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Come si difende il professore dalle accuse false degli alunni?

9 Agosto 2019
Come si difende il professore dalle accuse false degli alunni?

Sono un professore di scuola superiore. Alcuni alunni di una mia classe hanno riferito delle affermazioni false sul mio conto alla coordinatrice di classe, che ha inviato una mail in segreteria, in forma non riservata, al preside e al vice preside. Il preside, senza fare alcuna verifica, ad esempio senza controllare il registro elettronico o i compiti o sentire i colleghi che svolgono lezioni con me, ha fatto verbalizzare ciò che è stato detto di falso sul mio conto e ha inviato  i verbali al Provveditorato agli studi, che pertanto ha aperto un provvedimento disciplinare nei miei confronti.

Mi sono recato al provveditorato per difendermi ma ad oggi non mi è stato notificato nessun provvedimento disciplinare, né tantomeno alcuna denuncia in procura.  Alcuni ragazzi hanno detto di essere stati quando io non sono in compresenza ma posso dimostrare che sono sempre in compresenza con firme dei registri ecc… Alcuni alunni hanno detto che non faccio lezione ma posso dimostrare il contrario visto che loro periodicamente fanno delle verifiche di profitto e interrogazioni. Ho inoltre delle dichiarazioni firmate dai colleghi che attestano che quando siamo in compresenza facciamo sempre lezione.

Gli altri miei alunni, in un verbale firmato dai loro genitori, negano quanto detto dai compagni di detto gruppo. Premesso che posso dimostrare il contrario di quello che dicono, quali reati sono stati commessi nei miei confronti? Come posso tutelarmi?

Dal quesito in esame si evince che il lettore è stato sicuramente vittima della vendetta di alcuni alunni che, però, con il loro comportamento, hanno configurato il reato di diffamazione, come previsto dall’595 del codice penale, secondo cui chiunque comunicando con più persone offende l’altrui reputazione è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a 2.065 euro. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro.

Nel caso specifico, rilevate anche le prove testimoniali scritte acquisite dal lettore, è indubbio che le frasi ingiustamente attribuitegli sono diffamanti della sua professione e, quindi, perseguibili penalmente.

Tale conseguenza vale per tutti, alunni, colleghi, dirigenti: come previsto dalla Cassazione, l’istituzione scolastica, per la funzione educativa che ricopre, deve essere tenuta immune da qualsiasi atto di violenza verbale o fisica, pertanto l’aver proferito frasi ingiuriose nei confronti di un insegnante nell’ambito di un consiglio di classe, alla presenza degli altri professori e dei rappresentanti dei genitori, assume rilevanza tale che il mero versamento di una somma di denaro non è in grado di eliminare le conseguenze dannose del reato (Cassazione penale, sez. V, 07/09/2015, n. 127).

Tra l’altro, in materia di danno causato da diffamazione, idonei parametri di riferimento possono rinvenirsi, tra gli altri, dalla diffusione dello scritto, dalla rilevanza dell’offesa e dalla posizione sociale della vittima.

E così, valorizzando siffatte coordinate ermeneutiche, è possibile far assurgere a criteri presuntivi di verificazione del danno non patrimoniale:

  • la figura di professore del lettore,
  • il fatto che quelle frasi inventate siano state sottoposte ai suoi superiori gerarchici,
  • la gravità della falsità che potrebbe comportargli una ingiusta sanzione disciplinare.

In questo caso, anche se minori, gli alunni potranno essere perseguiti penalmente, alla luce del fatto che l’art.98 c.p. stabilisce che è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto, se aveva capacità d’intendere e di volere; ma la pena è diminuita.

Tuttavia, la sentenza che riconoscesse la diffamazione del lettore, più che essere utile per la condanna degli alunni, sarebbe opportuna per risanare l’onore della sua professionalità, oggi violata da quelle dichiarazioni false.

In questo caso, prima di agire con una querela, da presentare entro tre mesi da quando egli ha scoperto i fatti diffamanti, occorrerebbe individuare i nominativi degli alunni che hanno agito con tale condotta penalmente rilevante.

Pertanto, si consiglia al lettore di fare istanza d’urgenza al suo dirigente chiedendo venga svelata l’identità di chi ha pronunciato quelle frasi diffamanti, facendo presente che intende agire penalmente.

