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Gravidanza: è dato sensibile?

11 Agosto 2019 | Autore:
Gravidanza: è dato sensibile?

La gravidanza è dato personale coperto da privacy? Cosa sono i dati sensibili? L’interruzione di gravidanza è un dato sensibile? Quale tutela?

La gravidanza è sempre un evento lieto, in grado di cambiare la vita di una famiglia intera: i futuri genitori dovranno provvedere affinché il nascituro possa essere accolto in un ambiente amorevole, a lui adatto. Molte persone, quando scoprono che diventeranno genitori, non riescono a trattenersi dall’annunciare a tutti, parenti, conoscenti e amici, la bella notizia. Devi sapere, però, che per la legge la gravidanza è un dato sensibile. Cosa significa? Vuol dire che, se determinate persone, prive di autorizzazione, divulgano questa informazione a terze persone, rischiano di essere sanzionate. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme se la gravidanza è un dato sensibile e cosa succede nel caso di violazione della privacy.

Dati personali: cosa sono?

Prima di parlare dei dati sensibili e della gravidanza, occorre necessariamente fare una premessa e rispondere alla seguente domanda: cosa sono i dati personali? Ebbene, devi sapere per dati personali si intendono tutte le informazioni che identificano o rendono identificabile una persona fisica e che possono fornire dettagli sulle sue caratteristiche, le sue abitudini, il suo stile di vita, le sue relazioni personali, il suo stato di salute, la sua situazione economica, ecc.

Detto in altre parole, il dato personale è ciò che può consentire di risalire ad una persona: il Gdpr [1] fa particolare riferimento a un identificativo come il nome (dati anagrafici), un numero di identificazione, i dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici dell’identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale di una persona.

Dati sensibili: cosa sono?

I dati sensibili sono una particolare categoria dei dati personali. Per dati sensibili si intendono quelli che rivelano l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche e l’appartenenza sindacale. Inoltre, possono rientrare tra i dati sensibili i dati genetici, i dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, i dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all’orientamento sessuale della persona [2].

In realtà, il Gdpr ha eliminato la nozione di dati sensibili, preferendo parlare di “categorie particolari di dati personali”; la sostanza, però, non cambia, in quanto questi ultimi sono praticamente identici ai vecchi dati sensibili contemplati dal precedente Codice della privacy.

Qual è la differenza tra dati personali e dati sensibili?

Tra un minuto ti spiegherò se la gravidanza è un dato sensibile; prima vorrei spiegarti qual è la differenza tra dati personali e dati sensibili. I dati sensibili sono soggetti, per la loro delicatezza, ad un particolare trattamento giuridico: ed infatti, i dati sensibili possono essere trattati solo con il consenso scritto dell’interessato oppure nei casi espressamente previsti dalla legge.

Per quanto riguarda, invece, il trattamento dei dati sensibili da parte di soggetti pubblici, la legge prevede che il trattamento dei dati sensibili è consentito solo se autorizzato da espressa disposizione di legge nella quale sono specificati i tipi di dati che possono essere trattati, le operazioni eseguibili e le finalità di rilevante interesse pubblico perseguite.

La gravidanza è un dato sensibile?

La gravidanza, rientrando nella più ampia categoria di dato personale che riguarda la salute di una persona (la madre), è sicuramente un dato sensibile. Secondo il Garante della Privacy [3], la Pubblica amministrazione non può divulgare lo stato di gravidanza a rischio di una dipendente: gli unici a conoscere il dato sensibile possono essere i funzionari dell’ufficio personale e altri incaricati dello specifico trattamento in applicazione della normativa sul rapporto di lavoro.

Questo vuol dire che, la dipendente che chiede al proprio datore di lavoro il congedo di maternità anticipato perché sta affrontando una gravidanza difficile, ha il diritto di non vedersi divulgata tale notizia riguardante il suo stato di salute al personale che non sia quello direttamente coinvolto dalla vicenda (tipo il personale amministrativo incaricato della gestione del rapporto di lavoro).

La diffusione di una notizia del genere ad altre persone (tipo ai colleghi di lavoro oppure a colui che avrebbe dovuto sostituire la lavoratrice in maternità) viola la privacy dell’interessata, visto che non c’è la necessità che la notizia venga resa nota oltre misura.

Interruzione gravidanza: è dato sensibile?

È facile comprendere che, così come la gestazione, anche l’interruzione volontaria della gravidanza costituisce dato sensibile, il quale può essere rivelato solo con il consenso espresso del diretto interessato oppure nei casi tassativamente previsti dalla legge o di estrema necessità [4].

Violazione dato sensibile: cosa succede?

Nel caso di illecita diffusione di un dato sensibile come lo stato di gravidanza è possibile ricorrere al Garante della Privacy affinché ordini la cessazione della violazione, oppure al giudice per chiedere il risarcimento dei danni.

Va precisato, però, che il soggetto che rischia di incorrere in tale responsabilità è solamente colui che può essere qualificato come titolare del trattamento o, al più, responsabile del trattamento. In altre parole, non tutti si trovano nella posizione di poter violare la privacy: soltanto coloro che, per legge, hanno accesso a tali notizie riservate e, anziché trattarle con la dovuta cautela al fine di garantirne la riservatezza, rischiano di incorrere in sanzioni.

Questo significa che, se una tua amica rivela a mezzo paese che sei incinta, non potrai andare a lamentarti dal Garante o dal giudice, a meno che la divulgazione non autorizzata dello stato di gravidanza non sia stata fatta con l’intento specifico di danneggiarti (ad esempio, al fine di screditarti, anche sul posto di lavoro).


note

[1] Art. 4, Regolamento (UE) n. 679/2016 (Gdpr).

[2] Art. 9 Gdpr.

[3] Garante Privacy, provvedimento n. 315 del 27 giugno 2013.

[4] Garante Privacy, provvedimento n. 610 del 18 dicembre 2014.

Autore immagine: Unsplash.com


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