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Come funzionano i diritti d’autore

10 Luglio 2019
Come funzionano i diritti d’autore

Copyright: normativa europea e italiana. Come si tutela un’opera letteraria, di poesia, una fotografia o una musica.

Quando si parla di diritti d’autore si pensa sempre alla Siae, la Società italiana autori ed editori. Quest’ultima infatti ha avuto, per anni, il monopolio sulla riscossione dei proventi destinati ai titolari di tali diritti, diritti sulle opere d’arte, di musica, di letteratura e di fotografia. In verità si tratta di due cose distinte e separate: i diritti d’autore esistono e sono tutelabili a prescindere dalla Siae. Sarebbe come dire che le tasse e l’Agente per la riscossione esattoriale sono la stessa cosa. Peraltro, di recente, la Siae non è più l’unico soggetto a cui l’autore può affidare la cura dei propri interessi economici, sicché ogni collegamento tra diritti d’autore e l’ente pubblico è divenuto ancora più labile.

Spiegare come funzionano i diritti d’autore può diventare complicato quando si tratta di demolire false convinzioni e luoghi comuni. Tra queste, ad esempio, il fatto che per proteggere un’opera dall’altrui plagio è necessario prima registrarla o indicare, accanto ad essa, la dicitura «Tutti i diritti riservati». In verità, il funzionamento dei diritti d’autore è molto più semplice di quanto possa a prima vista apparire. E non solo: chiunque può realizzare una valida protezione delle proprie opere senza bisogno dell’intermediazione di altri soggetti (se non l’avvocato per l’eventualità in cui sia necessario proporre una causa).

Insomma, quello che voglio dirti è che, se hai composto una poesia, se hai scritto un testo o una canzone, se hai scattato una foto artistica e vuoi pubblicarla su internet o su un social network puoi farlo tranquillamente senza che ciò possa considerarsi una rinuncia ai tuoi diritti d’autore: l’opera non diventa di dominio pubblico solo perché hai inteso comunicarla agli altri (ossia pubblicarla).

Ma procediamo con ordine e vediamo come funzionano i diritti d’autore. Lo faremo tenendo conto di una interessante sentenza uscita proprio in questi giorni e firmata dalla Cassazione [1]. Fai però prima tabula rasa di tutto ciò che ti è stato detto sinora: solo così potrai “entrare” meglio nell’argomento.

Cosa prevede la legge sul diritto d’autore?

La legge sul diritto d’autore riconosce sostanzialmente due diritti al creatore di un’opera:

  • un diritto di natura economica: ossia la possibilità di sfruttare la propria creazione ottenendone ogni beneficio e ritorno patrimoniale possibile. Questo diritto si sostanzia, normalmente, nella pubblicazione dell’opera e nella eventuale vendita delle copie o comunque nella realizzazione di un guadagno, nella realizzazione di mostre, concerti, download a pagamento, ecc. Nessuno può, quindi, appropriarsi dell’opera altrui per pubblicarla o trarne altro vantaggio economico;
  • un diritto di natura morale: si tratta del riconoscimento pubblico della propria qualità di autore dell’opera. Nessuno può usurpare la creazione altrui oscurando il nome del suo autore e/o sostituendolo con il nome di un’altra persona. In buona sostanza, è necessario indicare sempre il nome e cognome di chi ha creato un’opera d’arte, letteraria, fotografica o musicale deve essere. Il fatto di rispettare la paternità dell’opera non significa però poterla utilizzare senza il previo consenso dell’autore.

Che differenza c’è tra diritto d’autore e copyright?

Spesso si usa la parola copyright per indicare i diritti d’autore. In termini tecnici però si tratta di una definizione impropria: il copyright è il diritto d’autore previsto nei sistemi anglosassoni che, per alcuni versi, è diverso dalla disciplina del nostro diritto d’autore. A conti fatti, però, possiamo dire che copyright e diritto d’autore identificano lo stesso oggetto: la tutela dei diritti del creatore di un’opera.

Come si cedono i diritti d’autore?

La legge consente di cedere solo i diritti economici connessi al diritto d’autore, ossia la possibilità di sfruttamento dell’opera. Ad esempio, l’autore di un libro può concedere a un editore il diritto di pubblicare l’opera e di venderla, dietro riconoscimento di un compenso (che, di solito, è in percentuale al numero delle vendite). Il cantante può firmare un contratto con una casa discografica per la diffusione della musica nelle discoteche, nei locali o per la realizzazione di dischi e concerti.

La cessione dei diritti economici relativi al diritto d’autore può avvenire solo con la stipula di un contratto scritto. Non è possibile – a differenza di tanti altri contratti – accordarsi verbalmente per la cessione dei diritti di pubblicazione di un’opera altrui. Quindi, le parti possono redigere una scrittura privata, senza bisogno dell’assistenza di un notaio o di un altro pubblico ufficiale. Ad esempio, se vuoi cedere a una casa editrice i diritti a pubblicare la tua collezione di poesia dovrete per forza redigere un contratto in cui andrà indicata l’opera, la durata, il compenso, ecc.

Al contrario, i diritti di natura personale non possono mai essere ceduti. Nessuno può, neanche dietro autorizzazione dell’autore e pagamento di un compenso, spacciarsi come creatore di un’opera non sua. L’autore può, tutt’al più, chiedere l’anonimato ossia la pubblicazione senza indicazione del proprio nome o dietro pseudonimo.

Quali sono le opere protette dal diritto d’autore?

