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Pagamento debiti ereditari

8 Luglio 2019
Pagamento debiti ereditari

Eredità con o senza testamento: come si dividono e ripartiscono i debiti tra gli eredi dopo l’apertura della successione?

Al momento dell’apertura di una successione, non bisogna solo provvedere alla divisione dell’attivo, ossia del patrimonio residuo lasciato dal defunto, ma è necessario anche procedere al pagamento dei debiti ereditari ossia a ripartire l’eventuale passivo.

I debiti lasciati, infatti, dal cosiddetto de cuius – ossia da questi non ancora pagati prima di morire – si trasferiscono automaticamente su tutti gli eredi, sia su quelli che hanno accettato l’eredità in modo “puro e semplice”, sia su quelli che l’hanno accettata con beneficio di inventario. Solo coloro che non hanno accettato l’eredità – e pertanto non sono neanche definibili “eredi” – restano esclusi dal pagamento dei creditori e di tutte le spese conseguenti alla successione (ivi comprese quelle fiscali).

Anche se, in teoria, è facile stabilire come si dividono i debiti tra gli eredi – dovendosi applicare le stesse percentuali con cui viene ripartito l’attivo- nella pratica possono sorgere numerosi problemi. Ecco perché abbiamo raccolto, in un unico articolo, tutte le soluzioni alle questioni più importanti inerenti al pagamento dei debiti ereditati.

Lo abbiamo fatto seguendo il collaudato sistema delle Faq (frequently asked questions, ossia le domande più frequenti). In questo modo, all’esito della lettura, sarà possibile venire a capo sulle problematiche più evidenti in materia di pagamento dei creditori dopo l’apertura della successione. Ecco dunque tutto ciò che bisogna sapere su come si ripartiscono i debiti ereditari tra gli eredi.

In base a quali regole si dividono i debiti tra gli eredi?

Il primo principio che regola la divisione dei debiti tra gli eredi è quello relativo alle quote. Un erede non succede nella proprietà di un singolo bene, ma nella quota dell’intero patrimonio del defunto. Così, se questi ha lasciato una casa, un conto corrente, un terreno e una collezione di quadri, il figlio erede al 25% vanterà una quota pari a un quarto (appunto il 25%) su tutti tali beni e non, invece, l’intera proprietà di uno solo di essi.

La proprietà si trasferisce su uno specifico bene solo all’esito della divisione ereditaria, che è un apposito procedimento che segue l’apertura della successione e che consente a ciascun erede di diventare titolare di uno o più beni del patrimonio del defunto.

Le stesse regole valgono per la ripartizione dei debiti ereditari tra gli eredi: come ciascun erede subentra nel patrimonio attivo, è altresì responsabile per le passività ossia le obbligazioni non corrisponde dal defunto prima di morire, siano esse di natura privata (debiti con la banca, con il vicino di casa, con il condominio, con il locatore, con le società di fornitura della luce, acqua e gas, con l’assicurazione auto, ecc.) che di natura pubblica e tributaria (imposte sulla casa, bollo auto, Irpef, Iva, ecc.).

Quindi, per capire quanto deve pagare un erede dei debiti del defunto basta sapere qual è la sua quota di eredità: essa sarà la misura entro la quale questi è tenuto a contribuire al pagamento dei creditori.

Cosa succede se uno degli eredi non paga la sua parte di debiti?

Il secondo principio che regola il pagamento dei debiti ereditari è quello in merito alla cosiddetta “solidarietà”: cosa succede se uno degli eredi non paga la propria parte del debito comune? La regola è che ogni erede è responsabile solo della propria quota di debito. Sicché se un creditore non ottiene, da uno degli eredi, la parte di pagamento da questi dovuta non può richiederla agli altri. Così dispone il Codice civile [1].

Ciascun erede risponde solo della propria percentuale di debito e il suo inadempimento non ricade sugli altri coeredi. In assenza di pagamento da parte di tutti gli eredi, il creditore che voglia ottenere l’intera somma dovrebbe pertanto svolgere tante azioni legali e pignoramenti per quanti sono gli eredi, frazionando il proprio credito in base alle rispettive quote di eredità.

Tale regola – che va sotto il nome di obbligazione parziaria – si applica anche ai debiti fiscali. Anche per le obbligazioni con l’Agenzia delle Entrate, il Comune, la Regione o l’Inps, dunque, gli eredi rispondono solo limitatamente alla rispettiva quota (ossia “pro quota”). Ci sono però due eccezioni: per le imposte sui redditi (Irpef, Ires, Irap) e per l’imposta di successione vale la regola inversa della «solidarietà passiva» o della “corresponsabilità”. Ciò significa che l’Agenzia delle Entrate o l’Agente per la Riscossione Esattoriale può richiedere l’intero importo anche a un solo erede – di solito quello più solvibile – salvo poi il diritto di quest’ultimo di rivalersi nei confronti dei coeredi per la rispettiva quota. Questo significa che potresti ricevere una cartella esattoriale per un debito Irpef non pagato da tuo padre ed essere costretto – per evitare un pignoramento – a estinguere tutto l’importo se i tuoi fratelli non vogliono provvedervi.

