Diritto e Fisco | Articoli

Assegno di mantenimento: calcolo

9 Agosto 2019 | Autore:
Assegno di mantenimento: calcolo

Quali criteri occorre considerare nel calcolo del mantenimento? Come si calcola l’assegno divorzile? Cos’è e a cosa serve il mantenimento?

Quando marito e moglie si separano, i rapporti tra loro non vengono totalmente recisi: non solo non è possibile contrarre nuove nozze fino al divorzio, ma il coniuge economicamente più forte deve sostenere l’altro versandogli un assegno periodico. Tale obbligo può rimanere in piedi anche dopo il divorzio: in tal caso, si parla di assegno divorzile che una parte deve dare all’altra. Come si calcola l’assegno di mantenimento? E quello divorzile? A queste domande vorrei dare risposta nei prossimi paragrafi. Se sei in procinto di separarti o di divorziare, oppure semplicemente sei appassionato di questioni giuridiche, allora ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo insieme come funziona il calcolo dell’assegno di mantenimento.

Mantenimento: cos’è?

Prima di vedere come si calcola l’assegno di mantenimento, spieghiamo di cosa si tratta. Il mantenimento è quel sussidio economico che trova giustificazione nella fine del matrimonio e che un coniuge deve dare all’altro per garantirgli un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio.

Il mantenimento, in altre parole, serve ad ammortizzare il trauma della frattura derivante dalla fine del rapporto: secondo la legge, non è giusto che il coniuge e la prole si trovino bruscamente da uno stile di vita ad un altro radicalmente peggiore (dalle stelle alle stalle, insomma).

Mantenimento: a chi è dovuto?

L’assegno di mantenimento può essere dovuto sia nel caso di separazione personale che in quello di scioglimento definitivo del matrimonio (cioè, nel divorzio), con le differenze che vedremo più in avanti.

Il mantenimento, inoltre, non spetta solamente all’ex coniuge, ma anche ai figli, indipendentemente dall’età, fino a quando non abbiano raggiunto l’autosufficienza economica.

Come si calcola l’assegno di mantenimento?

Vediamo ora come funziona il calcolo dell’assegno di mantenimento. In linea di massima, possiamo dire che il mantenimento è dovuto in misura proporzionale al proprio reddito, tenuto conto di tutte le sostanze dell’obbligato e degli eventuali redditi o altre entrate (comprese quelle in nero, se dimostrabili) del coniuge avente diritto, oltre che dell’assegnazione della casa familiare.

In realtà, non esiste un criterio certo che consente di giungere alla cifra esatta che un coniuge deve all’altro a seguito della separazione o del divorzio: esistono solamente delle circostanze (quelle indicate nel precedente capoverso) di cui il giudice deve tenere conto nella sua determinazione.

A ciò si aggiunge un’altra considerazione: l’importo dell’assegno di mantenimento varia nel tempo insieme al variare del potere di acquisto della moneta: il giudice, infatti, fissa dei criteri di adeguamento automatico dell’assegno, in funzione anche della svalutazione monetaria.

Inoltre, l’assegno di mantenimento può essere modificato al mutare delle condizioni economiche dei coniugi: se, ad esempio, l’obbligato perde il lavoro, non potrà essere costretto a versare sempre la stessa somma a titolo di mantenimento.

Non esiste, pertanto, un calcolo certo dell’assegno di mantenimento: il giudice dovrà valutare prudentemente la situazione reddituale di entrambi i coniugi, le proprietà possedute, l’affidamento della prole, l’assegnazione dell’abitazione familiare, gli eventuali costi per la locazione, e ogni altro elemento idoneo ad incidere sulle economie degli ex partner. D’altronde, è la stessa legge ad affermare, in riferimento all’assegno di mantenimento, che l’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato [1].

Cos’è l’assegno divorzile?

A seguito dello scioglimento definitivo del matrimonio, avvenuto con il divorzio, sopravvive l’obbligo di un coniuge nei confronti dell’altro di versargli una somma periodica di danaro: si parla in tal caso di assegno divorzile.

La legge [2], in punto di calcolo del mantenimento dopo il divorzio, è piuttosto specifica: con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.

Il giudice è, altresì, tenuto a stabilire un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione.

L’obbligo di corresponsione dell’assegno divorzile cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze.

Come si calcola l’assegno divorzile?

Abbandonato, oramai, il criterio dell’analogo tenore di vita serbato in costanza di matrimonio, il giudice, nell’effettuare il calcolo dell’assegno divorzile, dovrà tenere in considerazione diversi fattori, tra cui:

  • le condizioni economiche dei coniugi;
  • i motivi del divorzio;
  • il contributo, non solo economico ma anche personale, che i coniugi hanno dato alla vita familiare. Ciò significa che, ad esempio, la donna che ha rinunciato a lavorare per poter educare i figli e consentire al marito di esercitare la propria professione più serenamente avrà diritto all’assegno in quanto il suo contributo alla famiglia è stato non meno importante di uno economico;
  • la durata del matrimonio;
  • l’età dell’ex coniuge avente diritto (se si divorzia a cinquant’anni, le probabilità di trovare un nuovo lavoro sono molto ridotte);
  • l’eventuale nuova convivenza.

Nuovo assegno di mantenimento: GUARDA IL VIDEO


note

[1] Art. 156 cod. civ.

[2] Art. 5, co. 6, l. n. 898 del 01.12.1970.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube