Diritto e Fisco | Articoli

Pignoramento: come pagare

10 Luglio 2019
Pignoramento: come pagare

Esecuzione forzata: come bloccare il pignoramento: la dilazione, la transazione, il pagamento all’ufficiale giudiziario.

Se hai ricevuto un atto di precetto e, dopo di questo, un pignoramento che ti ha bloccato lo stipendio, il conto in banca o ha dato il via alla vendita forzata della tua casa, è probabile che tu ti stia chiedendo come pagare il pignoramento. Il tuo intento è cancellare la procedura esecutiva che il creditore ha attivato nei tuoi confronti e riportare indietro le lancette dell’orologio in modo da eliminare gli effetti di tale azione legale. 

Bene, se questo è il tuo problema, sappi che la legge prevede diverse soluzioni, ma dovrai agire in modo diverso a seconda del tipo di pignoramento subìto e del creditore che hai davanti. Come avrai modo di scoprire leggendo questo articolo, c’è una profonda differenza tra i pignoramenti avviati da un creditore privato e quelli invece intrapresi dall’Agente per la Riscossione Esattoriale (per questi ultimi, infatti, hai più di una carta per chiudere la partita prima di essere espropriato). 

È necessario partire dall’origine e spiegare come avviene il pignoramento per poi comprendere come pagare un pignoramento e mettere a tacere per sempre il creditore.

Come avviene il pignoramento

Senza entrare nel tecnicismo, possiamo distinguere due tipi di pignoramenti: quello attivato da soggetti privati (come la banca, la finanziaria, il condominio, il fornitore, ecc.) e quelli dell’Agenzia delle Entrate Riscossione (a quest’ultimo sono assimilati i pignoramenti avviati tramite ingiunzione fiscale del Comune e portati avanti dalle società di riscossione dei tributi locali). Nel primo caso, la procedura avviene tramite il controllo del tribunale, al quale il creditore deve sempre inoltrare la propria richiesta di pignoramento. Nel secondo caso, invece, il pignoramento è immediato e diretto: è lo stesso Esattore che lo avvia e lo conduce secondo una procedura predefinita dalla legge. 

Pignoramento da parte di privati

Il pignoramento avviato da privati parte dalla notifica di un atto – il cosiddetto titolo esecutivo – che è rappresentativo dell’ordine di pagamento: si può trattare di una sentenza di condanna, di un decreto ingiuntivo divenuto definitivo, di una cambiale o di un assegno protestati, di un contratto di mutuo stipulato dinanzi al notaio.

Dopo o insieme a questo, il creditore deve notificare al debitore un secondo atto: il precetto. Si tratta di un invito categorico a pagare entro massimo 10 giorni, una sorta di ultimo avvertimento intimato dall’ufficiale giudiziario del tribunale. Nei successivi 90 giorni il creditore dovrà avviare il pignoramento vero e proprio. Se lascia scadere tale termine sarà necessario inviare un secondo atto di precetto.

La scelta dei beni da pignorare è rimessa al creditore il quale, così facendo, stabilirà se avviare un pignoramento dei beni mobili (cosiddetto «pignoramento mobiliare»), degli immobili (cosiddetto «pignoramento immobiliare») o dei crediti che il debitore vanta nei confronti di altri soggetti (il cosiddetto «pignoramento presso terzi», come ad esempio quello del conto corrente, della pensione, dello stipendio).

Salvo nel caso del pignoramento mobiliare – che non necessita della notifica di alcun ulteriore atto, per cui l’ufficiale giudiziario si presenta a casa del debitore senza alcun preavviso – negli altri casi il debitore riceverà un’ultima busta “verde” (quella che contraddistingue gli atti giudiziari) con l’atto di pignoramento vero e proprio. Questo momento segna l’inizio ufficiale della procedura esecutiva. Qualsiasi sia la forma di pignoramento avviata, comunque, la vendita o l’aggiudicazione dei beni individuati dall’ufficiale giudiziario può avvenire solo con l’autorizzazione preventiva del giudice dell’esecuzione.

Pignoramento da parte di Agenzia Entrate Riscossione

Diverso è il pignoramento che intraprende Agenzia Entrate Riscossione. Qui non c’è la notifica di un atto di precetto: l’ultimo invito di pagamento è contenuto nella cartella esattoriale o, al più, decorso un anno dall’ultima cartella, nella cosiddetta intimazione di pagamento.

Decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella, il debitore può subire un pignoramento (di fatto, quasi mai il pignoramento arriva al 61° giorno: a volte trascorrono mesi o addirittura anni). Se passa più di un anno dalla notifica della cartella, l’Esattore deve notificare una intimazione di pagamento che consente altri 5 giorni di tempo per pagare.

Anche qui è il creditore a scegliere il tipo di pignoramento da intraprendere e i beni assoggettabili ad esecuzione forzata sono sempre gli stessi: mobili, immobili (con esclusione della prima casa) e crediti presso terzi. Senonché, in tale ipotesi, una volta che l’Esattore ha individuato i beni da espropriare, non c’è alcun intervento del giudice e tutto procede in automatico.

Ad esempio: il pignoramento del conto corrente avviene con una lettera inviata alla banca e al debitore con cui si danno a quest’ultimo 60 giorni di tempo per pagare ed evitare lo storno delle somme dalla banca all’Agente per la Riscossione. Qualcosa di simile avviene anche nel pignoramento dello stipendio. Solo nel caso di pignoramento della pensione c’è la necessità dell’intervento del giudice che stabilisca la somma pignorabile detraendo il cosiddetto minimo vitale.

