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Cartella per Irpef su Tfr: quali termini

20 Luglio 2019
Cartella per Irpef su Tfr: quali termini

Ho ricevuto una cartella ai sensi dell’art. 36 bis del DPR 600/1973 per imposta su indennità di fine rapporto: è legittima se notificata oltre 3 anni dalla dichiarazione? E’ obbligatoria la notifica di un avviso bonario prima della cartella?

L’art. 19 del Testo Unico delle imposte sui redditi (DPR 917/1986) e l’art. 36bis del DPR 600/1973 sono due disposizioni distinte, ma la cui lettura congiunta consente di comprendere come il Fisco accerta l’imposta dovuta sul TFR o su indennità assimilate (perché sorte in virtù della cessazione del rapporto di lavoro).

In particolare, l’art. 19 del DPR 917/1986 disciplina le modalità di calcolo dell’imposta in relazione alla base imponibile – che può essere costituita dal Trattamento di fine rapporto o da ogni altra indennità equipollente che il lavoratore abbia percepito in virtù della cessazione del rapporto di lavoro -.

Invece, l’art. 36bis del DPR 600/1973 disciplina le modalità di accertamento (o meglio liquidazione) dell’imposta non versata: il Fisco, a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni dei redditi (tanto del lavoratore, quanto – come nel Suo caso – del datore sostituto di imposta), procede, entro l’inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all’anno successivo, alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti, appunto, in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta.

A chiudere il quadro normativo è l’art. 25 DPR 600/1973 che, a sua volta, disciplina i termini di decadenza entro i quali deve essere notificata la cartella di pagamento per la riscossione dell’imposta accertata, anche a seguito del controllo automatizzato dichiarazione dei redditi. Per quanto qui interessa, ai sensi del c. 1, lett. a) della disposizione citata, la cartella esattoriale deve essere notificata entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta per le somme che risultano dovute ai sensi degli articoli 19 e 20 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

Il termine di decadenza applicabile nel caso specie è dunque quello di 4 anni poiché la liquidazione dell’imposta scaturisce sì da un controllo ex art. 36bis del DPR 600/1973, ma effettuato sulla dichiarazione presentata dal sostituto di imposta relativamente al TFR/indennità equipollenti di cui all’art. 19 DPR n. 917/1986.

Poiché la cartella scaturisce da un controllo sulla dichiarazione del 2015, il termine di decadenza è stato rispettato (scade il 31 dicembre 2019).

Sotto questo profilo, la cartella è dunque legittima, così come è legittima la liquidazione dell’imposta visto che, anche se non si è trattato propriamente di Tfr, la somma percepita dal lavoratore è comunque un’indennità legata alla cessazione del rapporto di lavoro. Sarebbe in ogni caso opportuno verificare, con l’ausilio di un commercialista, la correttezza dei calcoli effettuati.

Profilo sicuramente più rilevante per la contestazione della cartella è quello relativo all’omessa notifica dell’avviso bonario. Difatti, a differenza di quanto accade per altri redditi, nel caso di quelli soggetti a tassazione separata, la legge impone l’obbligatorietà dell’avviso bonario, onde consentire al contribuente di pagare prima di un’eventuale cartella (art. 1, c. 412, L. 30 dicembre 2004, n. 311, il quale recita come segue: “In esecuzione dell’articolo 6, comma 5, della legge 27 luglio 2000, n. 212, l’Agenzia delle Entrate comunica mediante raccomandata con avviso di ricevimento ai contribuenti l’esito dell’attività di liquidazione, effettuata ai sensi dell’articolo 36- bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, relativamente ai redditi soggetti a tassazione separata”).

Secondo un certo orientamento della Cassazione, l’omessa notifica dell’avviso comporta l’illegittimità dell’iscrizione a ruolo. Dunque, se non ancora decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale, è possibile presentare ricorso e fare leva su quest’ultimo motivo di impugnazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone


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