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Chi prende la Naspi ha diritto al Reddito di cittadinanza

11 Agosto 2019
Chi prende la Naspi ha diritto al Reddito di cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza è stato introdotto per garantire un minimo vitale di reddito anche alle fasce più povere. Occorre però chiedersi se questo beneficio sia compatibile con altre forme di sostegno.

Sono molti gli strumenti attraverso i quali lo Stato cerca di sostenere economicamente le persone durante le difficoltà che la vita può mettere loro di fronte. Basti pensare alla pensione di inabilità al lavoro, alla pensione di vecchiaia, all’indennità di malattia, etc. Di recente, come noto, il Governo ha varato una nuova forma di sostegno verso i nuclei familiari privi di reddito o con un reddito particolarmente basso: il Reddito di cittadinanza.

Occorre però capire se questa nuova forma di sostegno sia compatibile con altre forme di sussidio. Ad esempio, chi prende la naspi ha diritto al reddito di cittadinanza?

Come noto la Naspi è stata introdotta in sostituzione della vecchia indennità di disoccupazione e viene erogata ai lavoratori che perdono il lavoro contro la loro volontà. La Naspi si perde se la persona che la percepisce trova un altro impiego e, dunque, un’altra fonte di reddito. Cosa succede se il percettore di Naspi prende il Reddito di cittadinanza?

Che cos’è la Naspi?

Perdere improvvisamente il lavoro significa ritrovarsi senza un reddito per sé e per la propria famiglia. Questo può comportare situazioni estremamente difficili. Si pensi al padre di famiglia, unico a lavorare in famiglia, che deve pagare un affitto oppure un mutuo e poi le bollette, le tasse, la scuola dei figli, etc. Come può, perdendo d’improvviso il lavoro, fare fronte a tutte queste spese? E’ evidente che il rischio concreto è l’emarginazione sociale e la caduta in povertà, con le relative conseguenze anche sul piano psicologico.

Per questo interviene lo Stato. Nel corso degli anni, le forme di tutela contro la disoccupazione hanno assunto varie denominazioni: indennità di disoccupazione, Aspi, Miniaspi, etc.

A partire dal 2015 [1], è stata introdotta la Naspi, sigla che sta per Nuova assicurazione sociale per l’impiego.

La Naspi non è altro che un assegno mensile che viene erogato al lavoratore che perde il lavoro involontariamente.

Il presupposto è, quindi, l’involontarietà della disoccupazione. Per questo la Naspi spetta ai lavoratori che vengono licenziati dall’azienda oppure che sono di fatto costretti a rassegnare le dimissioni per giusta causa a causa di comportamenti inaccettabili del datore di lavoro (mobbing, molestie, mancato pagamento dello stipendio, trasferimento del lavoratore in altra sede senza motivo).

Per lo stesso motivo, invece, la Naspi non spetta al dipendente che, per sua libera scelta, decide di rassegnare le dimissioni volontarie o decide, d’intesa con il datore di lavoro, di chiudere il rapporto di lavoro con una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Naspi: a chi spetta e a chi non spetta

Oltre a non aver determinato la disoccupazione con una propria scelta libera, il lavoratore può ottenere la Naspi solo se appartiene a determinate categorie di lavoratori e, in particolare, ne hanno diritto i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi:

  • dipendenti assunti come apprendisti;
  • soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le stesse cooperative;
  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  • dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

Non possono, invece, richiedere la Naspi:

  • dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni;
  • operai agricoli a tempo determinato e indeterminato;
  • lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale;
  • lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
  • lavoratori titolari di assegno ordinario di invalidità, a meno che non facciano opzione per la Naspi.

Naspi: requisito contributivo e lavorativo

I presupposti per poter prendere la Naspi non finiscono qui. Oltre ad essere in stato di disoccupazione involontaria e ad appartenere ad una delle categorie di possibili beneficiari che abbiamo appena visto, il richiedente Naspi deve anche aver cumulato, nel periodo precedente alla fine del rapporto di lavoro, un requisito contributivo e un requisito lavorativo.

