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Eccesso di velocità: quando è giustificato superare i limiti

10 Luglio 2019
Eccesso di velocità: quando è giustificato superare i limiti

Multe autovelox, tutor, semaforo rosso: quando la contravvenzione può essere annullata per stato di necessità.

Si possono superare i limiti di velocità solo quando c’è un’urgenza. Urgenza che può essere solo temuta e non necessariamente effettiva. È il cosiddetto «stato di necessità», una causa di giustificazione valida per i reati, ma applicabile anche al Codice della strada.

La multa scattata dall’autovelox, dal tutor, dal telelaser o anche al passaggio con il semaforo rosso può essere annullata se il conducente riesce a fornire le prove del grave pericolo fisico che corre lui o un’altra persona. Pensa a chi, allertato da una telefonata del vicino, corre con l’auto temendo che la madre stia per morire.

Attenzione però a non abusare di questo rimedio: i giudici applicano la norma “alla lettera” e se non ricorrono le rigide condizioni richieste dal codice penale la multa viene confermata. Quali sono le ipotesi in cui è possibile far annullare la contravvenzione per eccesso di velocità? Quando è giustificato superare i limiti? Ecco alcune sentenze che ti serviranno a capire come stanno le cose.

La scusa del pronto soccorso per far annullare la multa

Un tempo il ministero dei Trasporti aveva diffuso un video assai divertente nell’ambito di una campagna di informazione contro l’eccesso di velocità e l’uso strumentale del pronto soccorso per far annullare le multe. Due giovani in auto, dopo essersi accorti di aver fatto scattare la telecamera dell’autovelox, si recano d’urgenza al più vicino ospedale. Uno di questi lamenta dolori di ogni tipo al solo scopo di farsi rilasciare un certificato medico con cui dimostrare, in un eventuale contenzioso contro il Comune, lo stato di necessità che avrebbe spinto il conducente a infrangere i limiti.

Il medico, che evidentemente aveva già visitato tanti altri ragazzi con lo stesso “problema” (il pronto soccorso era a pochi chilometri dalla postazione della polizia), inizia a fare una serie di lunghe indagini al malato immaginario, al solo scopo di farlo intimorire. Così, dopo un’intera giornata passata a fare prelievi, raggi e controlli vari, chiama il giovane dinanzi a sé per dargli l’infausta notizia. L’interessato, colto da sgomento e dal timore che la visita avesse rivelato in lui qualche male incurabile, si autodenuncia: «Dottore… no! Io sto benissimo… l’ho fatto solo per evitare la multa!». Dopo la confessione, la scontata paternale.

Questo episodio spiega bene come, con un certificato del Pronto Soccorso, si possa in teoria far annullare una multa: basterebbe dichiarare un malore che possa giustificare la violazione delle norme di prudenza e di condotta del codice della strada. Ma non è così.

Il parente ricoverato d’urgenza in ospedale

Lo stato di necessità richiede innanzitutto che vi sia il pericolo imminente di un danno grave alla persona del conducente, di uno dei passeggeri o di un terzo soggetto non necessariamente presente nell’auto. Ma qui il primo inghippo. Non è possibile annullare la multa se la persona in pericolo è già soccorsa dai sanitari. Ad esempio, chi corre con l’auto per raggiungere la madre ricoverata d’urgenza in ospedale non può essere perdonato: il suo intervento, infatti, non è necessario, essendo il malato già soccorso da personale specializzato.

Diversamente, vanno le cose per il figlio che riceve la chiamata dal padre solo a casa e che, dalla voce al telefono, capisce che c’è qualcosa che non va.

Conta il pericolo effettivo o quello temuto

La giurisprudenza ha spiegato che conta la percezione di pericolo che si è prefigurato il conducente e non quella effettiva. Ad esempio, chi corre in ospedale sentendo il cuore battere forte e temendo per ciò un infarto può farsi annullare la multa anche se poi l’elettrocardiogramma rivela che si era trattato di semplici fibrillazioni.

