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Tfr pagato in ritardo: via ai ricorsi e ai risarcimenti

8 giugno 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 8 giugno 2018



È scattata in tutta Italia l’azione volta a contrastare la prassi di pagare il Tfr dei dipendenti pubblici in netto ritardo rispetto a quanto avviene nel settore privato. Vediamo perché e quando deve essere pagato il Tfr

Il Tfr dei dipendenti pubblici viene pagato anche dopo due anni dalla cessazione del rapporto di lavoro e, comunque, con tempistiche in netto ritardo rispetto a quelle del settore privato. Da tempo, questa ingiustificata disparità è considerata da molti inaccettabile. È scattata, così, in tutta Italia una vera e propria offensiva per presentare ai Tribunali del lavoro una serie di cause al fine di stabilire l’equiparazione dei tempi di pagamento del Tfr  tra lavoratori del settore pubblico e lavoratori del settore privato.  Sul punto, si consideri che il Tfr è costituito da soldi che i dipendenti accantonano nel corso di tutta una vita lavorativa; dunque, allontanare nel tempo l’erogazione di queste somme cagiona un forte danno ai lavoratori, atteso che con il trascorrere del tempo il denaro accantonato a titolo di Tfr perde progressivamente il valore di proporzionalità alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato a causa dell’erosione del potere d’acquisto della moneta.

Per questo motivo sta iniziando una vera e propria battaglia legale che coinvolge migliaia e migliaia di lavoratori. E le prima vittorie non sono tardate ad arrivare per i lavoratori. Ecco perché.

L’obiettivo era quello di contestare i tempi di erogazione del Trattamento di fine rapporto, giudicati penalizzanti per i dipendenti pubblici e di portare all’esame della Corte Costituzionale la problematica delle liquidazioni del Tfr che per moltissimi lavoratori vengono versate anche dopo due anni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Ebbene, proprio con riferimento al ritardo nell’erogazione del Tfr ai dipendenti pubblici, il Tribunale del Lavoro di Roma, con una recentissima ordinanza [1] ha ravvisato gli estremi di incostituzionalità ed ha inviato gli atti alla Corte Costituzionale per avere un verdetto definitivo. Ed infatti, è inaccettabile che i dipendenti pubblici, a differenza di quelli privati, debbano aspettare anche oltre 2 anni per iniziare a ricevere una prima parte del proprio Tfs o Tfr e attendere anche fino a 51 mesi per ricevere l’ultima rata di sua competenza. C’è chi ravvisa la sussistenza di una vera e propria appropriazione indebita di soldi dei lavoratori e delle loro famiglie, dopo una vita di impegno e servizio. Molto presto, dunque, la Corte Costituzionale si pronuncerà sul punto. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di fare chiarezza su ogni punto della questione.

Trattamento di fine rapporto: cos’è

Il trattamento di fine rapporto (Tfr), conosciuto anche come liquidazione o buona uscita, è una somma di denaro che il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore in caso di cessazione del rapporto di lavoro, a prescindere dalle cause o dai motivi che ne hanno determinato  l’interruzione. Il Tfr, infatti, va erogato in qualunque circostanza e qualunque sia la causa della cessazione del rapporto di lavoro; il Tfr, dunque, deve essere elargito sia al raggiungimento della pensione, che nei casi di licenziamento o dimissioni.

Tfr: quando deve essere pagato

Il pagamento del Tfr deve essere elargito obbligatoriamente al lavoratore non appena si verifica la cessazione del rapporto di lavoro, rispettando inoltre i termini previsti dai Contatti Collettivi Nazionali di categoria (Ccnl). Dunque, il lavoratore che intende sapere i termini di pagamento del proprio Tfr, dovrà fare riferimento alla tempistica indicata nel proprio Ccnl di categoria, atteso che ogni settore prevede tempi diversi entro i quali il datore di lavoro ha l’obbligo di liquidazione delle somme dovute al dipendente in caso di fine rapporto.

