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Tfr pagato in ritardo: via ai ricorsi e ai risarcimenti

8 giugno 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 8 giugno 2018



È scattata in tutta Italia l’azione volta a contrastare la prassi di pagare il Tfr dei dipendenti pubblici in netto ritardo rispetto a quanto avviene nel settore privato. Vediamo perché e quando deve essere pagato il Tfr

Il Tfr dei dipendenti pubblici viene pagato anche dopo due anni dalla cessazione del rapporto di lavoro e, comunque, con tempistiche in netto ritardo rispetto a quelle del settore privato. Da tempo, questa ingiustificata disparità è considerata da molti inaccettabile. È scattata, così, in tutta Italia una vera e propria offensiva per presentare ai Tribunali del lavoro una serie di cause al fine di stabilire l’equiparazione dei tempi di pagamento del Tfr  tra lavoratori del settore pubblico e lavoratori del settore privato.  Sul punto, si consideri che il Tfr è costituito da soldi che i dipendenti accantonano nel corso di tutta una vita lavorativa; dunque, allontanare nel tempo l’erogazione di queste somme cagiona un forte danno ai lavoratori, atteso che con il trascorrere del tempo il denaro accantonato a titolo di Tfr perde progressivamente il valore di proporzionalità alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato a causa dell’erosione del potere d’acquisto della moneta.

Per questo motivo sta iniziando una vera e propria battaglia legale che coinvolge migliaia e migliaia di lavoratori. E le prima vittorie non sono tardate ad arrivare per i lavoratori. Ecco perché.

L’obiettivo era quello di contestare i tempi di erogazione del Trattamento di fine rapporto, giudicati penalizzanti per i dipendenti pubblici e di portare all’esame della Corte Costituzionale la problematica delle liquidazioni del Tfr che per moltissimi lavoratori vengono versate anche dopo due anni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Ebbene, proprio con riferimento al ritardo nell’erogazione del Tfr ai dipendenti pubblici, il Tribunale del Lavoro di Roma, con una recentissima ordinanza [1] ha ravvisato gli estremi di incostituzionalità ed ha inviato gli atti alla Corte Costituzionale per avere un verdetto definitivo. Ed infatti, è inaccettabile che i dipendenti pubblici, a differenza di quelli privati, debbano aspettare anche oltre 2 anni per iniziare a ricevere una prima parte del proprio Tfs o Tfr e attendere anche fino a 51 mesi per ricevere l’ultima rata di sua competenza. C’è chi ravvisa la sussistenza di una vera e propria appropriazione indebita di soldi dei lavoratori e delle loro famiglie, dopo una vita di impegno e servizio. Molto presto, dunque, la Corte Costituzionale si pronuncerà sul punto. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di fare chiarezza su ogni punto della questione.

Trattamento di fine rapporto: cos’è

Il trattamento di fine rapporto (Tfr), conosciuto anche come liquidazione o buona uscita, è una somma di denaro che il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore in caso di cessazione del rapporto di lavoro, a prescindere dalle cause o dai motivi che ne hanno determinato  l’interruzione. Il Tfr, infatti, va erogato in qualunque circostanza e qualunque sia la causa della cessazione del rapporto di lavoro; il Tfr, dunque, deve essere elargito sia al raggiungimento della pensione, che nei casi di licenziamento o dimissioni.

Tfr: quando deve essere pagato

Il pagamento del Tfr deve essere elargito obbligatoriamente al lavoratore non appena si verifica la cessazione del rapporto di lavoro, rispettando inoltre i termini previsti dai Contatti Collettivi Nazionali di categoria (Ccnl). Dunque, il lavoratore che intende sapere i termini di pagamento del proprio Tfr, dovrà fare riferimento alla tempistica indicata nel proprio Ccnl di categoria, atteso che ogni settore prevede tempi diversi entro i quali il datore di lavoro ha l’obbligo di liquidazione delle somme dovute al dipendente in caso di fine rapporto.

Tfr 2018: entro quanto tempo va pagato?

Il Tfr deve essere pagato materialmente al momento della risoluzione o cessazione del rapporto di lavoro o, in alternativa, entro i tempi stabiliti dal contratto nazionale di riferimento. Per sapere entro quanto tempo verrà pagato il Tfr, dunque, la prima cosa da fare è controllare il proprio Ccnl di riferimento. Di seguito alcuni esempi.

Termini di pagamento Tfr Commercio e Artigianato

La tempistica per il versamento delle somme dovute al dipendente per la liquidazione del Tfr sono di 45 giorni, calcolati a partire dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Termini di pagamento Tfr Terziario

Il pagamento del Tfr al dipendente è obbligatorio entro 30 giorni dalla data di fine rapporto.

Termini di pagamento Tfr  Metalmeccanico

I termini di pagamento Tfr metalmeccanici, deve avvenire obbligatoriamente entro 30 giorni dalla data di pubblicazione dell’indice Istat da utilizzare per calcolare la rivalutazione del trattamento maturato fino a quel momento dal lavoratore.

Pagamento Tfr Turismo

Il trattamento di fine rapporto nel contratto turismo, deve essere versato al lavoratore con l’ultima busta paga, nel mese in cui è avvenuta la cessazione dell’attività lavorativa.

Termini di pagamento Tfr Telecomunicazioni

Il pagamento del trattamento di fine rapporto spettante al dipendete, deve avvenire entro 30 giorni dalla data di pubblicazione dell’indice Istat, da utilizzare per calcolare la rivalutazione del trattamento maturato fino a quel momento dal lavoratore.

Termini di pagamento del Tfr Colf e Badanti

Il collaboratore domestico ha diritto al pagamento del Tfr, calcolato sulla base delle retribuzioni corrisposte dal datore di lavoro durante il corso del rapporto di lavoro. La quota di Tfr maturata annualmente va determinata entro il 31 dicembre di ogni anno di servizio e rivalutata con il relativo indice Istat. La liquidazione di tutte le quote deve avvenire al momento della cessazione del rapporto di lavoro a prescindere dal motivo della sua interruzione.  Sul punto leggi anche: Quanto pagare colf e badanti: nuovi aumenti 2018    

 

Tfr dipendenti pubblici: quando viene pagato

Quanto sin qui detto non vale per i dipendenti pubblici, le cui tempistiche di liquidazione del Tfr – come anticipato – sono decisamente più lunghe. Inoltre, a differenza del settore privato, nel quale si parla solo di Tfr, i dipendenti pubblici accedono al Tfs (Trattamento di fine servizio) se assunti a tempo indeterminato entro il 31.12.2000; mentre il Tfr si applica al personale assunto a tempo determinato o indeterminato successivamente al 01.01.2001. I termini di pagamento del Tfr per i dipendenti pubblici sono differenti a seconda delle motivazioni che decretano la cessazione del rapporto di lavoro. Ecco, più nel dettaglio, quando viene liquidato il Tfr dei dipendenti pubblici.

Pagamento Tfr dipendenti pubblici: come e quando

Il pagamento del Tfr per i dipendenti pubblici che hanno cessato il rapporto di lavoro perché hanno raggiunto i requisiti della pensione, avviene entro i seguenti termini e modalità:

Pagamento Tfr dipendenti pubblici: fino al 31.12.2017

  • Unica soluzione se il Tfr non supera i 50 mila euro.
  • 2 rate annuali: se l’ammontare del Tfr è tra i 50mila e i 100mila euro.
  • 3 rate annuali: se il Tfr totale supera i 100mila euro. In questo caso la prima e seconda rata sono di 50 mila euro e vengono erogate rispettivamente a 6 e a 12 mesi da quando decorre il diritto alla liquidazione della prima indennità, successivamente viene pagata la quota residuale con la terza rata.

Pagamento Tfr dipendenti pubblici in pensione dal 01.01.2018

L’erogazione del Tfr avviene dopo 12 mesi con trattamento pensionistico senza penalizzazionie e dopo 24 mesi se il trattamento pensionistico è erogato con penalizzazioni.

Nuovi termini pagamento Tfr dipendenti pubblici

Per i dipendenti pubblici i nuovi termini di pagamento e liquidazione Tfr cambiano a seconda delle cause di cessazione del rapporto di lavoro, per cui, alla luce delle ultime disposizioni sul punto, l’erogazione avviene con le seguenti tempistiche:

  • Termine pagamento Tfr breve: entro 105 giorniin caso di cessazione dal servizio per inabilità o per decesso.
  • Non prima di 1 annose la cessazione del contratto a tempo indeterminato avviene per pensionamento e raggiungimento dei requisiti di servizio o per età.
  • Non prima di 24 mesise la cessazione avviene per dimissioni volontarie con o senza diritto a pensione, licenziamento o destituzione dall’impiego.

Come anticipato, dunque, per i dipendenti pubblici il pagamento del Tfr può avvenire anche dopo due anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Evidente, dunque, la forte disparità di trattamento, che – a ben vedere – non è l’unica forma di illegittimità concernente l’erogazione del Tfr: leggi sul punto Trattenuta del 2,5% sul Tfr e diritto al rimborso.

Tfr in ritardo: che fare?

Nei casi di ritardo nell’erogazione del Tfr, il lavoratore (che sia un dipendente pubblico o privato) ha sempre diritto ad inoltrare una lettera di sollecito ai fini del pagamento del Tfr; nel caso in cui il datore di lavoro non paghi si potrà successivamente procedere ad azioni legali vere e proprie.

Più in particolare, per quanto concerne il pagamento del Tfr ai dipendenti pubblici, segnaliamo ai nostri lettori che è scattata in tutta Italia un’offensiva legale al fine di ristabilire una vera e propria equiparazione dei tempi di erogazione del Tfr tra lavoratori del pubblico e del privato. Tempi che, come abbiamo visto, sono molto differenti e tali da dar luogo ad una vera e propria discriminazione ai danni dei dipendenti pubblici, che pertanto avranno diritto di essere risarciti.

Tfr statali: il caso alla Corte Costituzionale

L’intollerabile ritardo con cui viene pagato il Tfr agli statali è finito davanti alla Corte Costituzionale. Il tribunale di Roma, infatti, investito del problema da una ex dipendente del Ministero della Giustizia che lamentava il maxiritardo nell’erogazione del Tfr, ha sospeso il giudizio e trasmesso gli atti alla Consulta affinché questa decida sulla legittimità del ritardo, che può superare anche i due anni, con cui nel pubblico impiego viene liquidato il trattamento di fine rapporto.

Secondo il giudice rimettente, infatti: «una corresponsione dilazionata e rateale del trattamento di fine rapporto nell’ambito del pubblico impiego contrattualizzato può essere disposta in via congiunturale e programmatica, comunque temporanea, con specifico riferimento alla gravità della situazione economica in un determinato periodo di crisi e non in via generale, permanente e definitiva, come avvenuto nella normativa in esame».

Tfr statali: ritardo inammissibile

In altre parole, è inaccettabile che un lavoratore pubblico, a differenza di uno privato, debba aspettare anche oltre 2 anni per iniziare a ricevere una prima parte del proprio Tfs o Tfr e attendere anche fino a 51 mesi per ricevere l’ultima rata di sua competenza

Ciò posto, il Tribunale del Lavoro di Roma ha ravvisato gli estremi di incostituzionalità ed ha inviato gli atti alla Corte Costituzionale per avere un verdetto definitivo. Come anticipato, il ricorso è stato presentato da una dipendente del Ministero della Giustizia contro l’Inps, che ha pagato la liquidazione dopo ben 27 mesi.

Il Tribunale di Roma ha accolto il suo ricorso dichiarando che le misure introdotte per far fronte alla crisi economica del Paese non possono essere “permanenti e definitive”, ma devono essere abrogate una volta passato il periodo critico.

