutto, va detto che il rito sommario si introduce con ricorso e non con atto di citazione: ciò significa che, se intendi avvalerti di questa procedura, il tuo avvocato dovrà preparare un atto da depositare prima in tribunale e poi da notificare alla controparte.

Il ricorso dovrà indicare:

  • il tribunale competente;
  • le generalità (nome, cognome, residenza e codice fiscale) dell’attore e del convenuto e delle persone che rispettivamente li rappresentano o li assistono;
  • l’oggetto, cioè il bene che si chiede (risarcimento, pagamento di una somma di danaro, restituzione di un bene, ecc.);
  • l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda, con le relative conclusioni;
  • l’indicazione specifica dei mezzi di prova dei quali ci si intende avvalere e, in particolare, dei documenti prodotti;
  • il nome e il cognome dell’avvocato e la relativa procura;
  • l’invito alla parte convenuta a costituirsi nel termine indicato dal giudice o, comunque, almeno dieci giorni prima per non incorrere nelle preclusioni di legge [1].

Rito sommario: chi è il giudice competente?

Una volta preparato il ricorso, questo dovrà essere depositato presso la cancelleria del giudice competente. Secondo la legge, la competenza a giudicare con rito sommario di cognizione appartiene esclusivamente al tribunale in composizione monocratica, dovendosi quindi escludere qualsiasi competenza del tribunale in composizione collegiale, del giudice di pace, della corte d’appello e del tribunale in composizione monocratica quando decide in veste di organo d’appello (praticamente, quando si impugna una sentenza del giudice di pace).

Procedimento sommario: la notifica alla controparte

Una volta preparato il ricorso e individuato il tribunale competente, l’atto va depositato in cancelleria; il cancelliere forma il fascicolo d’ufficio e lo sottopone all’attenzione del magistrato designato per la trattazione della causa, il quale:

  • se si ritiene incompetente oppure ritiene che la domanda sia inammissibile in quanto non possa essere giudicata secondo il rito sommario di cognizione, decide con ordinanza;
  • se ritiene ammissibile la domanda, con decreto fissa l’udienza di comparizione delle parti.

A questo punto, la parte ricorrente ha l’onere di notificare il proprio ricorso e il relativo decreto di fissazione dell’udienza alla controparte: a differenza dell’atto di citazione, infatti, è il giudice a fissare la data, non l’attore. La notifica deve essere fatta almeno trenta giorni prima della data fissata per la costituzione.

La costituzione del convenuto nel procedimento sommario

Il convenuto a cui è stato notificato il ricorso unitamente al decreto di fissazione dell’udienza deve costituirsi mediante deposito in cancelleria della comparsa di risposta, nella quale deve: proporre le proprie difese e prendere posizione sui fatti posti dal ricorrente a fondamento della domanda; indicare i mezzi di prova di cui intende avvalersi e i documenti che offre in comunicazione; formulare le conclusioni. A pena di decadenza, deve proporre le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non sono rilevabili d’ufficio.

Se il convenuto intende chiamare un terzo in garanzia deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di costituzione e chiedere al giudice designato lo spostamento dell’udienza. Il giudice, con decreto comunicato dal cancelliere alle parti costituite, provvede a fissare la data della nuova udienza assegnando un termine perentorio per la citazione del terzo.

In buona sostanza, la parte che viene chiamata in giudizio dal ricorrente può difendersi depositando in cancelleria un atto (cosiddetta comparsa di costituzione e risposta) nel quale esporre le proprie ragioni e contrastare quelle addotte dalla controparte. Può chiedere al giudice lo spostamento dell’udienza nel caso in cui voglia chiamare in causa un altro soggetto in garanzia (pensa all’assicurazione nel caso di responsabilità professionale).

Procedimento sommario: come si svolge il giudizio?

Come anticipato, il rito sommario di cognizione è caratterizzato dalla celerità con cui si svolge l’intero giudizio; ed infatti, una volta che le parti si sono costituite e sono comparse all’udienza fissata, il giudice:

  • se ritiene che le difese svolte dalle parti richiedono un’istruzione non sommaria, con ordinanza non impugnabile converte il rito in quello ordinario di cognizione. In pratica, se il giudice ritiene che la questione sia più complessa del previsto, anche alla luce delle ragioni addotte da parte convenuta, ordina che il processo prosegua secondo le ordinarie norme, con lo scambio di atti tra le difese ed eventuale istruzione probatoria;
  • se la sola domanda riconvenzionale (cioè, la contro-richiesta avanzata a danno del ricorrente) spiegata dalla parte convenuta richiede un’istruzione non sommaria, ne dispone la separazione. Facciamo un esempio. Se Tizio ricorre al tribunale con rito sommario di cognizione per chiedere il risarcimento di un danno piuttosto evidente e non contestato, ma la controparte Caio eccepisce che a sua volta è creditore di Tizio per via di un vecchio contratto ancora in essere, allora il giudice può scegliere di decidere immediatamente sulla domanda di Tizio e di procedere con rito ordinario per decidere sulla domanda di Caio;
  • se non ricorre nessuna delle precedenti circostanze, alla prima udienza, sentite le parti, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione rilevanti in relazione all’oggetto del provvedimento richiesto e provvede con ordinanza all’accoglimento o al rigetto delle domande [2].

Procedimento sommario: come decide il giudice?

La legge conferisce ampia discrezionalità al giudice nel caso in cui ritenga di poter proseguire con il rito sommario: ed infatti, egli può anche decidere di ammettere alcune richieste istruttorie, purché ovviamente non facciano venir meno la caratteristica principale del rito, che è quella della celerità. Pertanto, potrebbe anche essere ammessa la prova testimoniale, se strettamente indispensabile, oppure la nomina di un ctu per la quantificazione del danno.

Al termine del procedimento sommario di istruzione, ci sia stata o meno l’istruttoria, il giudice decide non con sentenza ma con ordinanza, la quale è provvisoriamente esecutiva e produce gli stessi effetti di una sentenza passata in giudicato, a meno che la decisione non venga appellata entro trenta giorni dalla sua comunicazione o notificazione. La medesima ordinanza costituisce titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale e per la trascrizione [3].

La decisione del giudice resa all’esito del procedimento sommario di cognizione, dunque, è appellabile nel termine di trenta giorni; l’appello va fatto seguente le ordinarie norme e, pertanto, va proposto con atto di citazione innanzi alla Corte d’Appello.


note

[1] Art. 702-bis cod. proc. civ.

[2] Art. 702-ter cod. proc. civ.

[3] Art. 702-quarter cod. proc. civ.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube