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Posso restare in casa se il proprietario dà disdetta dopo i primi quattro anni?

3 Agosto 2019
Posso restare in casa se il proprietario dà disdetta dopo i primi quattro anni?

Posso rimanere ancora nell’appartamento che conduco in locazione se il proprietario mi ha inviato disdetta per la fine del primo quadriennio?

Il contratto di locazione ad uso abitativo può cessare al termine del primo quadriennio di durata solo per i motivi stabiliti dall’articolo 3 della legge n. 431 del 1998 (ad esempio adibire la casa a propria abitazione o ad abitazione di un figlio).

Il proprietario è anche obbligato ad indicare, nella disdetta, per quale dei motivi indicati dalla legge non intende rinnovare il contratto per il secondo quadriennio.

Pertanto la possibilità che il contratto di locazione prosegua oltre i primi quattro anni e che quindi il conduttore possa continuare legalmente ad occupare l’immobile sono legate alla verifica del contenuto della disdetta e della correttezza e della tempestività della sua notificazione.

Se, infatti, la disdetta fosse stata indirizzata ad un recapito diverso da quelli che di solito sono indicati nel contratto di locazione (cosiddetta elezione di domicilio del conduttore), oppure fosse stata recapitata oltre il termine di sei mesi antecedenti alla scadenza del primo quadriennio, oppure non contenesse l’indicazione di uno dei motivi stabiliti dall’articolo 3 della legge n. 431 del 1998, allora la disdetta non avrebbe efficacia ed il conduttore tranquillamente restare altri quattro anni nell’immobile.

Inoltre se il proprietario, entro dodici mesi dal momento in cui fosse rientrato in possesso dell’appartamento, non adibisse l’immobile all’uso per il quale ha dato disdetta (uso che va indicato nella disdetta), il conduttore avrebbe diritto, a sua scelta, di riprendere l’appartamento in affitto alle stesse condizioni del contratto disdettato oppure ad un risarcimento pari a trentasei mensilità dell’ultimo canone (così stabilisce l’articolo 3, comma 5, della legge n. 431 del 1998).

Articolo tratto da consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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