Spesso si parla di diritto d’autore con riferimento alla tutela delle invenzioni. In realtà, per queste ultime esiste la normativa sui brevetti che è cosa distinta. Il diritto d’autore tutela invece le opere d’arte. Dunque il diritto d’autore si applica alle seguenti opere:

  • opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche, religiose, tanto se in forma scritta quanto se orale;
  • opere e le composizioni musicali, con o senza parole, le opere drammatico-musicali e le variazioni musicali costituenti di per sé opera originale;
  • opere coreografiche e pantomimiche, delle quali sia fissata la traccia per iscritto o altrimenti;
  • disegni e le opere dell’architettura;
  • opere dell’arte cinematografica, muta o sonora, sempreché non si tratti di semplice documentazione protetta ai sensi delle norme del capo quinto del titolo secondo;
  • opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia;
  • programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore;
  • banche di dati intese come raccolte di opere, dati o altri elementi indipendenti sistematicamente o metodicamente disposti ed individualmente accessibili mediante mezzi elettronici o in altro modo.

Cosa prevedono i diritti d’autore?

Abbiamo sinora spiegato genericamente come funzionano i diritti d’autore. In verità, ciascuna delle due categorie dei diritti – quelli di natura morale da un lato e quelli di natura patrimoniale dall’altro – contengono al loro interno tanti “sotto-diritti” ossia applicazioni pratiche. Li elenchiamo qui sotto.

Diritti d’autore di natura economica

Sicuramente il primo dei diritti di natura economica del diritto d’autore è il diritto di pubblicazione dell’opera. Come detto questo diritto spetta solo all’autore ma può essere ceduto.

Stesso discorso vale per tutti gli altri diritti d’autore economici quali:

  • il diritto di riprodurre l’opera, ossia di replicarla, di crearne svariate copie con qualsiasi forma o mezzo; si pensi alla facoltà dell’editore di creare una seconda edizione del libro o alla casa discografica di realizzare una versione digitale del cd;
  • il diritto di rappresentare in pubblico o recitare l’opera; si pensi a un concerto o a uno spettacolo teatrale;
  • il diritto di diffondere l’opera con qualsiasi mezzo; ad esempio si tratta del diritto di trasmettere una canzone in radio;
  • il diritto di distribuire e commercializzare l’opera con qualsiasi mezzo;
  • il diritto di tradurre, elaborare e trasformare l’opera;
  • il diritto di noleggiare l’opera;
  • il diritto di dare in prestito l’opera.

Diritti d’autore di natura morale

Accanto ai diritti economici, come detto, ci sono i diritti morali che spettano solo all’autore e non possono mai essere ceduti (venduti o anche donati).

Il principale diritto morale è il diritto a essere riconosciuto come autore dell’opera e a rivendicare la paternità.

Poi, c’è:

  • il diritto ad opporsi ad ogni deformazione, mutilazione o modificazione dell’opera il diritto a rivelarsi l’autore dell’opera anonima; il diritto di inedito;
  • il diritto di ritirare l’opera dal commercio; in questo caso però devono essere fatti salvi eventuali accordi commerciali di cessione del diritto d’autore;
  • il diritto alla indicazione del proprio nome da parte dell’editore;
  • il diritto all’anonimato ossia a pubblicare l’opera in anonimo o sotto pseudonimo.

Tra questi, il diritto a rivendicare l’opera e quello a veder indicato il proprio nome concorrono a soddisfare l’essenziale tutela della identità personale, autorale ed artistica. L’editore ha l’obbligo di indicare il nome dell’autore dell’opera proprio in quanto ne viene rispettata l’attribuzione di paternità: l’essere riconosciuto come autore dell’opera concorre alla specifica identità personale, quale componente dei più ampi ed inviolabili diritti, di rilievo costituzionale, all’identità, all’onore, alla reputazione personale e al prestigio sociale.

Il diritto alla paternità dell’opera in capo al suo effettivo autore non si limita esclusivamente alla sfera privata del singolo, ma a un interesse più generale: difatti il divieto di cessione del diritto morale offre una garanzia della paternità dell’opera e della sua integrità non soltanto a tutela dell’autore stesso, ma anche con una finalità di natura pubblicistica (e con tale connessione la Cassazione in altre occasioni ha chiarito come si possa disporre dei diritti patrimoniali, ma non di quelli morali al riconoscimento della paternità in modo tale da consentire la messa in circolazione delle opere falsamente imputabili all’autore medesimo e da pregiudicare la lealtà e la correttezza del mercato artistico, sentenza [2]).

Come ottenere i diritti d’autore?

Vediamo ora come si ottengono i diritti d’autore. Non c’è bisogno, come anticipato in apertura, di un contratto con un editore o della registrazione alla Siae o ad altra società di riscossione dei diritti. Il diritto d’autore nasce con l’opera medesima ossia nello stesso momento in cui si crea il prodotto. Se fai una canzone e non la comunichi a nessuno sei, già solo per questo, titolare dei relativi diritti d’autore; se scrivi un libro e lo lasci chiuso nel cassetto ne possiedi i diritti d’autore, e così via.

Il punto però è che, per rivendicare i diritti d’autore bisogna anche poter dimostrare di essere stato il primo creatore dell’opera. Così, in caso di plagio, prevale chi dimostra di aver realizzato in data anteriore la creazione. Ecco perché, se anche in teoria i diritti nascono con la realizzazione dell’opera, per poterli di fatto tutelare in un tribunale contro le usurpazioni è necessario procurarsi la prova dell’anteriorità della creazione, ossia una data certa. Questa data può essere ottenuta in vari modi.

