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Che succede ai risparmi se sale lo spread?

11 Agosto 2019 | Autore:
Che succede ai risparmi se sale lo spread?

L’aumento del divario tra Bund e Btp porta effetti negativi sui consumatori, dall’aumento delle tasse alle bollette più care, al costo dei mutui. Ecco perché.

Da qualche anno a questa parte, c’è una parola che è entrata a far parte del nostro quotidiano e di cui non tutti conoscono l’esatto significato. La parola in questione è «spread». Su giornali e telegiornali suona quasi come una minaccia e come l’ennesimo elemento di discussione politica: se lo spread aumenta, l’opposizione dice che è colpa del Governo e che saranno guai per tutti. Se lo spread scende, il Governo gongola e rivendica il proprio successo. Il cittadino comune, però, resta a guardare senza avere capito bene le conseguenze di queste oscillazioni. Ma quando i campanelli di allarme sono più squillanti del solito, forse si pone la fatidica domanda: che succede ai risparmi se sale lo spread? Non è che ci si trova qualche amara sorpresa da un giorno all’altro? E, in tal caso, per colpa di chi?

Qualche tempo fa, in questo articolo, ti abbiamo spiegato che cos’è lo spread. Questa parola si può tradurre letteralmente come «divario». E, in effetti, rappresenta la distanza, cioè la differenza tra il rendimento dei titoli di Stato di riferimento, cioè i Bund tedeschi, e quello dei Btp, cioè dei titoli di Stato italiani, a 10 anni. Come si trasporta questo concetto alla vita quotidiana di un normale risparmiatore? In altre parole: che succede ai risparmi se sale lo spread, cioè se aumenta quel divario tra Bund e Btp? E perché si prendono come riferimento i titoli tedeschi? Possibile che possano avere qualche ripercussione sui soldi che l’italiano medio ha investito? Vediamo.

Spread: che cos’è?

Ricordiamo, prima di tutto, che cos’è lo spread. Come abbiamo detto, indica la differenza tra il rendimento a 10 anni dei nostri Btp e quello dei Bund, cioè dei titoli di Stato tedeschi. Ma perché si prende proprio la Germania come riferimento? Perché è considerato il Paese con l’economia più solida in Europa. Non a caso, per investire in Bund non sono previsti degli interessi, ovvero Berlino non deve chiedere dei prestiti per finanziare la sua spesa pubblica. A differenza dell’Italia, che spende più di quello che guadagna e che, quindi, ha bisogno di prestiti per coprire quel deficit. Quei prestiti li ottiene attraverso i titoli di Stato, come i Buoni del Tesoro, cioè il Btp, sui quali, però, sono previsti degli interessi. Più questi sono alti e più aumenta lo spread, cioè il divario tra il rendimento dei Bto e dei Bund.

In pratica: chi offre degli interessi più alti per i propri titoli di Stato lo fa perché ha bisogno di soldi. Più il tasso è alto per invogliare gli investimenti e più si dà un segnale di debolezza e più si avverte il rischio. Tutto qui, per dirla in parole estremamente semplici. Ma quando questo divario aumenta, quando lo spread sale, che succede all’economia del Paese e, in particolare ai risparmi?

Spread: perché sale?

Lo abbiamo appena accennato, ma cerchiamo di spiegarlo in modo ancora più lineare. Se il modo in cui gestisco la mia economia è corretto e non ho bisogno di soldi per coprire una maggiore spesa a fronte di minori entrate, posso proporti degli investimenti ad interessi più bassi. Significa che tu acquisterai i miei titoli, ma io non ti darò granché in cambio. Non perché io sia tirchio ma, sostanzialmente, perché non ne ho bisogno.

Il segnale cambia, invece, se per invogliarti a comprare i miei titoli io ti prometto la Luna. Può voler dire solo una cosa: sono talmente bisognoso di soldi che, pur di venderti i titoli ed ottenere da te del denaro in prestito, ti offro un guadagno molto alto. Prima o poi dovrò fare in modo di rispettare la mia promessa. Il problema, però, è che la Luna non è alla mia portata. E così continuerò a chiedere dei soldi in prestito per onorare il mio impegno verso i creditori. E per ottenerli, dovrò alzare ancora di più i tassi di interesse promessi in cambio dei titoli.

Ecco che cosa si intende quando si dice che sale lo spread. Il primo esempio che abbiamo fatto rappresenta la Germania, ferma con i suoi Bund ad una determinata soglia che rappresenta solidità. Il secondo caso è quello dell’Italia, che continua ad aumentare gli interessi perché la solidità proprio non c’è. Va da sé che se uno sta fermo e l’altro aumenta, la forbice non fa che allargarsi, cioè il divario diventa sempre più ampio.