La Cassazione ha detto che per l’imposta di registro non versata vale, invece, la regola della responsabilità pro quota [2]. Anche per Imu, Tasi, Tari, bollo auto e tutte le altre imposte non collegate ai redditi vige la responsabilità parziaria: ciascun erede è responsabile solo nei limiti della propria quota.

Divisione spese del notaio tra eredi

Tutte le spese successive all’apertura della successione, come ad esempio le spese di inventario, amministrazione e divisione dell’eredità gravano sugli eredi in base alla rispettiva quota. Lo stesso dicasi per le spese del notaio: la parcella del professionista dovrà essere divisa tra i coeredi in base alle singole quote e non per quote uguali.

Cosa succede all’erede con beneficio di inventario?

Abbiamo detto che solo chi non accetta l’eredità non può essere chiamato erede e, quindi, non partecipa alla divisione dei debiti. Invece, chi accetta l’eredità con beneficio di inventario è responsabile delle obbligazioni, ma solo nei limiti e con il patrimonio ricevuto in successione. In buona sostanza, se questi non dovesse pagare, i creditori non potrebbero mai pignorargli i propri beni personali, ma solo quelli ottenuti con l’eredità. Quindi, in questo modo si mette al riparo, ad esempio, la casa familiare.

Cosa succede prima dell’accettazione dell’eredità?

È solo con l’accettazione dell’eredità che si riceve la qualità di erede. Con la conseguenza che, prima di tale momento, le pretese dei creditori rivolte al singolo erede – ossia personalmente, all’indirizzo di residenza – possono essere ignorate. Se il creditore dovesse fare un decreto ingiuntivo contro un familiare che ancora non ha accettato l’eredità il decreto è illegittimo e deve essere opposto affinché sia dichiarato nullo.

Le notifiche prima dell’accettazione dell’eredità devono essere fatte all’ultimo indirizzo del defunto, in forma impersonale a “tutti gli eredi” (ad esempio «Eredi del sig. Mario Rossi»). Invece, decorso un anno, è necessario notificare le istanze di pagamento al singolo erede, in modo diretto (ossia «Egr. sig. Antonio Rossi, erede del sig. Mario Rossi») presso il suo indirizzo di residenza.

Cartelle esattoriali e multe stradali

Le cartelle esattoriali seguono le stesse regole sinora elencate. Per stabilire, quindi, se gli eredi hanno una responsabilità solidale o parziaria è necessario verificare a quali imposte si riferiscono.

Invece, tutte le sanzioni non si trasmettono mai agli eredi. Questo significa che tanto le multe stradali quanto le sanzioni applicate alle imposte non versate devono essere sgravate.

Spese funebri: chi le paga?

Partecipare alle spese funerarie del defunto non costituisce un atto di accettazione tacita dell’eredità.

Si pone poi il problema di chi paga le spese funebri. La divisione andrà fatta tra gli eredi in proporzione alle rispettive quote.

Di solito, la banca ove il defunto aveva il conto corrente, prima ancora dell’apertura della successione consente agli eredi di prelevare dal conto le somme necessarie al funerale e alle esequie.

Se uno degli eredi anticipa le spese funebri, ha diritto alla restituzione dagli altri eredi delle rispettive quote.

Il defunto può addossare su un solo erede i debiti?

Le regole che abbiamo appena elencato – salvo quelle sulla responsabilità solidale in materia di imposte sui redditi e sulla successione – possono essere derogate dal testatore. Il defunto, infatti, nel proprio testamento, può stabilire che i debiti siano pagati secondo percentuali diverse, addossandoli anche su un solo erede [3]. Questo però riguarda solo i rapporti tra gli eredi ma non vincola i creditori (altrimenti sarebbe facile imputare il pagamento dei debiti all’erede nullatenente che non rischierebbe nulla). Pertanto, malgrado venga prevista una disposizione testamentaria relativa ad una diversa ripartizione dei debiti ereditari, i creditori possono sempre agire pro quota nei confronti dei singoli coeredi per il recupero delle somme dovute.

note

[1] Artt. 752, 754 e 1295 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 22426/2014.

[3] Art. 752 cod. civ.


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