Il primo esempio è la registrazione alla Siae: in quanto ente pubblico, l’ufficiale della Siae che “mette il timbro” sull’opera ne certificata la data di deposito. In questo modo, con tale attestazione, tutte le successive opere identiche a quella si considerano plagi.

Un altro modo per assicurarsi la prova della anteriorità della creazione e quindi la paternità dell’opera è il deposito presso un notaio, anch’egli pubblico ufficiale munito dei poteri di dare data certa al documento.

Alcuni autori provvedono a “stampare” l’opera (o lo spartito) e a spedirlo, ripiegato su se stesso, con raccomanda a.r. Il destinatario è lo stesso mittente, ossia l’autore. In questo modo, il postino, che è anch’egli pubblico ufficiale, attesterà con il suo timbro, la data certa dell’opera.

Quanto tempo dura il diritto d’autore?

Ad avere una data di scadenza sono solo i diritti economici di un’opera mentre quelli morali non scadono mai. In particolare, il diritto di utilizzazione economica dell’opera dura per tutta la vita dell’autore e fino a settanta anni dopo la sua morte. Anche dopo questa scadenza, quindi, nessuno potrà dichiararsi autore di un’opera altrui.

Si può vendere un’opera protetta dal diritto d’autore?

Una volta che hai comprato un cd o un libro lo puoi rivendere. L’autore non si può opporre a tale attività. È quello che si definisce principio di esaurimento: il diritto di autore si esaurisce con la prima vendita. Ciò significa che una volta che l’autore metta in commercio un’opera non potrà più opporsi alla circolazione successiva dell’opera che potrà essere venduta o regalata a terzi senza che l’autore possa opporsi.

In ogni caso, anche se è consentito rivendere la stessa opera che si è acquistata legittimamente non è però possibile copiarla e duplicarla, oppure noleggiarla.

Risarcimento del danno per violazione del diritto d’autore

Se il diritto patrimoniale d’autore che corrisponde al profitto economico che si trae dalla creazione dell’opera, pertanto la sua violazione dà diritto a chiedere il risarcimento del danno per il pregiudizio economico che ne sia derivato.

Il diritto morale d’autore costituisce una ricompensa non economica che consiste nell’essere riconosciuto fra il pubblico indistinto come il soggetto che l’opera stessa abbia realizzato. La mancata indicazione della paternità dell’opera viola il diritto morale d’autore, violazione del diritto che sussiste a prescindere dalla attribuzione dell’opera ad altri.

Pertanto, anche l’omessa indicazione del nome dell’autore può dar luogo a risarcimento se da ciò derivino i danni, conseguenza del pregiudizio patrimoniale (perché il mancato riconoscimento quale autore possa precludere ulteriori occasioni di guadagno) o non patrimoniale.

Diritti d’autore: ultime sentenze

L’articolo 20 L.A., che riconosce il diritto morale d’autore come indipendente dai diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera, va interpretato nel senso che “il diritto di rivendicare la paternità dell’opera” consiste non soltanto in quello di impedire l’altrui abusiva auto o eteroattribuzione di paternità, ma anche nel diritto di essere riconosciuto come l’autore dell’opera, indipendentemente dalla parallela, ma pur solo eventuale, attribuzione ad altri.

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 5 luglio 2019 n. 18220

Lo sfruttamento non autorizzato dell’opera non comporta l’automatica violazione anche del diritto morale dell’autore alla paternità della stessa, avendo l’illecito di cui all’art. 20 della l. n. 633 del 1941 natura e genesi diverse rispetto a quelli elencati negli artt. 12 ss. della stessa legge, sicché, ove le modalità dello sfruttamento non autorizzato non comportino l’indicazione dell’autore dell’opera, la mancata menzione di questi non può essere considerata integrante una presunzione di indebita attribuzione della paternità all’utilizzatore, presunzione che non trova riscontro nella legge.

Corte di cassazione, sezione VI-1 civile, ordinanza 13 febbraio 2018 n. 3445

In tema di diritto d’autore, lo sfruttamento non autorizzato dell’opera non comporta l’automatica violazione anche del diritto morale dell’autore alla paternità della stessa, avendo l’illecito di cui all’art. 20 della legge 22 aprile 1941, n. 633 natura e genesi diverse rispetto a quelli elencati negli artt. 12 ss. della stessa legge. In particolare, nel caso in cui le modalità dello sfruttamento non autorizzato – quale, nella specie, l’utilizzazione di un brano musicale come sottofondo di un messaggio pubblicitario – non comportino l’indicazione dell’autore dell’opera, la mancata menzione di questi non può essere considerata integrante una presunzione di indebita attribuzione della paternità all’utilizzatore, presunzione che non trova riscontro nella legge.

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 3 marzo 2006 n. 4723

note

[1] Cass. sent. n. 18220/19 del 5.07.2019.

[2] Cass. sent. del 13 marzo 2007.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 31 maggio – 5 luglio 2019, n. 18220

Presidente Genovese – Relatore Nazzicone

Fatti di causa

Viene proposto ricorso, sulla base di otto motivi, avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma del 9 dicembre 2014, che, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha condannato in solido l’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a. e la Arnoldo Mondadori Editore s.p.a. al risarcimento del danno nella misura di Euro 10.000,00 in favore di M.G. , con riguardo alla violazione del suo diritto a vedere indicata adeguatamente la paternità di alcune tavole pittoriche, ed ha ordinato le restituzioni dei pagamenti in esubero eventualmente eseguiti in forza della prima sentenza.