Con l’occasione si allega una sentenza emessa dal Tribunale di Udine lo scorso 30 agosto (2018) e riguardante un caso molto simile a quello in esame, dove il professore di turno aveva impugnato la sanzione disciplinare ricevuta e, riconosciute le sue ragioni, ha avuto accolto il ricorso presentato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


“Tribunale Udine sez. lav., 30/08/2018, (ud. 07/05/2018, dep. 30/08/2018), n.117

FATTO E DIRITTO

Con il ricorso in epigrafe, il sig. Ph. MO., docente laureato a tempo determinato per le classi di concorso A042 e A034, alle dipendenze dell’Istituto A. MALIGNANI dal 5.9.2016 al 30.6.2017, ha impugnato, chiedendone l’annullamento e negando gli addebiti, le sanzioni disciplinari della censura e della sospensione dal servizio per 1 giorno con privazione della retribuzione a lui rispettivamente comminate dal Dirigente scolastico di quell’Istituto il 20.5.2017 ed il 23.6.2017. Deduceva, infatti, il ricorrente:

1) che, con il primo provvedimento, gli era stato rimproverato di ‘aver mantenuto un comportamento non conforme ai principi di correttezza e rispetto personale nei confronti di alcuni allievi della classe (omissis) MME E.

In particolare per avere:

a) Us. in data 18.02.2017 espressioni offensive e in ogni caso inappropriate nei confronti degli allievi EN. ZO. e FR. EL., in particolare epitetando quest’ultima allieva con l’espressione: – cagna – di fronte a tutti gli allievi;

mentre nei confronti di EN. ZO. affermato, sempre in presenza dell’intera classe: – .. Dai andate anche voi in montagna, così visto che non sapete sciare, provocate una valanga e morite tutti e due in un solo colpo .. – . b) Affermato, durante una spiegazione sull’utilizzo di un segno grafico, all’indirizzo dell’allieva FR. EL. : – questo segno sta a indicare due gambe aperte con una cosa nel mezzo .. – accompagnata da una risata ed una espressione inopportuna. c) Affermato in data 20.02.2017, durante lo svolgimento dell’assemblea di istituto e nei confronti di alcuni allievi della classe (omissis) MME E, che la stessa era denunciabile per diffamazione e calunnia’;

2) che, nel secondo provvedimento, l’addebito si riferiva al fatto: ‘A) di non aver partecipato alla riunione del consiglio di classe della 4 EL. A del giorno 19.05.2017, consiglio ritualmente convocato con circolare docenti n. 1209 del 16.05.2017, omettendo di avvisare preventivamente il Dirigente scolastico dell’assenza e non provvedendo successivamente a giustificare l’assenza stessa, pur avendo preannunciato a mezzo mail, fin dalla prima mattina del 17/5/2017 a diversi componenti del consiglio di classe, la propria assenza e richiedendo agli stessi di non ratificare quanto in discussione nel consiglio, asserendo la presenza di presunte illegittimità procedurali e preannunciando l’invio ai docenti del consiglio di classe di comunicazione predisposta dal proprio legale a sostegno dell’illegittimità degli atti adottandi nella riunione; il tutto con violazione dei principi di lealtà e correttezza del dipendente che avrebbero richiesto la presenza personale dello stesso alla riunione in questione, per sostenere la propria posizione. B) di avere, quale docente di sistemi informatici nella classe (omissis) EL. A, effettuato una comunicazione ai genitori degli allievi, dettata e sottoscritta dalla S.V. sul libretto personale degli allievi, in cui invitava gli studenti e le famiglie a non partecipare all’attività di – sportello di sistemi automatici – attivata dall’istituto; il tutto in grave violazione dei doveri inerenti la funzione docente che non consentono al singolo docente di porsi in diretta contrapposizione a una iniziativa dell’istituzione scolastica, tra o sollecitata da n. 33 genitori degli allievi, con nota scritta assunta al protocollo n. 7578 del 3/4/2017. [..]avere in data 19/5/2017 fatto indebite pressioni sul incaricato all’attività di sportello prof. Sa. DI GI. per indurlo a modificare tale attività svolta di – sistemi automatici – , preavvertendolo arbitrariamente che sarebbe stato chiamato a rispondere e dare conto di quanto svolto nella sua attività di sportello (..);

3) che, quanto al provvedimento disciplinare del 20.5.2017, questo, oltre che infondato nel merito, doveva ritenersi illegittimo sia in ragione del mancato rispetto del termine previsto dall’art. 55-bis del D.Lgs 165/2001 per la sua adozione, sia per la genericità delle contestazioni, sia la superficialità dell’istruttoria, sia per l’assenza di contraddittorio nella conduzione di quest’ultima;

4) che, quanto al secondo provvedimento disciplinare, ferma l’uguale infondatezza meritale degli addebiti, a rilevare era, peraltro, l’incompetenza del Dirigente scolastico nella comminazione degli stessi, ai sensi del combinato disposto degli artt. 55-bis del D.lgs n. 165/2001 e 492 del D.lgs n. 297/1994. Ritualmente costituitosi, il resistente MINISTERO (di seguito anche soltanto MI.), nell’eccepire il difetto di legittimazione passiva dell’Istituzione scolastica pur direttamente evocata in giudizio, ha invece insistito per il rigetto del ricorso e per la conferma delle sanzioni disciplinari irrogate o, in subordine, limitatamente alla seconda, per la riconduzione di quest’ultima nei limiti (denegati) della ritenuta competenza disciplinare del Dirigente.

Così riassunte, in estrema sintesi, le coordinate fattuali della res litigiosa, il ricorso attoreo -all’esito della disposta istruttoriadeve ritenersi fondato e meritevole di accoglimento, per i motivi di seguito evidenziati. Fe. il difetto di legittimazione passiva dell’Istituto A. MALIGNANI, evidente essendo, invero, che il datore di lavoro del ricorrente resta comunque il solo MINISTERO, anche quando a venire in discussione sono provvedimenti sanzionatori assunti dal Dirigente scolastico, va sin d’ora dichiarata l’illegittimità della seconda sanzione disciplinare, e cioè la sospensione del sig. MO. dal servizio per 1 giorno con sua contestuale privazione della retribuzione, risultando assorbente, in questo caso, proprio la doglianza attorea circa il difetto di competenza del soggetto che, di fatto, ha adottato la misura punitiva al vaglio. Trovando applicazione le norme di cui al Titolo I, Ca. IV della Parte III del D.lgs. n. 297/1994, a venire qui in rilevo, allora, è l’art. 492 del sopra menzionato D.lgs., laddove, per il personale direttivo e docente della scuola, si prevede -quale sanzione sospensiva minima l’interdizione dall’insegnamento ‘fino a un mese’.

Con riferimento a tale assetto sostanziale, non innovato dalle disposizioni esclusivamente procedimentali introdotte per il tramite del D.Lgs. n. 150/2009 nel corpo del Testo Unico del pubblico impiego, la competenza del dirigente scolastico ‘per le infrazioni di minore gravità ‘ non può eccedere, pertanto, l’ipotesi della ‘censura’ di cui al comma 2, lettera a) del già indicato art. 492, essendo invece il medesimo dirigente tenuto a trasmettere la pratica all’Ufficio per i procedimenti disciplinari istituito presso l’Ufficio scolastico regionale, nel caso di infrazioni astrattamente punibili con sanzione più grave, ex art. 55-bis D.lgs. n. 165/2001.

Non coglie nel segno, al riguardo, l’obiezione della difesa erariale secondo cui l’art. 494 del D.Lgs. n. 297/1994, nell’individuare le condotte sanzionabili con la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino a un mese (senza nulla dire in ordine agli organi competenti alla irrogazione della sanzione), dovrebbe essere letto, alla luce del predetto art. 55-bis D.Lgs. n. 165/2001, come se il primo disposto si riferisse ad una duplice competenza sanzionatoria con un altrettanto duplice e sequenziale massimo edittale (da uno fino a dieci giorni e da undici fino a trenta giorni), la prima di tali competenze essendo attribuita al dirigente scolastico e la seconda all’Ufficio per i procedimenti disciplinari.

Secondo il MINISTERO, in altri termini, il rinvio all’entità della sanzione, dirimente ai fini dell’individuazione della competenza secondo la previsione del richiamato art. 55-bis, non precluderebbe una determinazione ex ante di tale entità , sulla base di un apprezzamento rimesso al dirigente scolastico, essendo egli in grado di valutare a tale momento, e a tal fine, la gravità della violazione contestata al docente e, dunque, l’eventuale necessità di trasmettere gli atti al superiore Ufficio disciplinare.

