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Quali eredi possono impugnare un testamento?

7 Luglio 2019
Quali eredi possono impugnare un testamento?

Legittimazione attiva all’azione di annullamento o nullità del testamento: chi può contestare il testamento ed entro quali termini.

Un tuo zio è morto da poco. La lettura del testamento ti ha lasciato perplesso: a tuo avviso è stato contraffatto. La scrittura sembra essere diversa da quella che hai sempre conosciuto; in più, sono presenti svariate correzioni a penna che appaiono posticce. Ti sembra peraltro sospetto il fatto di non essere stato menzionato nel testamento benché, poco prima del suo decesso, tuo zio ti avesse promesso alcuni dei suoi beni.

Secondo uno dei figli, non avresti alcuna voce in capitolo non essendo un erede legittimo: in quanto semplice nipote non puoi contestare nulla. È davvero così? Quali eredi possono impugnare un testamento? Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire da alcune premesse per poi procedere alle spiegazioni.

In questa guida, in particolare, chiariremo quando e come impugnare un testamento e quali soggetti possono farlo (ossia – detto in termini giuridici – hanno la legittimazione attiva per impugnare il testamento). Ma procediamo con ordine.

Quando può essere impugnato un testamento?

La prima cosa da stabilire sono i termini temporali entro cui può avvenire l’impugnazione del testamento.

Esiste, innanzitutto, un termine minimo: non si può contestare un testamento se ancora il suo autore è vivo. Questo significa, ad esempio, che se tuo padre ha fatto testamento e non ti ha menzionato non puoi impugnarlo (benché palesemente illegittimo) se non prima della sua morte. Del resto, il testamento è sempre revocabile dal suo autore finché è in vita.

Poi, ci sono i termini massimi oltre i quali l’impugnazione viene rigettata perché tardiva. Ci sono 10 anni dal decesso per contestare la cosiddetta «lesione di legittima»: è il caso in cui i cosiddetti legittimari (coniuge, figli o, in loro assenza, genitori) abbiano ricevuto meno di quanto spetta loro per legge. Pensa all’ipotesi in cui tua madre abbia lasciato quasi tutto il suo patrimonio a tuo fratello senza riconoscere la tua “quota minima” prevista dalla legge.

Ci sono, invece, 5 anni dal decesso per contestare un testamento falso (pensa a un documento modificato o scritto da soggetto diverso dal testatore) o redatto in una condizione di incapacità (pensa a una grave malattia mentale o a un testamento redatto sotto minaccia o pressione psicologica su un anziano).

Non ci sono termini per impugnare un testamento nullo a causa di vizi di forma: è il caso di un testamento privo di firma o senza data, scritto al computer o inviato per email (neanche la firma digitale lo salva dalla nullità). È altresì nullo il testamento che non indichi esplicitamente il beneficiario di una disposizione o lasci a terzi l’individuazione di tale soggetto. In questi casi, quindi, l’interessato potrà agire in qualsiasi momento, anche a distanza di numerosi anni dal decesso.

Troverai ulteriori informazioni nella nostra guida Quando e come impugnare un testamento.

Soggetti legittimati a impugnare un testamento

Vediamo ora quali eredi possono impugnare un testamento. Il principio che disciplina la materia (ma, in generale, ogni questione di carattere processuale) è molto semplice: ci deve essere un interesse. Poiché non sono ammesse le “cause per principio” o solo “per dare fastidio agli altri”, è necessario che, all’esito del processo, chi ha agito ottenga vantaggio economico. Il che si traduce nell’acquisizione di una parte di eredità.

In buona sostanza, nel determinare i soggetti titolari della cosiddetta «legittimazione attiva processuale» (ossia del potere di avviare la causa) bisogna innanzitutto escludere coloro che dall’impugnazione del testamento non ne trarrebbero alcun utile personale. Se una persona, una volta impugnato il testamento e dichiarato illegittimo, resta ugualmente esclusa dalla divisione dei beni, questa non ha potere di azione.

Così, ad esempio, un nipote non può contestare un testamento solo perché il defunto ha lasciato di meno a un erede legittimario piuttosto che ad un altro: egli andrebbe a sostenere ragioni economiche che non sono le sue e, quindi, non ha alcun interesse processuale all’azione. Allo stesso modo, un amico del defunto non può far dichiarare nullo un testamento: difatti, una volta annullato tale atto, si applicheranno le regole sulla successione legale (quelle cioè previste dal Codice civile in assenza di testamento): con la conseguenza che l’amico sarà ugualmente tagliato fuori non essendo un erede legittimo.

Dunque possiamo, in linea di principio, dire che:

  • solo gli eredi legittimari possono impugnare il testamento per lesione di una quota di legittima. Tali soggetti (ossia coniuge e figli o, in loro assenza, i genitori) hanno infatti un interesse concreto e attuale alla contestazione del testamento che lede una loro quota visto che, dall’esito del processo, dipende l’acquisizione di una quota maggiore del patrimonio del defunto;
  • solo i familiari e parenti che, dall’impugnazione del testamento, ricaverebbero un’utilità possono constarlo per vizi di forma o di sostanza o per qualsiasi altro motivo di nullità o annullabilità.