La rissa e il soccorso in ospedale

Lo stato di pericolo non deve essere stato causato volontariamente dal trasgressore. Così, chi prima picchia a sangue una persona e poi la porta in ospedale sarà ugualmente multato per eccesso di velocità avendo questi concorso a creare la situazione di urgenza.

L’urgenza deve essere effettiva

Lo stato d’ansia, non giustificato da un pericolo effettivo, non giustifica la cancellazione della multa. Così chi corre all’ospedale perché deve ritirare dei referti delle analisi ed è in apprensione non può giustificarsi perché non c’è urgenza. Allo stesso modo – per quanto triste possa essere – non c’è urgenza neanche nel trasportare all’ospedale una persona già deceduta.

Le soluzioni possibili

Lo stato di pericolo non deve essere evitabile attraverso altre condotte: se è possibile far soccorrere una persona in grave pericolo telefonando al 118, allora il conducente non potrà giustificare l’eccesso di velocità.

Come chiarito dalla Cassazione [1], lo stato di necessità richiede un’effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, che non può essere ravvisata nell’esigenza di evitare un danno meramente economico.

La prova dello stato di necessità

La prova dello stato di necessità è ovviamente a carico dell’automobilista multato. Secondo la Cassazione [2], va confermata la multa se la parte non fornisce una prova convincente sulla assoluta necessità di recarsi in ospedale per salvare sé o ad altri dal pericolo attuale ed immediato di un danno alla persona, specie a fronte di una patologia che:

  • se grave, avrebbe seriamente potuto compromettere le capacità di guida con evidente pericolo per l’incolumità delle persone;
  • e, se non grave, non giustificava di per sé la condotta posta in essere (nella fattispecie il ricorrente andava ad una velocità di 141 Km/H in un tratto di strada in cui vigeva il limite di 70 Km/h, ed in prossimità di una stazione ferroviaria. Il contemperamento degli interessi in gioco, ovvero, lo stato di salute dell’appellante affetto da una colica renale e la incolumità degli utenti della strada, esposti al potenziale pericolo di danni causati da un auto che viaggia ad una velocità di 141 Km/h, in un tratto di strada frequentata anche da pedoni, adulti e bambini, non consentivano di dare rilevanza giuridica scriminante alla malattia del ricorrente, che nel caso di specie, non rappresentava, comunque, un pericolo per la vita).

note

[1] Cass. sent. n. 228/2008.

[2] Cass. sent. n. 20121/2014.

Cassazione civile sez. II, 09/01/2008, n.228

In tema di sanzioni amministrative, l’esimente dello stato di necessità secondo la previsione dell’art. 4 l. n. 689 del 1981 postula, in applicazione degli art. 54 e 59 c.p., che fissano i principi generali della materia, una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, che non può essere ravvisata nell’esigenza di evitare un danno meramente economico.

Cassazione civile sez. VI, 24/09/2014, n.20121

In materia di sanzioni amministrative e dell’esimente dello stato di necessità, va esclusa la sussistenza di tale esimente allorchè la parte non abbia fornito una prova convincente sulla assoluta necessità di recarsi in ospedale per salvare sè o ad altri dal pericolo attuale ed immediato di un danno alla persona, con l’unico mezzo della commissione dell’illecito e cioè procedendo alla velocità di 140 km/h in zona abitata con limiti a 70 km/h specie a fronte di una patologia che, se grave, avrebbe seriamente potuto compromettere le capacità di guida con evidente pericolo per l’incolumità delle persone e, se non grave, non giusticava di per sé la condotta posta in essere (nella fattispecie il ricorrente andava ad una velocità di 141 Km/H in un tratto di strada in cui vigeva il limite di 70 Km/h, ed in prossimità di una stazione ferroviaria. Il contemperamento degli interessi in gioco, ovvero, lo stato di salute dell’appellante affetto da una colica renale e la incolumità degli utenti della strada, esposti al potenziale pericolo di danni causati da un auto che viaggia ad una velocità di 141 Km/h, in un tratto di strada frequentata anche da pedoni, adulti e bambini, non consentivano di dare rilevanza giuridica scriminante alla malattia del ricorrente, che nel caso di specie, non rappresentava, comunque, un pericolo per la vita).