Tfr 2018: entro quanto tempo va pagato?

Il Tfr deve essere pagato materialmente al momento della risoluzione o cessazione del rapporto di lavoro o, in alternativa, entro i tempi stabiliti dal contratto nazionale di riferimento. Per sapere entro quanto tempo verrà pagato il Tfr, dunque, la prima cosa da fare è controllare il proprio Ccnl di riferimento. Di seguito alcuni esempi.

Termini di pagamento Tfr Commercio e Artigianato

La tempistica per il versamento delle somme dovute al dipendente per la liquidazione del Tfr sono di 45 giorni, calcolati a partire dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Termini di pagamento Tfr Terziario

Il pagamento del Tfr al dipendente è obbligatorio entro 30 giorni dalla data di fine rapporto.

Termini di pagamento Tfr  Metalmeccanico

I termini di pagamento Tfr metalmeccanici, deve avvenire obbligatoriamente entro 30 giorni dalla data di pubblicazione dell’indice Istat da utilizzare per calcolare la rivalutazione del trattamento maturato fino a quel momento dal lavoratore.

Pagamento Tfr Turismo

Il trattamento di fine rapporto nel contratto turismo, deve essere versato al lavoratore con l’ultima busta paga, nel mese in cui è avvenuta la cessazione dell’attività lavorativa.

Termini di pagamento Tfr Telecomunicazioni

Il pagamento del trattamento di fine rapporto spettante al dipendete, deve avvenire entro 30 giorni dalla data di pubblicazione dell’indice Istat, da utilizzare per calcolare la rivalutazione del trattamento maturato fino a quel momento dal lavoratore.

Termini di pagamento del Tfr Colf e Badanti

Il collaboratore domestico ha diritto al pagamento del Tfr, calcolato sulla base delle retribuzioni corrisposte dal datore di lavoro durante il corso del rapporto di lavoro. La quota di Tfr maturata annualmente va determinata entro il 31 dicembre di ogni anno di servizio e rivalutata con il relativo indice Istat. La liquidazione di tutte le quote deve avvenire al momento della cessazione del rapporto di lavoro a prescindere dal motivo della sua interruzione.  Sul punto leggi anche: Quanto pagare colf e badanti: nuovi aumenti 2018    

 

Tfr dipendenti pubblici: quando viene pagato

Quanto sin qui detto non vale per i dipendenti pubblici, le cui tempistiche di liquidazione del Tfr – come anticipato – sono decisamente più lunghe. Inoltre, a differenza del settore privato, nel quale si parla solo di Tfr, i dipendenti pubblici accedono al Tfs (Trattamento di fine servizio) se assunti a tempo indeterminato entro il 31.12.2000; mentre il Tfr si applica al personale assunto a tempo determinato o indeterminato successivamente al 01.01.2001. I termini di pagamento del Tfr per i dipendenti pubblici sono differenti a seconda delle motivazioni che decretano la cessazione del rapporto di lavoro. Ecco, più nel dettaglio, quando viene liquidato il Tfr dei dipendenti pubblici.

Pagamento Tfr dipendenti pubblici: come e quando

Il pagamento del Tfr per i dipendenti pubblici che hanno cessato il rapporto di lavoro perché hanno raggiunto i requisiti della pensione, avviene entro i seguenti termini e modalità:

Pagamento Tfr dipendenti pubblici: fino al 31.12.2017

  • Unica soluzione se il Tfr non supera i 50 mila euro.
  • 2 rate annuali: se l’ammontare del Tfr è tra i 50mila e i 100mila euro.
  • 3 rate annuali: se il Tfr totale supera i 100mila euro. In questo caso la prima e seconda rata sono di 50 mila euro e vengono erogate rispettivamente a 6 e a 12 mesi da quando decorre il diritto alla liquidazione della prima indennità, successivamente viene pagata la quota residuale con la terza rata.

Pagamento Tfr dipendenti pubblici in pensione dal 01.01.2018

L’erogazione del Tfr avviene dopo 12 mesi con trattamento pensionistico senza penalizzazionie e dopo 24 mesi se il trattamento pensionistico è erogato con penalizzazioni.

Nuovi termini pagamento Tfr dipendenti pubblici

Per i dipendenti pubblici i nuovi termini di pagamento e liquidazione Tfr cambiano a seconda delle cause di cessazione del rapporto di lavoro, per cui, alla luce delle ultime disposizioni sul punto, l’erogazione avviene con le seguenti tempistiche:

  • Termine pagamento Tfr breve: entro 105 giorniin caso di cessazione dal servizio per inabilità o per decesso.
  • Non prima di 1 annose la cessazione del contratto a tempo indeterminato avviene per pensionamento e raggiungimento dei requisiti di servizio o per età.
  • Non prima di 24 mesise la cessazione avviene per dimissioni volontarie con o senza diritto a pensione, licenziamento o destituzione dall’impiego.

Come anticipato, dunque, per i dipendenti pubblici il pagamento del Tfr può avvenire anche dopo due anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Evidente, dunque, la forte disparità di trattamento, che – a ben vedere – non è l’unica forma di illegittimità concernente l’erogazione del Tfr: leggi sul punto Trattenuta del 2,5% sul Tfr e diritto al rimborso.

Tfr in ritardo: che fare?

Nei casi di ritardo nell’erogazione del Tfr, il lavoratore (che sia un dipendente pubblico o privato) ha sempre diritto ad inoltrare una lettera di sollecito ai fini del pagamento del Tfr; nel caso in cui il datore di lavoro non paghi si potrà successivamente procedere ad azioni legali vere e proprie.

Più in particolare, per quanto concerne il pagamento del Tfr ai dipendenti pubblici, segnaliamo ai nostri lettori che è scattata in tutta Italia un’offensiva legale al fine di ristabilire una vera e propria equiparazione dei tempi di erogazione del Tfr tra lavoratori del pubblico e del privato. Tempi che, come abbiamo visto, sono molto differenti e tali da dar luogo ad una vera e propria discriminazione ai danni dei dipendenti pubblici, che pertanto avranno diritto di essere risarciti.

Tfr statali: il caso alla Corte Costituzionale

L’intollerabile ritardo con cui viene pagato il Tfr agli statali è finito davanti alla Corte Costituzionale. Il tribunale di Roma, infatti, investito del problema da una ex dipendente del Ministero della Giustizia che lamentava il maxiritardo nell’erogazione del Tfr, ha sospeso il giudizio e trasmesso gli atti alla Consulta affinché questa decida sulla legittimità del ritardo, che può superare anche i due anni, con cui nel pubblico impiego viene liquidato il trattamento di fine rapporto.

Secondo il giudice rimettente, infatti: «una corresponsione dilazionata e rateale del trattamento di fine rapporto nell’ambito del pubblico impiego contrattualizzato può essere disposta in via congiunturale e programmatica, comunque temporanea, con specifico riferimento alla gravità della situazione economica in un determinato periodo di crisi e non in via generale, permanente e definitiva, come avvenuto nella normativa in esame».

Tfr statali: ritardo inammissibile

In altre parole, è inaccettabile che un lavoratore pubblico, a differenza di uno privato, debba aspettare anche oltre 2 anni per iniziare a ricevere una prima parte del proprio Tfs o Tfr e attendere anche fino a 51 mesi per ricevere l’ultima rata di sua competenza

Ciò posto, il Tribunale del Lavoro di Roma ha ravvisato gli estremi di incostituzionalità ed ha inviato gli atti alla Corte Costituzionale per avere un verdetto definitivo. Come anticipato, il ricorso è stato presentato da una dipendente del Ministero della Giustizia contro l’Inps, che ha pagato la liquidazione dopo ben 27 mesi.

