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Si può impugnare un testamento dopo averlo accettato?

7 Luglio 2019
Si può impugnare un testamento dopo averlo accettato?

Può contestare un testamento o la lesione della quota di legittima chi è già erede per aver accettato l’eredità davanti al notaio? 

Alla morte di un tuo padre, ti sei recato dal notaio insieme agli altri parenti – chiamati anch’essi alla successione – per accettare l’eredità. In quel momento, il notaio ha dato lettura del testamento. In quell’occasione, non ti sei accorto però che, nel ripartire le quote del proprio patrimonio, il tuo genitore ha favorito alcuni eredi rispetto ad altri. Tale comportamento, astrattamente possibile, diventa illecito se finisce per sottrarre ai cosiddetti “legittimari” (i familiari più stretti) le quote riservate loro dalla legge.

Di tanto ti sei reso conto solo dopo qualche settimana. Ritenendoti pregiudicato da tale divisione, hai deciso di contestare il testamento. Senonché ti assale un dubbio: si può impugnare un testamento dopo averlo accettato?

Da un lato sei consapevole che, se non ti fossi recato dal notaio per sentire la lettura del testamento e, quindi, per accettarlo, mai avresti potuto conoscere i vizi del testamento stesso. Dall’altro lato, però, non vorresti che proprio tale dichiarazione – espressa dinanzi ai testimoni senza la possibilità di ragionare su ciò che ti veniva proposto – ti possa pregiudicare e impedire di contestare la divisione del patrimonio ereditario. Cosa succede in questi casi? Cosa prevede la legge?

Chi può impugnare il testamento?

Abbiamo visto, in un precedente articolo, quali eredi possono impugnare un testamento? In quella sede, abbiamo spiegato che la legge riserva la «legittimazione processuale» (il potere cioè di impugnare il testamento in tribunale) solo a chi vanta un effettivo interesse personale: a chi cioè, all’esito del processo, può ottenere qualcosa che prima gli era stato negato. Se, invece, la condizione del soggetto non varia anche dopo l’impugnazione del testamento, per legge questi non ha il potere di agire in causa.

Detto ciò, vediamo ora se si può impugnare un testamento dopo averlo accettato. Lo faremo tenendo conto di quelli che sono i chiarimenti forniti dalla giurisprudenza e, in particolare, dalla Cassazione.

Cosa significa accettare l’eredità

Quando si accetta l’eredità, si dichiara la propria volontà di diventare eredi del cosiddetto de cuius, ossia del defunto. L’accettazione dell’eredità impedisce di rinunciare all’eredità stessa in un momento successivo. Ad esempio, se accetti l’eredità di tua madre e dopo due anni arrivano dei creditori a reclamare il pagamento di alcune fatture non puoi più ripensarci e rinunciare all’eredità perché ormai la tua qualità di erede è indiscutibile.

Una cosa è “accettare l’eredità” e un’altra è, invece, “accettare il testamento”. La prima non implica la seconda. La legge prevede solo l’atto formale dell’accettazione dell’eredità. Non è prevista, invece, l’accettazione del testamento. Neanche nel momento in cui vi si dà lettura e si firma innanzi al notaio l’accettazione dell’eredità si accetta il testamento.

Chi accetta l’eredità può impugnare il testamento?

Questo significa che chi ha accettato l’eredità può sempre contestare il testamento. Del resto, è proprio dopo l’accettazione dell’eredità che si viene a conoscenza del testamento e della divisione del patrimonio imposta dal testatore. Se non ci fosse l’accettazione dell’eredità, non si potrebbe neanche accertare eventuali vizi del testamento e, quindi, impugnarlo.

Possiamo anzi dire che una condizione necessaria per impugnare il testamento è l’accettazione dell’eredità. Chi non accetta l’eredità non può impugnare il testamento. 

La ragione di ciò è anche intuibile in base a quanto abbiamo spiegato nel primo paragrafo di questo articolo: l’azione di nullità o annullabilità del testamento è riconosciuta solo a chi ne può trarre un’utilità personale ossia a chi è già erede e, a seguito della causa, può ottenere “qualcosa in più”. Chi non è erede – in quando non ha accettato l’eredità – non subirà alcuna conseguenza dall’impugnazione del testamento e, dunque, non può avere la legittimazione processuale all’azione.

La Cassazione ha ribadito tale principio in più pronunce. Ad esempio, i giudici hanno spiegato [1] che il termine di 5 anni di prescrizione per impugnare il testamento decorrere dall’accettazione dell’eredità, che quindi è elemento essenziale per ricorrere in tribunale.

Quando è impossibile impugnare un testamento

L’unico caso in cui la legge vieta di impugnare un testamento è quando vi si è dato attuazione. In base al Codice civile [2], la nullità del testamento, da qualsiasi causa dipenda, non può essere fatta valere da chi, conoscendo tale causa di nullità, abbia, dopo la morte del testatore, confermato le disposizioni o dato esecuzione volontaria alle stesse. Si tratta, quindi, di una conferma espressa (ha confermato le disposizioni) o conferma tacita (vi ha dato volontariamente esecuzione).

Si può rinunciare a un testamento dopo avere accettato l’eredità?

Se è possibile impugnare un testamento dopo averlo accettato, non lo si può però più revocare. Come detto in apertura, l’accettazione dell’eredità implica l’impossibilità di qualsiasi ripensamento e rinuncia successiva. L’accettazione dell’eredità – detto in soldoni – è un atto che non può più essere revocato.


note

[1] Cassazione civile , sez. II , 04/03/1983 , n. 1635: L’art. 591, comma 3, c.c., là dove dispone che il termine (quinquennale) di prescrizione dell’azione di impugnazione del testamento per incapacità del testatore decorre ” dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie ” – attesa la diversità di questa dizione rispetto a quella degli art. 479 ss. c.c. che, nel disciplinare la trasmissione del diritto di accettare l’eredità, fanno decorrere il relativo termine di prescrizione dal giorno dell’apertura della successione – deve intendersi nel senso che, per la decorrenza del termine di prescrizione di detta azione, è richiesta, oltre all’accettazione dell’eredità, anche l’ulteriore attività dell’esecuzione delle disposizioni testamentarie, e ciò a tutela dei terzi che sarebbero pregiudicati dal compimento di una mera attività formale (quale la semplice accettazione dell’eredità).

[2] Art. 590 cod. civ.


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