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Risparmi: quando sono a rischio?

7 Luglio 2019 | Autore:
Risparmi: quando sono a rischio?

La banca in crisi, la truffa, un ipotetico fallimento dello Stato o di un investimento, la minaccia della patrimoniale. Pericoli e soluzioni per i tuoi soldi.

Può un evento inatteso mandare in fumo i sacrifici di una vita? Può una cattiva gestione dei tuoi soldi da parte del soggetto a cui li hai affidati mettere repentaglio ciò che hai messo da parte per garantire un futuro stabile a te e alla tua famiglia? Come ti sentiresti se ciò accadesse? Di certo, non ti verrebbe voglia di organizzare una festa. Prima che diventi concreto il pericolo di perdere tutto o parte di quello che hai investito o di scegliere un modo per far fruttare il tuo denaro, ti dovresti porre questa domanda: i risparmi quando sono a rischio? Qual è la via meno consigliata da imboccare e quali sono i segnali che ti possono far capire che è il momento di cambiare strategia?

Non è, sicuramente, il caso di fare come zio Paperone, che passava le sue giornate a contare le monete nella sua stanza del tesoro per vedere quanto cresceva la sua ricchezza. Ma nemmeno saggio collocare i risparmi da qualche parte, come fossero un soprammobile, e poi dimenticarsene. La loro gestione va seguita con una certa frequenza, per capire quando stanno fruttando bene, quando è il caso di portare pazienza e quando sono a rischio. Come riconoscere quei segnali di allarme?

Bisogna, innanzitutto, tenere conto di dove sono stati messi i soldi, se in un conto corrente o in un conto deposito, oppure in titoli, obbligazioni, polizze, ecc. Il potenziale nemico non è sempre lo stesso ed agisce a seconda della vulnerabilità della vittima, in questo caso della forma di investimento.

Attenzione, però, perché quello che abbiamo battezzato come «potenziale nemico» può vestire anche gli abiti dello Stato e non solo quello della banca o della finanziaria. Ad esempio, i risparmi sono a rischio se un Governo decide di introdurre una tassa patrimoniale e, quindi, di portarti via per decreto una parte di ciò che hai messo via. E, come vedremo, di modi per farlo ce n’è più di uno. Dal prelievo forzoso sul conto corrente all’introduzione di nuove tasse sugli immobili o su altri beni. Un modo di agire – quello dello Stato – a cui non potrai opporti e, quindi, in grado di mettere i risparmi a rischio.

Risparmi a rischio sul conto corrente

Se hai deciso di tenere i tuoi soldi su un conto corrente, quando sono a rischio i risparmi? In questo caso, il pericolo può arrivare dalla controparte, cioè dalla banca, quando questa fallisce oppure viene risucchiata da una crisi tale da non permetterle di rispettare il contratto siglato con te. Ciò si traduce nell’impossibilità di restituirti il tuo denaro.

Qui entra in scena il cosiddetto bail-in. Di che cosa si tratta? È la possibilità di ricorrere alla cessione di beni e di rapporti giuridici ad un terzo soggetto. In altre parole: i correntisti (tra cui ci sei tu) vengono chiamati a partecipare al salvataggio della banca. A determinate condizioni, però.

In linea di principio, infatti, non è possibile effettuare un prelievo forzoso dal conto in cui sono depositati meno di 100mila euro. Non è permesso nemmeno toccare i patrimoni, quindi obbligazioni, azioni, ecc., affidati dai risparmiatori alla banca. Detto ciò, appare ovvio che chi ha i risparmi più consistenti concentrati su un conto corrente è quello che verrà chiamato in causa, cioè quello che vedrà sparire una parte dei suoi risparmi. Che cosa fare per evitarlo? Bravissimo, ci sarai già arrivato: diversificare i risparmi in più conti che non arrivino ai 100mila euro ciascuno. Sempre che non opti per investirne una parte in altre soluzioni.

Considera che in cima alla lista delle persone che risponderanno in caso di crisi bancaria sono quelle che hanno rapporti diretti con l’istituto di credito. Lo Stato interviene solo se strettamente necessario, cioè se l’interesse pubblico può essere gravemente compromesso. Lo farà con una certa garanzia, cioè partecipando al capitale sociale della banca che diventerà, così – almeno temporaneamente – di proprietà pubblica.

Risparmi a rischio: che succede ai conti sotto i 100mila euro?

Dicevamo che se la banca fallisce può mettere mano ai conti correnti con depositi superiori ai 100mila euro per tentare di risanare la situazione. Ma che cosa succede con i conti che non arrivano a quella cifra. I risparmi sono a rischio sempre e comunque?

Quando la banca alza bandiera bianca, tutti i conti correnti (anche quelli con depositi più modesti) vengono congelati per alcuni giorni e, comunque, fino a quando il Fondo di tutela dei depositi non interviene per ripristinarli. Questo significa che in quel lasso di tempo, se tieni tutto il tuo denaro in un solo conto, non potrai disporre dei tuoi soldi. Non potrai prelevare o effettuare dei pagamenti. Non, almeno finché il Fondo di tutela li abbia sbloccati (ammesso e non concesso che riesca ad intervenire su tutti i clienti). Ad ogni modo, una volta sbloccati dovrai trovare i soldi che avevi, sempre se non arrivavano a 100mila euro.

Anche in questo caso ti poniamo una domanda a cui, forse, avrai già trovato la risposta: che cosa fare per evitarlo? Bravissimo ancora: aprire almeno un paio di conti correnti (fa niente se con cifre modeste) in due istituti di credito diversi. Uno può fallire, ma se va giù anche l’altro già sarebbe il colmo.

Risparmi a rischio: attenzione alle truffe sul conto

Va da sé che i risparmi sono a rischio su un conto corrente se non si prendono le dovute precauzioni. I malintenzionati sono sempre a caccia del denaro di chi, nel modo più ingenuo, si lascia truffare.

La minaccia arriva via e-mail, ma anche via WhatsApp o – più frequentemente di recente – via sms. In tutti questi casi si riceve un messaggio in cui si comunica di avere vinto un ricco premio ad una lotteria straniera o ad un altro concorso e si invita a comunicare gli estremi del proprio conto corrente per versare i soldi. Va bene tutto, ma prima di vincere bisogna aver giocato. Ed anche nel caso in cui tu avessi acquistato un biglietto della lotteria spagnole durante le tue vacanze a Madrid, nessuno ti chiederebbe mai il numero di conto corrente in questo modo. Quindi, cancellare il messaggio ancor prima di aprirlo è cosa buona e giusta per evitare di mettere i risparmi a rischio.

In altri casi ti vengono chiesti i dati della carta di credito. Ad esempio, ricevi un messaggio in cui ti dicono che le tue credenziali sono a rischio e che devi reinserire per «sicurezza» il tuo login e la tua password. Anche qui, nessuna banca e nessuna delle società che gestiscono la moneta elettronica ti manderebbe un messaggio come quello. Pertanto, cancella.

Vale lo stesso per le telefonate. I truffatori più abili riescono a carpire dal tuo telefono in pochi secondi i dati sensibili, come il numero del conto o della carta di credito. Se hai qualche dubbio, meglio non rispondere.

Sappi, ad ogni modo, che nella malaugurata ipotesi in cui tu rimanga vittima di un truffatore la banca deve rispondere restituendoti i soldi che sono stati prelevati illegalmente dal tuo conto corrente. L’istituto di credito, infatti, ha la responsabilità sul trattamento dei tuoi dati e, tutt’al più, dovrà dimostrare che sei stato negligente nel custodire le tue credenziali di accesso. Puoi approfondire la questione in questo articolo.

Risparmi a rischio con la tassa patrimoniale

Non è detto che il denaro sia al sicuro quando le banche non hanno problemi ed i loro affari vanno a gonfie vele. Se lo Stato ci mette lo zampino, i risparmi sono, comunque, a rischio. In che modo? Basta che il Governo (uno a caso) decida di introdurre una tassa patrimoniale. Si tratta di un’imposta sui beni che costituiscono la ricchezza dei cittadini e che viene applicata in maniera omogenea e complessiva. Che vuol dire? Vuol dire che la patrimoniale, affinché sia legale, deve essere pagata da tutti e allo stesso modo.

E qui non si parla, come prima, solo del conto corrente: la patrimoniale risucchia dei soldi da ogni forma di risparmio, cioè da:

  • obbligazioni private;
  • azioni e partecipazioni;
  • fondi comuni;
  • depositi;
  • brevetti;
  • titoli all’estero;
  • certificati;
  • immobili.

Si salvano le forme di previdenza complementare (polizze vita, piani pensionistici, ecc.) ma solo perché il risparmiatore non dispone nell’immediato di quei soldi ma li avrà solo in un futuro. Quindi non si può prelevare da ciò che ancora non esiste.

Ad oggi non esiste una vera e propria patrimoniale così come descritta (omogenea e complessiva), simile a quella decisa nel luglio del 1992 dall’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato, il quale, in piena emergenza lira, prelevò dai risparmi degli italiani il 6 per mille.

Questo, però, non significa che non esistano della «patrimoniali mascherate». Basti pensare all’Imu: che cos’è se non una tassa patrimoniale sugli immobili? O alla tassa di successione, che viene applicata sui risparmi degli italiani (immobili, conti correnti, azioni, partecipazioni e quant’altro). Lo stesso vale per l’imposta di bollo dello 0,2% sui risparmi.

Se i risparmi sono a rischio patrimoniale, come evitarlo? Se vuoi farlo in modo legale, trasferisci te e i tuoi soldi all’estero, in un posto più conveniente da un punto di vista fiscale. Qualche indicazione te la diamo in questo articolo.

Risparmi a rischio con l’uscita dall’euro

Non sembra, al momento, uno scenario plausibile. Chi ieri spingeva per uscire dall’euro oggi pare convinto che sia meglio il contrario. Ma dovesse di nuovo cambiare idea ed avesse il potere di farlo, i tuoi risparmi sarebbero a rischio?

Per gli esperti non ci sono dubbi: il ritorno alla lira farebbe perdere alla moneta italiana sul mercato globale delle valute (il Forex) fino al 50% del suo valore rispetto alla moneta unica. Occorrerebbe, infatti, svalutare il debito pubblico e la spesa pubblici con la conseguente svalutazione del risparmio e del reddito da lavoro. Di conseguenza, il risparmiatore dovrebbe rinunciare a buona parte del suo patrimonio in un batter di ciglio. Alla domanda di prima, cioè come evitarlo, bisognerebbe dare la stessa risposta: prendi i soldi e scappa.

Risparmi a rischio se lo Stato fallisce

Anche questa può sembrare una possibilità remota, anche se, purtroppo, appare più concreta rispetto all’uscita dall’euro se il debito pubblico continua ad aumentare in questo modo. Il problema è che non ci sono dei motivi per pensare ad un’inversione di tendenza. Forse non oggi, forse nemmeno domani, ma in tempi tutto sommato brevi c’è una possibilità di fallimento per l’Italia? Se la risposta è affermativa, i risparmi sono a rischio, su questo non c’è dubbio.

In pratica, se lo Stato dichiarasse la bancarotta non riuscirebbe a risanare il debito, cioè non potrebbe restituire i soldi (compresi gli interessi, ovviamente) ai creditori che hanno investito sul nostro Paese in titoli di Stato oppure in fondi o gestioni patrimoniali di vario tipo. A pagare il conto per primi, dunque, sarebbero loro. Ma, a cascata, ci sarebbero delle ripercussioni negative su chi ha acquistato azioni e bond e sulle banche che sono in possesso di una buona fetta del debito pubblico.

Previsioni troppo pessimistiche? Forse. Ma non per questo poco realistiche se non si cambia atteggiamento. Leggi, in proposito, questa riflessione di Sabino Cassese riportata dal nostro sito sulla mancanza di speranza del futuro.

Risparmi a rischio se falliscono gli investimenti

Ovviamente non ci sono solo le minacce globali: i risparmi possono essere a rischio anche per un investimento fatto male o colpito in modo particolare da una congiuntura negativa. Un’azione che va a picco, un titolo che non funziona come dovrebbe per qualche motivo.

Diventa, a questo punto, fondamentale tornare sul concetto già espresso più volte: diversificare gli investimenti in più soluzioni per recuperare con una la perdita generata da un’altra.

In questo articolo ti diamo qualche suggerimento su come investire i risparmi senza rischi.


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