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Coniugi separati: chi va alla riunione di condominio?

5 Luglio 2019
Coniugi separati: chi va alla riunione di condominio?

Assemblea condominiale: l’ex moglie assegnataria della casa coniugale è titolare di un diritto di abitazione e ha diritto a partecipare ad alcune riunioni di condominio e a votare.

Tu e tua moglie vi siete separati. Poiché avete avuto due bambini, il tribunale ha assegnato a quest’ultima la tua casa dove vivrà finché i figli non diventeranno adulti e autonomi. Nel frattempo, però, ti arrivano le convocazioni per le assemblee di condominio da parte dell’amministratore. Ti chiedi chi debba partecipare e chi abbia il diritto di voto: se tu o la tua ex. Da un lato temi che lei si disinteressi degli affari di un immobile che non è il suo; dall’altro, però, vorresti evitarti la seccatura di partecipare a delle votazioni per questioni che, di fatto, non ti interessano più. Come stanno le cose? In caso di coniugi separati, chi va alla riunione di condominio? Ecco alcuni importanti chiarimenti in merito.

Il diritto dell’ex moglie sulla casa coniugale

Se hai letto la nostra guida dal titolo Separazione: a chi va la casa coniugale, saprai già quali sono i casi in cui il tribunale può assegnare l’immobile al coniuge non proprietario. In generale, questo potere scatta solo laddove la coppia abbia avuto figli e questi sono o ancora minorenni, o portatori di handicap, o maggiorenni ma non autosufficienti dal punto di vista economico. 

Per poter spiegare meglio, in caso di coniugi separati, chi va alla riunione di condominio, dobbiamo chiarire la natura del diritto che la moglie assegnataria ha sull’immobile. Si parla, a riguardo, di un «diritto di abitazione». Si tratta di diritto limitato all’esclusivo bisogno del titolare e della sua famiglia [1]: chi ne è legittimato può godere la cosa direttamente senza poter apportare nessuna modifica o percepirne frutto. L’abitazione è consentita al titolare del diritto, il quale può servirsi dell’edificio solo per abitarvi, senza poterlo adibire a scopi diversi.

Come ha rilevato la giurisprudenza [2], l’abitazione si estende a tutte le pertinenze ed elementi accessori dell’unità immobiliare.

Assegnata la casa familiare a un coniuge, l’altro deve trasferire altrove la propria residenza, immediatamente o entro il termine concesso nel provvedimento di assegnazione.

Spese condominiali coniugi separati comproprietari

Le spese condominiali ordinarie e tutte le utenze ricadono solo sul coniuge assegnatario della casa, di solito l’ex moglie. È quest’ultimo, infatti, che usufruisce dell’immobile e deve, quindi, provvedere all’ordinaria gestione.

Al contrario le spese condominiali straordinarie vanno pagate da entrambe le parti in relazione alle quote di singola proprietà. A tale riguardo, si precisa che se il coniuge assegnatario è anche quello economicamente più debole, in caso di marcata disparità reddituale (o in caso di totale mancanza di redditi da parte dell’assegnatario), il giudice può disporre che il pagamento delle spese condominiali sia a carico del coniuge estromesso, oppure può determinare l’importo dell’assegno di mantenimento per il coniuge debole e i figli, aumentandone la quantificazione di base in relazione alla necessità di fare fronte anche a tali spese.

Se non è stato ancora estinto il mutuo cointestato, le rate continuano ad essere versate da entrambi i coniugi in relazione alle quote di pertinenza, salvo diversa previsione del giudice.

Spese condominiali coniugi separati e casa di proprietà di uno solo

Se invece l’immobile è di proprietà di un solo coniuge, fermo restando che le spese ordinarie gravano sull’assegnatario (di solito l’ex moglie), quelle invece straordinarie gravano interamente sul proprietario (ossia il marito). Tali sono ad esempio le spese di ristrutturazione. 

Se il mutuo è stato stipulato da uno solo dei coniugi, questi in genere deve continuare a provvedere al pagamento, anche quando non gli sia stata assegnata l’abitazione.

Partecipazione all’assemblea condominiale per la coppia separata

Dubbi possono sorgere su chi sia il soggetto legittimato a partecipare alle riunioni di condominio e a votare all’assemblea. La partecipazione all’assemblea presuppone necessariamente che il condomino si legittimi nei confronti della compagine condominiale rendendo noto il suo status. In tal caso, sarebbe opportuno una comunicazione preliminare fatta dal nudo proprietario dell’unità immobiliare all’amministratore.

Quanto, invece, al diritto al voto, il Codice civile [3] stabilisce che il titolare di un diritto di abitazione (come nel caso di specie) ha diritto di voto solo per quanto riguarda le questioni poste all’ordine del giorno che riguardano l’ordinaria amministrazione e il semplice godimento delle cose e dei servizi comuni. È del resto proprio su questi capitoli che partecipa alle relative spese.

Gli ex coniugi dovranno, quindi, verificare il contenuto dell’avviso di convocazione per stabilire chi debba votare in merito alle singole questioni poste all’ordine del giorno. Proprio in ragione del tipo di oggetto posto all’ordine del giorno, l’avviso di convocazione dell’assemblea va inviato al nudo proprietario o all’ex moglie titolare del diritto di abitazione.

Così è, ad esempio, per la nomina dell’amministratore e la determinazione del suo compenso, le cui decisioni spettano all’assegnatario della casa e non al nudo proprietario [4]. Viceversa, le questioni relative alla ristrutturazione spettano al marito proprietario.

Riparazioni

Chi ha il diritto di abitazione è obbligato alle riparazioni di natura ordinaria partecipando alle spese in ragione del diritto di godimento.

Occorre, pertanto, diversificare i casi di riparazioni ordinarie da quelle di riparazioni straordinarie.

Sulla moglie ricadono le spese di intonacatura e di tinteggiatura [5]; l’imbiancatura delle pareti e la verniciatura di porte e finestre sono riparazioni ordinarie [6]. 

Sono spese a carico del proprietario il rinnovamento dell’ascensore, il rinnovamento delle scale [7], l’abbozzatura dell’intonaco al muro divisorio, i lavori di ripristino dei prospetti e di impermeabilizzazione del tetto condominiale [8].


note

[1] Cass. 9 giugno 1987, n.5044

[2] Cass., 17 aprile 1981, n. 2335.

[3] Art. 67 disp. att. cod. civ.

[4] Cass., 12 gennaio 1978, n. 124

[5] App. Firenze, 25 ottobre 1962 

[6] Cass., 16 luglio 1973, n. 2061.

[7] Cass., 11 gennaio 1968, n. 62; Cass., 17 aprile 1969, n. 1215 

[8] Trib. Roma, 2 febbraio 2004.


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