La corte territoriale ha ritenuto, per quanto ancora rileva, che:

a) con l’accordo del 13 novembre 1991, il M. trasferì all’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a. i diritti di utilizzazione economica relativi alle tavole illustrative da lui realizzate, in seguito pubblicate nel Dizionario Enciclopedico della Salute e della Medicina, edito in co-edizione insieme alla Arnoldo Mondadori Editore s.p.a., onde dovesse essere per intero riformata la sentenza di primo grado, nel capo in cui aveva condannato in solido le convenute al risarcimento del danno patrimoniale per la somma di Euro 25.000,00; ciò, in forza della clausola negoziale, secondo cui tutti i diritti furono ceduti all’editore sulle opere, “compresa la facoltà di pubblicarle o meno nell’opera sopra indicata, ovvero di utilizzarle anche in altre proprie pubblicazioni, di diffonderle a mezzo della televisione e di altro mezzo analogo, senza limiti di sorta”, donde il carattere omnicomprensivo della cessione e le indicazioni meramente esemplificative predette;

b) tuttavia, l’omessa menzione del nome del M. in alcuni volumi, facenti parte del suddetto dizionario, costituisce inadempimento all’obbligo contrattuale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a. di far sempre figurare il nome dell’autore nella diffusione delle tavole dal medesimo realizzate, in quanto esso fu indicato solo nel quindicesimo volume, separatamente venduto, non consentendo quindi tale modalità ai lettori di individuare agevolmente la paternità delle illustrazioni; la liquidazione del danno per tale inadempimento contrattuale è stata correttamente operata dal giudice di primo grado, ai sensi dell’art. 1226 c.c., nella misura di Euro 10.000,00, posta l’impossibilità di stabilire il numero preciso dei lettori che, non avendo acquistato il quindicesimo volume, non hanno potuto identificare l’autore delle illustrazioni: il calcolo della debitrice è invero fondato su dati non certi e non dimostrati, e, anche se così fosse, non si può comunque applicare il criterio di Euro 0,50 per copia di cui al D.L. 22 settembre 2006, n. 259, art. 4, convertito in L. 20 novembre 2006, n. 281;

c) non vi è luogo, invece, alla liquidazione di un risarcimento con riguardo al diritto morale d’autore, di cui alla L. 22 aprile 1941, n. 633, art. 20 (legge sul diritto d’autore), perché l’anonimato non produce un pregiudizio, ove, come nella specie, non si accompagni all’attribuzione usurpativa della paternità ad altri; nè la didascalia “Illustrazione originale tratta dall’Archivio dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana”, che accompagna le tavole, indica implicita attribuzione alla società stessa delle illustrazioni per cui è causa, non fornendo nessuna informazione circa l’autore delle stesse;

e) non sussiste nemmeno la responsabilità contrattuale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a. per l’omessa menzione del nome dell’autore sulle tavole pubblicate nell’opera “Universo del Corpo – Il Corpo e le sue immagini”, essendo la menzione del nome del M. nel colophon dell’opera adeguata e sufficiente a consentirne l’identificazione quale autore delle tavole medesime, posto che, in mancanza di preciso accordo, valgono le forme d’uso ex art. 40 l.a..

Resistono con controricorsi le intimate, proponendo altresì ricorsi incidentali.

La parte ricorrente e la Arnoldo Mondadori Editore s.p.a. hanno depositato la memoria di cui all’art. 378 c.p.c.

Ragioni della decisione

1.1. – Il ricorso principale propone otto motivi d’impugnazione, come di seguito riassunti:

1) omessa pronuncia in violazione degli artt. 99, 112, 342 e 348-bis c.p.c., per non avere la corte territoriale preso in esame l’eccezione di inammissibilità dell’appello principale di Arnoldo Mondadori Editore s.p.a. ed incidentale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a., appelli non motivati e non contenenti a pena di inammissibilità l’indicazione delle parti del provvedimento impugnato e delle modifiche auspicate;

2) omessa pronuncia in violazione degli artt. 99 e 112 c.p.c., per non avere la corte territoriale preso in esame l’eccezione di inammissibilità del mutamento delle conclusioni in appello delle controparti rispetto a quelle di primo grado, che divergevano per entrambe;

3) violazione e falsa applicazione degli artt. 2, 3, 4, 6, 11, 21, 33, 35 e 117 Cost., L. n. 633 del 1941, artt. 20 e 40, art. 27 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948, art. 15 del Patto Onu sui diritti economici, sociali e culturali ratificato con L. 25 ottobre 1977, n. 881, art. 17 della Carta diritti fondamentali UE, 6-bis Convenzione dell’Unione di Berna ratificata con L. 20 giugno 1978, n. 399, perché proprio l’omessa indicazione del nome dell’autore integra la mancata attribuzione della paternità dell’opera creata, nell’ambito del Dizionario Enciclopedico della Salute e della Medicina, con lesione del contenuto precipuo del diritto morale d’autore, quale diritto della persona ad essere riconosciuto come tale; e le “forme d’uso”, menzionate dalla L. n. 633 del 1941, art. 40 cit. – pur non richiamate dalla corte territoriale nella sua decisione con riguardo all’opera de qua – implicano che l’editore dell’opera collettiva ha perlomeno l’obbligo di indicare le iniziali e la sigla dell’autore all’interno dell’opera stessa: nella specie, a fianco, in calce o nella didascalia di ciascuna tavola, mentre la copertina dei volumi doveva essere attribuita all’autore mediante indicazione nelle pagine successive o nella c.d. quarta di copertina, non avendo controparte provato che per le opere collettive viga un uso diverso;