Si tratta, in verità , di opzione esegetica che non convince e che, a ben vedere, risulta smentita dalla più corretta lettura del quadro normativo vigente. Giova rammentare, a tal proposito, come l’art. 91 del CCNL del Co. Scuola 2006/2009 applicato al rapporto di lavoro -nel rinviare ad una apposita sequenza contrattuale la regolazione dell’intera materia disciplina restabilisca che, allo stato, ‘Per il personale docente ed educativo delle scuola di ogni ordine e grado continuano ad applicarsi le norme di cui al Titolo I, Ca. IV della parte III del d.lgs.297/1994’.

In tal senso, proprio l’art. 492 del D.lgs. 297/1994, appunto dedicato alle ‘Sa.’, si esprime tutt’ora così: ‘1. Fi. al riordinamento degli organi collegiali, le sanzioni disciplinari e le relative procedure di irrogazione sono regolate, per il personale direttivo e docente, dal presente articolo e dagli articoli seguenti.

2.

Al personale predetto, nel caso di violazione dei propri doveri, possono essere inflitte le seguenti sanzioni disciplinari:

a) la censura;

b) la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino a un mese;

c) la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio da oltre un mese a sei mesi;

d) la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio per un periodo di sei mesi e l’utilizzazione, trascorso il tempo di sospensione, per lo svolgimento di compiti diversi da quelli inerenti alla funzione docente o direttiva;

e) la destituzione.

3.

Per il personale docente il primo grado di sanzione disciplinare è costituito dall’avvertimento scritto, consistente nel richiamo all’osservanza dei propri doveri’ (sottolineatura aggiunta – N.D.R.).

Di contro, l’art. 55-bis del D.Lgs n. 165/2001 -aggiunto al Testo Unico del pubblico impiego dall’art. 69, comma 1 del D.Lgs. n. 150/2009 e significativamente titolato ‘Forme e termini del procedimento disciplinare’- chiarisce, ai fini qui maggiormente in esame, che ‘1.

Per le infrazioni di minore gravità , per le quali è prevista l’irrogazione di sanzioni superiori al rimprovero verbale ed inferiori alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni, il procedimento disciplinare, se il responsabile della struttura ha qualifica dirigenziale, si svolge secondo le disposizioni del comma 2. Quando il responsabile della struttura non ha qualifica dirigenziale o comunque per le infrazioni punibili con sanzioni più gravi di quelle indicate nel primo periodo, il procedimento disciplinare si svolge secondo le disposizioni del comma 4.

Alle infrazioni per le quali è previsto il rimprovero verbale si applica la disciplina stabilita dal contratto collettivo (..).’ (sottolineature aggiunte – N.D.R.). E’ quindi agevole convenire, alla luce del contesto legislativo sopra tratteggiato, sul fatto che la competenza del dirigente scolastico debba intendersi limitata agli illeciti disciplinari di minore gravità , per i quali è configurabile l’irrogazione di una sanzione comunque inferiore alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni.

In relazione al personale docente, peraltro, ed a differenza di quanto disposto per il personale AT. in sede di contrattazione collettiva, non è prevista la sanzione della sospensione sino a dieci giorni. L’art. 492 del d.lgs. 297/94configura, infatti, la sanzione interdittiva minima della ‘sospensione dall’insegnamento fino a un mese’;

previsione, quest’ultima, che radica necessariamente la competenza a procedere in capo al diverso Ufficio dell’amministrazione scolastica individuato ai sensi del comma 4 dell’art. 55-bis citato, con applicazione delle norme procedimentali ivi descritte e termini pari al doppio di quelli stabiliti dal comma 2.

Il dirigente scolastico, quindi, per la valutazione della propria competenza deve limitarsi a inquadrare la fattispecie in relazione alla sanzione edittale astrattamente irrogabile in ragione della disciplina sanzionatoria normativamente stabilita. Ov. si accogliesse, di contro, l’assunto difensivo del resistente MINISTERO e si ritenesse, così, che la competenza sanzionatoria possa davvero determinarsi sulla base di una valutazione ex ante (rimessa al responsabile della struttura) della gravità della violazione contestata e della sanzione in concreto irrogabile tra il minimo e il massimo previsti dal sistema, si accederebbe ad una lettura della fattispecie non solo contraria al chiaro dettato normativo, ma anche irragionevolmente legittimante -già 1 L’ art. 93 CCNL del Co. Scuola 2006/2009, titolato ‘Sa. e procedure disciplinari’ relativamente al personale amministrativo, tecnico e ausiliario, stabilisce, infatti, che ‘1.

Le violazioni degli obblighi disciplinati dall’art. 92 del presente contratto danno luogo, secondo la gravità dell’infrazione, previo procedimento disciplinare, all’applicazione delle seguenti sanzioni disciplinari:

a) rimprovero verbale;

b) rimprovero scritto;

c) multa di importo variabile fino ad un massimo di quattro ore di retribuzione;

d) sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino a dieci giorni;

e) licenziamento con preavviso;

f) licenziamento senza preavviso.’ (sottolineatura aggiunta – N.D.R.) nella fase di individuazione dell’organo disciplinare competente- l’introduzione di un apprezzamento soggettivo del tutto estraneo al predetto dettato, siccome proprio, semmai, della sola successiva fase di applicazione della sanzione. Né pare che i termini della questione

siano destinati a mutare per effetto del recente disposto dell’art. 13 del D.Lgs n. 75/2017, riguardante ‘Modifiche e integrazioni all’art. 55-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165’, il cui novellato comma 9-quater specifica, ora, che ‘Per il personale docente, educativo e amministrativo, tecnico e ausiliario (AT.) presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, il procedimento disciplinare per le infrazioni per le quali é prevista l’irrogazione di sanzioni fino alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per dieci giorni é di competenza del responsabile della struttura in possesso di qualifica dirigenziale e si svolge secondo le disposizioni del presente articolo. Quando il responsabile della struttura non ha qualifica dirigenziale o comunque per le infrazioni punibili con sanzioni più gravi di quelle indicate nel primo periodo, il procedimento disciplinare si svolge dinanzi all’Ufficio competente per i procedimenti disciplinari.’ (sottolineatura aggiunta âE” N.D.R.).

Così come congegnata, infatti, la suddetta disposizione, dichiaratamente intervenendo sulle sole ‘Forme e (sui) termini del procedimento disciplinare’ piuttosto che sull’astratta previsione delle fattispecie sanzionatorie, tutt’ora riconducibili all’art. 492 del d.lgs. 297/94, non pare in alcun modo idonea a spostare le conclusioni sopra espresse, dal momento che, ad oggi, né nel Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione, né nella contrattazione collettiva di settore, sono individuabili, per i docenti, ipotesi disciplinarmente rilevanti punite con ‘l’irrogazione di sanzioni fino alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per dieci giorni.’.

Del pari, neppure può avere seguito l’istanza con cui il MINISTERO ha chiesto di ricondurre ad equità la sanzione di cui trattasi, onde riportare la stessa entro i limiti della ritenuta competenza disciplinare del Dirigente scolastico. E’ ben vero che oggi, proprio in forza del D.Lgs n. 75/2017, risulta definitivamente possibile riconoscere al giudice il potere âE”in passato assai discusso, sia in dottrina che in giurisprudenzadi graduare la sanzione in relazione alla gravità dell’illecito disciplinare ove lo stesso giudicante ritenga non correttamente esercitato, sul punto, il potere discrezionale in prima battuta rimesso al datore di lavoro pubblico.

E tuttavia, sia ha ragione di ritenere che il comma 2-bis all’art. 63 del D.Lgs n. 165/2001, come novellato all’art. 21 comma 2 del predetto D.Lgs n. 75/2017, nel disporre che ‘Nel caso di annullamento della sanzione disciplinare per difetto di proporzionalità , il giudice può rideterminare la sanzione, in applicazione delle disposizioni normative e contrattuali vigenti, tenendo conto della gravità del comportamento e dello specifico interesse pubblico violato’, in tanto ammetta un intervento correttivo in sede giudiziale, in quanto il profilo di contestazione attenga, per l’appunto, al solo ‘difetto di proporzionalità ‘ della misura sanzionatoria e non già quando -come nel caso di speciela ragione del contendere si riferisca, a monte, proprio sul difetto di competenza dell’organo ad adottare una specifica sanzione. Del pari illegittimo, pur se per motivi meritali, deve ritenersi il primo provvedimento disciplinare, adottato dal Dirigente scolastico dell’Istituto A. MALIGNANI il 20.5.2017, infondata risultando, di contro, la censura di formale tardività nell’adozione del provvedimento medesimo, pur sollevata dal ricorrente.