Secondo i giudici, il Tfr va retribuito in tempi brevi perché il lavoratore «specie se in età avanzata, in molti casi si propone, proprio attraverso l’integrale ed immediata percezione del trattamento, di recuperare una somma già spesa o in via di erogazione per le principali necessità di vita ovvero di fronteggiare in modo definitivo impegni finanziari già assunti».

La Corte Costituzionale ha l’ultima parola per decidere se i dipendenti pubblici torneranno a ricevere il TFR nei tempi adeguati.

Tfr in ritardo: la nuova petizione

In conclusione, ormai non si può più differire l’esigenza di porre fine alle disuguaglianze tra settore pubblico e privato in punto di tempistiche per l’erogazione del Tfr. È giunto, dunque, il momento di equiparare i tempi di pagamento del Tfr, che non può subire eccessivi ritardi. Pertanto la CISL FP, oltre ad adire le vie legali, ha lanciato una raccolta firme con l’obiettivo di sensibilizzare la Presidenza del Consiglio dei Ministri; la Presidenza della Camera dei Deputati e del Senato; i Segretari e i rappresentanti dei principali Partiti e Movimenti politici; infine, i capigruppo alla Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, affinché trovino una soluzione per porre fine a queste lunghe attese ed alla disparità tra lavoratori pubblici e privati con riferimento ai tempi di erogazione del Tfr.

Trattasi di una vera e propria petizione rivolta a tutti i dipendenti pubblici che ritengono ingiusto oltre che inaccettabile dover attendere tempi biblici per l’erogazione del proprio Tfr. Tempi peraltro di gran lunga maggiori se raffrontati a quelli vigenti per i lavoratori del settore privato.

Per avere maggiori informazioni sulla petizione e sulla relativa raccolta firme, clicca  qui.

Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della vicenda.

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note

 [1] Ordinanza Trib. Roma, II Sez. Lav. del 12.04.2018.

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23 Commenti

  1. È vergognoso invece come vanno le cose in Italia.Io dimessami x giusta causa nel2012 ancora nn recupero buste paga nn retribuite(causa dimissioni) Tanto meno Tfr.
    Nonostante azioni legali Cgil..
    7anni…altro che disparità tra pubblico e privato!!!

  2. Buongiorno, io ero dipendente Enti Locali (Provincia) e sono stata collocata in pensione anticipata il 31/12/2015 con 36 anni e mezzo d servizio attivo ed ho preso la mia prima pensione dopo tre mesi ed il TFR lo dovrei prendere il 6/1/2019……a parte la miseria Ke m è stata conteggiata dall’INPS, credo ke sia un vero e proprio scandalo come siamo sempre stati trattati…..dobbiamo x questo ringraziare il rag Fracchia?

    1. Ciao scusa se disturbo sono un ex dipendente pure io della provincia…in pensione anticipata con penalizzazione dal 2015 con 63 anni e tre mesi…quest’anno faccio 66 e 7 mesi…a me INPS ha comunicato che per avere la prima rata del TFS ci vorrà aprile 2021…qualcuno sa dirmi come mi DV muovere… Cioè impossibile che per avere quello che è mio…DV aspettare 6anni…se qualcuna sa qualcosa mi può dare notizie…grazie

    2. Ciao scusa sono anche io un ex dipendente provincia in pensione a 63 anni nel 2015 con penalizzazione…a me l’INPS ha comunicato 2021..tu sai qualcosa? Io vorrei mettere un avvocato…fammi sapere…

  3. Sono andato in pensione il 01/03/2017 con 42 anni 10 mesi e 21 gg ex dip ministero difesa aeronautica purtroppo sono uno dei tanti incappati in questa vergogna tutta italiana 24 mesi x vedere qualcosa dei nostri soldi 3 anni x averli tutti e senza nessun interesse fatemi sapere se ci sono iniziative collettive e quanto costa grazie …maurizio De Luca mauriziodl58@gmail.com