4) in subordine, violazione e falsa applicazione degli artt. 2, 3, 4, 6, 11, 21, 33, 35 e 117 Cost., L. n. 633 del 1941, artt. 20 e 40, art. 27 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948, art. 15 del Patto Onu sui diritti economici, sociali e culturali ratificato con L. 25 ottobre 1977, n. 881, art. 17 della Carta dei diritti fondamentali UE, 6-bis della Convenzione dell’Unione di Berna ratificata con L. 20 giugno 1978, n. 399, in quanto il diritto morale d’autore è stato in ogni caso violato dalla fuorviante dicitura “Illustrazione originale tratta dall’Archivio dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana”, la quale induce nel comune lettore il convincimento che proprio la Treccani fosse titolare del relativo diritto, riconducendo la paternità delle tavole – anche ai sensi degli artt. 11 e 29 l.a. – alla stessa, ad uno dei suoi dipendenti oppure ad un soggetto sconosciuto, la cui opera sia confluita nell’archivio dell’Istituto medesimo;

5) violazione degli artt. 1362 c.c. e ss., laddove la sentenza impugnata ha ritenuto che il contratto, contrariamente al vero, prevedesse la cessione di tutti i diritti di utilizzazione economica delle tavole alla Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a., sulla base di considerazioni apodittiche e non motivate;

6) omessa pronuncia, in violazione degli artt. 99, 112 e 115 c.p.c., nonché violazione dell’art. 1218 c.c. e artt. 2727 c.c. e ss., in quanto il numero dei lettori di Panorama, periodico con il quale venivano venduti i volumi per cui è causa, costituisce fatto notorio;

7) in subordine, violazione dell’art. 1218 c.c. e ss. e art. 1226 c.c., laddove la sentenza impugnata ha operato la liquidazione equitativa nella misura di Euro 10.000,00, ritenendo inapplicabile il D.L. n. 259 del 2006, ’art. 4, conv. con modif. in L. n. 281 del 2006, che può costituire valido parametro stabilito dal legislatore;

8) in subordine, violazione dell’art. 1298 c.c., artt. 2033 c.c. e ss. e art. 2055 c.c., in quanto il ricorrente non ha ricevuto nessun pagamento da parte della Arnoldo Mondadori Editore s.p.a. in esecuzione della sentenza di primo grado, onde la corte d’appello non avrebbe potuto disporre una restituzione al riguardo.

1.2. – Il controricorso dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a. resiste ai motivi avversi, e, all’interno della confutazione del sesto motivo della ricorrente, inserisce un autonomo motivo di ricorso incidentale, lamentando la violazione dell’art. 1226 c.c., artt. 20 e 40 l.a., per avere il giudice del merito ritenuto inidonee le modalità di citazione del nome del M. , inserito nel quindicesimo volume dell’opera, che resta collettiva ed unitaria, onde non vi è stato nessun inadempimento dell’obbligazione contrattuale di menzionare l’autore.

Con proprio ricorso incidentale, la Arnoldo Mondadori Editore s.p.a. ha dedotto:

1) violazione o falsa applicazione degli artt. 112, 342 e 345 c.p.c., con nullità della sentenza, attesa la violazione del giudicato interno circa l’assenza di responsabilità della Arnoldo Mondadori Editore s.p.a. per l’inadempimento contrattuale, commesso dal solo Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a., come aveva affermato il tribunale, reputando la prima estranea all’accordo contrattuale con l’autore, mentre l’esenzione da responsabilità della ricorrente incidentale non aveva formato oggetto di appello dell’autore;

2) violazione dell’art. 111 Cost., art. 2909 c.c. e art. 132 c.p.c., per motivazione inesistente o assolutamente contraddittoria, perché la sentenza impugnata ha discorso sempre del solo inadempimento della Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a., ma poi ha, inspiegabilmente, concluso per la condanna in solido della Arnoldo Mondadori Editore s.p.a.;

3) in subordine, violazione degli artt. 1218, 1226 e 2697 c.c., artt. 115 e 116 c.p.c., perché è mancata ogni prova del danno sofferto;

4) in ulteriore subordine, omessa pronuncia, in violazione dell’art. 112 c.p.c., sulla domanda di garanzia proposta dalla Arnoldo Mondadori Editore s.p.a. contro la Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a., fondata sulle precise clausole del contratto inter partes del 2005.

2. – Il primo ed il secondo motivo del ricorso principale, che, in quanto connessi, possono essere congiuntamente trattati, vanno disattesi.

Il vizio di omissione di pronuncia non è configurabile su questioni processuali, secondo orientamento costante (v., e plurimis, Cass. 15 aprile 2019, n. 10422; 11 ottobre 2018, n. 25154; 25 gennaio 2018, n. 1876; 26 settembre 2013, n. 22083; 23 gennaio 2009, n. 1701); mentre neppure può sussistere il vizio di omessa pronuncia, laddove la sentenza abbia implicitamente esaminato e disatteso un’eccezione processuale – nella specie, quella di mancato rispetto della specificità dei motivi e di divieto di novum in appello – provvedendo all’esame del fondo delle questioni (cfr. Cass. 13 agosto 2018, n. 20718; 20 dicembre 2017, n. 30560; 13 ottobre 2017, n. 24155) ed essendosi del resto questa Corte già espressa in termini sul punto specifico (cfr. Cass. 6 dicembre 2017, n. 29191; 8 marzo 2007, n. 5351).

