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Certificato medico: residenza o domicilio del lavoratore errato

13 Luglio 2019
Certificato medico: residenza o domicilio del lavoratore errato

Ho ricevuto una contestazione disciplinare dall’azienda e una conseguente sanzione di 4 ore di multa perchè il mio medico in un certificato di malattia ha indicato l’indirizzo di residenza e non il domicilio effettivo come indirizzo di mia reperibilità; l’Inps, in occasione di visita medica fiscale non mi ha perciò trovato. Faccio presente che ricevendo solo il numero di protocollo non avevo idea dell’errore. Questa sanzione è corretta? È vero che dopo 2 anni si prescrive questo procedimento?

Essere reperibili alla visita fiscale non significa solo farsi trovare presso l’indirizzo indicato nel certificato, durante le fasce orarie previste a seconda del tipo di impiego, ma anche mettere in atto tutte le accortezze necessarie affinché il medico Inps possa svolgere il controllo.

Tra tali accortezze rientrano, ad esempio, controllare che il citofono funzioni correttamente, che il nome indicato sul campanello sia esatto e leggibile, oppure – come nel caso di specie – che siano corretti i dati riportati sul certificato medico.

L’Inps stesso, nelle faq riportate sul proprio sito internet raccomanda infatti al lavoratore, in quanto responsabile dei dati anagrafici riportati nel certificato, di controllarne con la massima attenzione la correttezza al momento della redazione.

Al fine di verificare la correttezza dei dati riportati sul certificato, il lavoratore può richiedere al medico curante copia del certificato e dell’attestato di malattia, o comunque visualizzare il proprio certificato e/o attestato di malattia attraverso i servizi online messi a disposizione dall’Inps sul proprio sito, accendendo con il proprio Pin personale.

In caso di errori o inesattezze, il certificato può essere annullato dal medico che lo ha redatto entro 24 ore dal suo rilascio.

Sulla scorta di quanto osservato, dunque, la giurisprudenza in materia è costante nel confermare la validità delle sanzioni comminate dal datore o dall’Inps in caso di irreperibilità per errore nell’indicazione di dell’indirizzo di residenza o effettivo domicilio.

In casi come questo, pertanto, la sanzione può ritenersi legittima, anche se l’errore nella redazione del certificato è imputabile al medico curante e non al lavoratore.

Tuttavia, si tenga presente che il provvedimento sanzionatorio ricevuto si prescrive nel termine di due anni, pertanto se nel corso di tale periodo di tempo non si commettono altre infrazioni disciplinari analoghe, il provvedimento sanzionatorio non potrà essere considerato dall’azienda ai fini della recidiva e portare dunque all’applicazione di sanzioni più gravi, compreso il licenziamento.


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