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Come difendersi da un decreto ingiuntivo

7 Luglio 2019
Come difendersi da un decreto ingiuntivo

L’opposizione al decreto ingiuntivo e la difesa contro il pignoramento: come si tutela il debitore dalle richieste del creditore.

Se sei capitato in questa pagina è probabilmente perché hai ricevuto un decreto ingiuntivo da una persona che assumere di avere un credito nei tuoi riguardi e ora intendi tutelarti o comunque trovare un mezzo che possa bloccare la sua iniziativa. Hai infatti letto che, se non paghi entro 40 giorni, il creditore potrà procedere ad esecuzione forzata «ai sensi di legge» e siccome hai diversi beni intestati (la casa, il conto corrente, lo stipendio mensile) non vuoi rischiare un pignoramento. Ecco che allora ti chiedi come difendersi da un decreto ingiuntivo.

Come in tutte le azioni giudiziarie, ogni vicenda ha la sua storia, le sue ragioni e quindi le proprie contestazioni. Quello che però ti posso subito dire è che, almeno da un punto di vista procedurale, esiste un mezzo per opporsi al decreto ingiuntivo e per non pagare. Ma devi rispettare alcune regole e termini stabiliti nel codice.

Non potendo sapere qual è il tuo specifico caso, possiamo dirti, genericamente, come difenderti da un decreto ingiuntivo sul piano formale, lasciando poi a te riempire tale difesa con le eccezioni che ritieni più appropriate.

Come funziona il decreto ingiuntivo

Nato con lo scopo di rendere più facile il recupero dei crediti documentali, il decreto ingiuntivo è un ordine di pagamento che emette il giudice a semplice richiesta del creditore, senza quindi una regolare causa. Al creditore basta presentare una prova scritta del proprio diritto, prova che può essere un contratto, un assegno, una cambiale, una bolletta, una bolla di accompagnamento e finanche una fattura (per quanto emessa unilateralmente resta sempre un documento fiscale attendibile). Il debitore viene a sapere del decreto ingiuntivo solo dopo la sua emissione: il creditore infatti glielo deve notificare entro 60 giorni.

A quel punto, il debitore ha tre opzioni:

  • paga entro 40 giorni: così chiude ogni questione pendente con il creditore;
  • non paga: il decreto ingiuntivo, al 41° giorno, diventa definitivo e non può più essere contestato. Ha lo stesso valore di una sentenza definitiva. Per cui il creditore può passare al gradino successivo: l’avvio dell’esecuzione forzata (notifica dell’atto di precetto e pignoramento dei beni);
  • presenta opposizione entro 40 giorni: con l’opposizione il debitore avvia un vero e proprio processo nel corso del quale spetta alla sua controparte dimostrare il proprio credito. E dovrà, in questa fase, fornire prove diverse rispetto al documento esibito in fase di richiesta del decreto ingiuntivo. All’esito del giudizio, se il magistrato ritiene il credito fondato, emette sentenza di condanna del debitore (senza che sostituisce il decreto ingiuntivo e vi aggiunge anche le spese legali); se, invece, reputa che il credito non sussista, revoca il decreto ingiuntivo.

Leggi anche 5 regole che devi sapere se ricevi un decreto ingiuntivo.

Come bloccare il decreto ingiuntivo

È chiaro, quindi, che la più sicura arma di difesa contro il decreto ingiuntivo è l’opposizione, ossia l’avvio del giudizio di contestazione del credito. Tale attività andrà svolta per forza con l’assistenza di un avvocato.

Chiaramente, il debitore che intende opporsi all’ingiunzione dovrà affrontare le spese legali e processuali, sobbarcandosi anche il rischio di perdere. Tuttavia, conseguirà un immediato vantaggio: quello di bloccare il decreto ingiuntivo. Difatti, con l’opposizione si evita che il decreto divenga definitivo e si impedisce al creditore di avviare il pignoramento (seppur con una eccezione che vedremo a breve).

Un secondo modo per bloccare il decreto ingiuntivo è contattare il creditore prima ancora di fare opposizione e concordare con questi una soluzione bonaria. Nulla vieta, infatti, alle parti di trovare una transazione evitando lo scontro giudiziale. In tale ipotesi, sarà bene siglare l’intesa per iscritto, con rinuncia del creditore ad avvalersi del decreto ingiuntivo (che, altrimenti, non opposto, consentirebbe a questi di agire in esecuzione forzata).

Esiste anche una soluzione intermedia per bloccare il decreto ingiuntivo, ma solo dopo la prima udienza della fase di opposizione. Difatti, la legge stabilisce che, per determinate materie, è necessario procedere a una mediazione. Le parti vengono cioè invitate dal giudice a incontrarsi dinanzi a un organismo privato di conciliazione per trovare una soluzione bonaria. In tal modo, si definisce la lite immediatamente, senza dover attendere i lunghi tempi dei processi italiani.