Per intendersi, se un dipendente viene assunto per la prima volta nella sua vita a 20 anni e lavora due settimane per una azienda poi viene licenziato, come vedremo, non prenderà la Naspi perché non ha versato un quantitativo di contributi sufficienti a farlo rientrare nella tutela della Naspi.

Ma vediamo nel dettaglio quanti contributi occorre aver versato.

Per poter prendere la Naspi sono necessarie almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.

Per questo, nell’esempio fatto, il dipendente non poteva prendere la Naspi poiché nel quadriennio precedente alla perdita del lavoro aveva versato solo due settimane di contributi.

Occorre chiarire che per contribuzione utile non si intende solo quella effettivamente versata ma anche quella dovuta, ma non versata, e sono valide tutte le settimane retribuite, purché risulti erogata o dovuta per ciascuna settimana una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali.

Per quanto concerne il requisito lavorativo, può prendere la Naspi solo chi ha lavorato almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione. Le giornate di lavoro effettivo sono quelle di effettiva presenza al lavoro, a prescindere dalla loro durata oraria.

Naspi: cosa succede se si percepisce un altro reddito?

Lo scopo della Naspi è aiutare economicamente una persona che ha perso il lavoro nel periodo necessario a trovare una nuova occupazione. Per questo motivo, chi prende la Naspi, deve firmare un patto di servizio con il centro per l’impiego con il quale si impegna ad accettare eventuali offerte di lavoro congrue che gli dovessero essere prospettate ed accetta di partecipare attivamente a dei percorsi di formazione e di riqualificazione professionale che le strutture pubbliche gli propongono.

Il percettore Naspi deve, in sostanza, mostrarsi proattivo nella ricerca del lavoro e non adagiarsi sul fatto che sta ricevendo un sussidio pubblico.

E’ chiaro che se il lavoro viene trovato, la Naspi si perde perché finisce la sua stessa funzione. Ma non tutti i lavori garantiscono un reddito dignitoso e, dunque, in alcuni casi, la Naspi può coesistere con la percezione di un altro reddito.

In generale, possiamo dire che se un percettore Naspi trova un nuovo lavoro come dipendente o inizia una nuova attività come autonomo, deve comunicare all’Inps il reddito che presume di ricavare da quella attività. Se non effettua questa comunicazione perde la Naspi.

Inoltre, la Naspi si riduce se il reddito percepito da queste nuove attività resta inferiore ad una certa soglia. Se questa soglia viene superata la Naspi si perde.

La soglia in questione è pari a:

  • reddito che genera un’imposta lorda pari o inferiore a 8.000, in caso di reimpiego del percettore Naspi come dipendente;
  • reddito che genera un’imposta lorda pari o inferiore a 4.800, in caso di reimpiego del percettore Naspi come autonomo.

Ci sono, poi, alcune forme di impiego che non producono nemmeno la riduzione della Naspi che è dunque totalmente cumulabile: è il caso del percettore Naspi che svolge incarichi di prestazione occasionale che non superino, nell’anno solare, i 5.000 euro annui.

Reddito di cittadinanza: è compatibile con la Naspi?

Come noto, per mitigare il grave problema della povertà che ha colpito molte famiglie italiane a causa della crisi, il Governo ha introdotto il Reddito di cittadinanza [2].

Il Reddito di cittadinanza è stato pensato dalla legge come misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, nonché diretta a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro. In sostanza, lo Stato ritiene che avere un minimo di reddito a disposizione sia condizione essenziale per attivarsi, cercare un lavoro, impegnarsi nella società.

Ovviamente, il Reddito di cittadinanza spetta solo se si ha un Isee pari a zero o comunque molto basso. Dal lato opposto, come abbiamo visto, la Naspi si perde, o si riduce, quando il percettore trova un nuovo impiego dal quale ricava una nuova fonte di reddito.

Chi prende la Naspi può, quindi, ottenere anche il Reddito di cittadinanza?

La risposta è affermativa ed è scritto nello stesso decreto legge che ha istituito il Reddito di cittadinanza nel quale si specifica che il Reddito di cittadinanza è compatibile con il godimento della Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) e dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata (cosiddetta Dis-coll).

La norma specifica che ai fini del diritto al Reddito di cittadinanza e della definizione dell’ammontare del reddito stesso, le somme percepite a titolo di Naspi devono essere conteggiate secondo quanto previsto dalla disciplina relativa all’Isee.

Ovviamente dire che Naspi e reddito di cittadinanza sono compatibili non significa dire che il percettore Naspi prenderà di sicuro anche il reddito di cittadinanza. Per prendere il Rdc, infatti, il nucleo familiare del richiedente, a prescindere dalla Naspi, deve avere una serie di requisiti di reddito e di patrimonio, e in particolare il nucleo familiare deve possedere:

  • un valore Isee inferiore a 9.360 euro;
  • un valore del patrimonio immobiliare, in Italia e all’estero, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad una soglia di euro 30.000;
  • un valore del patrimonio mobiliare non superiore a una soglia di euro 6.000, accresciuta di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10.000, incrementato di ulteriori euro 1.000 per ogni figlio successivo al secondo;
  • un valore del reddito familiare inferiore ad una soglia di euro 6.000 annui.

Il percettore Naspi, dunque, può cumulare i due assegni ma tenendo sempre in considerazione i requisiti di reddito e di patrimonio richiesti dalla normativa relativa al Reddito di cittadinanza.


note

[1] D. Lgs. n. 22/2015.

[2] D. L. n. 4/2019 convertito in L. n. 26 del 28.03.2019.


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3 Commenti

  1. Se come afferma l’articolo, è possibile avere oltre la naspi anche il rdc, avendo i requisiti relativi all’isee. Perché chi ha terminato il periodo di godimento della naspi a Febbraio 2019 e non avendo potuto fare domanda per il reddito di inclusione. Un avolta fatta la domanda per il rdc, si è visto assegnare solo qualche decina di euro in virtù dei redditi passati relativi alla naspi ? Grazie.

      1. Il Reddito di cittadinanza è stato introdotto per garantire un minimo vitale di reddito anche alle fasce più povere. Occorre però chiedersi se questo beneficio sia compatibile con altre forme di sostegno. Il Reddito di cittadinanza è stato pensato dalla legge come misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, nonché diretta a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro. In sostanza, lo Stato ritiene che avere un minimo di reddito a disposizione sia condizione essenziale per attivarsi, cercare un lavoro, impegnarsi nella società.Ovviamente, il Reddito di cittadinanza spetta solo se si ha un Isee pari a zero o comunque molto basso. Dal lato opposto, come abbiamo visto, la Naspi si perde, o si riduce, quando il percettore trova un nuovo impiego dal quale ricava una nuova fonte di reddito. Chi prende la Naspi può, quindi, ottenere anche il Reddito di cittadinanza? La risposta è affermativa ed è scritto nello stesso decreto legge che ha istituito il Reddito di cittadinanza nel quale si specifica che il Reddito di cittadinanza è compatibile con il godimento della Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) e dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata (cosiddetta Dis-coll). La norma specifica che ai fini del diritto al Reddito di cittadinanza e della definizione dell’ammontare del reddito stesso, le somme percepite a titolo di Naspi devono essere conteggiate secondo quanto previsto dalla disciplina relativa all’Isee. Ovviamente dire che Naspi e reddito di cittadinanza sono compatibili non significa dire che il percettore Naspi prenderà di sicuro anche il reddito di cittadinanza. Per prendere il Rdc, infatti, il nucleo familiare del richiedente, a prescindere dalla Naspi, deve avere una serie di requisiti di reddito e di patrimonio.
        Per maggiori informazioni, leggi il nostro articolo: Chi prende la Naspi ha diritto al Reddito di cittadinanza? https://www.laleggepertutti.it/291979_chi-prende-la-naspi-ha-diritto-al-reddito-di-cittadinanza

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