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Quale stipendio minimo in Italia?

8 Luglio 2019 | Autore:
Quale stipendio minimo in Italia?

La Costituzione sancisce il diritto del lavoratore ad essere pagato per il lavoro svolto al fine di poter vivere una vita dignitosa; i Ccnl di categoria definiscono quindi gli stipendi minimi al di sotto dei quali l’azienda non può scendere.

Forse ti è capitato di domandarti come si fa a determinare lo stipendio spettante a ciascun lavoratore, in base al tipo di mansione svolta o all’orario assegnato. Sapere se la retribuzione pagata dall’azienda è corretta ti consente di far valere i tuoi diritti qualora il datore voglia fare il “furbetto”. Probabilmente non sai che, per quanto lo stipendio possa essere liberamente contrattato da datore e lavoratore, ci sono delle soglie minime al di sotto delle quali l’azienda non può andare e queste sono stabilite, per ciascun settore produttivo e per ciascun livello contrattuale dai contratti collettivi di categoria (o Ccnl). Vediamo allora, in pratica, quale può considerarsi lo stipendio minimo in Italia e come capire se lo stipendio pagato dall’azienda è effettivamente proporzionato al lavoro svolto.

La retribuzione: le tabelle contenute nel Ccnl

Il lavoro deve essere sempre retribuito: non esiste infatti, nel nostro ordinamento, il lavoro gratuito, fatti salvi casi eccezionali in cui, per la particolarità dell’attività esercitata o dell’ente datore di lavoro, l’attività prestata non viene remunerata: si pensi, ad esempio, all’opera prestata in favore di associazioni di volontariato o a scopo religioso. Diversamente, ogni lavoratore deve essere pagato e il suo stipendio deve essere proporzionato alla qualità e quantità di lavoro svolto e comunque tale da garantirgli un’esistenza dignitosa [1].

La retribuzione deve innanzitutto essere commisurata alle mansioni assegnate e al livello di inquadramento attribuito: al momento dell’assunzione, infatti, in base alle mansioni assegnate al dipendente, viene previsto nel contratto di lavoro che egli assumerà una certa qualifica, corrispondente ad un determinato livello di inquadramento professionale stabilito dal Ccnl di categoria applicato al rapporto di lavoro.

Lo stipendio, oltre che all’inquadramento, viene poi stabilito in proporzione all’orario di lavoro assegnato: a tempo pieno oppure a tempo parziale, con una riduzione percentuale in tale ultimo caso parametrata all’orario di lavoro (ridotto) assegnato al dipendente.

Gli importi della retribuzione, in base a ciascun livello di inquadramento, sono indicati nei singoli Ccnl di categoria in apposite tabelle, dette “tabelle retributive”, reperibili facilmente su internet.

In generale lo stipendio si compone di diversi elementi, dettagliati anch’essi nelle tabelle retributive:

  • paga base (o minimo contrattuale o tabellare) e cioè la retribuzione minima prevista dai Ccnl di categoria il livello e la qualifica attribuiti al lavoratore. Essa viene periodicamente aumentata dagli scatti di anzianità, che sarebbero degli aumenti periodici (biennali o triennali) riconosciuti al lavoratore in base all’anzianità di servizio acquisita.
    indennità di contingenza, un automatismo retributivo indicizzato al costo della vita in misura fissa
  • E.D.R, elemento riconosciuto solo nel settore privato, che viene corrisposto per adeguare l’importo del salario al costo della vita

Cos’è il superminimo

Talvolta, la retribuzione base può essere integrata dal pagamento da parte dell’azienda di un ulteriore importo, concordato tra datore e lavoratore, detto superminimo.

Essendo frutto di un accordo tra le parti, il superminimo può essere di qualsiasi importo, non sono previsti né limiti minimi, né limiti massimi.

Il superminimo può essere assorbibile o non assorbibile.

Generalmente, salvo diversa pattuizione delle parti, il superminimo è assorbibile: ciò significa che il relativo importo, in caso di variazione in aumento della retribuzione base, verrà corrispondentemente ridotto e dunque “assorbito” nell’aumento retributivo (si pensi al caso in cui datore e lavoratore stabiliscano che la retribuzione base sia di 1.000 euro e il superminimo di 200 euro; dopo un apio d’anni vengono aggiornate le tabelle retributive del Ccnl di categoria e la retribuzione base viene incrementata di 100,00 euro; il superminimo si ridurrà allora di un uguale importo di 100 euro).

Se, invece, le parti concordano espressamente e per iscritto che il superminimo non sia assorbibile, il relativo importo rimarrà invariato nel tempo, anche qualora dovessero verificarsi aumenti della retribuzione base.

Se il datore non rispetta il Ccnl?

Se dovessi accorgerti che l’azienda ti sta pagando meno di quanto ti spetterebbe in base alle tabelle retributive contenute nel Ccnl di categoria applicato al rapporto di lavoro, dovrai prontamente rivolgerti ad un legale, oppure ad un Sindacato di fiducia, affinchè provvedano a scrivere in nome e per tuo conto una diffida all’azienda, nella quale si dovrà evidenziare che la retribuzione che ti viene mensilmente corrisposta non rispetta le previsioni del Ccnl di categoria ed i precetti costituzionali in materia e che da ciò consegue il tuo diritto al pagamento delle differenze retributive maturate nel tempo.

Tali importi saranno calcolati per differenza tra quanto previsto dal Ccnl e quanto effettivamente ti è stato corrisposto.

Il diritto al pagamento si prescrive in cinque anni, dunque potrai chiedere il pagamento delle differenze retributive maturate nei cinque anni precedenti la data di invio della diffida all’azienda, atto con il quale formalmente stai facendo valere il tuo diritto.

note

[1] Art. 36, Costituzione


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