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Separazione: a chi va la casa?

4 Luglio 2019
Separazione: a chi va la casa?

Coppia con o senza figli: a chi viene assegnata la casa coniugale? È valido l’accordo con l’aggiudicazione dell’immobile alla moglie in cambio della rinuncia all’assegno di mantenimento?

Marito e moglie decidono di separarsi per poi procedere al divorzio. Sino a quel giorno hanno vissuto in un appartamento acquistato dal marito. A chi va la casa dopo la separazione? Chi avrà diritto a continuare a viverci dentro? È valido un accordo che preveda il trasferimento dell’immobile alla moglie in cambio della rinuncia al mantenimento?

Ci sono numerose questioni da valutare in merito all’assegnazione della cosiddetta casa coniugale (quella cioè ove la coppia ha stabilito la propria dimora durante il matrimonio). La prima è l’eventuale presenza di figli minorenni o ancora non autosufficienti. In secondo luogo, il regime patrimoniale adottato da marito e moglie, se cioè quello della comunione o della separazione dei beni. Non in ultimo, è rilevante stabilire se l’immobile è stato acquistato prima o dopo il matrimonio e se, in quest’ultimo caso, il prezzo è stato pagato grazie a una donazione ricevuta da uno dei due coniugi.

Insomma, le variabili per stabilire a chi va la casa dopo la separazione sono numerose e meritano di essere qui di seguito elencate.

Casa coniugale: a chi viene assegnata?

Vediamo prima la regola per poi analizzare tutte le possibili ipotesi che si possono verificare.

Nell’ambito di una separazione consensuale – ossia con l’accordo di marito e moglie – sono i coniugi a decidere che fine fa la casa eventualmente cointestata o di proprietà di uno solo dei due. Questi possono cioè stabilire che resti in capo al proprietario o venga da questi donata all’altro coniuge oppure venga venduta e il ricavato poi diviso.

Invece, nell’ambito di una separazione giudiziale – ossia quella che, per via del mancato accordo tra i coniugi, viene decisa dal giudice a seguito di un regolare processo – la regola è la seguente: l’uso della casa spetta al coniuge a cui vengono assegnati i figli, a prescindere da chi ne abbia la proprietà. Per esempio, se il marito è proprietario dell’appartamento e la moglie ottiene la collocazione dei bambini sarà quest’ultima a continuare a vivere nell’appartamento coniugale. Tale diritto cesserà solo quando i figli (con o senza la madre) andranno a vivere altrove o acquisteranno l’indipendenza economica. Questo perché scopo dell’assegnazione della casa coniugale è tutelare la prole e fare in modo che i piccoli non abbiano a subire ulteriori traumi (oltre al distacco dei genitori) dalla separazione.

Ne consegue che:

  • in una coppia senza figli, la casa resta sempre nell’uso del proprietario, anche se l’altro/a non ha redditi per vivere;
  • se la madre, assegnataria della casa, deciderà di trasferirsi con i figli perderà la casa coniugale;
  • se i figli andranno a vivere all’università e lì stabiliranno la loro vita, la madre dovrà abbandonare la casa coniugale;
  • una volta che i figli abbiano acquisito l’indipendenza economica, anche se ancora dimoranti nella casa del padre dovranno lasciarla.

Analizziamo tutte le ipotesi principali appena elencante.

Coppia senza figli: a chi va la casa?

La situazione più semplice da risolvere è quella della coppia senza figli.

In tale ipotesi, come detto, la casa resta del proprietario. Le ipotesi che possono profilarsi sono dunque le seguenti:

  • casa di proprietà del marito: sarà lui a continuare a vivere nell’appartamento e la moglie dovrà andare via;
  • casa di proprietà della moglie: sarà il marito ad essere sfrattato;
  • casa in comproprietà perché acquistata dai coniugi in regime di comunione legale: i due possono trovare un accordo che preveda la vendita dell’immobile e conseguente divisione del ricavato oppure l’assegnazione dello stesso al marito o alla moglie con liquidazione del 50% del valore di mercato all’altro. Se la coppia non trova un’intesa sarà il giudice a decidere se procedere a una separazione in natura del bene (laddove possibile) o alla vendita coattiva;
  • casa acquistata prima del matrimonio da uno dei due coniugi: resta di proprietà di questi perché non entra in comunione;
  • casa acquistata dopo il matrimonio da uno dei due coniugi con denaro ricevuto in donazione: resta di proprietà di questi perché non entra in comunione;
  • casa ricevuta in donazione da uno dei due coniugi: resta di proprietà di questi perché non entra in comunione.