    1. Gentile Sig. De Luca,
      le faremo sapere gli sviluppi della vicenda. Continui a seguire la pagina per ulteriori approfondimenti.
      Cordialmente

  4. I dipendenti postali in forza al 28/02/1998 percepiscono la buonuscita maturata a quella data 2 anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro con Poste (anche dopo 20 anni) SENZA ALCUNA FORMA DI RIVALUTAZIONE.
    Sicché chi – al 28/02/1998 aveva diritto a 10.000 €uro e si è dimesso il 31/12/2017 prenderà quei soldi del 1998 non prima del gennaio 2020.
    Credo non ci sia peggior trattamento.

  5. Sono un insegnante di scuola media superiore in pensione cosiddetta “anticipata” dopo 43 anni di lavoro dal 1 settembre 2017. Mi hanno detto che la prima rata di liquidazione del TFS la percepirò dai 24 ai 30 mesi dopo.
    È un vero e proprio sopruso. Ben vengano azioni legali atte a ristabilire un po’ di giustizia. Come si fa a saperne di più di tali iniziative?

  6. Buongiorno. Sono una ex dipendente del Ministero Pubblica Istruzione – comparto scuola andata in pensione anticipata (ex anzianità) il 1° settembre 2016 con 42 anni di servizio e 63 di età, senza penalizzazioni.
    Se ho calcolato bene la liquidazione del TFS di cui ho diritto avverrà a fine 2018 (2 anni più 4 mesi).
    Sono quindi interessata a qualsiasi forma di azione legale per ottenere anche un risarcimento dei danni per la disparità di trattamento rispetto ad altri comparti.
    Potete fornirmi qualche indicazione? Grazie

  7. Vorrei sapere come fare x avere il risarcimento. come dipendente pubblica ho avuto il tfr 24 mesi dopo 42 anni 6 mesi di lavoro , non dovrebbero essere conteggiati almeno gli interessi? Se lo Stato mi fa un prestito esige gli interessi …quindi non vale lo stesso per chi ha imprestato i soldi allo Stato?

  8. v6/febbraio/2018
    mi chiamo angelo decri
    sono un ex dipendenti pubblici
    in pensione!! in anticipo con 42e 10 mesi dal primo settembre 2017
    vorrei sapere quando tempo dovrei aspettare per avere il tfr l

  9. Dovrei avere liquidazione nei primi mesi 2018. Visto l’andazzo, mi tenete aggiornata?
    Grazie 1000.

  10. Settembre 2015 sono stata licenziata perché l azienda sosteneva che non aveva più soldi per pagarmi tfr/ varie mensilità/ferie/rol . Oggi a distanza di quasi 3 anni se ne stanno ancora a ridere alle mie spalle senza darmi un centesimo. Ho già pagato 2 avvocati. Ma è possibile che noi ex dipendenti non siamo tutelati?perché una disoccupata deve continuare a pagare per riprendere i suoi soldi?non è giusto

  11. dipendente comunale in pensione con 42 anni e 6 mesi dal 2 gennaio 2016, del TFR non si sa niente di niente. Semplicemente vergognoso

  12. Perche’ non parliamo dei dipendenti delle aziende private che lo pagano quando vogliono, soprattutto se non hanno i soldi e sono piccole?
    Non e’ vero che i soldi vengono accantonati anno x anno, e’ un accantonamento virtuale!
    Nessuno controlla e l’unico modo x avere i propri soldi e’ fare causa!!!!

  13. Mi sembra per quanto concerne i dipendenti pubblici che sia il caso specifico di una CLASS ACTION.
    Bisogna solo trovare e selezionare un pool di Avvocati di livelli e che intendano veramente oltre a ricevere le parcelle a seguire questa annosa questione.
    Grazie dell’attenzione

  14. Buongiorno , chiedevo informazioni riguardo al TFS , dato che già da 4 mesi sono in pensione , potri avere una data certa a riguardo?

