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Accesso atti amministrativi per curiosità

10 Agosto 2019
Accesso atti amministrativi per curiosità

Tizio è un cittadino/utente e Caio è un dirigente scolastico reggente di un Istituto comprensivo. Tizio, uomo nostalgico e curioso vorrebbe fare copia del suo elaborato scritto finale per il conseguimento della licenza media prodotto nell’estate del 1991. Tizio è venuto a conoscenza del Foia, il nuovo accesso agli atti amministrativi. Caio risponde che la richiesta di Tizio è ascrivibile all’istituto di accesso documentale (ex L. 241/1990) perché trattasi di interesse legittimo/ diritto soggettivo.

Pertanto, dovrà presentare richiesta motivata. Tizio pensa che Caio si sbagli perché è possibile visionare dati e documenti in possesso della Pubblica amministrazione anche per semplice curiosità e senza bisogno di fornire una specifica motivazione grazie al Foia. Cosa deve fare Tizio per ottenere il documento alla luce del Foia?

La cosiddetta normativa FOIA (Freedom of Information Act) [1] prevede che il cittadino, interessato all’accesso a dati e documenti in possesso della pubblica amministrazione competente, possa fare istanza alla medesima, anche non motivata.

A questa istanza l’amministrazione destinataria deve rispondere entro trenta giorni.

In caso di rifiuto o di mancata risposta entro il predetto termine, il cittadino potrà fare richiesta di riesame della propria istanza al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, il quale dovrà rispondere entro venti giorni, con provvedimento motivato.

In caso di ulteriore rifiuto, al cittadino non resterebbe che la via del ricorso in sede giurisdizionale amministrativa (Tar), entro il termine di 30 giorni dall’ultima decisione negativa.

Chiarito sinteticamente il procedimento che caratterizza l’accesso civico generalizzato, esaminando lo specifico caso concreto, sembrerebbe che Tizio non possa ottenere il documento amministrativo desiderato alla luce della cosiddetta normativa FOIA, nonostante la stessa affermi che la richiesta di accesso non debba essere motivata.

Se è vero, infatti, che questa legge prevede l’accesso civico generalizzato a dati e documenti amministrativi è altrettanto pacifico che la detta normativa ha chiaramente indicato i principi per i quali la stessa è stata prevista: favorire forme diffuse di controllo sul soddisfacimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse collettive, promuovendo, altresì, la partecipazione al dibattito pubblico [2].

In quest’ottica, come chiarito da un’illuminante recente sentenza del Tar del Lazio [3], sebbene la legge in esame non pretenda che l’accesso civico generalizzato sia caratterizzato da un’istanza motivata di accesso, deve ritenersi implicito che la detta richiesta debba essere rispondente al soddisfacimento di un interesse che presenti una valenza pubblica.

Pertanto, secondo i giudici, non sono ammissibili quelle richieste che sono annoverabili nell’ambito di un’esigenza conoscitiva esclusivamente privata, individuale, egoistica o di carattere emulativo.

Il richiamato Tribunale Amministrativo Regionale precisa, infine, che un’interpretazione diversa della norma in esame, invece di agevolare la partecipazione del cittadino al dibattito pubblico, rischierebbe di pregiudicare gli stessi principi che sono alla base del cosiddetto accesso civico generalizzato.

Quindi, volendo Tizio, uomo nostalgico, copia del suo elaborato di esame del 1991 per mera curiosità, non si evidenzierebbe un interesse di valenza pubblica a fondamento della sua richiesta di accesso/copia, ma semplicemente un fine privato del tutto inconciliabile con l’accoglimento della sua domanda; né la richiesta di Tizio appare compatibile con un’eventuale esigenza di controllo dell’azione amministrativa e tanto meno conforme all’esigenza di favorire la partecipazione del predetto cittadino al dibattito pubblico.

Per queste ragioni l’istanza di Tizio, per quanto possa richiamarsi alla cosiddetta normativa FOIA, non sarebbe accolta.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] D.lgs n. 33/2013 così come modificato dal D.lgs n. 97/2016

[2] Art. 5, co. 2 D.lgs n. 97/2016

[3] Tar del Lazio sent. n. 7326/2018 del 02.07.2018


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