Resta fermo che, in una eventuale separazione consensuale, marito e moglie possono sempre trovare un diverso accordo.

Falsa separazione: si può trasferire la casa alla moglie?

Succede sempre più spesso che marito e moglie inscenino una finta separazione solo per consentire il trasferimento dei beni al coniuge senza debiti e sottrarli così al pignoramenti dei creditori dell’altro. In tale ipotesi, avviene spesso che il marito trasferisca la casa alla moglie in cambio della rinuncia di questa al mantenimento.

Attenzione però: le finte separazioni possono essere revocate dai creditori che riescono a dimostrare l’intento fraudolento. Gli indizi di ciò possono consistere nel fatto che i due continuano a convivere nonostante la residenza trasferita. Anche il fatto di trasferire la casa alla moglie pur in assenza di figli può essere sintomatico di un atteggiamento simulatorio visto che non vi sarebbe alcuna necessità di donarle l’immobile.

A chi spetta la casa in caso di separazione con figli

Se la coppia ha figli minori o maggiorenni, ma non ancora autosufficienti o infine portatori di handicap, il giudice assegna la casa al coniuge con cui essi vanno a vivere, anche se l’immobile è di proprietà dell’altro. Ciò vale anche se la casa è stata prestata dai suoceri affinché la famiglia vi fissasse la propria vita coniugale (salvo che sia stato firmato un contratto di comodato con data di scadenza prefissata).

Si tratta di un godimento provvisorio. Difatti, tale provvedimento del tribunale non scalfisce il diritto di proprietà di cui sia titolare l’altro coniuge, ma pone a carico di quest’ultimo il divieto di disporre dell’immobile per tutto il periodo in cui sia vigente il provvedimento giudiziale; periodo che può però anche essere di molti anni quando ci sono figli in minore età.

Secondo la legge e la giurisprudenza ormai costante, il giudice decide sull’assegnazione della casa familiare solo se ci sono figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti, a tutela del loro interesse a non subire l’allontanamento dalla casa in cui si è svolta la loro vita o come misura patrimoniale integrativa o sostitutiva dell’assegno di mantenimento.

Casa: a chi va se la coppia non è sposata?

Le stesse regole valgono anche in caso di convivenza di fatto, in presenza di figli minori nati dai due conviventi, l’immobile adibito a casa familiare è assegnato al genitore collocatario dei minori, anche se non proprietario o conduttore in virtù di locazione.

Spesso è dubbio se sussistano i presupposti per l’assegnazione quando il figlio o i figli convivono saltuariamente col genitore (ad esempio quando il figlio studente è impegnato lontano da casa).

Secondo la tesi prevalente, la convivenza rilevante comporta la stabile dimora del figlio presso l’abitazione di un genitore con eventuali sporadici allontanamenti per brevi periodi e con esclusione, quindi, della ipotesi di saltuario ritorno presso detta abitazione per i fine settimana, ipotesi nella quale si configura invece un rapporto di ospitalità, con conseguente esclusione del diritto del genitore ospitante all’assegnazione della casa coniugale.

Separazione: se la casa coniugale è di proprietà del marito

Come detto, se la casa è di proprietà del marito e la coppia non ha avuto figli, sarà lui a rimanere nell’immobile. Se invece la coppia ha avuto figli e questi sono minorenni o maggiorenni non ancora autosufficienti o portatori di handicap:

  • se i figli vanno a vivere con la madre: la casa viene assegnata alla moglie, salvo diverso accordo delle parti;
  • se i figli vanno a vivere col padre: la casa resta al marito.

Separazione: se la casa coniugale è cointestata

Anche qui valgono le regole appena dette. Se la coppia non ha avuto figli, saranno marito e moglie a decidere la sorte dell’immobile potendolo vendere o assegnare a uno dei due dietro liquidazione all’altro del 50% del valore in denaro. Se, invece, la coppia ha avuto figli e questi sono minorenni o maggiorenni non ancora autosufficienti o portatori di handicap:

  • se i figli vanno a vivere con la madre: la casa viene assegnata alla moglie, salvo diverso accordo delle parti;
  • se i figli vanno a vivere col padre: la casa viene assegnata al marito.

Una volta cessata la convivenza dei figli con il genitore collocatario, la casa dovrà essere venduta o assegnata a uno dei due.


note

Autore immagine: 123rf com


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