Quanto a quest’ultimo profilo, invero, l’art. 55-bis del D.Lgs vigente ratione temporis disponeva in termini chiari e non equivocabili che, ‘Per le infrazioni di minore gravità , per le quali è prevista l’irrogazione di sanzioni superiori al rimprovero verbale ed inferiori alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni, .. il responsabile, con qualifica dirigenziale, della struttura in cui il dipendente lavora, .., quando ha notizia di comportamenti punibili con taluna delle (predette) sanzioni disciplinari .., senza indugio e comunque non oltre venti giorni contesta per iscritto l’addebito al dipendente medesimo e lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, con l’eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante dell’associazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce mandato, con un preavviso di almeno dieci giorni. .. Dopo l’espletamento dell’eventuale ulteriore attività istruttoria, il responsabile della struttura conclude il procedimento, con l’atto di archiviazione o di irrogazione della sanzione, entro sessanta giorni dalla contestazione dell’addebito. .., (pena) la decadenza dall’azione disciplinare.’ (sottolineature aggiunte – N.D.R.).

A fini della decadenza in parola, detto altrimenti, occorre avere riguardo alla data in cui l’amministrazione datrice di lavoro esprime la propria valutazione in ordine alla rilevanza e consistenza disciplinare della notizia dei fatti disciplinarmente rilevanti e la consolida nell’atto di contestazione. L’atto di contestazione, nel caso di specie, è pacificamente datato 22.3.2017 (v. doc. 1 nel fascicolo attoreo) e consegue ad una segnalazione degli allievi della classe (omissis) MME E, avvenuta il 9.3.2017 mediante il deposito del verbale di assemblea di classe presso la Segreteria della Presidenza dell’Istituto (v. doc. 2 nel fascicolo del MINISTERO).

Non è dato comprendere, pertanto, di quale tardività si dolga il ricorrente a fronte di una sanzione disciplinare altrettanto pacificamente irrogatagli il 20.5.2017 (v. doc. 5, nel fascicolo attoreo).

Venendo più da vicino alla vicenda per cui è causa, tuttavia, andrà comunque esclusa sin d’ora la rilevanza dell’addebito consistito, in data 18.2.2017, nell’aver asseritamente rivolto ad ‘.. EN. ZO. .. in presenza dell’intera classe, la frase: – .. Dai andate anche voi in montagna, così visto che non sapete sciare, provocate una valanga e morite tutti e due in un solo colpo .. – , dal momento che, se anche una frase del genere, per ipotesi, fosse stata effettivamente profferita, essa -acriticamente ripresa, oltretutto, dal predetto verbale di assemblea di classe potrebbe semmai apparire inopportuna e, con tutta probabilità , di dubbia ironia, ma risulterebbe in ogni caso inidonea ad integrare una condotta meritevole di sanzione, di certo non costituendo .. “a ben vedereun esempio di quelle ‘battute offensive .. (capaci di – colpire – il predetto ZO.) nei suoi sentimenti’, a cui il docente .. “sempre secondo l’accusasarebbe stato avvezzo con quell’alunno (così, infatti, il verbale in parola, sub doc. 2 del fascicolo del MI.). Del pari, neppure è dato ravvisare uno specifico connotato di disvalore nell’eventualità -ugualmente contestata dal diretto interessatoche quest’ultimo avesse davvero ‘Affermato in data 20.02.2017, durante lo svolgimento dell’assemblea di istituto e nei confronti di alcuni allievi della classe (omissis) MME E, che la stessa era denunciabile per diffamazione e calunnia’, dovendosi invero escludere, da tale affermazione, la presenza di qualsivoglia ‘minaccia’ -così qualificata, invece, dai medesimi allievi nel verbale succitato (v. doc. 2, cit.)- e rinvenendosi in essa, a tutto concedere, null’altro che il contegno di un soggetto il quale, ritenutosi ingiustamente accusato, si era limitato a rappresentare agli alunni le possibili conseguenze delle loro azioni. Diverso è, all’evidenza il discorso per le frasi, queste sì gravemente offensive e sicuramente volgari, con cui il MO., il 18.2.2017, avrebbe dato della ‘cagna’ all’allieva El. FRNCESCATTO mentre in classe, si stava parlando ‘.. di animali durante il contesto informatico ..’ (così, sub doc. 2, cit.), o âE”nei confronti della stessa allieva avrebbe rivolto sconvenienti allusioni sessuali durante la spiegazione sull’utilizzo di un segno grafico, equiparando quest’ultimo ‘.. a due gambe aperte con una cosa in mezzo’ (ibidem).

Su tali specifiche circostanze, tuttavia, non è stata raggiunta la prova sufficiente in giudizio, non potendo bastare, a tal fine, la sola verbalizzazione di quanto trattati nell’assemblea di classe del 23.2.2017, pur se convocata ‘.. proprio per discutere delle problematiche che si erano verificate in quella specifica classe e che coinvolgevano il professor MO.’ (v. così, la docente An. Ma. FE., nel verbale di udienza del 28.11.2017), anche perché, in quel contesto, gli allievi della 1^ MME E avevano stranamente associato alla persona del ricorrente -in termini assai poco chiari, invero altri episodi a dir poco eclatanti, quale quello ‘di aver inserito un link porno sul registro on line’ (v., in questi termini, ma per averlo appreso direttamente dal MO., anche il teste Lu. De RI., suo collega di Istituto, ibidem), a cui lo stesso Dirigente, tuttavia, non aveva ritenuto di dare seguito. Fa. affidamento su tale rappresentazione dei fatti, pertanto, appare obbiettivamente problematico, specie perché -da quanto emerso nel corso dell’istruttoria- è innegabile il fatto che il sig. MO. non avesse certo riscosso, dai suoi alunni, la stima che dovrebbe auspicabilmente gratificare sempre ogni bravo docente, anche per via di metodi di insegnamento diffusamente disapprovati; ciò, tuttavia, se da un lato consente di spiegare l’atteggiamento fortemente critico nei confronti della professionalità del ricorrente, pure da parte dei genitori dei predetti alunni, da altro lato “proprio per questo impone particolare cautela nell’esame delle contestazioni, la cui portata ben potrebbe essere stata amplificata proprio da tale situazione di disagio. E’ significativo, al riguardo, rammentare come la sig.ra Lo. CI., madre del ZO., abbia riferito che ‘con (lei), (suo) figlio si era lamentato anche in precedenza sulla difficoltà dei testi di studio che il professore gli consegnava. Della vicenda di cui trattasi, (la stessa CI. aveva) avuto occasione di parlare solo con i genitori di El. FR. .

In precedenza, del professor MO. si era discusso anche con altri insegnanti e, tra questi, con la professoressa OSGNAC, cercando di rappresentare a quest’ultima il timore ed il clima di paura che il professor MO. Incuteva in classe. (v. verbale di udienza cit.).

Anche il collega Lu. DE RI., presente in aula proprio nel giorno dei fatti in contestazione, pur rappresentando problemi di acustica in quella classe, ha avuto modo di ricordare, in udienza, uno specifico episodio, e cioè ‘.. una discussione tra il professor MO. ed un altro alunno, tal PE., dove (lui) sentiv(a) le parole del professor MO. Ma non udiv(a) quello che diceva il ragazzo.