Il Tribunale di Roma ha accolto il suo ricorso dichiarando che le misure introdotte per far fronte alla crisi economica del Paese non possono essere “permanenti e definitive”, ma devono essere abrogate una volta passato il periodo critico.

Secondo i giudici, il Tfr va retribuito in tempi brevi perché il lavoratore «specie se in età avanzata, in molti casi si propone, proprio attraverso l’integrale ed immediata percezione del trattamento, di recuperare una somma già spesa o in via di erogazione per le principali necessità di vita ovvero di fronteggiare in modo definitivo impegni finanziari già assunti».

La Corte Costituzionale ha l’ultima parola per decidere se i dipendenti pubblici torneranno a ricevere il TFR nei tempi adeguati.

Tfr in ritardo: la nuova petizione

In conclusione, ormai non si può più differire l’esigenza di porre fine alle disuguaglianze tra settore pubblico e privato in punto di tempistiche per l’erogazione del Tfr. È giunto, dunque, il momento di equiparare i tempi di pagamento del Tfr, che non può subire eccessivi ritardi. Pertanto la CISL FP, oltre ad adire le vie legali, ha lanciato una raccolta firme con l’obiettivo di sensibilizzare la Presidenza del Consiglio dei Ministri; la Presidenza della Camera dei Deputati e del Senato; i Segretari e i rappresentanti dei principali Partiti e Movimenti politici; infine, i capigruppo alla Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, affinché trovino una soluzione per porre fine a queste lunghe attese ed alla disparità tra lavoratori pubblici e privati con riferimento ai tempi di erogazione del Tfr.

Trattasi di una vera e propria petizione rivolta a tutti i dipendenti pubblici che ritengono ingiusto oltre che inaccettabile dover attendere tempi biblici per l’erogazione del proprio Tfr. Tempi peraltro di gran lunga maggiori se raffrontati a quelli vigenti per i lavoratori del settore privato.

Per avere maggiori informazioni sulla petizione e sulla relativa raccolta firme, clicca  qui.

Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della vicenda.

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note

 [1] Ordinanza Trib. Roma, II Sez. Lav. del 12.04.2018.


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25 Commenti

  1. VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA
    Come di consueto, una volta finito il contratto e quindi in stato di disoccupazione e senza un lavoro, mi tocca andare al sindacato per implorare che mi vengano dati i miei soldi del tfr, visto che l’ennesima azienda preferisce non pagarmelo. Tanto non rischia niente..
    Io non ce l’ho contro l’azienda, ma contro lo STATO DELINQUENTE ITALIANO che con una legge assurda permette a una azienda di RUBARE i soldi guadagnati da un povero lavoratore che sopravvive con 1200 euro netti al mese, senza riuscire a risparmiare un bel niente.
    Adesso passeranno ANNI prima che il sindacato riesca a darmi almeno una parte del TFR, tassato ovviamente.
    Certo, perchè lo STATO MAFIOSO mi trattiene le tasse del tfr non pagato e poi quelle del tfr effettivamente ricevuto, che non è mai la cifra che mi spetta. Nella precedente vertenza avrei dovuto prendere più di 3500 euro di tfr e dopo quasi 5 ANNI ho ricevuto 2300 euro, a cui devono essere tolte 300 euro per il sindacato. E sono stato pure contento.
    VERGOGNA ITALIA

  2. a come e’ possibile dove stavate voi e gli altri sindacati quando con la scusa della crisi ci hanno massacrati con la legge fornero con aumenti inauditi di 5 o sei anni in piu’ per avere questa maledetta pensione in venti giorni hanno fatto uscire questa m legge fornero e ci hanno massacrati…..poi hanno continuato il blocco dei contratti di lavoro e voi dopo anni avete chiesto lo sbocco e dopo quasi 9 anni hanno sbloccato dandoci pochi spiccioli……..poi hanno allungato io tempo per avere il tfr di adirittura 24 mesi e anche piu’ adesso mi raccontate che …
    Altro…

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