Come pagare il creditore dopo il pignoramento 

Ci sono diversi modi per bloccare il pignoramento con il pagamento del debito. Li analizzeremo qui di seguito.

L’accordo con il creditore

L’avvio della procedura esecutiva non pregiudica la possibilità per il debitore di contattare il creditore e trovare con questi un accodo per bloccare il pignoramento. Accordo che potrebbe consistere anche in un pagamento dilazionato con concessione di garanzie (come ad esempio cambiali). Questo metodo viene rimesso all’autonomia delle parti e non viene regolato dalla legge. Di solito, ad accordo concluso, si stipula un atto di transazione, una scrittura privata con cui vengono regolati i pagamenti futuri. L’accordo può consistere anche in un saldo e stralcio, ossia nel pagamento di una somma ridotta del debito ma in un’unica soluzione.

La rateazione delle cartelle esattoriali

Nel caso dei pignoramenti con Agenzia Entrate Riscossione si può presentare una richiesta di rateazione: questa blocca il pignoramento in corso ma l’eventuale ipoteca sulla casa resta fino al versamento dell’ultima rata. Invece, nel caso di fermo auto, il versamento della prima rata consente di sospendere la misura e tornare a guida (presentando una quietanza di pagamento al Pra) per poi vederla cancellare a debito completamente estinto.

La conversione del pignoramento

Se il debitore non ha la disponibilità di tutte le somme per pagare il proprio debito, può ugualmente evitare l’espropriazione chiedendo la cosiddetta conversione del pignoramento. La conversione è un’istanza con cui si chiede di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese. Essa va depositata presso la cancelleria del giudice dell’esecuzione.

La richiesta si presenta terminato il pignoramento ma prima che sia emessa l’ordinanza con la quale è disposta la vendita o l’assegnazione dei beni (o l’ordinanza di delega al professionista).

Insieme all’istanza il debitore deve depositare un “anticipo”, ossia una somma pari ad almeno un quinto del credito per cui si procede. In caso di accoglimento di tale istanza da parte del giudice competente, la residua somma dovuta dovrà essere corrisposta secondo un piano deciso dal giudice, nel termine massimo di trentasei rate mensili, oltre alla corresponsione delle spese della procedura. 

Il giudice dell’esecuzione, sentite le parti in udienza non oltre 30 giorni dal deposito dell’istanza di conversione, provvede con ordinanza a determinare la somma destinata a sostituire il bene pignorato, tenendo conto, oltre che delle spese di esecuzione, dell’importo, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti fino al momento dell’udienza in cui è pronunciata (o in cui il giudice si è riservato di pronunciare).

Se il debitore salta anche una sola rata il giudice revoca tale beneficio e mette in vendita i beni pignorati. 

Pagamento del debito all’ufficiale giudiziario

Il secondo modo che il debitore ha di bloccare il pignoramento è di pagare direttamente nelle mani dell’ufficiale giudiziario.

In pratica, per evitare il pignoramento in atto e quindi l’inizio del procedimento esecutivo, il debitore può effettuare direttamente nelle mani dell’ufficiale giudiziario il pagamento dell’importo dovuto al creditore per il quale si procede, maggiorato delle spese relative alla procedura. L’ufficiale giudiziario ha l’incarico di consegnare le somme ricevute al creditore. Così facendo l’esecuzione forzata non può proseguire e il debito si estingue.

L’ufficiale giudiziario redige apposito verbale e lo deposita immediatamente in cancelleria con la prova del versamento al creditore della somma consegnata dal debitore, annotando il verbale nel ruolo generale delle esecuzioni.

Tale rimedio viene usato nel pignoramento mobiliare, ma è ammesso in ogni tipo di esecuzione forzata.

Versamento in luogo del pignoramento 

Quando invece il debitore vuole evitare gli inconvenienti del pignoramento, ma non intende effettuare il pagamento perché intende ad esempio sollevare opposizione o è in corso un processo di cognizione, può versare all’ufficiale giudiziario una somma di denaro pari al valore del credito per il quale procedere e delle spese relative alla procedura, aumentato di 2/10.

Questo pagamento non estingue il debito, è solo un versamento in luogo del pignoramento. La procedura esecutiva pertanto prosegue.

Pignoramento: che cos’è il precetto? GUARDA IL VIDEO



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. A tutela dei crediti da danno erariale, è consentita la sequestrabilità e la pignorabilità degli stipendi, dei salari e delle retribuzioni equivalenti nonché delle pensioni, in quanto gli stessi devono considerarsi “crediti qualificati”; legittimano quindi – alla luce delle decisioni e dei principi generali fissati dalla Corte costituzionale – l’assoggettamento a pignoramento, e a sequestro, nei limiti del quinto dell’intero ammontare della pensione.

  2. è illegittimo il pignoramento della pensione presso il terzo Cassa Forense quando il titolo sia ormai venuto meno, in quanto gli effetti della decisione che esclude il diritto al mantenimento non possono comportare la ripetibilità delle somme a quel titolo corrisposte, ma – ove non corrisposte – non ne consentono la rivendicazione per la caducazione del titolo esecutivo.

Rispondi a Massimo Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube