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Tradimento e separazione: a chi spetta la casa?

9 Agosto 2019
Tradimento e separazione: a chi spetta la casa?

Da poco ho scoperto che il padre di mia figlia di 5 anni, col quale convivo da circa 12 anni ha un’altra da almeno 2 anni. Voglio lasciarlo. Quali sono i miei diritti? Due anni fa abbiamo comprato casa. Con solo il mio stipendio copro appena le spese fisse (mutuo e bollette). A chi spetta la casa? Posso chiedere di avere la metà del mutuo e delle spese per la bambina? Quando abbiamo comprato casa, ha venduto casa sua e utilizzato i soldi per ristrutturare casa nuova (ho intestato a lui tutte le fatture per i rimborsi).

Ora pretende di riavere i soldi. Può farlo? Possiamo fare la successione della casa alla bambina? Se si cosa succede? È un padre presente ma posso pretendere che mia figlia non debba avere a che fare con l’altra donna? 

La casa spetta al genitore cui verrà affidata la figlia della lettrice in via principale: anche se il giudice scegliesse l’affido condiviso, infatti, c’è sempre un genitore a cui vengono affidati “in partenza” i figli, cioè in maniera un pò più stabile. Si può quindi dire che la casa spetterà alla lettrice se il giudice dovesse affidarle in maniera prevalente sua figlia (e si può immaginare che il giudice adotterà questa soluzione, visto che la fine della relazione è sostanzialmente imputabile al suo ex compagno). 

Ovviamente, quando si dice che la casa “spetta” ad uno dei due non significa che ne verrà cambiata la titolarità formale, ma semplicemente che si potrà continuare a viverci finché occorrerà badare alla figlia minore. Nessun passaggio di proprietà, insomma. 

Ricapitolando, dunque, qualora la lettrice decidesse di separarsi di fatto dal suo compagno, la stessa continuerà a godere del diritto di vivere, con la prole, presso l’attuale residenza, che rappresenta la casa familiare di sua figlia. Una delle maggiori tutele che la legge predispone nei confronti dei figli minori, infatti, riguarda proprio l’abitazione della casa familiare: in altre parole, l’assegnazione della stessa abitazione viene effettuata sempre a tutela dei figli e del loro interesse a non subire il trauma dell’allontanamento dall’immobile ove si è svolta la loro esistenza fino al momento della separazione tra i genitori. 

Il giudice deciderà anche per il mutuo. Non è facile dire a chi toccherà pagarlo, in quanto occorre comparare la situazione economica di entrambi gli ex conviventi. In linea di massima, si sceglie di addossare a ciascuno il 50 % del mutuo, tenuto però anche conto di chi continuerà ad abitarvi: ed infatti, chi rimane nella casa potrebbe essere chiamato a sostenere una percentuale maggiore. 

L’ex compagno della lettrice non può ottenere la restituzione di ciò che ha investito nella nuova casa (mutuo, ristrutturazione, ecc.) e, più in generale, nella sua vita affettiva, tanto più che la fine della relazione è a lui imputabile. 

Se l’affido dovesse essere esclusivo ad un solo coniuge, l’altro sarà tenuto a versare il mantenimento sotto forma di assegno periodico. 

Non si comprende appieno la questione della successione: sicuramente il proprietario dell’immobile potrà lasciarla in eredità, ma al momento è un discorso prematuro e irrilevante ai fini specifici. 

La lettrice può pretendere che sua figlia frequenti il padre quando non c’è l’altra donna: per giurisprudenza costante, il nuovo partner del genitore è ammesso alle frequentazioni con la prole altrui solamente quando sia divenuta una figura stabile nella vita del genitore. Poiché rappresenta la causa della fine della relazione, si può immaginare che il giudice escluda in partenza che il padre stia con la figlia quando c’è anche la nuova compagna. 

Si noti che, qualora vi fosse la volontà comune di raggiungere un accordo, si potrebbe evitare la fase giudiziale, e mettere tutto nero su bianco alla presenza degli avvocati. Tuttavia, visto che si può ipotizzare che ci siano contrasti tra le parti, attesa la presenza di una bimba piccola, la figura del giudice potrebbe garantire una maggiore tutela della minore. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 



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