    Distinti saluti

    Il giorno 18 aprile 2018 09:29

    In riferimento alla sua richiesta si rappresenta quanto segue:

    la prestazione non può essere liquidata e messa in pagamento prima di 24 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro, quando questa è avvenuta per :

    . le dimissioni volontarie, con o senza diritto a pensione anticipata

    – il recesso da parte del datore di lavoro (licenziamento, destituzione dall’impiego etc.).

    Nei casi rientranti nel termine in esame non si può procedere alla liquidazione e al pagamento della prestazione, ovvero della prima rata di questa, prima che siano decorsi 24 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro. Scaduto il termine, l’Ente deve mettere in pagamento la prestazione entro 3 mesi. Decorsi questi due periodi (complessivamente pari a 27 mesi) sono dovuti gli interessi.

    Inoltre, il comma 484 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2014, ha stabilito che i dipendenti che vanno in pensione dal 1° gennaio 2014 e che maturano i requisiti per il pensionamento dalla stessa data, i trattamenti di fine servizio e fine rapporto, comunque denominati, sono così corrisposti:

    in unica soluzione se di importo pari o inferiore a 50.000 euro lordi;
    in due o tre rate annuali, se di ammontare superiore a 50.000 euro lordi a seconda che l’importo complessivo superi i 50.000 euro ma sia inferiore a 100.000 lordi (in tal caso le rate sono due: 50.000 la prima e la parte eccedente la seconda) ovvero sia pari o superiore a 100.000 euro (e in tal caso le rate sono tre: 50.000 la prima; 50.000 la seconda e la parte eccedente i 100.000 la terza).
    Saluti

  15. non e’ possibile,che la FORNERO -MONTI KILLER DI NOI LAVORATORI E PENSIONATI E PENSIONANDI MESSI AL GOVERNO tecnico DA NAPOLITANO E IL PD SOPRATTUTTO…e anche FORZA ITALIA…….CI HANNO MASSACRATI CON 6 -7 ANNI di lavoro in piu’ che aumenteranno ancora E PER AVERE QUESTE MISERE PENSIONI .POI 43 -44- anni di lavoro …..che aumenteranno ancora …poi ha studiato anche di diminuire ogni 2 anni i coefficienti sulle pensioni come avverra’ per chi va’ in pensione nel 2019……ma come ha fatto in venti giorni questa INFAME RIFORMA …e LA FORNERO ED ECONOMISTI ( CHE POI NON HANNO PROBLEMI ECONOMICI ANZI PAGATI SPESSO DA BANCHE E POTERI POLITICI FORTI ) ANCORA OGGI ci RACCONTANO ANCHE CHE HA SALVATO L’ITALIA ….BASTAAAAA____— ADESSO ANCHE IL TFR PER AVERE LA LIQUIDAZIONE NOI DIPENDENTI PUBBLICI ADESSO DOBBIAMO ASPETTARE PER AVERLO ADIRITTURA 24 MESI e piu’ ….COME E’ POSSIBILE TUTTO QUESTO?QUESTA STREGA messa li dal PD SOPRATTUTTO CON LA SCUSA DELLO SPREAD HA SALVATO L’ITALIA SOLO MASSACRANDO NOI LAVORATORI E PENSIONANDI E prossimi pensionati E SOPRATTUTTO I GIOVANI CHE NON HANNO UN LAVORO E NON VEDRANNO MAI UNA PENSIONE….NB:…..SOLO I FIGLI DI QUESTI POLITICI ED ECONOMISTI staranno meglio grazie ai loro genitori che gli lasceranno MOLTISSIMI soldi E UN AVVENIRE ASSICURATO-

  16. io vorrei sapere se i politici che hanno generato questa legge hanno apettato anche loro tutto questo lasso di tempo per poter percepire la loro liquidazione.

  17. Buongiorno sono un un ex dipendente della provincia in prepensionamento dal 1 ottobre 2015 in prepensionamento… Con 63 anni e 39 di contributi…qualcuno sa dirmi quando ci vorrà per il pagamento del TFR?

