Salute e benessere | Articoli

Come si cura la spina calcaneare

12 Agosto 2019
Come si cura la spina calcaneare

Che cos’è la spina calcaneare? È sempre causa di dolore ai piedi o può anche essere asintomatica? Scoprilo come curarla in questo articolo.

Hai un dolore sotto al tallone che non ti dà pace? Non riesci a stare in piedi troppo a lungo e quando ti alzi al mattino hai una fitta al piede che ti porta a zoppicare? Magari hai provato con creme e impacchi, ma il dolore non passa. Ebbene, potresti soffrire anche tu di spina calcaneare, un disturbo relativamente frequente che può essere anche molto invalidante. Quali sono le cause, i sintomi e i consigli per prevenire e curare questo fastidiosissimo problema? In questo articolo, il fisioterapista ti spiegherà cos’è e come si cura la spina calcaneare.

La spina calcaneare è un’esostosi, cioè un’escrescenza, una neoformazione ossea che si sviluppa sotto al tallone, quasi sempre nella parte interna e inferiore del calcagno, dove origina la fascia plantare.

Di per sé, la spina calcaneare non è dolorosa, ma rappresenta solamente la manifestazione di una patologia in corso già da diverso tempo.

Come si forma la spina calcaneare

Il processo di formazione della spina calcaneare inizia con l’infiammazione o entesite della fascia plantare, quel tessuto fibroso che puoi sentire sotto la pianta dei piedi e che connette il calcagno alle dita. Inserendosi sul calcagno produce delle forze di trazione sul periostio del calcagno stesso, provocandone nel tempo il distacco dall’osso sottostante (il periostio è una membrana che avvolge le ossa. È una struttura molto innervata e, se irritata o sollecitata in eccesso, può causare molto dolore).

Lo spazio che rimane tra il periostio e l’osso viene “riempito” da nuovo tessuto osseo per formare una spina o, come si sente spesso chiamare, sperone calcaneare. Una formazione simile può originarsi anche nella zona posteriore del calcagno, dove si inserisce il tendine d’Achille In questo caso parliamo di sperone posteriore. Il meccanismo di formazione è simile a quello visto poc’anzi ma qui l’azione di trazione sul periostio è causata dal tendine d’Achille.

Cause della spina calcaneare

Perché si forma la spina calcaneare? Ci sono diverse attività e condizioni che predispongono al suo sviluppo. Tra queste citiamo:

  • attività sportive come la corsa o il salto, specialmente se eseguite su superfici dure, come per esempio l’asfalto o il cemento;
  • attività lavorative svolte prevalentemente in piedi, come il parrucchiere, professioni sanitarie, camerieri;
  • calzature sprovviste di supporto plantare, come le scarpe antinfortunistiche e quelle eleganti. Ultimamente sono tornate di moda scarpe da ginnastica con la suola completamente piatta. Ecco, queste non vanno bene in quanto non sostengono la pianta del piede durante le varie fasi del carico;
  • sovrappeso. Ovviamente, più carico deve sostenere il piede e maggiori saranno le sollecitazioni che la fascia plantare dovrà sopportare;
  • età. Con l’invecchiamento la fascia plantare diventa sempre meno flessibile e quindi meno adattabile alle diverse sollecitazioni meccaniche;
  • diabete. Non è del tutto chiaro il motivo ma sicuramente il paziente diabetico sviluppa nel tempo problematiche vascolari e nervose (microangiopatia e neuropatia diabetica) che possono ritardare i processi riparativi dei tessuti, tra i quali anche il tessuto osseo calcaneare;
  • problemi e dismorfismi dei piedi. Il piede piatto e il piede cavo sono maggiormente soggetti a sviluppare una spina calcaneare, in quanto la loro biomeccanica o fisiologia articolare è alterata.

Diagnosi della spina calcaneare

La diagnosi è clinica, basata sui sintomi riferiti dal paziente e sull’esame obiettivo. Per avere la certezza che si tratti di spina calcaneare può essere utile un esame ai raggi x (radiografia) che visualizza chiaramente la neoformazione ossea. Per valutare altre problematiche come infiammazioni o lesioni alle strutture muscolo-legamentose, può invece essere richiesta la risonanza magnetica o l’ecografia, che possono visualizzare più nei dettagli i tessuti molli.

Altre volte, capita che il paziente, dopo una distorsione alla caviglia, venga sottoposto a una radiografia per escludere fratture o problemi maggiori. In questi casi, può essere segnalata dal radiologo una spina calcaneare asintomatica, cioè il paziente non aveva mai manifestato dolore ai piedi fino a quel momento.

Diagnosi differenziale con la fascite plantare

Abbiamo detto che l’infiammazione della fascia plantare può causare la spina calcaneare. A volte però il dolore è dovuto alla sola infiammazione della fascia plantare, la cosiddetta fascite plantare. Essa si presenta con caratteristiche più “migratorie”: può comparire al centro del tallone, al centro della pianta del piede o irradiarsi fino alle dita. In altri casi può addirittura risalire fino alla parte posteriore della gamba. Può essere un dolore blando, ma anche molto intenso, tanto da impedire persino una normale passeggiata. La terapia è simile a quella della spina calcaneare, quindi ti rimando al paragrafo relativo.

In realtà, la fascite plantare e la spina calcaneare sono due facce diverse della stessa patologia, e cioè un problema della fascia plantare. Si dice che sono fasi diverse della stessa patologia. Com’è possibile? Grazie alla continuità delle fasce. Per farti capire di cosa sto parlando ti propongo un piccolo esperimento che rubo al Dr. Thomas Myers. Devi essere scalzo e munirti di una pallina dura tipo quelle che i bambini vincono nelle macchinette. Ora piegati in avanti come per toccarti i piedi. Dove sei arrivato? A metà gamba? Senti i muscoli posteriori della coscia che si tendono? Bene. Ora, sistema in terra la pallina e mettici sopra il piede destro. Comincia a fare avanti indietro, come per massaggiare la pianta del piede abbastanza energicamente, per circa 1 minuto. Ora piegati in avanti come all’inizio e osserva cosa succede.

Se tutto è andato come penso, ora la mano destra scende più in basso della sinistra di diversi cm. Come mai? Hai lavorato sulla fascia plantare e hai miracolosamente allungato i muscoli della coscia? No. Hai allungato quella che nel complesso si chiama catena superficiale posteriore, che comprende la fascia plantare, i muscoli del polpaccio e i muscoli posteriori della coscia. Pensa che questa catena si continua nella schiena, collo, testa e finisce a livello delle sopracciglia. Questa è la continuità fasciale, la tensegrità, che addirittura non si limita ai sistemi muscolari ma anche a quelli viscerali! Questo è il principio per cui, a volte, un terapista può trattare la tua cervicale lavorando sulla zona lombare, o a livello del bacino o delle gambe.

Le strutture sono influenzate a distanza in un modo che è stato analizzato con dissezioni e studi, che hanno portato alla “ribalta” le diverse tecniche miofasciali ma anche posturali come per esempio il metodo di Riabilitazione Posturale Globale (conosciuto come RPG).

Sintomi della spina calcaneare

Innanzitutto, bisogna chiarire che il dolore non è provocato dalla spina in sé. Alcuni studiosi affermano che “punga”, “pizzichi” la fascia plantare ma in realtà non è così: tra l’altro la punta della spina calcaneare è orientata in avanti, non in basso, quindi è impossibile che ciò accada. In realtà, il dolore deriva dal fatto che quando la fascia plantare è stata per diverso tempo ferma e viene stirata improvvisamente, essa “tira”, “traziona” la spina, e in particolare il periostio che la avvolge.

I momenti più dolorosi sono il mattino quando ti alzi da letto ma anche quando ti alzi in piedi dopo essere stato seduto per diverso tempo. È un dolore molto forte e ben localizzato, come una fitta, che porta a zoppicare sul lato colpito. Poi, dopo diversi minuti, svanisce per ripresentarsi alla fine della giornata, soprattutto se sei stato molto in piedi.

