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Quanto versa l’Italia all’Europa ogni anno?

10 Luglio 2019 | Autore:
Quanto versa l’Italia all’Europa ogni anno?

Il nostro Paese paga più di quello che riceve da Bruxelles. Ma per altri è peggio. Ci sono, comunque, dei benefici economici a restare nell’Ue?

Il braccio di ferro tra il Governo italiano e l’Unione europea su materie come il rispetto del deficit o il contributo richiesto agli altri Stati membri sull’immigrazione (giusto per citare i due temi più caldi) porta ogni tanto a chiedersi se l’Italia stia dando a Bruxelles più o meno di quello che riceve. E, quindi, quanto diritto abbia ad alzare la voce ed a picchiare il pugno sul tavolo. C’è, pertanto da sapere quanto versa l’Italia all’Europa ogni anno. E, già che ci siamo, quanti sono i soldi che tornano indietro e come vengono impiegati.

In realtà, limitarsi a confrontare i numeri relativi a «quanto ti do, quanto mi dai» può risultare un ragionamento piuttosto riduttivo. Perché i benefici dell’appartenenza all’Unione europea non si valutano soltanto dai soldi che si ricevono dalla cassa comune in cui ciascun «socio» ha introdotto la propria quota. I vantaggi arrivano anche dal semplice fatto di «esserci» e, quindi, di essere agevolati ad esempio sulle esportazioni verso i Paesi membri o dei soldi mossi dalla finanza e dal turismo all’interno dell’Ue.

In altre parole, e per fare un esempio estremamente semplice: partecipare ad un «club» comporta il pagamento di una quota ma anche un ritorno economico fatto di agevolazioni, di sconti, di servizi, di contatti da sfruttare, ecc. Così, quello che versa l’Italia all’Europa ogni anno serve non solo per avere dei soldi indietro ma anche per godere dei benefici commerciali e finanziari che non esisterebbero se non si facesse parte dell’Ue.

Detto questo, vediamo comunque i numeri pubblicati dalla stessa Unione relativi al 2017 (sono gli ultimi messi a disposizione da Bruxelles) per sapere quanto versa l’Italia all’Europa ogni anno e quanto investe l’Ue nel nostro Paese.

Ue: i soldi versati dall’Italia

Nel 2017, l’Italia ha versato all’Europa 12 miliardi di euro. Di questi:

  • quasi 2,133 miliardi da risorse proprie basate sull’Iva;
  • circa 8,823 miliardi di risorse proprie basate sul Pil;
  • 978 milioni di rimborso britannico;
  • 145 milioni per il pagamento per le eccezioni.

Dal conto c’è da sottrarre 79 milioni e mezzo di adeguamenti (una sorta di conguaglio). Totale, appunto, 12 miliardi (e 250mila euro, per essere precisi).

Come si vede, la maggior parte dei soldi provengono dalla ricchezza generata dal Paese (le risorse basate sul Pil), mentre la seconda voce in ordine di consistenza è quella che riguarda le risorse sull’Iva. Inoltre, l’Italia ha incassato 2,30 miliardi di dazi doganali per conto dell’Unione, di cui ha trattenuto il 20% (460 milioni) per le spese amministrative.

Ue: i soldi ricevuti dall’Europa

Diverso il conto dei soldi versati dall’Europa all’Italia. La cifra si ferma a poco meno di 10 miliardi di euro, esattamente a 9.795.330.000 euro. Significa che, nel 2017, l’Italia ha versato 2.204.920.000 euro in più di quelli che ha ricevuto da Bruxelles, ossia poco più di 2 miliardi e 200 milioni.

Ecco dov’erano destinati questi soldi:

  • quasi 5 miliardi per l’agricoltura;
  • un miliardo e 630 milioni per la politica regionale (fondi strutturali e di coesione);
  • poco meno di un miliardo e mezzo per ricerca e sviluppo;
  • 322 milioni per cittadini, sicurezza, libertà e giustizia;
  • 278 milioni per l’Amministrazione.

A vuoto la voce «azioni e programmi al di fuori dell’Ue»: 0 euro sui 138 che l’Europa ha versato per questo capitolo altrove.

In questo modo, l’Italia è il quarto tra i cosiddetti «contributori netti» dell’Unione europea, cioè quei Paesi che versano nelle casse comunitarie più soldi di quelli che ricevono. Per Germania, Francia e Regno Unito (nell’ordine) quel divario è stato più ampio. Infatti:

  • la Germania ha versato 19 miliardi e mezzo e ne ha ricevuti poco meno di 11;
  • la Francia ha versato 16 miliardi e 233 milioni e ne ha ricevuti 13 miliardi e mezzo;
  • il Regno Unito ha versato 10 miliardi e mezzo (meno dell’Italia) e ne ha ricevuti 6 miliardi e 300 milioni.

Significa che avrebbero più motivi per lamentarsi rispetto all’Italia.

Ue: gli altri benefici economici per l’Italia

Polemiche a parte, e come dicevamo all’inizio, il vantaggio economico per l’Italia di far parte dell’Unione europea non si limita ai soldi che invia Bruxelles. C’è anche un importante ritorno economico dato, ad esempio, dai rapporti commerciali con gli altri Stati membri.

Secondo i dati del ministero per lo Sviluppo economico, infatti, nei primi mesi del 2019 ai primi posti della classifica dei Paesi destinatari del made in Italy si confermano due nostri partner europei, Germania e Francia. Nella top ten, di Stati dell’Unione ce ne sono sette, che diventano nove tra i primi 12. Perché è importante questo dato? Perché se, per assurdo, l’Italia decidesse di uscire dall’Ue tutti questi Paesi potrebbero decidere di imporre dei dazi pesanti per le merci in entrata, il che penalizzerebbe il nostro export in termini di soldi ed in termini di posti di lavoro. Inoltre, si devono aggiungere gli Stati extracomunitari con cui Bruxelles negozia in blocco (il Giappone, solo per farne un esempio) e che portano un vantaggio anche alla nostra economia.

L’Italia, infine, trae un importante vantaggio per il turismo dalla libera circolazione dei cittadini europei, che sicuramente agevola il numero delle presenze straniere.



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2 Commenti

  1. Intanto questi dati non sono completi e reali.
    Secondo non bisogna solo guarda l’export ma anche l’import tra gli stati della UE, per vedere la differenza se è positiva o no e chi attualmente nella UE ha più vantaggi appunto.
    Terzo se ci fossero i dazi contro l’Italia, la cosa sarebbe reciproca verso la UE. Anche qui è tutto da vedere se ci si rimette o no.
    A me questi articoli scritti evidentemente dai soliti piddini, quelli del partito preso,.quelli schierati a priori per restare nella UE, senza mettere nulla in dubbio, che vogliono convincere spesso in modo subdolo i lettori, la cittadinanza, su alcune posizioni, mi fanno l’effetto contrario.
    Spero che la gente che legge articoli del genere, unidirezionali, sia molto critica e capisca che forse la verità ce la tengono sempre nascosta.

  2. molto comodo dare solo i dati dei paesi che fanno comodo…. peccato che non ci siano i dati di Spagna Portogallo, Grecia Irlanda, Olanda Belgio Lussemburgo, e tutti i paesi slavi…

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