In sostanza, più l’economia di un Paese è incerta e più i mercati finanziari voltano lo sguardo altrove. Non puntano, cioè, su una realtà come quella italiana che, tra minacce di procedura di infrazione (evitata al foto-finish ma forse solo rimandata) ed un Governo che non sa se mangerà ancora insieme il prossimo panettone, tra un litigio con l’Europa ed un altro a Palazzo Chigi, non dà proprio l’idea di quella stabilità che servirebbe a dare maggiore fiducia agli investitori.

Spread: che succede ai risparmi?

Tutto questo, come si traduce nel quotidiano per i cittadini che hanno messo da parte qualcosa? Che succede ai risparmi se sale lo spread?

Sicuramente, niente di buono. Ma per rispondere concretamente a questa domanda, vediamo l’impatto che l’aumento del divario tra Bund e Btp ha sull’economia italiana.

In primo luogo, il fatto di dover piazzare dei titoli di Stato ad interessi elevati comporta inevitabilmente un aumento del debito pubblico. È il cane che si morde la coda: per sanare quel debito ci sarà bisogno di altri soldi, da reperire (oltre che riducendo la spesa pubblica) vendendo altri titoli, sempre ad interessi più alti affinché qualcuno li compri. Il che significa un ulteriore debito.

Questo ha un effetto negativo sulle banche. I più grossi istituti di credito italiani hanno in mano una grossa quantità di titoli di Stato, il cui valore è sceso nel tempo. Di conseguenza, c’è stata una perdita notevole dei titoli bancari in Borsa.

Ecco dove troviamo la prima risposta alla domanda di fondo: che succede ai risparmi se sale lo spread? Se i titoli delle banche perdono valore e l’affidabilità degli istituti di credito ne risente, si potrebbe arrivare ad un aumento dei costi dei finanziamenti a carico dei clienti, cioè dei risparmiatori. Nel concreto, non è da escludere un aumento del costo dei mutui o dei prestiti oppure maggiori difficoltà per accedere al credito. In poche parole, se una banca è meno solida sarà anche più restia a correre il rischio di concedere un finanziamento che potrebbe non essere restituito.

Ci sono altre possibili ripercussioni a breve o a medio termine sulla vita dei cittadini a causa di un aumento dello spread. Quando uno Stato ha bisogno di liquidità, infatti, non si limita a mettere sul mercato i propri Buoni del Tesoro ma deve cercare di fare cassa in altri modi, anche per rispettare i limiti imposti dall’Unione europea per quanto riguarda il rapporto deficit/Pil.

Spread: più tasse e meno servizi?

Nell’attuale situazione in cui versa l’Italia, dunque, non sono da escludere:

  • un aumento delle tasse e delle imposte;
  • una diminuzione dei servizi a causa dell’obbligato taglio alla spesa pubblica.

Facili allarmismi? Pensaci un attimo. Se l’attuale deficit è sul filo del rasoio rispetto a quello che l’Ue chiede in base agli accordi, se il debito pubblico continua a salire, come si fa non già a mantenere le tasse invariate ma, come addirittura qualcuno promette, a tagliarle? Si può permettere lo Stato italiano oggi come oggi di rinunciare ad una parte delle entrate garantite dalle tasse e dalle imposte pagate dai cittadini? Con quali soldi coprirebbe quel buco? Ecco perché, ad esempio, l’aumento dell’Iva è tutt’altro che un’ipotesi remota. Alla peggio, si darà la colpa all’Europa.

Secondo: come si pensa di poter tagliare la spesa pubblica senza diminuire i servizi al cittadino? Per servizi non si intendono soltanto sanità, strade, scuole ecc. ma anche i benefici fiscali di cui oggi godono i contribuenti, come detrazioni o deduzioni, che potrebbero diminuire. Si intende anche il blocco delle assunzioni nel settore pubblico, perché non ci saranno dei soldi a disposizione per pagare altri stipendi. E, non ultimo, la fornitura dell’energia o dell’acqua. Non perché venga messa in discussione, per carità. Ma perché se lo Stato investe di meno nel costo delle infrastrutture, dello stoccaggio, del trasporto dell’energia elettrica o del gas, le società che si occupano della produzione, della rete e della fornitura sarebbero costrette a passare il conto ai consumatori finali, cioè a te. Il che significa bollette più care. Da pagare utilizzando i risparmi quando lo stipendio o la pensione non bastano.


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