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Docente scolastico e indebita percezione di erogazioni dallo Stato

10 Agosto 2019
Docente scolastico e indebita percezione di erogazioni dallo Stato

Sono docente della scuola e pertanto un dipendente pubblico. Al momento dell’assunzione ho stipulato nel 2017 un contratto a tempo indeterminato a tempo pieno, ossia per 18 ore di servizio settimanali. L’anno successivo ho richiesto il part time per 12 ore di servizio settimanali, che mi è stato concesso dall’ufficio scolastico. Tuttavia, non ho mai stipulato con il datore di lavoro (Stato) un contratto part time percependo una retribuzione ancora commisurata a n. 18 ore pur svolgendo in realtà n. 12 ore settimanali. Cosa posso fare ora trascorsi 3 anni? Rischio il reato di cui all’art. 316ter cp (indebita percezione di erogazioni dallo Stato)?

Una recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione (Sez. II, Sent., ud. 26-02-2019. 17-04-2019, n. 16817) risponde proprio al quesito in esame. Il caso riguardava una docente di religione imputata del reato di truffa aggravata per avere omesso di comunicare la cessazione del proprio rapporto di lavoro quale docente ed avere così continuato a percepire gli emolumenti mensili dall’anno 2004 all’anno 2011 a lei erogati dal Ministero dell’Istruzione.

Ebbene, secondo i giudici, la condotta omissiva consistente nel non comunicare la cessazione del proprio rapporto di lavoro non costituisce truffa aggravata, bensì la diversa fattispecie di cui all’art. 316-ter c.p., in quanto il mero silenzio non è idoneo ad integrare il requisito degli artifici e raggiri necessari per aversi la truffa.

Dello stesso tenore anche altra sentenza (Cass., sent. n. 21000 del 08/02/2011), che ha qualificato come indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato la condotta del dipendente statale che, pur lavorando, continuava a percepire, anche per il periodo in cui era assunto a tempo determinato quale docente con contratto di lavoro subordinato, l’indennità di disoccupazione da parte dell’Inps.

Si noti che il secondo comma dell’art. 316-ter c.p. stabilisce che, quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a 3.999,26 euro, si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da 5164 a 25822 euro. Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito.

A parere dello scrivente, il lettore dovrebbe provvedere a regolarizzare la situazione, anche perché il protrarsi di tale situazione non fa prescrivere il delitto, visto che esso assume i connotati del reato a consumazione prolungata: in altre parole, la prescrizione comincerà a decorrere solamente da quando il lettore non percepirà più l’indebito.

Così la Corte di Cassazione (sent. 29 giugno 2018, n.24156): «Il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, sostanziandosi nella ricezione di indebite prestazioni di emolumenti e previdenzematurate periodicamente, non si configura come reato permanente né come un reato istantaneo ad effetti permanenti, bensì come un reato a consumazione prolungata, giacché il soggetto agente, sin dall’inizio, ha la volontà di realizzare un evento destinato a protrarsi nel tempo. Ne consegue che il momento consumativo del reato di cui all’art. 316-ter cod. pen. coincide con quello della cessazione dei pagamenti, perdurando il reato fino a quando non vengono interrotte le riscossioni e, pertanto, è applicabile la confisca per equivalente in relazione all’importo complessivamente illegittimamente fruito dall’agente».

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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