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Si può licenziare chi fa troppe telefonate in ufficio?

13 febbraio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 13 febbraio 2018



Lavoratore depresso: può essere licenziato chi effettua molte chiamate dall’ufficio per alleviare i momenti difficili della giornata?

Occhio alle telefonate private fatte dall’ufficio, perché possono far perdere il posto di lavoro. Troppe chiamate private, infatti, ledono il rapporto fiduciario con l’azienda e possono comportare ai danni della stessa un grave danno economico. Sul punto, inoltre, non c’è giustificazione che tenga: nemmeno la depressione (vera o finta che sia) vale a giustificare il lavoratore che, per sentirsi “meno solo”, usa il telefono aziendale per scopi personali.  Ciò è quanto affermato dalla Corte di Cassazione che, con una recentissima sentenza [1], ha sancito la legittimità del licenziamento di un lavoratore che, per sentire voci amiche ed alleviare i momenti difficili della giornata, aveva effettuato molte e lunghe chiamate dall’ufficio, cagionando inoltre all’azienda un grave danno economico. Ebbene sì: le telefonate, come tutti sanno, non sono gratis. Ma c’è di più: potrebbero costare addirittura il licenziamento. Alla luce di quanto affermato dalla Suprema Corte, infatti, si può licenziare chi fa troppe telefonate dall’ufficio per motivi personali. Ma vediamo più nel dettaglio cosa ha sancito la Cassazione nella sentenza in commento.

Troppe chiamate dall’ufficio: quali rischi?

Il lavoro nobilita l’uomo. Molte volte, però, dal lavoro che nobilita a quello che “debilita” il passo è breve. E così subentra lo stress e, non di rado, anche la depressione. Ebbene, chi si sente “depresso” farebbe bene a non sfogarsi al telefono sul posto di lavoro. Ed infatti, se è vero che – come recitava una vecchia pubblicità – «una telefonata allunga la vita», è vero anche che troppe  chiamate possono costare il licenziamento.

Sul punto, infatti, i giudici sono intransigenti: chi fa troppe chiamate dall’ufficio per scopi personali rischia seriamente il licenziamento.

Lavoratore depresso: può essere licenziato se fa troppe telefonate?

Più nel dettaglio, con la sentenza sopra richiamata, la Suprema Corte ha avuto modo di affermare che può essere licenziato per giusta causa chi, fingendo di essere depresso, effettua molte e lunghe chiamate dall’ufficio per sentirsi meno solo ed alleviare i momenti difficili della giornata.  Attenzione: a detta della Suprema Corte, le cose non cambiano neanche se la depressione non è una scusa. Sul punto, infatti, gli ermellini hanno precisato quanto segue.

Anche laddove la depressione non fosse una scusa, ma una patologia di cui soffre seriamente il dipendente per motivi di lavoro, non si può comunque giustificare l’uso illegittimo di mezzi aziendali, che peraltro comportano all’azienda un grave danno economico. Si consideri che, nel caso di specie, il lavoratore licenziato aveva effettuato molteplici chiamate all’estero, addebitando all’azienda un costo di oltre 8mila euro.

Giusto il licenziamento chi fa troppe chiamate dall’ufficio

La Suprema Corte, dunque, ha ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa del lavoratore troppo attaccato alla cornetta. Vani i tentativi di difesa del dipendente, il quale ha tentato di giustificarsi adducendo che, poiché affetto da depressione, trovava conforto nelle telefonate a parenti e amici. Sul punto, infatti, i giudici hanno “replicato” statuendo che nulla avrebbe impedito al dipendente di ricorrere alle cure del caso. Ed infatti, la depressione (vera o presunta che sia) non può ritenersi una causa giustificativa del ripetuto uso illecito di mezzi aziendali a fini personali, soprattutto se causa un grave danno economico al datore di lavoro.

In questi casi, dunque, meglio uno psicologo che una telefonata intercontinentale sul posto di lavoro (!).

note

[1] Cass., sent. n. 3315 del 12.02.2018.

Autore immagine: Pixabay.com


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