La situazione era un po’ particolare, nel senso che l’alunno in questione aveva da poco perso il padre ed il professor MO. insisteva che avrebbe dovuto comunque recuperare il compito. .. in quel contesto, (il DE RI. aveva) consolato (il ragazzo) perché -avvicinatosi a (lui) per chieder(gli) se poteva andare al bagnoera scoppiato a piangere’ (v. verbale cit.); e tuttavia, lo stesso DE RI. ‘Non (ha) ricord(ato) particolari reazioni della classe nel corso della lezione tenuta il 18 febbraio 2017 dal MO. in relazione ad affermazioni da lui eventualmente fatte che, tra l’altro, .., (il testimone) non avev(a) sentito nei termini riportati nel verbale di assemblea di classe.’ (ibidem). Dal momento che, allora, non sono ragionevolmente ipotizzabili, qui, valide ragioni per cui un testimone quale il predetto DE RI. dovrebbe dire il falso in un processo civile, oltretutto in difetto di particolari legami di amicizia o di consonanza con il ricorrente, pare maggiormente credibile, allora, pensare che frasi del genere di quelle disciplinarmente ascritte al medesimo ricorrente non fossero state affatto profferite, o comunque non in quel modo e con quei toni, anche perché, in caso contrario, data la gravità delle parole addebitate al docente e considerato che quest’ultimo ..”per quanto visto in premessa già non godeva del favore dei suoi allievi (o, almeno, di parte di essi), ci si sarebbe dovuto attendere una reazione, da parte loro, ben più ‘rumorosa’ e, proprio per questo, immediatamente percepibile dal collega presente. Oltretutto, sempre a guardare il verbale di classe da cui il presente procedimento disciplinare ha tratto origine, vale evidenziare come gli episodi da quest’ultimo verbale estrapolati per la contestazione del 22.3.2017 e la conseguente censura del 25.5.2017, neppure siano chiaramente collocati nel tempo, all’infuori dell’episodio del 18.2.2017 asseritamente capitato ad En. ZO. e del quale, sin da subito, si è comunque esclusa ogni rilevanza. L’epiteto di ‘cagna’ in teoria rivolto ad El. FR. costituisce, infatti, una mera esemplificazione delle ‘continue (ma non precisate) battute offensive’ .. fatte ‘durante l’anno scolastico’, ma non è dato comprendere quando (v. doc. 2, cit.); il riferimento ‘alle gambe aperte con una cosa nel mezzo’ integra, del pari, un caso di ‘continui (e altrettanto imprecisati) doppi sensi e .. facce moleste (non è chiaro, invero, cosa siano queste facce moleste – n.d.r.), soprattutto verso la (predetta) alunna’ (ibidem), ma senza alcun collegamento alla lezione del 12.2.2017.

A ben vedere, peraltro, nelle diverse segnalazioni – formali ed informaliricevute dall’Istituto da parte dei genitori di taluni alunni, il riferimento era a ‘difficoltà relazionali’ del prof. MO., a ‘rilevate mancanze didattiche ed educative’, all’esigenza di ‘non lasciare il docente solo in classe con i ragazzi, affiancandolo con un altro insegnante’, al riproporsi di analoghe problematiche di competenza anche quanto lo stesso docente insegnava in altra classe (v., in tal senso, il verbale di assemblea dei genitori della classe (omissis) ^ LSA.A del 13.3.2017, sub doc. 1 nel fascicolo del MI.), ma mai -in tali segnalazioni- è stata fatta specifica menzione a gravi episodi di volgarità così offensiva quali quelli che oggi sono in esame e che -si ribadiscenon sarebbero di certo sfuggite al talvolta eccessivamente apprensivo controllo dei genitori sull’andamento della scuola o, quantomeno, alla diretta conoscenza dei colleghi di Istituto del ricorrente.

In ultima analisi, non essendo questa la sede più opportuna per stilare un giudizio sulle invero problematiche competenze professionali del docente Ph. MO., occorrerà limitarsi a constatare, qui, che – per i motivi sopra indicatile sanzioni disciplinari comminategli, in quanto illegittime o comunque infondate, devono essere entrambe annullate.

Le spese di lite, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

P.Q.M.

Il Tribunale di Udine in funzione di Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando nella causa civile di cui in epigrafe, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa e reietta, così provvede:

* ACCOGLIE il ricorso e, per l’effetto, * ANNULLA la sanzione disciplinare della censura n. prot. 11252/Ri. 2017 dd. 20.05.2017 e la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per 1 giorno con privazione della retribuzione prot. n. 14770/Ri. 2017 dd. 23.06.2017 comminate all’odierno ricorrente;

* CONDANNA il MINISTERO resistente alla rifusione delle spese di lite che si liquidano a favore PH. MO. in complessivi E 3.259,00 di cui E 3.000,00 per compensi professionali ed E 259,00 per anticipazioni, oltre 15% spese generali, IVA e CPA. Motivazione nel termine di giorni 60. Udine, 7.5.2018

Depositata in cancelleria il 30/08/2018”.


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