Ma quand’anche non si dovesse trovare un accordo, nulla impedisce di praticare ulteriori tentativi in corso di causa.

Quando si ammette l’opposizione tardiva al decreto ingiuntivo

Il debitore può presentare opposizione oltre i 40 giorni solo se prova di non aver avuto tempestiva conoscenza del decreto ingiuntivo per una delle seguenti cause tassativamente indicate dalla legge: irregolarità della notifica, caso fortuito o forza maggiore.

Non è più ammessa l’opposizione tardiva una volta decorsi 10 giorni dal primo atto di esecuzione forzata.

Come difendersi dal decreto ingiuntivo e contestarlo

Nel momento in cui decidi di proporre opposizione al decreto ingiuntivo puoi avere una miriade di motivi da contestare. Ci sono quelli di carattere formale, ad esempio per violazione della procedura (incompetenza del giudice, notifica dopo 60 giorni, ecc.) e quelli di carattere sostanziale basati sull’inesistenza del credito.

Le contestazioni formali sono di solito ad appannaggio degli avvocati: sono loro i tecnici che conoscono la procedura e sapranno dirti se il creditore ha compiuto qualche errore.

Invece, le contestazioni sostanziali devi suggerirle tu. Potrai allora sostenere di aver già pagato, o che il credito è inesistente o che è fondato su una prestazione non eseguita correttamente (a tal fine puoi contestare lavori eseguiti non a regola d’arte, fuori dai termini concordati o forieri di danni). Un motivo di opposizione è la prescrizione del credito: sarà il creditore a dover dimostrare che ha interrotto i termini della prescrizione.

Tutti questi motivi andranno riportati dal tuo avvocato nell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo e non possono essere aggiunti in un momento successivo.

L’onere della prova

Ricordati però di una cosa importantissima: per contestare un decreto ingiuntivo non ti basta affermare determinati fatti che metterebbero in dubbio il diritto del creditore. Devi poterli anche dimostrare. Perché, se sollevi opposizione al decreto e questa dovesse risultare infondata o strumentale, saresti costretto a pagare non solo le spese processuali ma anche il risarcimento per lite temeraria. Insomma, il conto finale potrebbe lievitare di molto.

È vero: una volta che sollevi opposizione, è il creditore a dover subito dimostrare il proprio diritto, ma se riesce a farlo e tu non fornisci la prova contraria, allora sarai dichiarato soccombente.

Il rischio della provvisoria esecuzione

Seppur con l’opposizione al decreto ingiuntivo hai scongiurato la possibilità che questo divenisse definitivo, per scongiurare il pignoramento c’è un altro ostacolo che devi superare. Alla prima udienza, infatti, il giudice potrebbe dichiarare il decreto ingiuntivo «provvisoriamente esecutivo» e consentire al creditore di avviare il pignoramento nonostante l’opposizione in corso. La provvisoria esecuzione viene concessa solo in specifici casi:

  • quando il debitore ha contestato solo alcune somme e non altre: in tale ipotesi il giudice concede la provvisoria esecuzione solo per gli importi riconosciuti dal debitore;
  • quando il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare o certificato di liquidazione di borsa. Tale elenco è considerato generalmente come tassativo e quindi non applicabile analogicamente ad altri documenti, ad esempio alla polizza di carico;
  • quando il credito è fondato su un atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato;
  • quando vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo: che può consistere nella probabile infruttuosità dell’azione esecutiva, nell’aggressione del patrimonio del debitore in stato di dissesto o di insolvenza da parte di altri creditori, nel compimento da parte del debitore di atti idonei a sottrarre i propri beni alla garanzia del creditore;
  • quando il ricorrente produce una documentazione sottoscritta dal debitore che comprovi il diritto fatto valere; tipico è l’esempio di una promessa di pagamento, di un’ammissione di debito, di una richiesta di saldo e stralcio (quindi con riconoscimento del debito), ecc.;
  • decreto richiesto dagli enti previdenziali (per es. Inps) per il recupero dei contributi, dei premi e dei relativi oneri accessori, dovuti per le forme obbligatorie di previdenza e di assistenza;
  • decreto emesso per mancato pagamento dei contributi condominiali;
  • decreto richiesto per mancato pagamento del mantenimento dei figli;
  • decreto per il pagamento dei canoni di locazione dovuti dal conduttore moroso.

Che succede se non ti opponi al decreto ingiuntivo

Sappi che se non ti opponi al decreto ingiuntivo questo diventa definitivo e tu sarai vittima di un pignoramento (sempre che il creditore riesca a trovare beni intestati). In quel caso non potresti più sollevare opposizioni all’esecuzione forzata che avresti potuto svolgere nei confronti del decreto. Sei, infatti, decaduto da ogni tipo di contestazione. L’unica contestazione all’esecuzione forzata è quella basata sul rispetto della procedura e dei termini.



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