3. – Il terzo motivo del ricorso principale è fondato, con la conseguente infondatezza dell’unico motivo del ricorso incidentale di Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a.

3.1. – La complessa situazione giuridica soggettiva che integra il diritto di autore si compone di diritti afferenti la sfera patrimoniale e non patrimoniale (o morale): onde il cd. diritto morale d’autore si delinea, se si vuole, per sottrazione dalla componente costituita dai diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera, pure tutelati dalla legge.

Il diritto morale d’autore è, invero, dalla legge speciale definito come afferente a quei “diritti sull’opera a difesa della personalità dell’autore” (così la rubrica della sezione II del capo III, ove si descrive il “contenuto” del diritto).

Sulla base del diritto positivo, esso presenta più sfaccettature, quali il diritto a rivendicare la paternità dell’opera e ad opporsi ad ogni deformazione, mutilazione o modificazione (art. 20 l.a.); il diritto di rivelarsi l’autore di un’opera anonima (art. 21 l.a.); il diritto di inedito (art. 24 l.a.); il diritto di ritirare l’opera (art. 142 l.a.); il diritto alla indicazione del proprio nome da parte dell’editore (art. 126 l.a.).

Degli indicati sottodiritti, il primo e l’ultimo (artt. 20 e 126 l.a.) concorrono a soddisfare l’essenziale tutela della identità personale autorale ed artistica, avendo l’editore l’obbligo di indicare il nome dell’autore dell’opera proprio in quanto, in tal modo, ne viene rispettata l’attribuzione di paternità: l’essere riconosciuto come autore dell’opera concorre alla specifica identità personale, quale componente dei più ampi ed inviolabili diritti, di rilievo costituzionale, all’identità, all’onore, alla reputazione personale ed al prestigio sociale.

Anche il riferimento al “pregiudizio al suo onore od alla sua reputazione”, con cui si chiude l’art. 20 l.a., oltre che essere riferito alle modificazioni all’opera vale, invero, a richiamare il senso della stessa attribuzione di paternità, come direttamente ricollegata all’onore e alla reputazione dell’autore: beni che, di contro, dal mancato riconoscimento di quella paternità sono suscettibili indirettamente di venire lesi.

Si noti che il diritto alla paternità dell’opera in capo al suo effettivo autore risente di una valutazione che attiene non esclusivamente alla sfera privata del singolo, ma ad un interesse più generale: basti ricordare l’art. 22 l.a., che pone il divieto di alienazione del diritto morale, con ciò palesando come la garanzia della paternità dell’opera e della sua integrità non soltanto tutela l’autore stesso, ma ha anche una finalità di natura pubblicistica.

Così, questa Corte ha già sottolineato che il titolare del diritto d’autore può disporre del diritto patrimoniale all’utilizzazione dell’opera, ma non del diritto morale al riconoscimento della paternità, in modo tale da consentire la messa in circolazione di opere falsamente imputabili all’autore medesimo e da pregiudicare la lealtà e la correttezza del mercato artistico (Cass. pen. 13 marzo 2007, Volpini, che ha ravvisato il reato di contraffazione di opere d’arte,sebbene l’autore o gli eredi avessero autorizzato la circolazione/opere non autentiche).

3.2. – Come per gli altri diritti della persona, anche il diritto d’autore è suscettibile di essere leso dall’illecito contrattuale o extracontrattuale altrui e, quindi, di patire un conseguente pregiudizio, vuoi al patrimonio, vuoi alla sfera personale del soggetto, che potrà risentire così di un danno patrimoniale come di un danno morale.

La giurisprudenza di legittimità in tema di risarcimento del danno non patrimoniale lo configura come una categoria unitaria ed omnicomprensiva, idonea a ricomprendere tutti i pregiudizi che, accomunati “ontologicamente” dalla loro natura non economica, in fatto possono comporsi di diversi aspetti (la perdita delle possibilità di svolgere date attività nella vita, le relazioni personali pregiudicate, la sofferenza morale, e così via). Quali che siano le forme di manifestazione dei pregiudizi non patrimoniali, essi hanno natura omogenea fra loro e concorrono alla liquidazione di un unico danno.

Ne deriva che colui il quale lamenti, in sede di legittimità, una sottostima del danno non patrimoniale da parte del giudice di merito ha l’onere di indicare chiaramente quali sono stati i concreti pregiudizi dedotti e provati, ma non esaminati dal medesimo (cfr., fra le altre, Cass. 7 maggio 2018, n. 10912; 22 febbraio 2017, n. 4535).

3.3. – Con riguardo allo specifico sottodiritto alla paternità dell’opera, può dirsi dunque che – se il diritto patrimoniale d’autore corrisponde al profitto economico che egli ritrae dalla sua creazione, onde la sua lesione può dar luogo, al pari di ogni altro diritto della personalità, al risarcimento del danno per il pregiudizio economico che ne sia derivato – il diritto morale d’autore costituisca quella ricompensa non economica (ma almeno altrettanto importante) che consiste nell’essere riconosciuto fra il pubblico indistinto come il soggetto che l’opera stessa abbia realizzato con il proprio originale apporto creativo.

E come l’identità personale autorale ed artistica può essere compromessa dalla falsa attribuzione di opere non realizzate dall’autore medesimo (e magari di inferiore fattura: cfr. es. il precedente di Cass. 16 dicembre 2010, n. 25510), così essa viene lesa dalla – speculare e contraria – mancata attribuzione della paternità di opere invero realizzate.

