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Polizza vita o polizza accumulo?

12 Agosto 2019 | Autore:
Polizza vita o polizza accumulo?

Meglio un contratto assicurativo che copre il rischio di non produrre reddito o una formula di risparmio da riscattare alla scadenza?

Una forma di risparmio, ma anche un modo per tutelare economicamente sé stessi e le persone più care. Chi investe in un prodotto assicurativo lo fa, normalmente, con questi due obiettivi. Ma è meglio sottoscrivere una polizza vita o una polizza accumulo?

Possono sembrare la stessa cosa, ma ci sono delle differenze consistenti. Si può dire che in entrambi i casi lo scopo è quello di mettere da parte un po’ di soldi ogni mese per garantirsi un domani una somma di denaro che dia un po’ di tranquillità, specialmente di questi tempi in cui non si sa se e quando si prenderà una pensione.

Accanto a questa forma di accantonamento, più propria del piano di accumulo, esiste la possibilità di proteggere economicamente la famiglia con una polizza vita che interviene in diverse eventualità, anche in quelle peggiori, come il caso morte l’invalidità totale permanente di chi porta a casa lo stipendio. Sono quei casi in cui, per ovvi motivi, il reddito verrebbe a mancare e ci sarebbe bisogno di avere un «materasso» che attutisca il colpo e che, almeno per un certo tempo, garantisca un po’ di serenità.

La scelta tra polizza vita o polizza accumulo, però, non va fatta soltanto su una questione di convenienza economica dell’una o dell’altra. Occorre valutare il reale bisogno di chi vuole adottare una di queste due soluzioni. Ad esempio: se sei una persona che viaggia spesso per lavoro e che, quindi, ha un maggiore rischio di fare un incidente. Se fai uno sport estremo che comporta un certo pericolo. Ma anche se sei un fumatore accanito e non hai intenzione di smettere, se fai un mestiere in un luogo ad elevato rischio, ecc. In tutti questi casi, la polizza vita può essere più indicata per te. Mentre se conduci una vita in cui, normalmente, di grossi rischi non ce ne sono, puoi pensare al piano di accumulo e goderti un domani i soldi che hai messo via per non perdere il tuo tenore di vita.

Polizza vita: che cos’è?

Una polizza vita è un prodotto assicurativo che permette all’assicurato di avere a disposizione una somma di denaro affinché il suo nucleo familiare mantenga il proprio tenore di vita anche in caso di morte, di invalidità totale permanente o di perdita dell’autosufficienza. Questo, ovviamente, dietro il pagamento mensile, semestrale o annuale di una quota, il cosiddetto premio assicurativo.

Come ogni polizza, anche quella sulla vita prevede tre figure:

  • il contraente: si tratta della persona che forma il contratto e che provvede al pagamento dei premi;
  • l’assicurato: è la persona esposta al rischio, titolare dell’interesse economico protetto dalla polizza;
  • il beneficiario: è la persona che riceverà la somma di denaro prevista dal contratto di assicurazione nel caso in cui si verifichi l’evento per cui è stato sottoscritto.

Tutti e tre i soggetti possono essere la stessa persona.

Posso firmare una polizza e pagare il premio per assicurare me stesso contro un’invalidità permanente e, nel caso in cui questa si verifichi, essere il beneficiario dei soldi stipulati. Oppure fare una polizza, assicurare me stesso e indicare come beneficiario il coniuge o i figli. O, ancora, firmare e pagare la polizza, assicurare mia moglie ed indicare come beneficiari i figli.

È possibile ottenere il capitale in una soluzione unica oppure tramite una rendita vitalizia, a seconda delle condizioni espresse nel contratto.

Polizza vita: quali tipi?

Come detto all’inizio, la scelta della polizza vita deve essere fatta in base alle proprie esigenze, tenendo conto dei rischi reali che si corrono ogni giorno. I tipi di assicurazioni sulla vita maggiormente proposti dalle compagnie sono:

  • polizza caso morte: i beneficiari ottengono il capitale previsto al momento del decesso dell’assicurato, come detto in soluzione unica o in forma di rendita;
  • polizza caso vita: on prevede un evento eccezionale ma si tratta semplicemente di un piano di accantonamento per garantirsi un capitale alla scadenza del contratto. Si tratta, quindi, di una forma di risparmio;
  • polizza mista: oltre alla formula vita appena citata (accumulo di capitale di cui disporre alla scadenza), copre tutte le possibili eventualità che possono mettere a rischio il reddito: morte, invalidità, perdita del lavoro, infortunio, malattia, ecc.;
  • polizza unit linked e index linked: si tratta di un prodotto assicurativo finanziario che consente di investire a vita in fondi.

Accanto a queste soluzioni, c’è anche la polizza mutuo casa. Non va confusa con l’assicurazione da stipulare quando si fa un finanziamento per coprire eventuali difficoltà nel pagamento delle rate. Questa polizza, invece, interviene quando il mutuatario non può pagare perché deceduto, inabile al lavoro o perché rimasto disoccupato.

Polizza vita: quanto costa?

Il costo di una polizza vita cambia a seconda delle coperture che si vogliono inserire nel contratto ma anche delle condizioni di rischio dell’assicurato.

Di norma, e prima di sottoscrivere la polizza, la compagnia chiede al cliente una serie di informazioni tramite un questionario da compilare. Sono dati che aiutano a capire ed a calcolare il rischio: dall’attività lavorativa dell’assicurato a quella sportiva, dalle abitudini su fumo e alcol alla distanza che deve percorrere ogni giorno per andare al lavoro o all’eventuale presenza di patologie ereditarie.

Il cliente sarà tenuto a comunicare con l’anticipo pattuito nel contratto se ha cambiato mestiere oppure se ha modificato le sue abitudini di vita.

Se il cliente ha smesso di fumare o ha iniziato a praticare alpinismo ad alta quota. Questo servirà a ricalcolare il rischio e, di conseguenza, anche il costo della polizza.

Polizza vita: ci sono delle detrazioni fiscali?

Per ottenere dei benefici da una polizza vita non bisogna aspettare per forza la fine del contratto o uno spiacevole evento che ti impedisca di fare reddito. In realtà, ogni anno (se il Governo non taglia le agevolazioni fiscali per fare cassa) è possibile usufruire di una detrazione del 19%.

Possono essere portati in detrazione nella dichiarazione dei redditi:

  • i premi delle polizze vita contro gli infortuni accese prima del 31 dicembre 2000;
  • i premi relativi alle polizze vita contro il rischio morte o invalidità permanente non inferiore al 5% stipulati o rinnovati dopo il 1° gennaio 2001;
  • i premi relativi a polizze vita contro il rischio di non autosufficienza nello svolgimento degli atti della vita quotidiana, purché la compagnia non abbia la possibilità di esercitare il diritto di recesso.

Attenzione, però: si ha diritto alla detrazione del 19% sulla polizza a vita solo se il contribuente che richiede l’agevolazione fiscale ha uno di questi requisiti:

  • è allo stesso tempo contraente e assicurato (vedi sopra la distinzione fra entrambi);
  • è contraente ed un suo familiare a carico è l’assicurato;
  • un suo familiare a carico è contraente e assicurato;
  • il contraente è un familiare a carico dell’assicurato;
  • il contraente è un familiare a carico e l’assicurato è un altro familiare a carico.

Per fare qualche esempio che dia maggiore chiarezza, hai diritto alla detrazione sui premi della polizza vita se hai moglie e figlio a carico e se:

  • firmi e paghi la polizza che copre il tuo rischio;
  • firmi e paghi la polizza che copre il rischio a tua moglie;
  • tua moglie firma e paga la polizza che copre il suo rischio;
  • tua moglie firma e paga la polizza che copre il tuo rischio;
  • tua moglie firma e paga la polizza che copre il rischio di tuo figlio (o viceversa).

La detrazione si calcola su un tetto massimo di spesa complessivo di 530 euro.

Se la polizza vita che copre il rischio di morte è finalizzata a tutelare una persona con grave disabilità, il tetto massimo di spesa sale a 750 euro. Se, invece, copre il rischio di non autosufficienza, il limite massimo su cui calcolare la detrazione per ogni periodo di imposta è di 1.291,14 euro.

Polizza accumulo: che cos’è?

Diversamente dalla polizza vita, la polizza accumulo (più propriamente chiamata piano di accumulo di capitale o Pac) è un contratto assicurativo che consente di mettere via dei soldi da riscattare alla scadenza. Una forma di risparmio, dunque, che prevede un investimento a rate: in base alle proprie risorse economiche e alla propria capacità di spesa, ogni mese e per un periodo stabilito si accantona una cifra.

Una forma di piano di accumulo l’abbiamo citata prima: è quella contenuta nella polizza vita mista, che prevede sia l’accantonamento sia la copertura di eventi come il decesso, l’invalidità permanente totale, ecc. Un’altra alternativa, molto usata di questi tempi, è il fondo pensione, che consiste nell’accantonamento di un capitale da riscattare al raggiungimento dell’età pensionistica.

In ogni caso, il denaro versato mensilmente (anche 50-100 euro, non c’è bisogno di cifre che mettano in difficoltà il risparmiatore) viene investito dalla compagnia in prodotti finanziari i quali, se scelti e gestiti correttamente, daranno al cliente il guadagno finale.

Polizza accumulo: quando conviene?

Fare una polizza o un piano di accumulo conviene quando non si hanno molti soldi da investire pensando al futuro e si è in grado di versare una cifra modesta ogni mese. Ma anche quando si ha del tempo a disposizione. Che cosa vuol dire?

Il capitale investito in un Pac, come detto, viene riversato in prodotti finanziari. Più il piano di accumulo è breve, più è soggetto ad un’oscillazione di mercato (è da mettere in conto) che annulli i benefici. Più, invece, la polizza è a lungo termine e più ci sarà la possibilità di compensare le perdite con i guadagni.

Chi presta attenzione all’andamento del mercato, inoltre, può decidere quando acquistare il piano di accumulo: se lo fa in un momento di vacche magre, ha buone probabilità di guadagnarci quando le vacche grasse arriveranno.



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