Giudice di pace Milano sez. VI, 24/04/2008, n.10961

Ai sensi dell’art. 4 l. n. 689 del 1981 non risponde delle violazioni amministrative chi commette il fatto in stato di necessità. Sul punto giova precisare che l’esclusione della responsabilità ex art. 4 l. n. 689 del 1981 postula, secondo i principi fissati dagli art. 54 e 59 c.p. una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile. Secondo la S.C. la valutazione della concreta sussistenza dello stato di necessità spetta al giudice di merito. Nel caso “de quo” si è ritenuto che il malore della passeggera come attestato dal documento prodotto del Pronto Soccorso (certificazione di malore in seguito a litigio) non autorizzasse il ricorrente ad eludere il divieto, tanto più nella misura contestata, posta da una norma tesa ad evitare pericoli per l’incolumità fisica degli utenti della strada. Le stesse forze di polizia, autoambulanze e vigili del fuoco, ai sensi dell’art. 177 comma 2 c. strad., possono eludere i divieti, in caso di urgenza, solo utilizzando i dispositivi acustici e visivi ed in ogni caso nel rispetto delle norme di comune prudenza.

Cass. 12 maggio 1999 n. 4710

L’esimente dello stato di necessità può essere invocata ove un veicolo sia stato usato per il trasporto di persone che si trovino in uno stato di pericolo fisico, anche putativo, purché si sia in presenza di circostanze concrete (nella specie, una caduta accidentale della proprietaria del veicolo, che aveva indotto la conducente, nuora della prima, ad accompagnarla d’urgenza presso un ambulatorio medico, nel convincimento, pur erroneo, della sussistenza di un effettivo pericolo imminente);

Cass. 9 agosto 2003 n. 12030

In tema di violazione delle norme sul collocamento obbligatorio, l’assunzione diretta determinata dall’urgente necessità di evitare gravi danni alle persone, alla collettività o ai beni pubblici o di pubblica utilità vale ad escludere la responsabilità dell’autore della violazione amministrativa soltanto in presenza di una delle esimenti di cui all’art. 4 l. n. 689 del 1981 la cui prova deve essere fornita in giudizio dall’opponente;

Cass. 10 gennaio 2005 n. 287

L’esclusione della responsabilità per violazioni amministrative derivante da stato di necessità, secondo la previsione dell’art. 4 l. n. 689 del 1981 postula, in applicazione degli art. 54 e 59 c.p., che fissano i principi generali della materia, una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l’erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, persuasione non colpevole in quanto provocata da circostanze oggettive», ha confermato la decisione di merito che aveva escluso la configurabilità di una siffatta situazione di pericolo in un caso in cui, in sede di opposizione al verbale della polizia stradale con il quale gli era stata contestata la violazione di cui all’art. 142, comma 9, del nuovo codice della strada per aver superato, alla guida della propria autovettura, il limite di velocità consentito, l’opponente aveva, tra l’altro, invocato lo stato di necessità adducendo che, nel momento dell’accertamento della violazione, si stava recando con urgenza in ospedale, ove il proprio genitore era stato ricoverato in gravi condizioni (la decisione, ritenuta corretta dalla Suprema Corte, sottolineava che l’opponente si era limitato, al riguardo, a fornire la dimostrazione del ricovero del padre quale «soggetto affetto da scompenso cardiaco cronico», senza provare in qual modo il pericolo di danno grave alla persona del genitore potesse ritenersi non evitabile altrimenti che con l’arrivo in ospedale dello stesso opponente, e come detto arrivo potesse fornire un contributo determinante al fine di scongiurare il danno).


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