È, pertanto, contrario alla lettera ed alla ratio legis affermare che l’inadempimento all’obbligo di menzionare il nome dell’autore allorquando sia stata positivamente accertata la circostanza di fatto che l’opera sia stata pubblicata come anonima, pur senza l’attribuzione ad altri – rispetti il diritto morale d’autore.

Il diritto a vedersi attribuita la paternità dell’opera, quale diritto della persona, viene leso, invece, dalla mancata indicazione di tale paternità, sia stata essa, oppure no, accompagnata dalla positiva attribuzione dell’opera ad altri.

Ove, dunque, sia stata omessa l’indicazione del nome dell’autore di un’opera dell’ingegno – il quale pure ne abbia, in precedenza, ceduto i diritti di utilizzazione e (tanto più) ove sia stata, nel contempo, concordata la puntuale riconduzione a sé della paternità mediante l’indicazione del nome dell’autore medesimo – ciò integra il primo presupposto dell’elemento oggettivo della fattispecie, costituito dalla condotta di lesione al diritto morale d’autore, quale danno-evento; nel caso in cui, inoltre, da ciò derivino i danni-conseguenza del pregiudizio patrimoniale (perché non essere riconosciuto come autore, ad esempio, precluda ulteriori occasioni di guadagno dalle proprie opere) o non patrimoniale, essi dovranno essere risarciti.

Mentre privo di pregio, ed in parte inammissibile (laddove vuole opporsi ad un accertamento fattuale), è l’unico motivo della ricorrente incidentale Treccani, il quale sostiene che fosse idonea a soddisfare il diritto alla paternità la citazione del nome del disegnatore solo nel quindicesimo volume, separatamente venduto, fra i diciannove di cui si compone l’opera.

Al riguardo, va dunque precisato, sul punto, il principio enunciato da una non recente decisione, menzionata nella sentenza impugnata (Cass. 3 marzo 2006, n. 4723) e ripresa di recente (Cass. 13 febbraio 2018, n. 3445).

Invero, nel primo caso era stato utilizzato un brano musicale per accompagnare un messaggio pubblicitario, senza menzione del nome dell’autore, il quale si era doluto della violazione del diritto morale alla paternità dell’opera, per il mero fatto che le controparti avevano negato che l’opera in questione fosse la sua. La corte d’appello aveva negato la lesione del diritto alla paternità dell’opera, avendo, in fatto, accertato che essa non era stata messa in discussione nella trasmissione, per circa venti secondi, della base musicale nel messaggio pubblicitario, perché tali modalità “non importavano, ha accertato il giudice del merito, secondo gli usi commerciali, l’indicazione dell’autore del brano. E la mancata menzione di questi, non può essere considerata, come vorrebbe il ricorrente, integrante una presunzione di attribuzione della paternità stessa all’utilizzatore dell’opera. Tale presunzione non è prevista dalla legge nè il giudice ha ritenuto di individuarla, anzi ha esplicitamente escluso la relativa congettura con motivazione che non merita censure” (Cass. 3 marzo 2006, n. 4723).

Nel caso più recente, si trattava dell’uso di alcune immagini in una mostra fotografica, delle quali non veniva indicato l’autore: la S.C. ha escluso che il Comune, omettendo per un certo tempo di indicare il nominativo dell’autore della mostra, avesse inteso attribuirne a se stesso la paternità, ed ha richiamato il citato precedente, dando comunque atto che nel frattempo il Comune aveva ovviato a tale omissione (Cass. 13 febbraio 2018, n. 3445).

Non vi è stata, pertanto, da parte di tali precedenti la negazione della possibile violazione del diritto morale d’autore a causa della mancata menzione del nome dell’autore stesso: in un caso in virtù di conformi usi commerciali, nell’altro in sostanza per il superamento del problema in fatto.

3.4. – Nel caso di specie, la sentenza impugnata, dopo aver riferito la vicenda, afferma che, pur essendo pacifica la mancata indicazione del nome dell’autore in ciascun volume ove le tavole furono pubblicate, ciò – sebbene integri violazione contrattuale (per la quale sin dal primo grado, con conferma in appello, fu liquidata in via equitativa una somma a titolo di risarcimento del danno) – non comporta tuttavia un pregiudizio al “diritto morale d’autore”, in quanto viola tale diritto non il semplice anonimato, ma esclusivamente l’attribuzione di paternità ad altro soggetto; nè, secondo la corte del merito, rileva sul punto la didascalia “Illustrazione originale tratta dall’Archivio dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana”, che accompagna le tavole, perché essa, del pari, non varrebbe a una diversa attribuzione di paternità.

Dunque, la corte del merito ricollega all’inadempimento al predetto obbligo un danno, da essa non espressamente qualificato, ma, nella sostanza, reputato come non patrimoniale (essa lo collega al diritto “a rendere noto il ruolo svolto dal M. nella stesura del Dizionario Enciclopedico” ed al fatto che ciò “non rende agevole al lettore, che non abbia acquistato l’ultimo volume dell’opera in parola, di identificare agevolmente il M. quale autore delle tavole su di essa pubblicate”: p. 9 sentenza).

In tal modo, tuttavia, la sentenza impugnata ha liquidato il danno non patrimoniale solo in parte, in quanto non ha tenuto conto della lesione derivata dal forzato anonimato, pur da essa positivamente, in punto di fatto, accertato come esistente.