Terapia della spina calcaneare

Nelle fasi iniziali, è sempre consigliata la terapia conservativa. Solo nelle fasi avanzate, e qualora la terapia conservativa abbia fallito, può essere presa in considerazione la terapia chirurgica.

Terapia conservativa

Sono diverse le pratiche e i rimedi che ti posso consigliare:

  • sicuramente, è utile il riposo, così come l’astensione dalle attività che peggiorano i sintomi. Ovviamente, ridurre le sollecitazione sulle strutture del piede può dare sollievo nell’attesa che diminuisca l’infiammazione;
  • cambiare tipo di scarpe, privilegiando calzature con maggior supporto plantare o valutando il confezionamento di una ortesi su misura (il classico plantare);
  • utilizzare una tallonetta di silicone, meglio se con scarico differenziato. Le puoi trovare in farmacia o nelle sanitarie. Ne esistono di diversi materiali, dalla spugna al silicone. Devi inserirle dentro alla scarpa, nella zona del calcagno. Ti consiglio di inserirle in entrambe le calzature, non solo in quella del piede dolorante, in quanto il loro spessore produce un rialzo del retropiede e potrebbe portare all’allungamento complessivo dell’arto inferiore;
  • antiinfiammatori non steroidei come ibuprofene o paracetamolo. Ti ricordo che la terapia farmacologica deve sempre essere prescritta dal medico. Nei casi più ostinati ti possono consigliare infiltrazioni di cortisone ma non tutti gli studi concordano sull’efficacia;
  • Dal punto di vista fisioterapico, le metodiche più efficaci sono:
    • stretching della caviglia e del piede, per mantenere la flessibilità dei tessuti muscolari e fasciali;
    • kinesiotaping, utile per far rilassare i muscoli e i tendini. Sono dei nastri di cotone colorati che ogni tanto si vedono in piscina, in palestra o in TV. Ti ricordi Balotelli agli europei 2012? Il kinesiotaping non è un rimedio fai da te. Deve sempre essere applicato da un professionista adeguatamente formato, tipicamente un fisioterapista;
    • crioterapia o terapia del ghiaccio, eseguita a domicilio con la normale borsa del ghiaccio o nei centri di fisioterapia per mezzo di macchine elettromedicali;
    • laser a Co2 o Yag, per il suo effetto antiinfiammatorio e antidolorifico;
    • ultrasuoni a 1 Mhz, che possono essere applicati sia a massaggio sia a immersione, cioè dentro una bacinella piena d’acqua. Esistono anche i crioultrasuoni, che sono particolari macchine che abbinano l’azione degli ultrasuoni a quella della crioterapia;
    • onde d’urto, utili nei casi più resistenti. Le onde d’urto non “rompono” la spina, ma stimolano la formazione di nuovi vasi sanguigni e inducono reazioni che abbassano l’infiammazione;

Terapia Chirurgica

Nei casi non responsivi al trattamento conservativo, si può optare per l’intervento chirurgico, che comunque è un’eventualità rara in quanto il trattamento conservativo in genere ha successo. L’intervento consiste in una fasciotomia totale o parziale fatta in endoscopia. In pratica si taglia tutta o in parte la fascia plantare dal calcagno, riducendo così le tensioni sulla spina e sul periostio. Contemporaneamente, si può anche decidere di rimuovere la spina.

Dopo la guarigione (sia conservativa sia chirurgica), è bene indossare solo calzature adeguate, eventualmente plantari e proseguire con lo stretching e con gli esercizi di flessibilità consigliati dal fisioterapista, fondamentali per evitare le recidive.

Posso fare domanda di malattia professionale per la spina calcaneare?

Purtroppo l’Inail riconosce come malattia professionale solo le conseguenze dirette dell’attività lavorativa svolta o degli infortuni avvenuti in ambito lavorativo. In questo caso, non è possibile dimostrare che la spina calcaneare si sia formata a causa della professione svolta, nè che sia la conseguenza diretta di un’altra malattia professionale preesistente. Ti rimando al seguente link per leggere il testo completo.

note

Autore immagine: 123rf com.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA