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Tria: giusto finanziare la flat tax con l’aumento Iva

9 Luglio 2019 | Autore:
Tria: giusto finanziare la flat tax con l’aumento Iva

La soluzione del ministro Tria per finanziare la flat tax è l’aumento dell’Iva: meno imposte sui redditi ma più tasse sui consumi.

La strada per arrivare alla flat tax passa attraverso l’aumento dell’Iva. È questa la proposta del ministro dell’Economia Giovanni Tria, che ha dichiarato ieri alla riunione dell’Eurogruppo: «l’imposizione fiscale va riequilibrata riducendo la fiscalità diretta a favore delle imposte indirette, perché in questo modo si facilita la crescita». L’equazione è chiara: per abbassare l’Irpef bisognerà alzare l’Iva. Secondo Tria, è questo il modo giusto di finanziare la flat tax. Insomma, meno imposte sui redditi, ma più tasse sui consumi: avremo più soldi in tasca ma saremo frenati a spenderli, perché i prodotti che acquisteremo costeranno di più.

Proprio ieri, avevamo illustrato cos’è la flat tax che vuole Salvini ed avevamo spiegato con esempi come funziona: Irpef al 15% per i redditi fino a 50mila euro al posto delle attuali maggiori aliquote, ottenendo così un risparmio fiscale che per i redditi più alti può arrivare a 7.000 euro l’anno. Con le dichiarazioni del ministro Tria sembra, invece, che quello che esce dalla porta rientra dalla finestra: scenderanno le tasse sui redditi ma aumenteranno quelle sui consumi. In effetti, le imposte dirette come l’Irpef colpiscono i redditi, la tassazione opera prima che i soldi entrino nel portafoglio (così la flat tax, abbassando le aliquote, ne fa arrivare di più in tasca), mentre le imposte indirette come l’Iva arrivano nel momento in cui i soldi vengono spesi e per questo vengono chiamate imposte sui consumi (così un aumento dell’Iva fa spendere di più per lo stesso acquisto). Il taglio delle tasse dunque sarà solo apparente?

Per Tria non è così ed il suo ragionamento è più sofisticato: ai microfoni dei giornalisti ha spiegato che «l’imposizione indiretta grava su tutti i beni consumati, mentre quella diretta pesa sui salari, sul salario reale ed entra nei costi di produzione, soltanto all’interno del Paese». Bisogna dire che questa idea di Tria non è una trovata di oggi, ma è radicata nel suo pensiero: l’aveva lanciata ancor prima di diventare ministro dell’Economia e Finanze e non è nemmeno una sua esclusiva perché egli stesso ha sottolineato che è «una vecchia raccomandazione europea: si tratta di studi fatti in Ue e all’Ocse».

Con queste dichiarazioni il ministro sembra voler dire che la flat tax riguarda l’Irpef e, quindi, ci si può muovere autonomamente a livello nazionale per tagliare le aliquote, mentre per quanto riguarda l’Iva bisognerà seguire le rigide regole europee che ne disciplinano i meccanismi ed il funzionamento. Siccome per finanziare il consistente taglio delle imposte sui redditi che arriverà con la flat tax occorreranno risorse economiche che ancora non sono state individuate, il ministro dell’Economia propone ora la soluzione più immediata ed anche più aderente alle direttive dell’Unione Europea, cioè quella di aumentare l’Iva.

Una cosa è certa: la flat tax è all’attenzione del Governo che sta studiando i modi per realizzarla e per trovare la necessaria copertura finanziaria. Lo conferma proprio il ministro Tria che apertamente dice: «Ne parliamo da un anno. Stiamo elaborando tutte le possibili alternative e stimando quello che si può fare».



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