Un estraneo ha la possibilità di impugnare un testamento solo se sostiene, ad esempio, che lo stesso è falso e che, invece, l’originale è un altro documento nel quale egli è citato.

Insomma, la regola è abbastanza semplice: chiunque abbia interesse diretto (cosiddetto interesse processuale) può impugnare un testamento per invalidità. L’azione di impugnazione consiste nel promuovere un giudizio davanti al tribunale competente, citando tutti gli altri eredi e legatari.

Chi non può impugnare un testamento?

Oltre ai soggetti che non vantano un interesse personale dall’impugnazione del testamento, l’azione non può essere intrapresa neanche da chi, conoscendo la causa della nullità, abbia confermato la disposizione o abbia dato ad essa volontaria esecuzione dopo la morte del testatore. Si pensi, ad esempio, a un fratello che, pur sapendo del vizio del testamento, si sia appropriato dei beni che con esso gli sono stati trasmessi e li abbia venduti: questi non può, in un momento successivo, proporre la causa per far dichiarare nullo o annullabile il testamento.

Il soggetto che può procedere alla conferma è l’erede (legittimo o testamentario) o suo avente causa. La conferma peraltro può essere oggettivamente parziale (si conferma solo una parte delle disposizioni) oppure soggettivamente parziale (quando proviene solo da alcuni dei soggetti legittimati).

Per quali vizi può essere impugnato il testamento?

Il testamento può essere impugnato per vizi di forma o di contenuto. Le invalidità possono essere di due tipi: nullità e annullabilità. Ne parleremo qui di seguito.

Cause di nullità formale del testamento

Il testamento è nullo quando è contrario a norme imperative.

L’azione di nullità – come anticipato – può essere proposta da chiunque vi abbia interesse (ossia da chiunque ne ottenga un vantaggio personale). La nullità non è soggetta a termini di prescrizione e può essere eccepita in qualsiasi momento salvo da chi ha accettato l’eredità nel termine prescrizionale dei dieci anni.

Il testamento nullo non produce effetti e, pertanto, la successione verrà regolata dalla legge, come una qualsiasi successione senza testamento (cosiddetta “successione legittima”).

Il testamento è nullo se non rispetta la forma prevista dalla legge:

  • il testamento olografo è nullo quando manca la autografia (ossia la redazione del documento di proprio pugno) o la firma o queste risultano falsificate. È chi sostiene che il testamento è falso a dimostrare tale circostanza. L’onere della prova non spetta, quindi, a chi ne difende la genuinità. Le perizie grafologiche, volte ad accertare falsificazioni, devono svolgersi sul testamento in originale, e non su copie fotostatiche;
  • il testamento pubblico è nullo quando manca la redazione per iscritto da parte del notaio delle volontà del testatore oppure quando manca la sottoscrizione del notaio o del testatore, salvo in quest’ultimo caso che la sottoscrizione manchi perché il testatore sia impossibilitato ad apporla o sia incapace di scrivere e abbia però reso dichiarazione in tal senso e tale dichiarazione sia riportata nel documento;
  • il testamento segreto è nullo quando manca la sottoscrizione del notaio o del testatore.

Cause di nullità sostanziale del testamento

Sono causa di nullità per violazione delle regole sul contenuto le seguenti ipotesi (si tratta di semplici esempi):

  • testamento congiunto, reciproco o sotto condizione; ad esempio Tizio lascia una parte di eredità a Caio a condizione che questi, a sua volta, la lasci al figlio di Tizio, Sempronio;
  • testamento fatto a favore di soggetti incapaci a ricevere o di persone interposte;
  • testamento che non indica il beneficiario ma lo lascia determinare a terzi;
  • testamento che subordina il lascito al compimento di un’azione illecita.

Cause di annullabilità del testamento

Le cause di annullabilità sono meno gravi di quelle sulla nullità e sono soggette a termini di prescrizione.

Legittimato ad agire per ottenere l’annullamento è chiunque vi abbia interesse, nel termine di 5 anni che decorrono:

  • dal giorno in cui è data esecuzione alla disposizione, anche da uno soltanto dei chiamati all’eredità, nel caso di incapacità di testare e vizi di forma;
  • dal giorno in cui si è avuta notizia dell’errore, violenza o dolo per il caso di vizi appunto della volontà del testatore.

Ecco alcune cause di annullabilità del testamento.

  • incapacità del testatore;
  • vizio della volontà (quando il testamento è frutto di errore, violenza o dolo di terzo).

Per quanto riguarda la violenza morale in materia testamentaria, assume rilievo anche un ricatto psicologico nei confronti di un soggetto debole, come una persona anziana.


La legge consente di contestare il testamento in tribunale solo a chi vanta un effettivo interesse personale: a chi cioè, all’esito del processo, può ottenere qualcosa che prima gli era stato negato.

Se invece la condizione del soggetto non varia anche dopo l’impugnazione del testamento, per legge questi non ha il potere di agire in causa.


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