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Reddito e pensioni di cittadinanza: nuove istruzioni

8 Luglio 2019 | Autore:
Reddito e pensioni di cittadinanza: nuove istruzioni

Specifiche dell’Inps sul reddito e sulla pensione di cittadinanza: novità per chi paga affitto o mutuo, divorziati, disoccupati, stranieri, condannati, beneficiari Rei.

Chi si dimette da lavoro non perde il diritto al Reddito di cittadinanza (Rdc). Infatti, la presenza in famiglia di disoccupati per dimissioni volontarie non è più causa ostativa per un anno al riconoscimento dell’aiuto economico, ma comporta soltanto la riduzione dell’importo spettante. Questa e altri chiarimenti arrivano dall’Inps per i beneficiari del reddito e della pensione di cittadinanza: l’istituto, difatti, ha appena emanato una circolare [1] volta a chiarire i principali dubbi in merito alle situazioni particolari nelle quali si possono trovare coloro che richiedono il sussidio.

Le spiegazioni riguardano, nello specifico, la situazione di chi ha l’affitto o il mutuo a carico, degli stranieri, dei disabili, e le ipotesi di variazione del reddito o della situazione lavorativa.

Facciamo allora il punto su reddito e pensioni di cittadinanza: nuove istruzioni, nuclei familiari con situazioni particolari, variazioni reddituali e patrimoniali, calcolo del beneficio spettante, esonero dagli adempimenti.

Reddito di cittadinanza separati e divorziati

I coniugi separati o divorziati fanno parte dello stesso nucleo familiare se continuano a risiedere nella stessa abitazione. Questi continuano a far parte dello stesso nucleo anche nell’ipotesi in cui risiedano nella stessa abitazione, ma risultino in due stati di famiglia distinti. Di conseguenza, perché i coniugi separati o divorziati costituiscano due nuclei diversi, devono avere due diverse residenze.

Nella legge di conversione del decreto sul reddito di cittadinanza viene precisato che, se la separazione o il divorzio sono avvenuti successivamente al 1° settembre 2018, il cambio di residenza deve essere certificato da un apposito verbale della polizia locale.

Inoltre, i componenti già facenti parte di un nucleo familiare, continuano a farne parte ai fini Isee anche a seguito di variazioni anagrafiche, se continuano a risiedere nella stessa abitazione.

Reddito di cittadinanza per chi paga l’affitto o il mutuo

L’Inps ha spiegato che, per chi paga l’affitto o il mutuo, il reddito di cittadinanza si compone delle seguenti due quote:

  • una componente, ad integrazione del reddito familiare, fino alla soglia di 6mila euro annui (7.560 euro in caso di pensione di cittadinanza), moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza;
  • una componente, ad integrazione del reddito del nucleo familiare in affitto, pari all’ammontare del canone annuo previsto nel contratto di locazione,  fino ad un massimo di 3.360 euro annui (1.800 euro in caso di pensione di cittadinanza);
  • la componente ammonta sino a un massimo di 1800 euro annui, se il nucleo risiede in un’abitazione di proprietà, per il cui acquisto o per la cui costruzione sia stato contratto un mutuo.

Se la famiglia supera la soglia di reddito di 6mila o 7.560 euro (da moltiplicare per la scala di equivalenza), ma non la soglia Isee di 9.360 euro, può aver comunque diritto alla quota del reddito di cittadinanza spettante per chi ha l’affitto o il mutuo a carico.

Per sapere l’ammontare della seconda quota di Rdc o Pdc alla quale si ha diritto, bisogna eseguire le seguenti operazioni:

  • calcolare la seconda quota, moltiplicando la soglia Isee (9360 euro) per l’importo della scala di equivalenza della famiglia e sottraendo il reddito familiare annuo;
  • confrontare questo importo con l’affitto annuo dovuto;
  • dividere il minor importo per 12;
  • spetta sempre il minor importo tra l’integrazione della soglia ottenuta moltiplicando la somma di 9.360 per la scala di equivalenza, al netto del reddito familiare, e la somma effettivamente corrisposta a titolo di affitto o mutuo.

Scala di equivalenza

Con riferimento alla scala di equivalenza per il reddito o la pensione di cittadinanza, i parametri di calcolo sono i seguenti: parametro 1 per il primo componente del nucleo familiare, incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiorenne e di 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2,1.

Il valore massimo è incrementato a 2,2, nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite ai fini Isee.

Nel caso in cui nel nucleo siano presenti componenti dimissionari (nei 12 mesi precedenti), o soggetti a misure cautelari o condannati per alcuni specifici reati, questi non incidono sulla scala di equivalenza.

Ricerca di lavoro

Sono esonerati dalla ricerca attiva di lavoro e dalle attività previste dai centri per l’impiego:

  • i maggiorenni già occupati;
  • gli studenti;
  • i pensionati (esclusi i beneficiari della sola pensione di reversibilità o indiretta);
  • i beneficiari della pensione di cittadinanza;
  • gli over 65;
  • i disabili appartenenti alle categorie protette.

Restano inoltre sempre possibili gli esoneri dalla disponibilità al lavoro, a cura del centro per l’impiego, per:

  • i caregiver (con familiari minori di tre anni o disabili gravi o non autosufficienti);
  •  i lavoratori con reddito basso, non superiore alla soglia di esenzione fiscale;
  • coloro che frequentano corsi di formazione.

Stranieri

I cittadini stranieri, di Stati non appartenenti all’Unione europea devono produrre, per ottenere il reddito o la pensione di cittadinanza, una certificazione dell’autorità estera competente, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall’autorità consolare italiana, a meno che non si tratti di:

  • cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea aventi lo status di rifugiato politico;
  • cittadini per i quali convenzioni internazionali dispongono diversamente;
  • cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea nei quali è oggettivamente impossibile acquisire le certificazioni.

Variazioni patrimoniali

Il beneficiario del reddito o della pensione di cittadinanza è obbligato a comunicare all’Inps, mediante il modello “Rdc/Pdc – Com Esteso”, nel termine di 15 giorni dall’evento, pena la decadenza dal beneficio, ogni variazione patrimoniale relativa ai beni immobili che comporti la perdita dei requisiti per il sussidio.

Variazioni dell’attività lavorativa

Lo svolgimento di un’attività lavorativa da parte di uno o più componenti del nucleo familiare, durante l’erogazione del reddito di cittadinanza, è compatibile col sussidio.

I redditi derivanti dallo svolgimento delle attività di lavoro dipendente o autonomo devono essere comunicati all’Inps entro 30 giorni dall’inizio dell’attività stessa. La comunicazione deve avvenire mediante il modello “Rdc/Pdc – Com Esteso”: la variazione reddituale, comunicata nelle modalità sotto dettagliate, rileva al fine della determinazione del beneficio.

Non devono essere comunicati i redditi derivanti da attività socialmente utili, tirocini formativi e di orientamento, servizio civile, nonché contratto di prestazione occasionale e libretto di famiglia.

note

[1] Inps circ. 100/2019.

Autore immagine: 123rf.com


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