  18. Buona giornata,
    purtroppo al peggio non c’è mai fine, perciò voglio renderla partecipe di queste “disgrazie” prodotte, evidentemente, dai fautori (che ometto di definirli) come il loro prodotto.
    Sono (insieme ad altri 163) ex dipendente della Giunta Regionale d’Abruzzo che in applicazione dell’art. 2-comma 3 del D.L. 101/2013 convertito in L. 125/2013 (in applicazione dell’art. 2-comma 3 del D.L. 101/2013 convertito in L. 125/2013.

  19. Buona giornata,
    è proprio vero che al peggio non v’è mai fine, e siccome nelle sue elencazioni manca proprio il massimo delle aberrazioni prodotte da chi sappiamo, voglio colmare questa piccola lacuna.
    Buona giornata,
    è proprio vero che al peggio non v’è mai fine, e siccome nelle sue elencazioni manca proprio il massimo delle aberrazioni prodotte da chi sappiamo, voglio colmare questa piccola lacuna.
    L’Ente Regione Abruzzo, di cui sono stato dipendente, nel 2016 decide la riduzione delle dotazioni organiche del proprio personale amministrativo di circa 163 unità in applicazione dell’art. 2-comma 3 del D.L. 101/2013 convertito in L. 125/2013.
    Pertanto, a seguito di tale iniziativa, in data 15/12/2016, dall’Inps ricevo: omissis… “ Il Sig. V. L., nato il 12/11/1952 ha maturato alla data del 20/06/2014 i requisiti previsti dalla normativa previgente alla legge 214/2011 (Legge Fornero) per l’accesso alla pensione di anzianità a carico della gestione dipendenti pubblici dell’Inps con diritto alla pensione dal 21.06.2015, data di apertura della relativa finestra”.
    Praticamente siamo stati licenziati, assieme ad altri 162 colleghi, e messi in pensione dal 30.12.2016, con regime pre-Fornero, (nel mio caso a 38 anni e 1 mese di anzianità di servizio e 64 anni e due mesi d’età) per decisione unilaterale dell’Ente Regione Abruzzo, per soppressione di posto, ed a ciò non ci si è potuti opporre .
    Difatti s’è scoperto, che in merito alla liquidazione del T.F.S., esso non viene pagato dopo i 12 mesi dalla messa in pensione, ma secondo la normativa vigente, compendiata nella circolare Inps n. 73 del 5.6.2014, e precisamente al punto 4.2 della circolare 73 INP,S il termine di pagamento del Tfs o del Tfr non decorre dalla cessazione dal servizio ma dalla data in cui il personale in parola maturerebbe il teorico diritto a pensione secondo le regole introdotte dal predetto art. 24 del decreto legge 201/2011.
    Quindi nel mio nel caso specifico e credo della maggioranza dei 163 colleghi, potrò incassare il TFS a 68 anni e qualche mese), ossia 5 anni dopo il licenziamento e la messa in pensione (ricordo per decisione
    Per rapportarci all’equità, un collega, nato il 16/08/1957 è stato messo in pensione dall’ente Regione Abruzzo dal 1/5/2017 (quattro mesi dopo di me ( 30.12.2016)) per anzianità di servizio (42 anni di servizio) e con l’età anagrafica di 59 anni e 8 mesi, ha incassato il TFS a Giugno del 2018, ossia a 60 anni e 8 mesi dal proprio pensionamento (dopo 13 mesi dal pensionamento).
    Buona giornata

  20. Dipendente Ospedaliero in pensione dal 1 giugno 2016, con 42 anni e 11 mesi di lavoro.Sono trascorsi 27 mesi ed è iniziato il 28°. Dopo 2 mail di richieste ai competenti uffici inps senza avere NESSUNA risposta per sapere quando arriveranno i miei soldi del TFR cosa devo fare? Devo pagare un legale? Ma non si vergognano a trattenere i sodi che mi spettano dopo una vita di lavoro?

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