Al contrario, come sopra esposto, l’essere sempre riconosciuto come l’autore delle tavole pubblicate, sol che il lettore vi fermasse lo sguardo, costituisce componente del diritto morale d’autore, quale diritto al positivo riconoscimento dell’esclusiva paternità dell’opera creata.

4. – Il quarto motivo è assorbito.

5. – Il quinto motivo è inammissibile, in quanto esso, pur sotto l’egida del vizio di violazione di legge (nella specie, gli artt. 1362 c.c. e ss.), propone invece una diversa interpretazione delle risultanze processuali.

In particolare, la sentenza ha esaminato approfonditamente il testo contrattuale, per concludere che le espressioni usate non fossero tassative e che tutti i diritti di utilizzazione economica siano stati ceduti.

Tale accertamento, pertanto, non è più suscettibile di essere rimesso in discussione in questa sede.

6. – Il sesto motivo è inammissibile.

Non ha pregio la pretesa del ricorrente di vedere affermata l’integrazione del fatto notorio nel numero di copie vendute della rivista Panorama, posto che la nozione di cui all’art. 115 c.p.c., comma 2, va intesa con riguardo a quei fatti che rientrano nella comune esperienza, ossia sono oggettivamente conosciuti da un uomo di media cultura, in un dato tempo e luogo: deve, pertanto, trattarsi di eventi di carattere generale ed obiettivo, che, proprio perché tali, non hanno bisogno di essere provati nella loro specificità.

Dunque, non è consentito far assurgere all’alveo del notorio le nozioni – come quella in esame – sicuramente esorbitanti da quella cultura media che rappresenta il naturale parametro del concetto (si pensi, invero, alla svalutazione monetaria o ad un evento bellico: fra le altre, Cass. 7 febbraio 2019, n. 3550; Cass. 6 marzo 2017, n. 5530; Cass. 18 luglio 2011, n. 15715).

7. – Il settimo motivo è infondato.

Nessuna violazione concreta delle invocate disposizioni viene neppure prospettata, mentre lo stabilire se la misura del risarcimento concretamente liquidata sia stata equa in rapporto alle specifiche circostanze del caso concreto è questione di fatto, riservata al giudice di merito e non prospettabile in sede di legittimità.

Nè corrisponde ad un diritto la pretesa di vedere applicato il criterio stabilito dal D.L. n. 259 del 2006, art. 4, conv., con modif., in L. n. 281 del 2006, recante disposizioni urgenti per il riordino della normativa in tema di intercettazioni telefoniche, che la corte del merito ha ritenuto di non utilizzare, in quanto concernente altro ambito.

8. – L’ottavo motivo è inammissibile, in quanto non tiene conto che l’impugnata decisione si è limitata ad operare condanna condizionata alle restituzioni, ovviamente solo ove i pagamenti fossero stati effettivamente eseguiti.

9. – I primi due motivi del ricorso incidentale proposti da Arnoldo Mondadori Editore s.p.a. sono fondati, per l’esistenza di un giudicato interno: ed invero, il tribunale ha condannato solo l’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a., non l’attuale controricorrente ed il rigetto nei confronti di Arnoldo Mondadori Editore s.p.a. non ha formato oggetto di appello dell’autore.

I motivi terzo e quarto sono, di conseguenza, assorbiti.

Ne deriva, dunque, il rigetto dei motivi del ricorso principale con riguardo a detta controricorrente.

10. – In conclusione, in accoglimento del terzo motivo del ricorso principale, la sentenza impugnata va cassata, perché provveda alla integrale liquidazione a carico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a. del pregiudizio sofferto dal ricorrente, applicando il seguente principio di diritto:

“L’art. 20 l.a., che riconosce il diritto morale d’autore come indipendente dai diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera, va interpretato nel senso che “il diritto di rivendicare la paternità dell’opera” consiste non soltanto in quello di impedire l’altrui abusiva auto- o eteroattribuzione di paternità, ma anche nel diritto di essere riconosciuto come l’autore dell’opera, indipendentemente dalla parallela, ma pur solo eventuale, attribuzione ad altri”. Alla corte del merito si demanda anche la liquidazione delle spese di legittimità.

All’accoglimento del ricorso incidentale di Arnoldo Mondadori Editore s.p.a. segue invece la cassazione senza rinvio della sentenza d’appello in parte qua (cfr., fra le altre, Cass. 22 gennaio 2007, n. 1284; Cass. 3 dicembre 2004, n. 22771; Cass. 31 luglio 2002, n. 11367). Si reputa di compensare, per il peculiare contenuto della sentenza impugnata al riguardo, le spese dell’intero giudizio tra il ricorrente e la controricorrente medesima.

P.Q.M.

La Corte:

1) in relazione al rapporto tra M.G. e l’Arnoldo Mondadori Editore s.p.a., rigetta il ricorso principale, accoglie il motivo primo e secondo e dichiara assorbiti il terzo ed il quarto del ricorso incidentale; cassa senza rinvio la sentenza impugnata con riguardo ai capi relativi alla Arnoldo Mondadori Editore s.p.a. e compensa per intero tra dette parti le spese di lite;

2) in relazione al rapporto tra M.G. e la Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a., accoglie il terzo motivo del ricorso principale, assorbito il quarto, inammissibili il quinto, il sesto e l’ottavo, respinti gli altri; rigetta il ricorso incidentale; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle relative spese di legittimità.

Dichiara che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani s.p.a., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.


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